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Fabio Ruini’s blog

Because Italians do it better! What the f**k? Ehm… the blogs, I mean… obviously! :-/

Monte Cassino 1944, scatenate i marocchini

Finalmente posso riprendere a studiare gli argomenti che mi piacciono maggiormente. Ho ripreso in mano il mio bel file di Word contenente la bozza della tesina di storia e mi sono ricordato il perchè non l’avessi ancora finita, nonostante ci avessi passato sopra un infinito numero di nottate. Semplicemente l’avevo intesa un po’ come la mia “opera omnia”. Il titolo del lavoro, che già è stato cambiato due/tre volte rispetto a quello previsto originariamente, al momento è: “Da Pearl Harbor alle Twin Towers: gli Stati Uniti e la mobilitazione propagandistica contro i nemici interni ed esterni“.

Avevo provato ad infilarci dentro un po’ tutti i libri letti in vita mia sull’argomento (e sono tanti, considerato quanto mi piace il genere) e così il tutto stava diventando letteralmente infinito. Se io fossi un agente puramente razionale mi direi che non è il caso di aggiungere ulteriore carne al fuoco. Ma siccome razionale non lo sono mai stato, già stamattina mi sono armato di Google e messo a cercare un altro po’ di materiale. Ho trovato in particolare un bell’articolo di Tommaso Baris, dottorando di ricerca in storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza di Roma, comparso su Millenovecento (numero 14 del dicembre 2003) e poi ricopiato integralmente su Storialibera.it.

E’ vero, non c’entra molto con la propaganda di guerra statunitense. Però è molto interessante lo stesso. Vi lascio alla lettura.

Monte Cassino 1944, scatenate i marocchini (di: Tommaso Baris)

Nella primavera del 1944, gli anglo-americani, bloccati ad Anzio e Cassino dall’accanita difesa tedesca (1), decisero di aggirare l’ostacolo chiedendo al comandante francese Alphonse Juin di espugnare la dorsale montuosa degli Aurunci, prendendo alle spalle il dispositivo di difesa germanico. Il 12 maggio l’offensiva francese fu lanciata in direzione del monte Faito e del monte Maio, il cui controllo consentiva l’accesso alla catena dei monti Musoni. Grazie all’attacco condotto attraverso località assai impervie, in due giorni le truppe marocchine inquadrate nell’esercito francese (i cosiddetti goumier) aprirono ai mezzi corazzati la via per Ceprano e Frosinone e risalirono, nella settimana successiva, la provincia fino alla valle dell’Amaseno e del Sacco, costringendo i tedeschi a una rovinosa ritirata per evitare l’accerchiamento (2).

Goumiers

Durante la loro travolgente avanzata, per circa due settimane, dal 15 maggio all’inizio di giugno, quasi dimezzate dalla resistenza tedesca (alla fine della battaglia i goumier erano ridotti a circa 7 mila), le truppe francesi si abbandonarono a una serie impressionante di saccheggi, omicidi e stupri in tutti i paesi conquistati, soprattutto contro gruppi ristretti di persone o individui isolati, finchè non fu loro ordinato di arrestare la marcia a Valmontone. Il carattere sistematico delle violenze e la sostanziale acquiescenza di comandanti e ufficiali diffusero la convinzione della libertà di azione concessa ai soldati coloniali contro i civili, nonostante le sanzioni previste nei codici militari per i reati citati. In un memorandum della Presidenza del Consiglio, l’atteggiamento degli ufficiali francesi era duramente stigmatizzato perché «lungi dall’intervenire e dal reprimere tali crimini hanno invece infierito contro la popolazione civile che cercava di opporvisi», segnalando come le truppe marocchine fossero state reclutate «mediante un patto che accorda loro il diritto di preda e saccheggio» (3). «Gli ufficiali lasciano ai marocchini una discreta libertà di azione» e «nella generalità dei casi essi preferiscono ignorare e da qualcuno è stato anche detto che agli irregolari marocchini spetta il diritto di preda».

