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Some other old good stuff

Fabio Ruini’s blog

Because Italians do it better! What the f**k? Ehm… the blogs, I mean… obviously! :-/

Mattoncini alla ribalta

In questi giorni si e’ fatto un gran parlare di Lego. Ed il merito e’ tutto dell’iPad di Apple appena presentato. Passato pochissimo tempo dal keynote di Jobs, su un blog degli sviluppatori di Adobe e’ apparso un post essenziale, conciso, ma creativo, divertente e tremendamente efficace. Il quale, ovviamente, ha impiegato un attimo per fare il giro del web. Il riferimento, invero per nulla velato, e’ alla mancanza del supporto Flash in iPad (cosi’ come gia’ avviene per iPhone). Il che si trasforma, per l’utente finale, nella visione di un sacco di bei blue bricks in luogo dei contenuti Flash che dovrebbero apparire sui siti web che si stanno navigando.

iPad (and the consequences of the lack of a Flash support according to Adobe)

Sempre in tema mattoncini (ed Apple), MacWorld ci insegna come fare per ingannare l’attesa che ci separa dall’uscita sul mercato di iPad. Semplicemente costruirsene uno. Come? Con un po’ di Lego ovviamente.

Infine, i mattoncini della Lego tornano di prepotenza alla mia attenzione per via di un qualcosa che mi era sfuggito e che non so bene a quando esattamente risalga (secondo Wikipedia la data di riferimento e’ da qualche parte entro il mese di agosto 2009). Trattasi del rilascio di una nuova versione del Lego Mindstorms NXT, marchiata 2.0. Poche (grazie al cielo) le differenze con la release precedente. Citando da alcune FAQ rintracciate in rete:

The NXT 2.0 set has a bigger and revised element assortment of 619 elements, 16 building and programming challenges for 4 new fun and action-packed robotic models complete with building instructions. The new hardware mix consist of an NXT micro-controller, 3 Interactive Servo Motors – with built-in Rotation Sensors, 1 Ultrasonic Sensor, 2 Touch Sensors and the new Color Sensor with triple functionality; it acts a Color Sensor – detecting different colors, as a Light Sensor – seeing different light intensities and also works as a Color Lamp.

Quindi piu’ pezzi, un servomotore in piu’ (e tutti e tre maggiormente sofisticati dei precedenti, per via dell’encoder interno che sembrerebbe particolarmente preciso), un sensore di tocco aggiuntivo (questo sembra essere immutato rispetto al precedente, cosi’ come il sensore ad ultrasuoni) ed un sensore pseudo-visibo potenziato. Niente di tremendante rivoluzionario, insomma, che mi costringa ad aprire il portafoglio. Grazie, Lego.

Example of crocodile-like robot built with a Lego Mindstorms NXT 2.0 set

Tra parentesi, su NXTLog 2.0 e’ stata anche lanciata una sfida aperta a tutti i possessori di NXT per la realizzazione del piu’ sofisticato braccio robotico possibile. La deadline per la partecipazione e’ il 28 di febbraio. Tutti i dettagli a riguardo potete trovarli a questo link. Deve essere divertente provare a vedere cosa puo’ venir fuori.

Climbing Pikes Peak with a robot

Guardate il video qui sotto. Non male, vero?

Sono immagini tratte da una delle ultime edizioni della PPIHC, acronimo che sta ad indicare la Pikes Peak International Hill Climb, altresi’ detta Race to the clouds. 12,42 miglia da percorrere, con 156 tornanti, per scalare la Pikes Peak, in Colorado, dai 9,300 piedi (circa 2,800 metri) della partenza, fino ai 14,110 (circa 4,300) del traguardo. Un’impresa spettacolare, anche per il fatto che sono tantissimi i tratti del circuito privi di guard-rail o qualsivoglia tipo di protezione, con i piloti che al minimo errore rischiano di volare nel vuoto con le loro vetture.

A prendere parte all’88esima edizione della gara, in programma per il prossimo 27 giugno, ci sara’ un concorrente particolare. Un’Audi TT senza nessun pilota a bordo. A guidare la vettura lungo il tortuoso percorso ci sara’ una serie di algoritmi sviluppati da un gruppo di ricercatori del CARS, The Center for Automotive Research at Stanford.

Forte dei buonissimi risultati ottenuti nel corso delle varie edizioni della DARPA Grand Challenge, il team e’ ora pronto a qualcosa di grosso:

“Our goal is to show that we can do this,” Gerdes said. “There are some sheer drops at Pikes Peak in which any sort of self-preservation kicks in and you slow down a bit. We want to go up at the speed that few normal drivers would ever think of attempting.”

