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Fabio Ruini's blog

'cause Italians blog better

Succede a Woolwich

Se in serata avete attinto ad una qualsiasi fonte di informazione, sia essa mediata dalla televisione piuttosto che da Internet o dalla radio, avrete senz’altro sentito cio’ che e’ accaduto a Woolwich, distretto del sud-est londinese (uno dei 35 centri della Greater London). Un ragazzo sui 20 anni, forse un militare di stanza nella vicina caserma della Royal Artillery, ancora utilizzata per compiti di addestramento, o forse semplicemente un passante che, secondo i testimoni oculari, indossava una t-shirt di Help for Heroes (charity estremamente popolare oltremanica) e’ stato dapprima investito da un’automobile e quindi ucciso a colpi di machete da due uomini. Forse, secondo alcune fonti, addirittura decapitato.

Woolwich map

Il gesto e’ di una violenza inaudita. E, sicuramente, si tratta di qualcosa a cui in Occidente non siamo (fortunatamente) per niente abituati. Dando per buono che l’attacco abbia alle spalle una matrice di carattere politico/religioso, a questo punto, sebbene possa apparire cosa di ben poco conto, riuscire a capire se la vittima fosse un militare piuttosto che un civile e’ in realta’ di estrema importanza per riuscire ad inquadrare il gesto da un punto di vista “legale”. Quando al Qaeda dichiaro’ guerra agli Stati Uniti ed ai suoi alleati (ne avevo parlato in questo post, segnalando un articolo sul tema, molto interessante, pubblicato su Foreign Affairs), le due fatwa scritte/emanate da Bin Laden e colleghi (da segnalare che, secondo molti critici esperti di Islam, nessuno degli autori aveva in realta’ la benche’ minima autorita’ richiesta per poter emettere una fatwa) istruivano precisamente ogni fedele musulmano a colpire indiscriminatamente bersagli civili e militari. Ora c’e’ quindi da capire cosa avessero in mente i killer di Woolwich. Se colpire un militare, per quanto all’esterno di una zona di guerra, puo’ comunque rientrare in una logica di guerra (con gli ovvi legati al fatto che al Qaeda possa o meno, come organizzazione, godere dello stesso status normativo degli eserciti regolari), colpire un civile va a classificarsi immediatamente come atto terroristico. Ed apre scenari preoccupanti in materia di sicurezza, se questo attacco non fosse il gesto di un lonewolf (pur indottrinato), ma segnalasse invece un piu’ generale cambio di strategia dei jhadisti, pronti ad abbandonare gli attacchi piu’ eclatanti in favore di azioni su piu’ piccola scala.

Da un punto di vista politico e’ invece da segnalare la reazione di Cameron, il quale, in maniera ben diversa da quanto Obama e le varie autorita’ statunitensi preposte alla sicurezza fecero in occasione dell’attentato alla maratona di Boston, non ha esitato ad utilizzare, seppure al condizionale, la parola “terrorismo”.

Tra le caratteristiche anomale di questo attacco vi e’ poi il comportamento tenuto dagli attentatori a fatti compiuti. Essi sono infatti rimasti a lungo nella zona senza apparentemente nessuna intenzione di darsi alla macchia (pare, al momento, che siano stati feriti quando hanno provato ad aggredire gli agenti intervenuti sul luogo ad uccisione avvenuta) (particolare non di secondaria importanza, sono pochissime le unita’ della polizia inglese che girano armate) e, secondo diverse voci, hanno chiesto con insistenza di venire fotografati e ripresi con i telefonini dai passanti. Evidente la ricerca dell’effetto mediatico. Uno degli attentatori, con le mani insanguinate che ancora impugnavano un coltello, ha parlato in maniera apparentemente lucida con almeno uno dei passanti, scusandosi per il gesto (soprattutto per il fatto che le donne dovessero vedere tutto cio’) ma spiegando come questo fosse in qualche modo un atto dovuto. Situazione decisamente anomala, soprattutto per la calma esibita dall’uomo dopo aver compiuto un gesto cosi’ efferato. Al punto che mentre il presunto attentatore parla si vede addirittura un’altra passante farsi largo sul marciapiede con il suo trolley e passare accanto all’uomo, sicuramente inconsapevole di cio’ che stava facendo.

Nei pochi fotogrammi che potete vedere qui sotto, registrati in esclusiva dalla britannica ITV, si puo’ vedere cio’ di cui sto parlando.

Una versione piu’ estesa del video (purtroppo non embeddabile) e’ disponibile a questo indirizzo. Provo di seguito un veloce transcript di cio’ che dice l’uomo per chi dovesse avere problemi con l’inglese parlato.

[...] We swear by the almighty Allah we’ll never stop fighting you until you leave us alone. We must fight them as they fight us. An eye for an eye, and a tooth for a tooth. I apologise that women had to witness this today, but in our land our women have to see the same. You people will never be safe. Remove your government, they don’t care about you. Defeat. David Cameron is going to get caught in the street. When we start busting our guns, you think politicians are going to die? No, it’s going be the average guy like you

Per il momento e’ tutto. Domani ne sapremo sicuramente di piu’.