Una nota del 25 giugno del 1944 del comando generale dell’Arma dei Carabinieri dell’Italia liberata alla Presidenza del Consiglio, segnalava nei comuni di Giuliano di Roma, Patrica, Ceccano, Supino, Morolo, e Sgurgola, in soli tre giorni (dal 2 al 5 giugno), 418 violenze sessuali, di cui 3 su uomini, 29 omicidi, 517 furti compiuti dai soldati marocchini, i quali «infuriarono contro quelle popolazioni terrorizzandole. Numerosissime donne, ragazze e bambine (…) vennero violentate, spesso ripetutamente, da soldati in preda a sfrenata esaltazione sessuale e sadica, che molte volte costrinsero con la forza i genitori e i mariti ad assistere a tale scempio. Sempre ad opera dei soldati marocchini vennero rapinati innumerevoli cittadini di tutti i loro averi e del bestiame. Numerose abitazioni vennero saccheggiate e spesso devastate e incendiate» (5).

L’impatto per la popolazione civile fu quindi traumatico. L’ondata di violenza generalizzata e sottratta a ogni controllo dei tanto attesi liberatori gettò gli abitanti in uno stato di prostrazione profonda, accentuando il senso di sfiducia verso ogni realtà esterna. La liberazione tanto agognata si trasformò in un incubo di violenza sfrenata e incontrollata. L’inatteso seguito degli avvenimenti è rimasto impresso a caratteri assai vividi nella memoria dei protagonisti (6). «Li potettero qua a migliaia, se vedevano scegnere dalla montagna… da luntano erano come alle furmiche», ricorda Concetta C. «Ma fuiette nu passaggio, in tre iuorni, facettero l’inferno. Erano na razzaccia brutta e sporca. C’avevano gli ‘recchini agliu nase, certe vesti longhe (…). pe tutta la montagna se sentivano strilli e lamenti…» (7). Giovannina M., un’altra testimone intervistata, dei marocchini dice: «Nui aspettavamo gli liberatori, arrivettero chigli da n’auta razza. Erano brutti, parevano gli diavoli. Ce rubettero chigliu poche che c’era rimasto e facettero tanto scempio della populazione… C’avevano carta bianca agliu fronte e facettero tutte chelle sporcizie agli omene e alle femmene… una strage. Chisti marocchini erano sporchi, come alle bestie. Erano niri con gli occie rusci, con gli ‘recchini agliu nase… na montagna piena, sbucavano da tutte le parte, pigliavano tutte le donne che incuntravano e se le purtavano alla boscaglia, passavano in colonna in mieso a nui… addò vuò scappà?» (8).

Non diversa l’immagine trasmessa dalle fonti ufficiali. Una relazione del Ministero degli Affari Esteri sottolineava che «quotidianamente, in qualunque ora del giorno e della notte» avvenivano «violazioni carnali, ferimenti e assassini, rapine e saccheggi. Molto frequenti erano stati i casi di ragazze giovanissime deflorate e violentate successivamente da interi gruppi di soldati in preda a furia sadica», mentre «molte donne sono state trovate cadavere a seguito delle violenze patite. Molto spesso tali atrocità sono state commesse in presenza dei famigliari, ridotti prima all’impotenza, e dopo il massacro degli stessi», confermando che «i genitori, i fratelli, i mariti» erano stati costretti «ad assistere allo scempio effettuato» e spesso «uccisi, feriti o malmenati per la resistenza fatta o la difesa esercitata allo scopo di impedire le violenze carnali» (9). La natura selvaggia del comportamento del Cef disorientò quindi la popolazione, convinta di vedere arrivare gli americani: «Girava la voce che venivano gli americani… invece gli americani non c’hanno passato alla montagna» (10) dice Tommaso Fortunato. la sorpresa fu totale. Gli abitanti rimasero stupiti prima dall’aspetto dei liberatori, poi, dall’inatteso dilagare delle violenze. «E’ stata brutta. per fortuna i marocchini qui non sono passati… all’inizio quando ho visto a Sora questi neri, ho detto: mamma mia guarda gli animali… lo dissi alla figlia della padrona, perché non mi rendevo conto che anche loro erano esseri umani» (11). «Nui non lo sapevamo mica che chisti marocchini pigliavano le femmine», racconta Maria De Angelis, «Nui sentivamo alluccà (gridare) ma non lo sapevamo chello che stevano a portà annanze (avanti) la gente pé la riparà e loro non ce vulevano ì (andare)» (12).