Si promettono scintille!

Kim Plunkett@UoP

L’ultima volta che avevo scritto un post del genere, il personaggio che era venuto a trovarci in quel di Plymouth era notevole. Trattavasi infatti di Craig Venter. Questa volta non siamo sullo stesso livello, ma l’ospite odierno dei seminari CRNS e’ comunque di tutto rispetto. Il talk di oggi e’ stato tenuto da Kim Plunkett, professore di Cognitive Neuroscience a Oxford e direttore del locale BabyLab. Alcuni, come ad esempio il sottoscritto, lo conosceranno gia’ per via di Rethinking Innateness, il famoso libro scritto nel 1996 insieme a Jeffrey L. Elman, Elizabeth A. Bates, Mark H. Johnson, Annette Karmiloff-Smith e Domenico Parisi, dove si cerca di rispondere ad una domanda fondamentale: “che cos’e’ esattamente un comportamento innato?”

Kim Plunkett giving a seminar at the University of Plymouth (February 2010)

Il seminario, sebbene fuori dalla mia area di expertise, e’ stato decisamente interessante. Sono stati mostrati i risultati ottenuti da diversi esperimenti eseguiti di recente, aventi come focus lo studio dell’effetto del priming fonologico/lessicale su bambini tra i 18 e i 24 mesi. Studi che dovrebbero aiutare a comprendere quand’e’ che, durante lo sviluppo, inizia a formarsi una rete semantica di concetti e, magari, in che modo questa viene a crearsi.

Chi volesse approfondire l’argomento trovera’ avra’ di che divertirsi. Propongo qui di seguito un paio di articoli dai quali Plunkett ha tratto parte dei dati mostrati oggi. Gli altri che ha menzionato sono appena stati sottomessi o ancora in fase di preparazione, motivo per cui occorrera’ aspettare ancora un po’. Ma qui ce n’e’ abbastanza per ingannare l’attesa.

Ispirato dal talk, una volta tornato in ufficio mi sono deciso anche a compiere un grande passo. Un altro, l’ennesimo in pochi giorni, dopo la scelta di passare a LaTeX. Di cosa si tratta? Delle error bars inserite sui miei barplot. Mi e’ costato un sacco di tempo e di bestemmie (Matlab mi da’ problemi nel posizionare le barre di errore se plotto il grafico con le barre non distribuite in maniera uniforme ma invece raggruppate), ma alla fine il risultato e’ stato quello desiderato. L’unico problema e’ che queste barre, nel caso specifico, non mi dicono assolutamente nulla di nuovo.

Barplot example with error bars showing the standard error

Intoppi a parte, devo dire che inizio a diventare davvero professionale…

Ahmadinejad e i topi

Interessante articolo quello nel quale mi sono imbattuto ieri sfogliando le pagine virtuali del Times. James Bone e Catherine Philp raccontano le ultime news dal fronte iraniano, non per quanto riguarda le proteste di piazza, ma da un punto di vista piu’ alto, cercando di analizzare l’impatto delle recenti mosse di Ahmadinejad e soci in politica internazionale. Simpatico quando i giornalisti ironizzano sulla capacita’ dell’Iran di giocare al gatto col topo con l’occidente. Metafora diventata quantomai reale dopo che l’agenzia spaziale iraniana ha lanciato un vettore balistico con a bordo due tartarughe, qualche verme e, ovviamente, un topo. Una volta tanto, i timori delle Nazioni Uniti appaiono fondati. Se per il discorso dell’uranio poteva in qualche modo essere vera la versione iraniana, l’ipotesi che Ahmadinejad stia varando un programma di esplorazione spaziale e’ invece quantomeno poco plasubile. Ad ogni modo, questo e’ il link all’articolo, che vi ripropongo anche qui di seguito.

Ahmadinejad addressing people from a stand

President Ahmadinejad demonstrated yesterday that he has become a master of playing cat and mouse with the West — and this time the mouse was real.

Once again, the Iranian leader offered a last-minute concession to head off the West’s drive for new sanctions against the Islamic republic. At the same time, Iran thumbed its nose at UN restrictions on its ballistic missiles programme by sending a rocket into space carrying a mouse, two turtles and some worms.

In an interview on state television, Mr Ahmadinejad said that Iran had no problem shipping enriched uranium abroad in a deal that Tehran had resisted for months. The surprise announcement came as the West prepared to ask Russia and China to back UN sanctions on the Iranian energy sector, central bank and Revolutionary Guards — the first UN sanctions since March 2008.

