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Fabio Ruini’s blog

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Da dove origina l’apprendimento? L’evoluzione culturale

Sono tre le modalità fondamentali attraverso le quali, all’interno degli organismi, possono emergere comportamenti e capacità prima non esistenti. Accanto all’evoluzione biologica ed all’apprendimento in vita, che abbiamo già osservato, possiamo individuare l’evoluzione culturale: il comportamento emerge nella popolazione come nell’evoluzione biologica, ma passa attraverso un apprendimento individuale che ha carattere sociale, ovvero che consiste nell’apprendere dagli altri.

L’apprendimento esiste, in misura minore o maggiore, in tutti gli esseri viventi. Se gli animali, solitamente, apprendono per la maggior parte della natura (cioè interagendo con l’ambiente), gli esseri umani apprendono dai loro conspecifici, dai loro comportamenti, dalle loro parole e dagli artefatti tecnologici che loro hanno creato. La trasmissione culturale è fondamentalmente “evoluzione culturale”. Comportamenti, idee e tecnologie propri di una generazione vengono riprodotti selettivamente nella generazione successiva, con l’aggiunta di alcune varianti. Anche la trasmissione culturale è infatti accompagnata dall’innovazione, che può avere luogo attraverso la mutazione (errori di “copiatura” durante la trasmissione), la ricombinazione innovativa di idee già esistenti, l’introduzione di varianti provenienti da altre società, ecc…

Vediamo una nuova simulazione. Nell’ambiente virtuale, gli individui devono cercare cibo per sopravvivere e riprodursi, ma nascono con pesi della rete neurale casuali e non sono quindi in grado di provvedere all’approvvigionamento. Muovendosi nell’ambiente accanto ad un “maestro” in grado di raccogliere cibo (condividendo così il medesimo input sensoriale), mediante un algoritmo di backpropagation gli individui diventano man mano capaci di raccogliere cibo. Quello appena abbozzato è un semplice modello della trasmissione culturale: il comportamento di una generazione viene “ereditato” dalla generazione successiva, non attraverso il DNA, ma tramite l’apprendimento.

Come abbiamo accennato prima, la trasmissione culturale non è soltanto conservazione del passato, ma anche cambiamento ed evoluzione culturale. Possiamo vedere la cultura come un pool di varianti di modi diversi ed alternativi di agire, pensare, parlare, costruire ed usare strumenti. Essa viene trasmessa in maniera selettiva (alcune varianti sono più trasmesse di altre) e con nuove varianti che si aggiungono ad ogni generazione. E’ questa variabilità che crea il cambiamento, o meglio, l’evoluzione culturale. Immaginiamo infatti la simulazione precedente alla prima generazione, senza la presenza di alcun maestro. Gli individui che sono, casualmente, nati con i migliori pesi della rete neurale divengono maestri nella generazione successiva. Gli individui che diventeranno loro allievi, cercheranno di apprendere la loro tecnica di approvvigionamento, introducendo però un certo quantitativo di “rumore” al pattern di insegnamento che osservano dai maestri. Grazie a questo rumore, la trasmissione culturale diventa evoluzione culturale e farà evolvere, nel lungo periodo, la capacità di procurasi cibo, precedentemente assente nell’ambiente.

La realtà, tuttavia, è come al solito più complessa. L’aggiunta di nuove varianti da una generazione all’altra (ossia l’innovazione culturale e tecnologica) non è dovuta soltanto ad “errori” di copiatura, ma anche ad altri meccanismi, quali possono essere le invenzioni, le influenze di altre culture, l’innovazione ricercata sistematicamente e coscientemente. Al contrario dell’evoluzione biologica, quella culturale permette la trasmissione dei caratteri acquisiti nel corso della vita. Come meccanismo di cambiamento essa è dunque molto più veloce rispetto alla trasmissione genetica.

Evoluzione biologica e culturale non sono comunque fenomeni separati e tra loro alternativi come abbiamo visto finora: essi avvengono insieme e soprattutto possono influenzarsi a vicenda. Questa interazione tra i due tipi di evoluzione é simulabile in vari modi. Possiamo infatti immaginare il nostro ambiente virtuale, dove gli individui nascono incapaci di cercare cibo; se la loro rete neurale non ha codificato il comportamento di ricerca, ha però al suo interno i pesi (ereditati perché scritti nel DNA) che sviluppano il comportamento innato del cercare un maestro al quale “accoppiarsi”. In questo modo, l’evoluzione biologica è il presupposto perché possa avvenire la trasmissione culturale. Senza trasmissione culturale, l’evoluzione biologica non ci sarebbe stata.
La stessa tendenza ad imparare dagli altri potrebbe essere geneticamente trasmettibile, anche se ciò non garantisce che, i comportamenti imparati durante la vita mediante l’apprendimento, siano effettivamente utili alla sopravvivenza ed alla riproduzione dell’individuo che li mette in atto.

Le idee, in genere, vengono trasmesse tra gli individui attraverso il linguaggio, il quale è legato a doppio filo con la trasmissione culturale. Da un lato, infatti, il linguaggio stesso evolve culturalmente; dall’altro lato il linguaggio è il tramite attraverso cui vengono trasmesse idee e modi di comportarsi, conoscenze e valori. Il linguaggio permette inoltre di apprendere dagli altri non soltanto imitando il comportamento, ma anche ascoltando o leggendo le loro descrizioni linguistiche di comportamento da imparare.

[da: Domenico Parisi, “La mente. Nuovi modelli della Vita Artificiale” (Il Mulino, 1999) - rielaborazione mia]

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