La sensazione di impotenza, la tolleranza mostrata dai comandi verso i marocchini, il riconoscimento ufficiale che pareva accompagnare la loro violenza selvaggia e indiscriminata, totalmente al di fuori di una possibile regolamentazione, sconcertò gli abitanti dei paesi liberati. L’impossibilità di una qualsiasi difesa dinnanzi al dispiegarsi di una ferocia animalesca (più volte richiamata dall’accostamento dei goumier alle bestie), così feroce da fuoriuscire dalla sfera umana (indemoniati e diavoli sono infatti definiti ripetutamente i marocchini), l’abbandono subito dalle autorità alleate in cui avevano riposto tanta fiducia, segnarono in maniera indelebile la memoria dei giorni di guerra. L’immagine restituitaci, e dalla documentazione archivistica e dalle testimonianze orali, è quella di un paesaggio infernale: «I soldati marocchini che avevano bussato alla porta e che non venne aperta, abbattuta la porta stessa colpivano la Rocca con il calcio del moschetto alla testa facendola cadere a terra priva di sensi, quindi veniva trasportata di peso a circa 30 metri dalla casa e violentata mentre il padre (…) da altri militari veniva trascinato, malmenato e legato a un albero. Gli astanti terrorizzati non potettero arrecare nessun aiuto alla ragazza e al genitore in quanto un soldato rimase di guardia con il moschetto puntato sugli stessi» (13).

«Nui le semo incontrati per la via e pure in mieso alla strada se pigliavano le femmene», racconta sempre Giovannina M. «Gli omene anziani che stavano con nui nun ce putevano soccorre pecchè loro erano assai e ammazzavano chili che difendevano le donne…C’erano gli graduati che erano bianchi, francisi e non gli dicevano (g)niente. Iemmo (andammo) a fa commedia agliu commando… ce dissero che per fa ì (andare) annanzi gli marocchi li avevano dovuti dà “carta bianca”. Solo alla fine, dopo tre iuorni, gli tolsero sta carta bianca». «Arrivettero addò stavamo nui e con chisti ce stevano pure i francisi, chigli che gli cumannavano», aggiunge Concetta C. «E facettero stragi… Io c’avevo le mie cose, quando se ne accurgettero gli due che m’avevano sbattuta per terra s’alluntanarono (…). Sai quante vecchie so morte per gliu dolore…». La popolazione poté soltanto nascondersi, sperando di riuscire a sfuggire ai soldati: «La notte so arrivati chisti marocchini e hanno cominciato a bussare alle case… grida dappertutto nel paese. A casa nostra non hanno fatto niente pecché la seconda notte si è ristretta tutta la famiglia… abbiamo chiuso dentro con una varra (sbarra) dietro la porta, e così dopo tre giorni è passata la furia» (14). Per il capitano Pittalli «il 90% delle persone che hanno attraversato la zona di operazioni delle truppe marocchine sono state derubate di ogni loro avere, come anche molto alto è il numero delle donne violentate, e notevole anche il numero degli atti contro natura commessi a danno di uomini», ricordando che «molti casi vengono taciuti» (15). I dati del Ministero degli Interni, raccolti pochi mesi dopo la liberazione, indicano in circa 3.100 le donne vittime delle violenze sessuali da parte delle truppe marocchine (16) ma si tratta di una stima nettamente inferiore al numero reale degli abusi. La guerra moderna tendenzialmente totale, mise quindi in comunicazione anche le piccole località periferiche con i grandi eventi, che spesso finirono per coinvolgerle. La comunità, impossibilitata ad incidere sugli eventi, non riuscì ad elaborare una valutazione condivisa della violenza che la travolse.