Political directors from the “big three” EU powers — Britain, France and Germany — are to hold a telephone conference call with their US counterpart tomorrow before consulting Russia and China later in the day.

Western officials acknowledged that Iran’s about-face on the uranium swap would undercut their case.

While they mulled the implications of Mr Ahmadinejad’s latest move, Tehran’s state television showed the Kavoshgar-3 (Explorer-3) rocket blasting off, carrying what it called living organisms. The ISNA news agency said that the capsule returned to Earth with its rather unusual “passengers”.

Mr Ahmadinejad hailed the launch as a breakthrough that would help to break “the global domineering system” of Western powers. At a ceremony for a new satellite he said that Iran hoped to send astronauts into space soon.

Western experts suggested that the space programme provided cover for the development of long-range missiles capable of carrying a nuclear pay-load. The White House denounced the launch as a “provocative act”.

Mark Wallace, a former US Ambassador to the UN and president of the lobby group United Against Nuclear Iran, characterised Mr Ahmadinejad’s actions as chess moves. “The Iranian regime is the best chess player on the international scene right now. Certainly, that team is outplaying the West,” he said.

Iran agreed to the enriched uranium swap at talks with the US, China, Russia, Britain, France and Germany in October under the pressure that accompanied the exposure of its secret enrichment plant at Qom. Since then, however, it has repeatedly pulled back from an agreement, seeking to rewrite the terms and flouting deadlines.

Under the UN-backed deal, Iran would ship three quarters of its stocks of nuclear fuel to Russia and France for conversion into fuel rods for its Tehran research reactor, which produces medical isotopes. The swap would delay the stockpiling of fissile material for what the international community believes is a clandestine weapons programme.

In his television interview on Tuesday, Mr Ahmadinejad said: “Some made a fuss for nothing. There is no problem. We sign a contract. We give them 3.5 per cent [enriched uranium] and it will take four or five months for them to give us the 20 per cent [enriched uranium].”

Western powers reacted with scepticism but China and Russia embraced it. Bernard Kouchner, the French Foreign Minister, said after meeting his Chinese counterpart in Paris: “I am perplexed and even a bit pessimistic.”

Britain said that the crucial issue was still the refusal by Iran to return to talks on its nuclear programme.

Western powers said that Iran should notify the International Atomic Energy Agency, which brokered the deal, that it had formally accepted.

“We have to see whether Iran actually takes up the offer to enrich uranium abroad,” Angela Merkel, the German Chancellor, said. “One speech does not necessarily mean it will take further steps.”

The Chinese Foreign Minister Yang Jiechi said that he believed it was urgent to continue negotiations with Iran, adding that talks were under way on Iran shipping uranimum abroad.

A senior Western diplomat acknowledged that Mr Ahmadinejad’s gambit could buy Iran more time.

Papers -> BibDesk

In teoria avrei un po’ di articoli da postare anche oggi. Ma dopo una giornata spesa interamente di fronte a Papers e BibDesk, non voglio piu’ sentire parlare di pubblicazioni scientifiche. Almeno fino a domani.

Controllando e ricontrollando la correttezza di tutti i papers in archivio, mi sono accorto tra l’altro di un problemino relativo a Papers, del quale ho anche scritto sul loro forum. Trattasi del fatto che, oltre ai book chapters, il software non sia disegnato neppure per gestire libri. Esiste in teoria la possibilita’ di creare un nuovo record nel database specificando nel campo Type la voce Book (durante la conversione in BibTex l’entry corrispondente viene correttamente letta come un libro e non un articolo), ma non si possono comunque inserire ne’ la casa editrice, ne’ tantomeno gli eventuali editori. Questo costringe a dover agire manualmente sui file .bib esportati da Papers, per aggiungere le informazioni mancanti ogni qualvolta si procede con una esportazione. Speriamo che nei prossimi aggiornamenti del programma queste funzionalita’ mancanti vengano implementate. Anche la possibilita’ di poter distinguere tra journal articles e conference proceedings non farebbe poi cosi’ schifo. Ad ogni modo, l’importante per il momento e’ che sia riuscito ad aggiustare la mia bibliografia, che ora e’ pronta per essere inclusa nel lavoro che sto preparando per WCCI 2010 (tra parentesi, LaTeX non mi spaventa piu’ dopo che mi e’ stato segnalato questo sito). Se proprio siete cosi’ curiosi da voler vedere che cos’ho in archivio (naturalmente solo le entry bibliografiche e non i documenti veri e propri, dato che l’intero archivio oltrepassa allegramente i 300MB), potete scaricarla ad qui sotto.

