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Fabio Ruini’s blog

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Comportamenti sociali

Immaginiamo ora un’altra simulazione. Nel nuovo ambiente, vi è un organismo adulto che vaga alla ricerca di cibo, utile per sopravvivere e riprodursi. Poco distante da lui, che segue i suoi movimenti, vi è un organismo bambino. La prima domanda che viene da porsi è come faccia il bambino a sopravvivere. La risposta diventa lampante osservando per qualche tempo la simulazione: si nota infatti come l’organismo adulto, una volta individuato il cibo, una volta lo mangi, mentre la volta successiva lo raccolga e lo ceda all’organismo bambino, garantendo anche ad esso la sopravvivenza.

Cedere una parte del proprio cibo fa diminuire per l’adulto le sue chances di sopravvivenza. Come possono essersi evoluti dei pesi della rete neurale che si traducono in comportamenti contrari alla sopravvivenza ed alla riproduzione di chi li compie? La risposta sta questa volta nella relazione che lega i due organismi: essi sono padre e figlio. Comportandosi in questo modo, il padre fa sì che il figlio (con il quale condivide il DNA) possa raggiungere l’età fertile e quindi riprodursi, contribuendo alla diffusione del genoma nelle generazioni future, in misura più ampia di quanto potrebbe mai fare un padre “egoista”.

Il comportamento dei bambini, che seguono il padre, è molto più semplice da spiegare. L’evoluzione ha infatti rapidamente eliminato quei comportamenti “autonomi”, che portano l’organismo bambino a stare lontano dal padre, impedendogli di accedere al cibo necessario per sopravvivere.

Questi due comportamenti sono alla base delle “relazioni di amore”. Da un punto di vista formale, possiamo infatti identificare due tipi fondamentali di amore:

  • l’amore dei genitori per i figli (che si manifesta cedendo ai figli le proprie risorse);
  • l’amore dei figli per i genitori (che si manifesta stando vicini ai propri genitori per ricevere le loro risorse).

La relazione d’amore tra partners sessuali potrebbe meritare una classificazione propria, ma essa può anche essere espressa riutilizzando i due tipi di amore visti qui sopra, considerando ciascuno dei due partner ora il genitore, ora il figlio.

Così come molte delle simulazioni che abbiamo affrontato fino a questo momento (si pensi al modello dove l’insetto cercava un partner sessuale, a quello dove l’organismo riceveva un aiuto linguistico per imparare a categorizzare i funghi, ecc…), quella che stiamo analizzando ora ha una sua componente di carattere “sociale”. Le interazioni sociali sono un campo importante in cui si esercita, tra le altre, la capacità di prevedere. Se prevediamo come reagirà un altro individuo ad un nostro comportamento, il nostro comportamento nei suoi confronti sarà più sofisticato.

Più in generale, gli esseri umani sono socialmente piuttosto sofisticati. E’ soprattutto grazie al linguaggio che gli esseri umani vivono in una comunità sociale non solo quando si incontrano dal vivo, ma anche quando non interagiscono faccia a faccia, rispondendo a stimoli linguistici autogenerati in maniera simile a come risponderebbero agli input fisicamente prodotti da altri individui.

[da: Domenico Parisi, “La mente. Nuovi modelli della Vita Artificiale” (Il Mulino, 1999) - rielaborazione mia]

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