Note
(1) Sui numerosi tentativi degli anglo-americani di sfondare la linea Gustav nella zona di Cassino esiste una vasta bibliografia: W Nardini, Cassino fino all’ultimo uomo, Milano, Mursia, 1962; R. Bohmler. Montecassino. Con le truppe tedesche dalla Sicilia a Roma, Milano, Baldini & Castaldi, 1965; F. Majdalany, La battaglia di Cassino, Milano, Garzanti, 1974; J. Piekalkiewicz, Cassino. Anatomia di una battaglia, Novara, De Agostini 1981; D. Hopgood/D. Richardson, Montecassino, Milano, Rizzoli, 1985.
(2) B.H. Liddel Hart, Storia militare della seconda guerra mondiale, Milano, Mondatori, 1970, pag. 750.
(3) ACS, PCM, 1948-50, n.33491, f.19-10, sf. 1 Violenze truppe alleate. Il memorandum non datato accompagna la lettera del Presidente del Consiglio Ivanoe Bonomi alla Commissione alleata di Controllo del 10-7-1944.
(4) ASMAE, Affari politici, 1931-1945, Francia, b. 98, f. Atrocità varie commesse dalle truppe francesi ai nostri danni, sf. 1 Nota del capitano Pittalli della stazione dei Carabinieri del 25-5-1944.
(5) ACS PCM, 1944-47, n.10270, f. 19-10, sf 1 Truppe alleate comportamento. Nota del Comando generale dell’arma dei Carabinieri del 25-5-1944.
(6) Sull’immagine delle truppe marocchine conservata nella memoria delle donne: V. Chiurlotto (a cura di), Donne come noi. Marocchinate 1944-bosniache 1993, in “DWF”, n1, 1993, pp 42-67.
(7) Intervista a Concetta c, 1918, contadina, realizzata il 12-9-1999 ad Esperia.
(8) Intervista a Giovannina M, 1921, contadina, realizzata il 13-9-1999 ad Esperia.
(9) ACS, PCM, 1944-47, n.10270 f. 19-10: “Truppe alleate comportamenti”. Telespressodel 16-10-1944, inviato dal Ministero degli Affari Esteri alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero degli Interni, allo Stato Maggiore Generale, alle rappresentanze diplomatiche italiane di Londra e Washington.
(10) Intervista a Tommaso Fortunato, 1912, contadino, realizzata il 20-11-2001 ad Esperia.
(11) Intervista a Laura A, 1927, casalinga, realizzata il 23-04-2001 a Cassino da Francesca Burdi.
(12) Intervista a Maria De Angelis, 1927, contadina, realizzata il 30-12-2001 ad Esperia.
(13) ASF, Prefettura di Frosinone 1927-1987, II serie, b.1620, f. “Donne violentate dai marocchini. Piedimonte San Germano”. Segnalazione dei Carabinieri all’Ufficio provinciale dell’Assistenza postbellica del 9-9-1946.
(14) Intervista a Gladinoro Messore, 19282, contadino, realizzata il 90-2-2002 a S. Ambrogio sul Garigliano.
(15) ASMAE, Affari politici, 1931-45, Francia b.98, f. “Atrocità varie commesse dalle truppe francesi ai nostri danni” sf. 1 Nota del capitano Pittalli alla stazione dei carabinieri di Aversa del 28-5-1944.
(16) ACS, MI, Gab.1944-46, b. 27, f. 2097, “Assistenza sanitaria alle donne che subirono violenza da parte dei marocchini nella provincia di Frosinone e Littoria”. Nota del 13-9-1944.

IL PROCLAMA FANTASMA DI JUIN
«Il vostro generale vi annuncia, vi promette solennemente, vi giura, sul suo onore di soldato e sulla bandiera della Francia, che si alza, per l’ultima volta, il sole sulle vostre sofferenze, sulle vostre privazioni, sulla vostra fame. Oltre quei monti, oltre quei nemici che stanotte ucciderete, c’è una terra larga… ricca di donne, di vino, di case. Se voi riuscirete a passare oltre quella linea senza lasciare vivo un solo nemico, il vostro generale vi promette, vi giura, vi proclama che quelle donne, quelle case, quel vino, tutto quello che troverete sarà vostro, a vostro piacimento e volontà. Per 50 ore. E potrete avere tutto, prendere tutto, distruggere o portare via, se avrete vinto, se ve lo sarete meritato». E’ tradizione diffusa che all’alba del giorno fissato per l’attacco sul fronte del Garigliano, il 14 maggio 1944, il generale Alphonse Juin abbia inoltrato, alle truppe nordafricane (goumier) della seconda divisione di fanteria, del generale Dody, e della quarta divisione da montagna, del generale Guillaume, il proclama appena citato. Di questo proclama, pubblicato nelle più disparate versioni non si ha però attualmente traccia che ne assicuri la veridicità storica. E’ comunque da rimarcare il rifiuto opposto dalle autorità francesi alla libera consultazione degli archivi militari per la vicenda in questione: se ci fosse una smentita a questa tesi o comunque una serie di carte che la rendessero improbabile, il comportamento delle autorità francesi sarebbe lo stesso?