Spulciando il forum di Papers, ad ogni modo, sono rimasto divertito da tutta l’attenzione che anche li’ si e’ sviluppata attorno al fenomeno iPad. Tutti gli utenti (e mi ci sono rapidamente accodato pure io) chiedono a gran voce una versione del software per la nuova piattaforma di Apple. E non hanno per niente torto. Papers per iPad potrebbe essere effettivamente una vera e propria killer app per l’utenza scientifica e spingere anche gli ultimi manipoli di irriducibili linuxiani a svoltare verso il Mac. Fondamentale a tal scopo la perfetta sincronizzazione col desktop (che diamo tuttavia per scontata) e la possibilita’ di evidenziare ed effettuare annotazioni sui documenti. Se il tutto poi venisse implementato a mo’ di cloud sarebbe un paradiso. Vedremo cosa combineranno quelli della Mekentosj nei prossimi mesi.

One more paragraph finished (PhDComics.com)

Sempre in tema di iPad, scopro che utilizzando l’SDK appena uscito, Citrix e’ gia’ riuscita a far girare Windows 7 sull’OS del nuovo dispositivo Apple, via XenDesktop e XenApp. Spero di cuore che vedremo a tempo debito anche una versione di Remote Desktop, nonche’ una del Microsoft Remote Connection girare sull’iPad.

iPad che, al contrario di un Mac classico, non avra’ bisogno di manutenzioni particolari. Per almeno un paio di mesi ancora pare pero’ che dovremo restare fedeli alla sana abitudine lanciare i nostri script di manutenzione periodica. Consiglio di dare un’occhiata a Maintidget, simpatico widget per la Dashboard che permette di effettuare tutti gli interventi di routine con un semplice clic del mouse, risparmiandoci di passare dal terminale.

Maintidget

Facciamo che anche per oggi e’ tutto ed io mi rimetto un po’ a lavorare? Ma si’, dai…

Update pokeristici: gennaio 2010

Da quest’anno cerchero’ di sistematizzare un po’ la maniera con la quale pubblicare aggiornamenti pokeristici qui sul blog. Per la prima volta da quando gioco in maniera diciamo seria, ad inizio mese ho messo da parte qualche soldo da usare solamente per il live. Mi sono creato in sostanza un vero e proprio bankroll, in tutto e per tutto simile a quello che uso on line, del tutto scollegato rispetto ai soldi che mi servono nella vita reale. Obiettivo per l’anno e’ aumentarlo il piu’ possibile e permettermi cosi’ di giocare un paio di eventi importanti.

Poker Copilot: splashscreen explaining why don't believe to statistics

Com’e’ andato allora questo mese di gennaio? Iniziamo innanzitutto con il live al Grosvenor. La missione 2010 e’ iniziata alla grande, soprattutto ai tavoli cash. Le prime tre sessioni, tutte giocate in rapida successione (8, 9 e 16 gennaio), le chiudo con profit rispettivamente di £185, £99.50 e £145. Poi la mazzata arriva alla quarta (e ultima) seduta del mese, il 22, dove con un mix di mie brutte giocate, bluff e slowplay ben calibrati dei miei avversari oltre ovviamente anche un po’ di sfortuna (memorabile quando vado in isolamento con gli ultimi £60 rimasti sul donk ubriachissimo del tavolo con coppia di 10, dopo che lui ha appena perso due bei piattoni consecutivi giocando con 72-o, ed ovviamente io lo trovo con AA) mi fanno segnare un brusco -£260, che fanno scendere il totale a +£169.5.

