30 settembre 2006
Alexei Skripko, alias “l’ambasciatore bielorusso in Italia”
Si sono spesi fiumi di inchiostro relativamente alla questione della piccola “Maria”. Che, tra parentesi, si è scoperto oggi si chiamasse in realtà Victoria. Esattamente come l’ex Spice Girl, e non come la ben più famosa mamma di Gesù Cristo. La vicenda perde un po’ in sentimentalismo (d’altronde quale nome poteva essere più adatto di “Maria” per descrivere una bimba che nell’immaginario collettivo sarebbe dovuta diventare l’emblema della purezza?), ma nella sostanza rimane immutata.
Premetto che questo “caso” mi è sembrato da subito (e tutt’ora condivido lo stesso parere) una emerita stronzata. Non è cinismo, ma pura e semplice valutazione obiettiva della faccenda. Odio, con tutto il cuore, quando i media decidono di montare un caso su qualcosa che magari neppure esiste. Questa povera ragazzina ha detto ai suoi “genitori adottivi” (che tali non sono, ma non mi viene in mente un termine più adatto) che nell’orfanotrofio bielorusso nella quale vive ha subito dei “maltrattamenti”. Alcuni giornali hanno parlato di sevizie, non so bene su quali basi. Altri hanno ipotizzato percosse e abusi da parte degli orfanelli più grandi di lei. Di certo non c’è assolutamente nulla. E se anche queste voci dovessero essere confermate, ho l’ardore di ritenere che eventi del genere accadano in qualsiasi orfanotrofio del mondo, che per definizione non è e non può essere un’istituzione oxfordiana.
Si dice che la bambina abbia raccontato queste cose ai suoi “genitori” italiani. Ma anche questo aspetto è tutto da confermare.
Di certo c’è che, in questa vicenda, un uomo ha guadagnato la mia eterna stima, mista a profonda e sicuramente sempreverde ammirazione.

Alexei Skripko, ambasciatore bielorusso in Italia. Un uomo, un mito. Bella presenza. Ottimo modo di fare diplomazia di chiara impronta sovietica. Parlantina sciolta in un italiano fluente, macchiato soltanto da un vago accento alla “ti spiezzo in due” di draghesca memoria.
Il 19 settembre, quando il “caso Maria” stava scoppiando, l’ambasciatore si è incazzato. “Avete solo 24 ore per restituire Maria” ha tuonato. E nessuno l’ha cagato. Neanche di striscio, come si dice in gergo. I giornali parlano oggi di un governo italiano arrendevole, che si è inginocchiato persino dinnanzi alla possente Bielorussia. A me sembra che non sia andata proprio così. Il 20 settembre, ad ultimatum scaduto, Skripko si è incazzato ancora di più: “Chiediamo all’autorità italiana il primato della legge e dell’ordine pubblico insieme alla repressione di atti illegali compiuti da alcuni cittadini italiani. Questi cittadini impediscono apertamente l’esecuzione di un provvedimento giudiziario assunto da un Tribunale italiano“. Ancora del tutto ignorato dal nostro governo, ha provato a spacciarsi per uno propositivo: “la Bielorussia esige una sollecita e completa investigazione di tutte le circostanze inerenti al sequestro e del prolungamento dello stesso, inclusa la punizione di tutte le persone che si sono rese responsabili di questi atti illegali e del loro favoreggiamento“. Suppongo che con il termine “punizione”, il solerte Skripko intendesse il trasferimento coatto dei colpevoli all’interno di un gulag siberiano. O bielorusso. Ammetto la mia ignoranza sulla storia di questo Paese e non so dire, in effetti, se vi fossero anche lì dei campi di internamento. I nostri poltici, ancora una volta, se ne sono fregati e l’hanno lasciato parlare. La faccenda è andata avanti ancora per diversi giorni, fino a quando alcune ordinanze giudiziarie hanno decretato che la bimba era trattenuta illegalmente e doveva pertanto rimpatriare. Skripko, prossimo all’esaurimento nervoso, si è potuto finalmente rilassare. E i Carabinieri sono andati a prendersi la bambina. Non i servizi segreti, i NOCS o la CIA. Due appuntati, che hanno bussato alla porta della casa di montagna dei “rapitori”, hanno chiesto se la bimba fosse lì, e la “nonna” che la custodiva ha risposto affermativamente, consegnandola alle loro braccia. Skripko, che ancora non ci voleva credere, è andato in caserma a prendersi Maria/Victoria di persona. E se l’è riportata in Bielorussia, tenendola stretta stretta e non perdendola di vista neppure un secondo. La cosa buffa è che lui è tutt’ora convinto di aver “vinto”, quando in realtà hanno riso di lui n (con n>30) milioni di persone.
Non li fanno più uomini come questo…
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