IL CEF, CORPS EXPEDITIONNAIRE FRANÇAIS
Il Corps expeditionnaire francais, formato da circa 130 mila uomini, inquadrato in quattro divisioni, al comando del generale Alphonse Juin, si caratterizzava per la presenza di circa 12 mila goumier, soldati di origine marocchina ed algerina specializzati nella guerra di montagna, organizzati in piccoli raggruppamenti, denominati goum, posti al comando di un ufficiale francese. Così descrive Fred Majdalany queste truppe: «Agiscono come una marea su una fila di castelli di sabbia. Sono capaci di spingersi ad ondate su un massiccio montano dove truppe regolari non riuscirebbero mai a passare. Attaccano in silenzio qualsiasi avversario si presenti, lo distruggono e tirano via senza occuparsi di quel che accade a destra o a sinistra. Hanno l’abitudine di riportarsi indietro la prova delle vittime uccise; perciò sono nemici con cui non è piacevole aver a che fare» (Fred Majdalany, La battaglia di Cassino, Milano, garzanti, 1974, pag. 283).
Ai goumier fu affidato il compito di conquistare la dorsale montuosa dei Monti Aurunci, permettendo così alle truppe anglo-americane, nel maggio 1944, l’aggiramento della rocca di Cassino, strenuamente difesa dai paracadutisti tedeschi, e lo sfondamento della linea Gustav, aprendo all’esercito alleato la strada per Roma. L’alta pericolosità dell’azione spinse di fatto le autorità alleate a concedere informalmente carta bianca ai soldati nord-africani contro la popolazione civile.

Commenti

  1. svizzera
    luglio 27th, 2006 | 17:10

    cinico probabilmente da parte mia, ma questa è la guerra, schifosa come tutte le guerre. D’altronde anche gli “esportatori di democrazia” si sono comportati allo stesso modo a Mahmoudiya, non mi scandalizzo a leggere queste cose, pur terribili che siano. E non è un mistero che gli eserciti degli stati più importanti utilizzino tuttora soldati di altre nazioni per missioni ad altissimo rischio, e per farlo, devono necessariamente corrispondere loro un premio, e spesso è come descritto: il saccheggio e la devastazione delle zone conquistate. C’è ancora, al giorno d’oggi, chi parla di guerre “giuste”……
    grazie comunque. non sapevo nulla di queste cose. bel reportage.

  2. luglio 27th, 2006 | 17:20

    No, no… hai detto bene. Non è una questione di essere più o meno cinici, ma é semplicemente la guerra.

    Oggi, la presenza dei media di tutto il mondo (per quanto siano embedded o, meglio, enbedded) sui principali teatri di guerra del globo fa sì che eventi come quello riportato nell’articolo siano più difficili da tenere nascosti. Ma senz’altro questi eventi accadono. Oggi come 50 anni fa.

  3. emiliano ciotti
    gennaio 10th, 2007 | 18:32

    ok la guerra e’ guerra ma i crimini sono crimini indipendendemente dal vincitore.
    e come mai queste notizie come quelle delle foibe sono state oscurate fino ad oggi.
    Non era il fascimo il male assoluto!!!!!
    La storia come disse un “famoso” mi darà ragione.

  4. marino
    settembre 28th, 2007 | 23:19

    si parla tanto del fascismo ma non risulta che alcun fascista abbia fatto tutto ciò. Perchè in occasione della festa della liberazione ( da chi?) o quella della repubblica non si parla di ciò?