Riguardo ai tornei, sempre al casino, ero partito con il piede giusto con un ITM da £30 al primo tentativo: quarto posto su 20 players al deep-stack da £15+4 del 6 gennaio. Ancora una buona performance due giorni piu’ tardi, al torneo del venerdi’ (£10+2.5) dove chiudo 15esimo su 41 entrants, seppur fuori dall’ITM. Segue una striscia di 3 risultati negativi (9, 16 e 22 gennaio; rispettivamente £20+5 triple-chance i primi due e £10+2.5 il terzo), con piazzamenti davvero miseri: 42/53, 30/55 e 42/61. Mi riscatto il 23 di gennaio, chiudendo in quarta piazza su 42 partecipanti un altro £20+5 per £80 di vincita. Sul finire del mese due tornei che potrebbero far fare il salto di qualita’ al bilancio, ma che invece non vanno bene. Al £50+6 deep-stack del 30 gennaio mi trovo cards dead come mai ricordo di esserlo stato in vita mia. 5 ore di gioco e tutto quello che trovo sono JJ una volta (con cui vinco un buon piatto) ed 88 un’oretta piu’ tardi (con i quali raiso, un corto mi manda ai resti, e mi tocca chiamarlo per perdere 4k chips contro i suoi jacks). Riesco miracolosamente a tenermi uno stack semi-competitivo con un paio di letture post-flop davvero ottimo, poi capitolo nella solita blind war, quando chiamo l’all-in di un pari stack con Q8s su flop KQ4 con due carte del mio seme: QT per l’oppo che regge. Il giorno seguente e’ una tragi-comica. Dopo essermi beccato un cooler al torneo della Student Union dopo giusto una mezz’ora di gioco, mi dirigo al Grosvenor ancora in tempo per il £30+5 deep-stack della domenica. Qui rimango vittima di due donkate veramente da mani nei capelli. Prima, al secondo livello, dopo due limper raiso da MP con KQo. Trovo una bella raffica di caller, per un flop che pero’ esce molto buono: K75 con due carte a spades. Uno dei limper originali, da seconda posizione, esce bettando 350 su un piatto di circa 1,000. Un fold e parola a me che raiso a 1,200. Tutti fold fino al limper che dopo un po’ di pensare chiama. Un altro 5 al turn ed il tizio se ne esce ancora in puntata, questa volta per 1,500. Chiamo. Al river un 8 di picche e lui muove i resti per 3,000. Non troppo contento, pensando abbia chiuso il colore, lo chiamo comunque. E questo, bello come il sole, mi gira un roboante J5-o. Vi lascio immaginare le bestemmie. Perdo ancora un pochino di chips (raise pre-flop piu’ CB pesante su flop Q-high) qualche mano piu’ tardi con AKo. Poi il colpo finale. Di SB con 2k chips rimaste delle 10k di partenza, dopo due limpers su bui 75/150, mando i resti con coppia di 9. Il primo limper, pace all’anima sua, con 9k chips di stack mi snap-calla con T9s. E io mi alzo dal tavolo ancora prima di vedere il board, che in effetti vede cadere un bel T al turn. Il bilancio complessivo del mese, per quanto riguarda gli MTT, si chiude quindi col segno meno: -£105, per la precisione.

Al di fuori del Grosvenor poca azione. Ho giochicchiato con amici quattro volte (per altrettanti ITM, ma giusto £12.5 di profit complessivo, visti i buy-in molto modesti), mi sono concesso un’uscita al Rileys per un sit in quota con un altro amico (£10 di profit) ed ho partecipato senza successo a tre giornate del torneo della Student Union in universita’, con risultati pero’ deludenti (11/52, 37/42 e 45/47… non male considerato che prima degli ultimi due tornei ero quarto in classifica) ed un complessivo £-10.5. Il blackjack, dal canto suo, continua a tenermi su: +£59.5 dopo 9 joker (puntate effettuabili una sola volta per serata, che vengono pagate 2-to-1 in caso di vincita, 5-to-1 in caso di blackjack) giocati.

Passiamo infine al capitolo on-line. Il 21 gennaio raggiungo finalmente il traguardo dei 1,000 HU turbo da $6.25 giocati su Full Tilt, al termine di una maratona iniziata lo scorso 5 agosto. Le statistiche complessive recitano 548 vittorie (54.8%) a fronte di 452 (45.2%) sconfitte, per $326 di profit netto ($576 il lordo) per un ROI del 5.216% a fronte dei $6,250 complessivamente investiti. Di seguito il grafico, dove e’ evidenziato il buon rush finale (8W/3L oggi e 4W/1L rispettivamente negli ultimi due giorni di gioco).

Fabio The Doc (FullTilt Poker) - net and gross profit for 1,000 $6.25 turbo HU games played

Trainato da questi risultati riesco a raddrizzare un po’ il mio misero Sharkscope, salvo poi farlo scendere di nuovo, non in maniera grave, nel pessimo ultimo weekend del mese in cui ho perso una quarantina di dollari continuando, senza grossi stimoli ed anche un po’ tiltato per via degli eventi live, negli HU.