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Una rinfrescata al mio sito e statistiche spammatorie

Tempo di pulizie di primavera per il mio sito web, che assolutamente immutato (blog a parte) da diversi mesi a questa parte, iniziava a diventare una legacy a tratti problematica del mio passato. Avendo cambiato lavoro, Paese, ecc… le informazioni (oramai outdated) pubblicate qui dentro avevano infatti iniziato a confondere in maniera un po’ preoccupante alcuni miei interlocutori e di nuovi contatti. Era quindi, decisamente, arrivata l’ora se non di un restyling perlomeno di un corposo aggiornamento.

I cambiamenti hanno per ora riguardato l’home page (rimosso il riferimento alla Plymouth University), la sezione dedicata alle mie pubblicazioni, aggiornata, riveduta e corretta, nonche’ le barre laterali ed il footer del blog (alleggerite entrambe le componenti e risolti alcuni problemi di visualizzazione che si trascinavano da anni). Le prossime modifiche piu’ corpose andranno invece a toccare la pagina About Me, sulla quale ho iniziato a lavorare offline ma che ha ancora bisogno di un po’ di tempo per essere completata.

Visto che ero in vena di smanettamenti ho anche approfittato per cambiare la configurazione del mio hosting Linux ed abbandonare l’ormai decrepito PHP 3 per passare ad una ben piu’ fiammante versione 5.3.22. La quale mi ha a sua volta permesso di aggiornare l’installazione di WordPress (rimasta miracolosamente indenne per oltre un anno di fronte ad una vagonata di vulnerabilita’ facilmente exploitabili), che ora mostra fieramente il numero 3.5.1 alla voce “versione”. Dopo aver aggiornato, insieme a WordPress, anche i suoi vari plugin, l’occhio mi e’ caduto sulla pagina di riepilogo di Akismet, il celebre plugin-antispam, dove la mia attenzione e’ stata catturata da un dato abbastanza curioso. L’immagine qui di seguito mostra infatti il numero di messaggi di spam destinati al mio blog ed intercettati, mese per mese, nel corso dell’ultimo anno. La media di circa 5,000 messaggi di spam mensili (calcolata sul periodo May 2012-Nov 2012 e Feb 2013-May 2013) e’ stata bruscamente oltrepassata tra il dicembre del 2012 ed il gennaio di quest’anno. Circa 50,000 messaggi di spam in due mesi. Piovuti cosi’, dal nulla. Sul web, tramite una ricerca invero piuttosto rapida, non sono riuscito a trovare informazioni particolari e capire cosi’ se il fenomeno fosse stato circoscritto al mio blog o se avesse invece attraversato piu’ trasversalmente la rete. Mi riprometto, tempo permettendo, di indagare un po’.

Screen Shot 2013-05-21 at 1.06.16 AM

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Sassuolo e Serie A

Chi, come me, era un bambino che negli anni ’80 cresceva piu’ o meno felicemente in terra rotegliese, non puo’ non avere il calcio nel sangue. La partita della Virtus la domenica pomeriggio era un appuntamento fisso ed irrinunciabile. La squadra giocava in Interregionale (poi CND, oggi serie D), era la seconda forza calcistica della provincia (dopo la Reggiana), ma soprattutto il vanto di un paese che all’epoca faticava a raggiungere le duemila anime. E che fini’ per sfiorare a piu’ riprese la C2, per un salto nel calcio professionistico che sarebbe stato solo una formalita’, dato che di dilettantismo ce n’era ben poco. A partire, secondo quanto dicono i soliti ben informati, dai soldi che gia’ allora giravano nell’ambiente.

Tante, tantissime le sfide epiche di quei tempi. Impossibile non ricordarsi dei sentitissimi derby con il Sassuolo. Cosi’ come non ci si puo’ non ricordare di quando nel girone ci si ritrovo’ il Livorno, che ripartiva dai dilettanti a seguito di uno dei tanti fallimenti economici vissuti dalla societa’ labronica. Onde evitare problemi di ordine pubblico dovuti al massiccio afflusso previsto di tifosi toscani la partita si gioco’ a Castellarano, dove lo stadio permetteva di gestire un po’ piu’ agevolmente la situazione rispetto al catino di Roteglia.

Date queste premesse, penso sia piu’ che comprensibile il magone che avevo oggi, guardando in TV l’incontro tra Sassuolo e Livorno, ultima giornata del campionato di Serie B, che in palio, per uno strano gioco del destino, metteva la promozione nella massima serie. L’ha spuntata il Sassuolo, al termine di un incontro palpitante, dall’intensita’ incredibile, che ha fatto piu’ volte sobbalzare sulla sedia anche me, che tutto sono meno che un tifoso neroverde. Sassuolo in Serie A, quindi. A circa venti anni di distanza da quando se ne veniva a giocare al Vellani di Roteglia. Sembra una vita fa. Forse lo era. Non lo so. Comunque sia complimenti a loro.