  5. Gino
    agosto 15th, 2008 | 19:24

    Caro Marino,
    non ti risulta che nessun fascista abbia fatto ciò semplicemente perché sei ignorante.
    Vatti a studiare le violenze che le truppe di Mussolini operarono sulle popolazioni africane di Libia ed Etiopia.
    Scoprirai che fecero altrettanto, solo su scala enormemente maggiore. Ma a differenza di questo caso, nessuno fu mai punito.
    Perché, a parità di crimine, il fascismo esaltava ideologicamente la violenza, la guerra, il razzismo e la sopraffazione.
    La democrazia francese (con tutti i suoi limiti) invece no, e giudicò e condannò diversi dei suoi soldati implicati in questi fatti.
    Detto ciò, ben venga uno studio come questo. Il fatto che gli Italiani (e di certo non parlo dei civili ciociari) avessero fatto ben peggio non giustifica alcun crimine in ritorsione.
    Così come non giustifica alcun silenzio.
    Ciò che dà fastidio è che su temi come questi subito si scatenino le brame revisioniste dei soliti ottusi che da un episodio, pur gravissimo, pretendono di ricostruire il senso di un’intera guerra mondiale.
    Sia chiaro: la responsabilità di ciò che è successo, oltre che individualmente sui soldati marocchini e gli ufficiali francesi acquiescenti, ricade in primis su chi, Mussolini, quella guerra la volle fortemente e la scatenò, pensando che sarebbe stata una passeggiata in cui gli unici a soffrire sarebbero stati “gli altri”.
    Come è stato commentato qui sopra, è vero: “è la guerra”. Ma proprio perché sappiamo bene tutti che la guerra è questo, il giudizio storico e umano su chi la guerra la scatena invadendo nazioni sovrane non può che essere di condanna. Sua è la principale responsabilità di tutto quello che ne segue.

  6. aldo
    agosto 20th, 2008 | 22:59

    Per Gino:
    Quando leggo commenti come il tuo resto attonito nel constatare quanto sia stata efficace l’opera di plagio delle masse attuata da chi ci ha governato negli ultimi decenni.
    Sono sicuro che tu avrai provato un certo piacere nel correlare le nefandezze di quell’orda di animali arrivati dal deserto per compiere nefandezze con le azioni di Mussolini,colpevole di aver attuato in ritardo di qualche secolo cio’ che altri avevano fatto prima di lui,ovvero la colonizzazione di continenti interi.
    Storicamente lo straniero per noi italiani ha sempre raprresentato distruzione e incivilta’,e’ dimostrato storicamente,al contrario ogni azione italica all’estero ha elevato civilmente i popoli che ci conoscevano,e’ e sara’ sempre cosi’.
    Non credo che la tua amata francia sia una democrazia come tu stesso la definisci,dato che nel ’60 ancora combatteva in algeria per sottomettere un paese o tagliava teste a colpi di ghigliottina,cosi come anche i tuoi alleati americani,coloro che ci hanno “liberato dal nazi-fascismo” che combattono le armi chimiche di saddam col fosforo bianco su falluja,sempre nel nome della democrazia.
    L’italia puo’ solo vantarsi di quello che fu’ e che tento’ di essere.
    L’opera dei cosiddetti liberatori e partigiani ha gettato il nostro paese non nella democrazia cosi’ tanto ostinatamente celebrata,ma nell’ anarchia generale che nel nome dei diritti supremi tutto concede e tutto vieta,col risultato che noi tutti conosciamo.

  7. emiliano ciotti
    settembre 25th, 2008 | 23:44

    Per gino…
    un promotore di queste violenze nella guerra dell’africa occidentale ed orientale e’ stato proprio il nostro maresciallo Badoglio (all’insaputa di Mussolini usava gas velenosi e comunque gli Etiopi usavano i proiettoli bum bum vietati dalle varie convenzioni) il quale per non farsi giustiziare per crimini di guerra ha firmato l’armistizio e poi e’ fuggito dall’italia lasciando la nostria patria allo sbaraglio…
    a parte cio’.. ti sei mai chiesto perchè quando gli inglesi e gli americani hanno liberato la Libia e l’Etiopia dall’occupazione italo-tedescha, nei migliaia di filmati giunti fino ai giorni nostri, non si vede un solo arabo o musulmano che festeggia l’evento??’
    dovresti riflettere……