FT-all

FT-S&G

Su PokerStars, invece, non riesco proprio ad ingranare. Ci avevo spostato un centone del mio bankroll lo scorso dicembre, per approfittare anche del bonus reload di fine anno, con l’obiettivo di giocare un po’ di sit ed investire poi il profit in qualche satellite per l’UKIPT. Peccato che, al momento, di profit neppure l’ombra. E, anzi, il centone versato sia gia’ dimezzato…

PS-all

Questo e’ quanto. Appuntamento al mese prossimo.

Virtual Tubingen

Eccoci di ritorno in quel di Plymouth. In programma un weekend di semi-relax, pronto per il rush della prossima settimana nella quale sono in programma in universita’ diversi talk e dovro’ inoltre preparare il paper per WCCI 2010.

Nel post di ieri avevo fatto cenno ad uno degli invited speaker della conferenza a cui sono stato a Zurigo, tale Heinrich Bulthoff, del Max Planck Institute for Biological Cybernetics a Tubingen. Di ritorno a casa ho iniziato a dare un’occhiata un po’ piu’ da vicino a quello che effettivamente combinano laggiu’ in Germania. Mi sono concentrato in particolare sul progetto Virtual Tubingen, nato allo scopo di studiare la cognizione spaziale negli esseri umani. A tal fine e’ stata creata una spettacolare rappresentazione in realta’ virtuale del centro di Tubingen, la citta’ che ospita l’istituto.

Tubingen old city

Le motivazioni che hanno spinto a scegliere proprio Tubingen, al di la’ di ragioni puramente campanilistiche, le trovate riassunte qui sotto, nelle parole dei ricercatori:

The Virtual Tübingen project was motivated by the emerging need for a naturalistic, controllable environment for investigating human spatial cognition. The goal was to build a highly realistic virtual model of Tübingen through which one can move in real time. This project builds on experience with Virtual Reality and Navigation gathered in this lab over the past couple of years.

Our choice to model Tübingen as a virtual city has several reasons: The first major reason relates to the observation that the center of Tübingen has a rather complex structure: there are considerable height differences, the streets often tend to be curved and have varying width, and the houses are rather different with varying facades. This high degree of complexity provides a much more interesting environment for conducting navigation experiments than highly regular cities like e.g. New York City offer. The second major reason is that we would like to achieve a high degree of visual realism, which in our case is done by combining photographs and high-quality texture mapping with three-dimensional geometry. The process of making photographs of houses and streets as well as gaining access to architectural data is of course easiest for this local town. Another reason for chosing Tübingen is that this makes it particularly easy to find people who are well trained in navigating through the real version of Tübingen thus providing us with good comparison of real-world and virtual experiments.

Davvero questo modello e’ cosi’ realistico? Beh, guardate il video qui sotto e giudicate voi stessi.

E se questo non vi basta, sappiate che per navigare all’interno di questo ambiente gli sperimentatori utilizzano un macchinario piuttosto sofisticato. Niente joystick o pulsanti da premere per muoversi avanti e indietro. Semplicemente una versione decisamente evoluta di un tapis-roulant, sul quale il soggetto sperimentale, armato di visore tridimensionale, puo’ camminare avanti e indietro. Sul web non sono riuscito purtroppo a rintracciare alcun video di questa piattaforma (soltanto due link al TrackingLab ed al PanoLab rispettivamente), ma vi assicuro che l’effetto e’ notevole.

Il progetto ha condotto a diverse pubblicazioni, che potete trovare raccolte a questo link. C’e’ da leggere parecchio, ma credo ne valga decisamente la pena.

Second EUCogII Members Conference, Zurich

Pronti, via. La trasferta in terra svizzera, appena iniziata, e’ gia’ giunta al termine. Nel corso della giornata ha infatti avuto luogo la seconda conferenza di EUCogII ed e’ quindi gia’ tempo di fare le valige per rientrare a Plymouth. Tasferta piuttosto faticosa e frenetica, ma nel complesso decisamente soddisfacente. Ho conosciuto nuove persone, migliorato i rapporti con quelle gia’ conosciute in passato ed ascoltato diverse presentazioni interessanti. Esattamente cio’ per il quale questo tipo di conferenze sono pensate.

Second EUCogII Members Conference - badge

Come da programma, la giornata si e’ articolata in quattro invited talk piu’ altrettanti workshop svoltisi in parallelo nel tardo pomeriggio, con conseguente resoconto finale. I keynote sono stati tenuti rispettivamente da Linda B. Smyth (Grounding Toddler Learning in Sensory Motor Dynamics), David Vernon (Cognitive Development and the iCub Humanoid Robot), Heinrich Bulthoff (The Cybernetics Approach to Perception, Cognition and Action) e Josh Bongard (Why Morphology Matters).

