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Fabio Ruini’s blog

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Stanley Milgram e le ricerche sull’obbedienza all’autorità

Mercoledì l’esame di Psicologia Sociale. Non voglio gufarmi, ma se tutto dovesse andare bene, sarebbe l’ultima volta che mi presento in facoltà per sostenere un esame. A parte Psicologia Sociale, infatti, che non sarebbe originariamente parte del mio piano di studi (ma siccome mi mancavano ancora 8 crediti a libera scelta, mi sono buttato su questa), mi mancano ancora le due tesine di Economia della Complessità e di Storia dell’Innovazione. Da farsi a casa per conto proprio. La seconda è già ad un ottimo punto (ho scritto fino ad ora più di 60 pagine), mentre la prima è in alto mare in quanto a realizzazione fisica, ma promette bene, siccome il prof. mi ha autorizzato bene o male a “farla su quello che voglio”. E così, sarà tutta roba che mi piace. Con un occhio già rivolto alla tesi.

Ma dicevo di Psicologia Soclale. Purtroppo il tempo stringe e così ho dovuto rinunciare a proseguire di studiare il monumentale libro di testo, per dedicarmi a qualche più agevole sintesi/riassunto/rielaborazionedivarianatura. Peccato, perchè dopo essermi paranoiato sulla parte più teorica, ora non posso gustarmi appieno la parte divertente del corso. Che, nello specifico, sarebbe la descrizione dei vari esperimenti condotti sull’aggressività e l’altruismo, sulle interazioni tra gruppi, sulla sottomissione all’autorità, ecc… Proprio in merito a quest’ultimo punto (non l’eccetera, ma la sottomissione all’autorità), ho trovato su Wikipedia una sintesi abbastanza accurata della “storica” ricerca condotta da Stanley Milgram e dalla sua equipe.

Buona lettura…

Stanley Milgram (New York 1933 – 1984) è uno psicologo statunitense che trascorse la sua carriera di ricercatore e professore presso le università di Yale e di Harvard, per poi trasferirsi alla City University di New York.

Ideatore di raffinate tecniche di ricerca, è autore di vari contributi che riguardano la vita nelle grandi metropoli, la relazione tra il potere di condizionamento esercitato dalla televisione e i comportamenti antisociali. Ma il suo nome è soprattutto legato agli studi riguardanti la determinazione del comportamento individuale, da parte di un sistema gerarchico e autoritario che impone obbedienza.

Esperimento di Milgram
[Disegno rubato da: http://www.unm.edu/~mpirrita/My_Artwork/index.html]

Egli condusse, nel 1961, un celebre esperimento della durata di un’ora, presso i locali dell’Interaction Laboratory dell’Università di Yale, teso a verificare il livello di aderenza agli ordini impartiti da un’autorità, nel momento in cui tali ordini entrano in conflitto con la coscienza e la dimensione morale dell’individuo.

I partecipanti alla ricerca furono reclutati tramite un annuncio su un giornale locale o tramite inviti spediti per posta a indirizzi ricavati dalla guida telefonica. Il campione risultò composto da persone fra i 20 e i 50 anni, maschi, di varia estrazione sociale. Fu loro comunicato che avrebbero collaborato, dietro ricompensa, a un esperimento sulla memoria e sugli effetti dell’apprendimento.

Nella fase iniziale della prova, lo sperimentatore, assieme a un complice, assegnava con un sorteggio truccato i ruoli di “allievo” e di “insegnante”: il soggetto ignaro era sempre sorteggiato come insegnante e il complice come allievo. I due soggetti venivano poi condotti nelle stanze predisposte per l’esperimento. L’insegnante (soggetto ignaro) era posto di fronte al quadro di controllo di un generatore di corrente elettrica, composto da 30 interruttori a leva posti in fila orizzontale, sotto ognuno dei quali era scritto il voltaggio, dai 15 V del primo ai 450 V dell’ultimo. Sotto ogni gruppo di 4 interruttori apparivano le seguenti scritte: (1-4) scossa leggera, (5-8) scossa media, (9-12) scossa forte, (13-16) scossa molto forte, (17-20) scossa intensa, (21-24) scossa molto intensa, (25-28) attenzione: scossa molto pericolosa, (29-30) XXX.

All’insegnante era fatta percepire la scossa relativa alla terza leva (45 V) in modo che si rendesse personalmente conto che non vi erano finzioni e gli venivano precisati i suoi compiti come segue:

  1. Leggere all’allievo coppie di parole, per esempio: “scatola azzurra”, “giornata serena”;
  2. ripetere la seconda parola di ogni coppia accompagnata da quattro associazioni alternative, per esempio: “azzurra – auto, acqua, scatola, lampada”;
  3. decidere se la risposta fornita dall’allievo era corretta;
  4. in caso fosse sbagliata, infliggere una punizione, aumentando l’intensità della scossa a ogni errore dell’allievo.

Quest’ultimo veniva legato ad una specie di sedia elettrica e gli era applicato un elettrodo al polso, collegato al generatore di corrente posto nella stanza accanto. Doveva rispondere alle domande, e fingere una reazione con implorazioni e grida al progredire dell’intensità delle scosse (che in realtà non percepiva), fino a che, raggiunti i 330 V, non emetteva più alcun lamento.

Erano previsti quattro livelli di distanza tra insegnante e allievo: nel primo l’insegnante non poteva osservare né ascoltare i lamenti della vittima; nel secondo poteva ascoltare ma non osservare la vittima; nel terzo poteva ascoltare e osservare la vittima; nel quarto, per infliggere la punizione, doveva afferrare il braccio della vittima e spingerlo su una piastra. Lo sperimentatore aveva il compito, durante la prova, di esortare in modo pressante l’insegnante: “l’esperimento richiede che lei continui”, “è assolutamente indispensabile che lei continui”, “non ha altra scelta, deve proseguire”. Il grado di obbedienza fu misurato in base al numero dell’ultimo interruttore premuto da ogni soggetto prima di interrompere la prova. Al termine dell’esperimento i soggetti furono informati che la vittima non aveva subito alcun tipo di scossa, che il loro comportamento era stato del tutto normale, che anche tutti gli altri partecipanti avevano reagito in modo simile.

Contrariamente alle aspettative, nonostante i 40 soggetti dell’esperimento mostrassero sintomi di tensione e protestassero verbalmente, una percentuale considerevole di questi, obbedì pedissequamente allo sperimentatore. Nel primo livello di distanza, il 65% dei soggetti andò avanti sino alla scossa più forte; nel secondo livello il 62,5%; nel terzo livello il 40%; nel quarto livello il 30%. Questo stupefacente grado di obbedienza, che ha indotto i partecipanti a violare i propri principi morali, è stato spiegato in rapporto ad alcuni elementi, quali l’obbedienza indotta da una figura autoritaria considerata legittima, la cui autorità induce uno stato eteronomico, caratterizzato dal fatto che il soggetto non si considera più libero di intraprendere condotte autonome, ma strumento per eseguire ordini. I soggetti dell’esperimento non si sono perciò sentiti moralmente responsabili delle loro azioni, ma esecutori dei voleri di un potere esterno.

[Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Stanley_Milgram]

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