  8. rizki
    ottobre 26th, 2008 | 03:28

    la guerra e guerra,e criminale di guerra devono essere punite,pero mi meraveglio che nelo blog e anche i comenti nessuno a ringraziato questi angeli soldati marochini che hanno sacrificato le loro vite per una terra che no li appartiene,no dico tanto su queto argomento ma mia nonna a sofferto tanto per il mio zio che morto in queta guerra e aveva appena 18 anni;mio zio e marochino.GRAZIE GRAZIE GRAZIE A tutti i marochini…

  9. emiliano ciotti
    novembre 9th, 2008 | 11:34

    per rizki.
    ringraziare i marocchini per aver violentato 12500 donne tra latina e frosinone averle infettate di sifilite.. aver ucciso 800 persone 40 bambini e 350 donne??
    torturato legato e violentate bambine??
    ma ti sei impazzito….

  10. rizki
    dicembre 1st, 2008 | 13:15

    per emiliano ciotti io la respetto molto per i soui comenti . si lei mi puo rispondere su questi domande grazie . perche nel 98 a mia mamma il comune di montecassino a datto a lei la cittadinanza onoraria per la partecipazione del mio papa in questa sanguinosa guerra?senza dimenticare la morte di mio zio in questa guerra.ho participato con mio papa quando era in vita nel 96 a una festa in francia a la rochelle per (les anciens combatant) e nessuno nessuno anche i nostri fratelli francese hanno parlato di questi violenze e massacri da parte dei soldati marocchini e algerini;ansi lei deve sapere che ogni anno questi soldati vengono ancora premiati e festegiati da toutta la francia.mi aveva racontato un anciano soldato francese che hitler aveva detto:si avesse i soldatti maocchini marocchini e le armi americani avro conquistato tutto il mondo in 3 giorni.si fosse ce un scambio di cultura tra marocco e italia come ce tra la francia e il marocco lei avra piu informazione su i goumier.

  11. leontina78@tiscali.it
    febbraio 16th, 2009 | 12:40

    penso che sia terrificante quello che abbiano fatto alla popolazone civile ciociara… non lo sapevo è poco tempo che ne sono venuta a conoscenza. sono rimasta scioccata!!!!
    la guerra è morte, è distruzione, è violenza inaudita.. non ci sono vincitori e vinti.
    e questi fatti lo testimoniano.

  12. Anonimo
    aprile 10th, 2009 | 14:44

    invece di porsi domande rizki dovrebbe fare delle ricerche storiche anche via intenet e capirebbe le atrocita che i suoi connazionali hanno prerpetrato ai danni di popolazioni inermi piu che soldati i suoi connazionali sembrano uessere stati ne piu ne medno che predoni e assassini ,che in un normale esercito sarebbero dovuti essere puniti .Il fatto delllo zio morto , se uno fa il soldato in guerra puo capitare,ha sbagliato ad arruolarsi ,visto che certamente non essendo francese nessuno lo aveva obbligato a farlo Circa il fatto che i francesi non parlino di quanto sucesso mi sembra normale a nessuno piace ammettere di aver perpetrato o acconsentito al perpetrarsi di atrocita .Non e’ certo una cosa di cui i nostri vicini con la puzza sotto il naso amino pavoneggiarsi Cio ‘ che e’ piu’ strano e che come si sono perseguiti fino a tarda eta ‘ i responsabili tedeschi di eccdi in italia ,vedi kappler o priebke non si avvinio procedimenti per accertare le responsbilita degli ufficiali del comando frances e che permisero lo svoglersi di queste violenze