Second EUCogII Members Conference, Zurich - lecture theatre

Davvero spettacolare il talk di Bulthoff, che ha presentato l’ampissima gamma di lavori ai quali sta collaborando presso il Max Planck Institute for Biological Cybernetics a Tubingen. Mi sono annotato un sacco di articoli e progetti dei quali ha parlato e nei prossimi giorni andro’ a sviscerarli con calma, rendendovi partecipi qui sul blog. Ottima anche la presentazione di Bongard, che personalmente non conoscevo, e che nonostante la giovane eta’ si e’ dimostrato uno speaker di primissimo livello. Il lavoro che ha presentato, di robotica evolutiva, non mi ha colpito particolarmente in se, ma la sensazione e’ che il personaggio sappia molto bene quello che sta facendo.

In mattinata ho anche approfittato del fatto di essere in quel di Zurigo per andare a fare due chiacchiere con Davide Scaramuzza, leader del progetto sFly cui accennavo qualche post fa. Davide e’ stato gentilissimo e, malgrado l’abbia contattato in extremis (tanto per intenderci, gli ho scritto dall’iPhone tra la prima e la seconda presentazione della giornata) siamo riusciti ad incontrarci nel giro di un paio d’ore. Mi ha fatto vedere le piattaforme con le quali lavorano, i risultati che ha presentato alcuni giorni fa a CogSys 2010 ed abbiamo discusso brevemente riguardo ad una possibile collaborazione. Essendo loro ingegneri hard-core, temo sara’ difficile trovare un punto di incontro. Ma, nel caso in cui invece si riuscisse, potrebbe venire fuori qualcosa di molto interessante.

Main building of the ETH Zurich

Gran finale, come al solito, con il cenone sociale. La comitiva e’ stata dirottata a tal fine al ristorante Acqua, un bel posticino specializzato in pesce ed affacciato, con enorme vetrata panoramica, direttamente sul lago di Zurigo.

Prossimo appuntamento, ad ottobre 2010, nella presumibilmente piu’ calda Palma de Maiorca.

Welcome to Zurich

Dopo una giornata di viaggio (nella quale, per la prima volta, ho provato l’ebbrezza di volare da Plymouth a Gatwick con la Air Southwest e con tanto di un conveniente scalo in quel St. Ives) sono finalmente sbarcato a Zurigo. In programma una toccata e fuga piuttosto rapida per partecipare al meeting semestrale di EECogII in programma per domani.

Nell’attesa dell’inizio della conferenza ho preso possesso di una stanza presso l’Hotel Basilea, un posto dai prezzi onesti e dalla qualita’ discreta posizionato in una zona molto centrale a due passi dalla stazione dei treni. Immancabili, qui di seguito, le immagini della stanza.

Zurich, Basilea Hotel

Basilea Hotel, Zurich

Prime impressioni riguardo a Zurigo? Cara (mi hanno pelato per pigliarmi giusto una birretta locale in un pub), fredda (neve dappertutto), ma decisamente ordinata, gradevole e piena di vita. Nonche’ di strip club. Solo nei dintorni dell’hotel ne ho contati 3. Nota negativa: non so una parola di tedesco, ma vedo che in generale nei locali con l’inglese se la cavano decentemente. Nota positiva: nei pub si puo’ fumare. Anche a banco. Spettacolo!

iPad, sFly e LaTeX

Diverse cose di cui parlare, oggi. Innanzitutto questa e’ stata la giornata della nuova creatura di Apple. Il famoso tablet del quale ormai tutti parlavano e di cui ormai quasi tutto si sapeva e’ stato finalmente annunciato. Confermati i principali rumors che si sono diffusi a macchia d’olio negli ultimi giorni: schermo da 9.7 pollici interamente multi-touch, possibilita’ di scaricare e-books, giornali e riviste da una nuova apposita sezione dell’iTunes store, batteria a lunghissima durata (dichiarate 10 ore di uso intensivo ininterrotto ed un mese di standby). L’iPad sara’ disponibile in una doppia versione WiFi/WiFi+3G, con quest’ultima dotata di GPS, con tagli da 16, 32 o 64GB di memoria.

