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Fabio Ruini’s blog

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Vita emotiva

La vita mentale sembra essere fatta di due di tipi di fenomeni: quelli “freddi” (relativi al conoscere, prevedere ed immaginare la realtà, al ragionare, al fare ipotesi e progetti, al decidere cosa fare) e quelli “caldi” (relativi alle motivazioni, alle emozioni, agli effetti). Il linguaggio comune, come d’altronde fa anche la scienza cognitiva, tende ad associare la parola “mente” ai fenomeni “freddi”. La mente “fredda” è studiabile senza considerare gli organismi come dotati di un corpo: è possibile infatti comprenderla attraverso l’analisi della sola rete neurale che caratterizza gli organismi sotto esame. La vita mentale “calda” è invece un prodotto delle interazioni della rete neurale con il resto del corpo. Basti pensare alle reazioni del nostro fisico di fronte ad accadimenti particolari quali l’innamoramento: aumento del battito cardiaco, difficoltà di articolazione delle parole, aumento della produzione ormonale, ecc… Per simulare la vita affettiva, una rete neurale non può quindi limitarsi ad interagire con l’ambiente esterno, ricevendo input sensoriali extra-corporali e producendo in risposta particolari movimenti del corpo, ma deve saper interagire con le parti interne del corpo, così come il sistema nervoso fa negli organismi.

Si tenga comunque presente che non tutte le influenze che giungono al sistema nervoso dal resto del corpo sono “sentite”: alcune di esse avvengono e basta, il che fa pensare che il “sentire” o meno una certo accadimento corporeo sia collegato ai fenomeni dell’attenzione e della motivazione. Se dunque il “sentire” in quanto tale richiede soltanto un corpo ed una rete neurale, le emozioni sembrano invece richiedere reti neurali maggiormente sofisticate, in grado di autogenerare il proprio input, di immaginare, di pensare, cioè, di unire mente “calda” e mente “fredda”.

[da: Domenico Parisi, “La mente. Nuovi modelli della Vita Artificiale” (Il Mulino, 1999) - rielaborazione mia]

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