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Some other old good stuff

Fabio Ruini’s blog

Because Italians do it better! What the f**k? Ehm… the blogs, I mean… obviously! :-/

Welcome, guys!

Salve a tutti… :-)

Il primo messaggio che si scrive in un blog è un’esperienza particolare. Rischio di cadere subito nella banalità, ma devo constatare sin d’ora quanto sia strana la sensazione di scrivere attraverso uno strumento come questo. Sono molte le cose che mancano, rispetto agli scambi comunicativi che sono solito avere. Manca un argomento ben preciso da trattare, ma manca soprattutto una precisa definizione del target a cui mi sto rivolgendo, con tutte le conseguenze che ciò comporta. Non so con quale tono scrivere queste righe, non so quale vocabolario utilizzare, non sono certo che un target effettivamente esista. Ma anche ipotizzando che qualche lettore ci sia e che mi sia possibile conoscere a grandi linee i suoi gusti e le sue preferenze, non so quale sia il grado di interesse che un neo-bloggatore come il sottoscritto potrebbe essere capace di suscitare in loro. So che i bloggatori più esperti mi capiscono. Spero invece che, chi di blog è digiuno, possa capire le mie difficoltà.

Trovandomi in questa condizione, mi viene subito alla mente Beppe Grillo, visto in uno spettacolo a Modena qualche settimana fa. Il grillo nazionale, se lo ricorderanno i più attenti tra i “lettori”, fino a qualche anno fa era tutto tranne che un tecno-entusiasta. Poi, improvvisa quanto inaspettata, ecco arrivare la sua “conversione”. Il suo blog (raggiungibile al poco fantasioso URL www.beppegrillo.it) (ma certo non posso essere io a criticare, visto che manco ho usato un soprannome per il mio dominio) (ma d’altronde non è neppure colpa mia se i miei nomignoli portano alla mente la figura di uno spacciatore colombiano) è oggi il più visitato tra tutti quelli in lingua italiana. Nel suo spettacolo, parlava appunto del giorno in cui aveva postato il primo messaggio all’interno del suo blog. O meglio, come spesso accade quando si parla di storie che riguardano i computer, raccontava della notte. Una notte insonne, passata con gli occhi sbarrati davanti al monitor ed il dito ininterrottamente picchiettante sul tasto F5. Finchè suo figlio non si è avvicinato con fare compassionevole, consigliandogli di andare a dormire… “che tanto non ti caga nessuno”.

Ecco, non so se questa sarà la serata che passerò io. Non solo perchè con un Mac il tasto F5 è rimpiazzato da una più abulica combinazione Mela+R. E neppure perchè le persone che mi stanno intorno, una volta saputo della mia intenzione di aprire un “diario on line”, mi hanno guardato con occhi molto più espressivi rispetto alle parole pronunciate dal figlio di Beppe Grillo al padre. Avendo ormai un po’ di confidenza con Internet, posso presumere fin d’ora che, almeno per qualche settimana, una particolare mole di commenti non affluirà su queste pagine. D’altronde non ho la pretesa di competere con chicchesia per un ipotetico “predominio del web”. Questo blog, probabilmente, servirà più a me che a voi. Mi servirà per fare ordine all’interno delle mie idee, per riorganizzare in maniera più o meno formale i vari input ricevuti durante il giorno, prima che questi vadano persi o, al contrario, inconsciamente memorizzati nel cassetto delle esperienze passate. Mi piace però l’idea di condividere tutte queste cose con chiunque possa essere, per un motivo o per l’altro, interessato a leggere nei miei pensieri. L’essenza di Internet d’altronde è questa, quella della libera condivisione di idee. Condivisione, condivisione, condivisione. Condivisione a tutti i livelli delle gerarchie umane, da parte di ciascuno in rapporto alle proprie possibilità, motivazioni, ai propri interessi. E’ da questo caos generalizzato che è emersa la “rete delle reti”, nell’accezione che noi oggi conosciamo. Una miniera di informazioni, più o meno utili, più o meno attendibili, più o meno interessanti. Un enorme agglomerato di bit, che in ogni momento costituisce un’istantanea della società mondiale. Sebbene nella fotografia non sia compresa quella piccola parte di essa che non conosce il termine “digital divide” e che ogni giorno vive problemi molto più concreti rispetto a quelli che affrontano Negroponte e i suoi colleghi del MIT, convinti che il loro “One laptop per child” possa veramente aiutare i bambini del Terzo Mondo ad avere un futuro più sereno.

Chiudo con un augurio, rivolto forse a me stesso, che di questa che spero essere una lunga camminata, in fondo sono l’artefice. Augurio che però giro a chiunque abbia avuto la fortuna (o la sfortuna), di leggere “in presa diretta” questo mio primo post.

Buon viaggio…

Commenti

  1. Signora Nessuno
    Aprile 13th, 2006 | 20:50

    continua così… io ti leggerò

  2. Signora Nessuno
    Aprile 13th, 2006 | 20:58

    sì… sono arrivata fino alla fine di questo ‘brevissimo’ post.. ti metterò nei miei favoriti..

  3. Gi
    Aprile 25th, 2006 | 14:11

    bravo!
    ogni tanto passerò di qua per sbirciare tra i tuoi pensieri..

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