Apple iPad: front and back view

Il dispositivo e’ essenzialmente un gadget, su questo non ci piove. Soprattutto per il fatto che la limitata memoria e la necessita’ di essere sincronizzato via iTunes gli impediscono di essere un media-centre collegabili, wireless o via cavo, ad altri apparati della casa come stereo o televisioni/proiettori. Ma devo ammettere che l’iPad riscontra comunque appieno il mio gradimento. Appurato infatti quello che e’ il mio tipico uso del laptop in ambito domestico, ovvero controllare le email, pianificare cose e navigare allegramente per la rete, un tablet come questo, grande il giusto, veloce ed elegante, me lo gusterei appieno. Anche in viaggio l’iPad puo’ avere il suo perche’, soprattutto per via degli imminenti Keynote e Pages e la possibilita’ di collegarlo ad un’uscita VGA/DVI. Per quanto condivida i problemi classici dei netbook: se devo viaggiare necessariamente con una borsa, perche’ non mettere al suo interno un laptop completo piuttosto che un suo surrogato? Detto cio’, una possibilita’ che ritengo potenzialmente molto interessante e sulla quale il keynote di Jobs e soci non si e’ soffermata e’ l’utilizzo dell’iPad all’interno di un autovettura. Nella versione 3G il dispositivo e’ provvisto di GPS. Sarebbe quindi possibile agganciarlo al cruscotto e farlo diventare il cuore tecnologico dell’automobile, passando la musica/podcast all’autoradio via Bluetooth/cavo e sfruttando i quasi 10 pollici di schermo per funzioni di navigazione assistita. Arricchendo al tempo stesso l’estetica dell’automobile con qualcosa di molto piu’ elegante che non i classici navigatori appiccicati con una ventosa al vetro e con cavi sparpagliati ovunque. Vedremo un po’ cosa i produttori di terze parti saranno in grado di offrirci.

Saltando di palo in frasca, il mio supervisor (piu’ impegnato del sottoscritto nel ricercarmi un post-doc) (cosa che forse dovrebbe farmi riflettere) (o piu’ presumibilmente farmi preoccupare) mi ha segnalato via e-mail un progetto recentemente lanciato e chiamato sFly (Swarm of Micro Flying Robots). Una descrizione abbastanza dettagliata del progetto (copia/incollata dall’apposita pagina del wiki ufficiale) potete trovarla qui di seguito:

Autonomous micro helicopters are about to play major roles in tasks like reconnaissance for search and rescue, environment monitoring, security surveillance, inspection, law enforcement, etc. The ability to fly allows easily avoiding obstacles on the ground and to have an excellent bird’s eye view. Therefore flying robots are the logical heir of ground based mobile robots. Their navigational and hovering advantages make them the ideal platform for exploration, mapping and monitoring tasks. If they are further realized in small scale, they can also be used in narrow out- and indoor environment and they represent only a limited risk for the environment and people living in it. However, for such operations today’s systems navigating on GPS information only are not sufficient any more. Fully autonomous operation in cities or other dense environments requires the micro helicopter to fly at low altitude or indoors where GPS signals are often shadowed and to actively explore unknown environments while avoiding collisions and creating maps. This involves a number of challenges on all levels of helicopter design, perception, actuation, control, navigation and power supply that have yet to be solved. Our S&T endeavor proposed in this project will therefore focus on micro helicopter design, visual 3D mapping and navigation, low power communication including range estimation and multi-robot control under environmental constraints. It shall lead to novel micro flying robots that are:

  • Inherently safe due to very low weight (< 500g) and appropriate propeller design;
  • capable of vision-based fully autonomous navigation and mapping;
  • capable of coordinated flight in small swarms in constrained and dense environments.

Il sito non e’ particolarmente ricco di informazioni e non si trovano al suo interno pubblicazioni di alcun tipo. Ci sono comunque alcuni filmati che mostrano in azione uno dei prototipi sviluppati dal consorzio che sta portando avanti il progetto. Uno di questi lo includo in questo post. Gli altri potete trovarli agevolmente sul canale YouTube di sFly. Vi aggiornero’ appena riusciro’ a recuperare qualche informazione piu’ approfondita sul lavoro che stanno portando avanti.

In conclusione, sarete forse (o forse no) contenti di sapere che ho finalmente risolto i miei problemi riguardanti l’inclusione di bibliografia (importata da file .bib) in documenti LaTeX. I tutorial ai quali stavo facendo riferimento mi davano in sostanza informazioni sbagliate. Pare che se si voglia includere un file .bib non ci sia da fare altro che utilizzare il tag \bibliography{nomefilebib} ed associarci poi uno stile con \bibliographystyle{nomestile}. Niente bisogno dei vari \begin{thebibliography}{99} eccetera, in sostanza. Il ringraziamento per avermi fatto luce sulla questione va principalmente a questo ottimo documento.

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