  13. luigi pellini
    aprile 13th, 2009 | 13:00

    Vi è a Monte Mario, un monumento quasi sconosciuto ai più: il Cimitero Militare Francese dove riposano i soldati francesi e nordafricani sbarcati a Napoli nel novembre 1943 e caduti in battaglia combattendo durante la Campagna d’Italia. Il cimitero (che si è aggiunto agli sterminati cimiteri americani, inglesi, polacchi, brasiliani, tedeschi) è ubicato in una angolo nascosto ma dominante sulla Città, all’estremità di via dei Casali di Santo Spirito, una traversa quasi campestre dell’aristocratica via della Camilluccia, sbarrata da un grande cancello fiancheggiato da due pilastri di pietra grigia sormontati da una fiamma scolpita con la scritta “Cimitière Militaire Française – Campagne d’Italie 1943 – 1944″.
    Quel cimitero porta un brutto ricordo per le popolazioni italiane. Dovrà essere nascosto dalla storia, quelle truppe “francesi” meglio dimenticarle

  14. maria grazia
    aprile 25th, 2009 | 10:06

    sono un’insegnante di lettere e solo ieri 24 aprile 2009, ho sentito parlare per la prima volta di quest’episodio in una puntata di rai educational, ti ringrazio per l’attenzione che tu avevi già prestato a questa pagina trisitssima della nostra storia, ne parlerò anche agli alunni

  15. emiliano ciotti
    maggio 9th, 2009 | 21:56

    caro rizki,
    uno dei tuoi connanzionali ha ammamzzato con una baionettata mio zio (chissa forse e’ stato proprio tuo padre) di soli 16 anni perche’ rifiutava di farsi violentare…
    io la cittadinana onoraria l’avrei riconsegnata..
    ma sai…. voi eravate i salvatori……

  16. alessandro
    luglio 10th, 2009 | 18:05

    E’ assolutamente vero che la guerra sia, per antonomasia, fonte di atrocità e violenza, ma ritengo che il non riconoscere, o peggio, nascondere tali nefandezze come per molti anni mi pare abbia fatto la tanto civile Francia sia altrettanto atroce. Navigando nel web risulta difficile trovare siti francesi che approfondiscano tale argomento, vuoi per la vergogna, vuoi perchè alle volte si ritiene sia meglio far finta di nulla. Comunque, credo, che i massacri e le violenze perpetrate dal Cef durante la campagna d’Italia nel 1944, siano il frutto anche forse di una vendetta dopo il nostro attacco ai cugini francesi del 1940. Resta comunque vivo, anche se non nelle giovani generazioni, negli italiani il ricordo di quanto subito dalla popolazione italiana di quelle zone, ma mi sembra chiusa per molti, o viziata da cupi giudizi destrorsi ed ignoranti, la pagina della storia di quell’Italia che dopo lutti, sofferenze e fame uscì dalla guerra con la voglia di rinascere.

  17. bernardo
    gennaio 9th, 2010 | 20:35

    Tutti i crimini di guerra, s’è impossibilitati a perseguirli,
    vanno denunciati con forza, indipendentemente da chi li abbia commessi.

  18. Luigi Pellini
    gennaio 16th, 2010 | 01:21

    Si è impossibilitati nel perseguire i crimini di guerra dei vincitori. Questo da sempre è una legge storica valida in ogni epoca.
    La Seconda Guerra Mondiale è stata combattuta attraverso crimini di ogni genere.
    Dresda, Montecassino, lo sbarco in Sicilia attraverso la mafia, le due bonbe atomiche: questi crimini si sono sempre giustificati. Ma prima o poi il vincitore sarà a sua volta vinto come il sacerdote del lago di Nemi.

  19. emiliano ciotti
    maggio 15th, 2010 | 00:41

    Finalmente e’ nata L’associazione nazionale Vittime delle marocchinate o Goumier…
    Vediamo se questi tabu’ una alla volta cadono tutti..
    l’associazione la trovate anche su facebooK

  20. ciociaro
    giugno 29th, 2010 | 00:47

    welcome in cIOCIARIA……..FIGLI DI PUTTANA!

  21. anthony simeone
    luglio 16th, 2010 | 01:21

    ho letto i vostri dialoqui ma questa carta bianca non doveva mai essere messa vigore da tutti icomandi delle forze militari qulunque nazione sbagliava dovrebbe essere stata punita pur troppo capita sempre a noi italiani

  22. nducli
    luglio 3rd, 2011 | 16:17

    rizki , studia che è meglio!

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