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Mac Mini (late 2012) e setup con tre monitor

Aggiornamento per la mia postazione di lavoro. Ad affiancare la mia flotta di hardware Apple e’ arrivato oggi (dopo essere rimasto bloccato ieri in quel di Bologna causa sciopero sindacale all’interporto) un fiammante Mac Mini (late 2012), equipaggiato con processore Intel i7 2.6GHz, 16GB di DDR3 a 1,600MHz (reperita tramite eBay con un notevole risparmio rispetto ai prezzi praticati da Apple), e doppio disco rigido (128GB SSD + 1TB HDD) combinato attraverso tecnologia Fusion Drive.

Mac Mini (late 2012)

La cosa piu’ interessante della mia nuova postazione riguarda comunque l’apparato grafico. Fiero possessore da qualche tempo di un triple-head setup (tre display LG W2753VC-PF da 27″, con risoluzione di 1,920×1,080 ciascuno, fino a ieri collegati ad una macchina Windows raramente utilizzata da quando ho chiuso la mia avventura con il poker on line), ho deciso di poter “riciclare” questi monitor per il nuovo Mac. Farlo e’ stato piu’ semplice del previsto. I tre monitor, che per fortuna abbondano in quanto a modalita’ di input, sono stati collegati al Mac in questo modo:

  • Monitor 1: DVI – Thunderbolt
  • Monitor 2: HDMI – HDMI
  • Monitor 3: HDMI – USB

La conversione da DVI a Thunderbolt e’ effettuata per mezzo di un adattatore attivo prodotto dalla Startech (per la precisione questo modello, concepito per le mini DisplayPort in quanto all’epoca ancora non esistevano le Thunderbolt). La conversione HDMI->USB e’ invece affidata ad un piccolo (vedi foto sotto) aggeggio prodotto dalla Club-3D e che risponde al nome di SenseVision CSV-2000H.

Club3D - Sensevision CSV-2000H

Per chi fosse interessato ad una soluzione di questo genere e’ bene sottolineare come le differenze in termini di performance tra il monitor collegato via USB e quelli con connessioni piu’ “tradizionali” sia abbastanza evidente, specie nel momento in cui si trascinano finestre. Con un po’ di accortezza (nel mio caso, per esempio, ho connesso in questo modo il monitor di sinistra, sul quale per abitudine tengo aperti i soli client email e Skype e che non vengono mai mossi) il problema puo’ essere tranquillamente ignorato. Non cosi’, ovviamente, per chi cerca dal proprio setup performance grafiche spinte. Chiudo con una foto (bruttina, ma dovrebbe rendere l’idea) della nuova postazione.

Mac Mini (late 2012) and triple-head (triple monitor) setup

Si’, un giorno daro’ anche una sistemata ai cavi.

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UNICO 2013 e 5 per mille dell’IRPEF

Anche per il sottoscritto, rientrato in territorio italiano ormai diversi mesi fa, e’ giunta l’ora di svolgere il dovere del buon contribuente. Vale a dire dichiarare i miseri redditi percepiti nel 2012 e dannarsi l’anima per capire come compilare gli indecifrabili campi contenuti nella modulistica che, nel suo insieme, prende il nome di Unico Persone Fisiche 2013 (per gli amici Unico Pf/2013).

In realta’ neppure devo compilarlo io in prima persona il modello. Di questo se ne occupa infatti il mio commercialista. Il quale mi ha pero’ girato un po’ di modulistica da compilare per reperire le informazioni necessarie. Quindi, gira e rigira, queste tocca scovarle a me. Con le ovvie conseguenze del caso (presumo la galera) nell’ipotesi di dati errati/incompleti. Ad ogni modo, tra tutte quelle cui mi sono dedicato oggi, l’unica attivita’ che penso di aver compreso e portato a termine con la ragionevole sicurezza di non aver commesso errori e’ stata quella relativa alla scelta della destinazione del 5 per mille IRPEF. Certo non e’ stato banale decidere. Gli enti degni di essere presi in considerazione sono tanti. Davvero tanti. Come tanti davvero sono le associazioni di vario genere che sono state sinora autorizzate quali legittimi possibili destinatari del 5 per mille. L’elenco completo, diviso in quattro categorie (enti del volontariato, enti della ricerca scientifica e dell’Universita’, enti della ricerca sanitaria ed associazioni sportive dilettantistiche) e’ pubblicato sul sito della Agenzia delle Entrate. Per comodita’ allego tutto quanto anche a questo post.

Gli elenchi riportati qui sopra sono aggiornati alla data di ieri, vale a dire al 14 maggio 2013. Va da se’ che il sottoscritto declina ogni responsabilita’ riguardo ai contenuti dei file qui sopra. Prima di compilare l’apposita sezione del vostro Unico controllate con attenzione i dati sulle pagine Internet della Agenzia delle Entrate.

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