30 aprile 2006
Evoluzione tecnologica
Gli artefatti tecnologici e le modificazioni apportate all’ambiente esterno sono tipici del pattern adattivo umano. Gli esseri umani sono gli unici animali che basano in buona parte il loro adattamento all’ambiente su un una modifica di tale ambiente per renderlo il più adatto possibile a sé stessi, piuttosto che su una modifica di sé stessi per diventare più adatti all’ambiente così com’è.
Allo stesso modo del linguaggio, anche gli artefatti tecnologici hanno un doppio rapporto con la trasmissione culturale. Essi sono infatti trasmessi culturalmente ed al tempo stesso fanno da tramite nell’ambito della trasmissione culturale di idee e modi di comportarsi. Grazie alla tecnologia viene meno il vincolo di stare fisicamente vicini ad un maestro per poter apprendere: il maestro può essere sostituito da un libro, da un computer o da un altro dei cosiddetti “artefatti cognitivi”.
Osserviamo ora un’ultima simulazione. L’ambiente virtuale che abbiamo di fronte è costituito da una moltitudine di “omini” che si muovono nello spazio alla ricerca di cibo (rappresentato sottoforma di piccole spighe di grano), che conservano all’interno di particolari vasi. Questi vasi, che servono non solo per conservare, ma anche per trasportare e cuocere il cibo, sono a tutti gli effetti degli artefatti tecnologici e come tali essi vengono trasmessi culturalmente, in maniera selettiva, da una generazione all’altra. La rete neurale di ogni individuo contiene una parte dedicata alla riproduzione dei vasi: vi sono unità di input che codificano le caratteristiche percettive di un vaso preso come modello da riprodurre, vi sono inoltre unità di output che codificano le caratteristiche del vaso che viene riprodotto copiando il modello. Tale rete neurale aggiorna i propri pesi in base ad un algoritmo di backpropagation, che utilizza come riferimento il vaso “modello” che si vuole riprodurre. Introducendo un po’ di variabilità casuale nella riproduzione dei vasi, possono avvenire degli “errori” durante la copiatura che, a lungo andare, daranno come risultato l’evoluzione tecnologica. La qualità media dei vasi migliorerà con il passare delle generazioni.
L’evoluzione tecnologica può non essere dovuta soltanto a processi che avvengono all’interno di un certo gruppo di individui. Un vaso “evoluto” creato da un dato gruppo può essere immesso, ad esempio come parte di uno scambio commerciale, in un altro gruppo tecnologicamente più arretrato: il risultato può essere un’accelerazione nello sviluppo tecnologico di questo secondo gruppo. Al contrario, l’isolamento di una popolazione può portarla alla diversificazione culturale e tecnologica, con fenomeni di “deriva” analoghi a quelli della “deriva” genetica, producendo così la grande varietà tipica delle culture e società umane.
Le strategie sociali di sopravvivenza e l’evoluzione culturale-tecnologica sono fenomeni centrali delle società e delle culture umane. Il trasferimento e la circolazione delle risorse tra gli individui (che di fatto è causa dell’interdipendenza tra essi) costituiscono la base dell’esistenza delle società viste come nuovi sistemi complessi sovraindividuali ed il motore dello sviluppo storico delle società umane. Apprendere dagli altri all’interno di un gruppo è la base dell’esistenza delle culture, intese come insiemi di individui, idee e tecnologie condivise.
L’esistenza delle società e delle culture, unitamente al fatto di vivere all’interno di un ambiente culturale e tecnologico (ossia, un ambiente non soltanto naturale), ha due implicazioni per la mente degli esseri umani:
1. la mente di un essere umano non sta tutta fisicamente dentro di lui, ma solo in parte: gli artefatti tecnologici (specialmente quelli cognitivi) in buona misura “pensano” per lui. L’intelligenza dell’individuo è quindi sparsa per l’ambiente, incorporata negli artefatti tecnologici;
2. la mente di un individuo è solo in parte la sua mente: ciò che l’individuo pensa, lo pensa la sua cultura, che l’individuo si limita a ricevere ed a trasmettere, eventualmente con piccole modificazioni. Esiste una piccola mente dell’individuo; esiste una mente, più grande, della sua cultura.
[da: Domenico Parisi, “La mente. Nuovi modelli della Vita Artificiale” (Il Mulino, 1999) - rielaborazione mia]





