24 settembre 2006
Serial Killer. Storie di ossessione omicida
L’importante è che non pensiate male. Non ho alcun intento omicida, più o meno latente o nascosto che sia. Non pensate al post sul sergente Hartman di ieri e non cercate collegamenti tra questa mia lettura e gli eventi calcistici cui ho accennato negli ultimi post.
Premesso tutto ciò, ho appena finito di leggere “Serial Killer. Storie di ossessione omicida“, un libro scritto a quattro mani da Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi.

Trecento pagine che scorrono via piuttosto velocemente, senza quasi mai sfociare nella noia. Merito di Lucarelli e del suo stile incalzante, quasi frenetico, nello scrivere. Ma merito anche di Massimo Picozzi, le cui conoscenze permettono di non perdere di vista una trattazione abbastanza rigorosa delle vicende trattate nelle pagine che compongono il volume.
Se qualcuno si chiede per quale motivo mi piacciano delle letture di questo tipo, rispondo riproponendo ciò che appare sul retro di copertina del libro:
“Chi sono i serial killer e perchè la nostra immaginazione è così colpita da queste terribili figure? Perchè ci fanno paura, certo. Ma anche, e soprattutto, perchè sono la personificazione di quanto c’è ancora di irrazionale, di ferino, di primordiale in noi e nella nostra vita apparentemente logica e ordinata. E’ il mostro che aspetta in agguato, è l’orco che si nasconde dietro le nostre esistenze quotidiane, nelle nostre strade, nelle nostre menti, nei nostri cuori. Serial killer è anche un’esplorazione della psicologia di questi mostri efferati e un’indagine su tutti gli strumenti di cui oggi dispongono detective e magistrati per mettersi sulle tracce di questi omicidi ossessivi, sempre in bilico tra normalità e follia. Un viaggio terrificante nella vita e nella mente di uomini e donne che non sono semplici criminali. Sono il lato oscuro del cuore umano.“


