30 ottobre 2006
PI Greco – Il teorema del delirio
Ma che faccio, mi metto a parlare di film pure io, che non ci ho mai capito un piffero (eufemismo)?

Avrei un sacco di altre cose da raccontare, da spiegare, da provare a far capire. Ma le mie energie, oggi, si sono tutte esaurite all’istituto. Che non si fraintenda. Da un punto di vista meramente efficientista, la giornata di oggi è stata una delle più produttive che la mia carriera ricordi. Ho aperto XCode verso le nove e mezza di mattina (oggi proprio non ce la facevo a svegliarmi, piena “sindrome del lunedì mattina”, segno che ormai mi sono ambientato fin troppo bene qui a Roma…) per richiuderlo alle sei e mezza di sera (un po’ in anticipo rispetto al solito, ma ero cotto), senza staccare gli occhi dal codice neppure per un attimo. Nonostante fosse lunedì, oggi il santo protettore dei programmatori doveva essere dalla mia parte. Qualunque riga di C++ scrivessi, anche apparentemente assurda, funzionava senza fare una piega. E quasi sempre produceva il risultato a cui avevo vagamente pensato quando avevo iniziato a scriverla.
Fatto sta che, raccogliendo le mie ultime forze, sono giusto riuscito a trascinarmi barcollante fino a casa. Senza neppure inciaparmi su qualche barbone o litigare con qualche elemosinante come mi succede ormai abbastanza frequentemente. Ma ora la voglia di parlare di cose serie (ad esempio, raccontare una volta per tutte su cos’è che sto lavorando all’ISTC, in maniera tale da potermi togliere il dente e raccontare giorno per giorno l’evoluzione del tutto) non c’è. Così parlo del faceto. Di questo film, “Pi Greco – Il teorema del delitto”, che ho finito di guardare ieri notte prima di addormentarmi.
Davvero bello. Le premesse non erano delle migliori. Pensavo di trovarmi di fronte al solito film-idiota che parla di un qualche scienziato autistico che, chiuso in un qualche scantinato, scopre il modo di salvare il mondo. Niente di tutto ciò. Chiaro, vi è sempre una visione un po’ romantica e stereotipata dello scienziato, che in questo caso è epilettico e pesantemente affetto da schizofrenia (sì, ricorda un po’ il Nash di “A Beautiful Mind”). Ma una volta tanto i riferimenti “pseudo-scientifici” sono solidi (commuovente un richiamo alla teoria della complessità, mentre il protagonista e il suo professore/confidente giocano a un gioco da tavolo cinese che non saprei meglio definire) e la psicologia del protagonista ricostruita in maniera convincente. Altro non saprei dirvi. Di regia, fotografia (qualcuno, per favore, mi spieghi una volta per tutte che cazzo è la fotografia in un film) e attori non ne so assolutamente niente. Ma il film mi è piaciuto.
E mi basta questo per consigliarvene la visione…
Comments(4)


Il direttore della fotografia ricopre fondamentalmente tre incarichi: illuminare, inquadrare e impostare l’apertura dell’obiettivo ovvero il diaframma (definisce la quantità di luce che va ad impressionarsi sulla pellicola); è responsabile dell’immagine e per essa dell’illuminazione della scena e non solo con gli impianti luce veri e propri, le lampade per intenderci, ma sceglie anche la pellicola e per essa l’obiettivo, la sua apertura e i filtri; inoltre dirige gli operatori, gli assistenti, i macchinisti e gli elettricisti, collabora strettamente con lo scenografo, l’arredatore e il costumista.
Ti basta ???
P.S.: ovviamente l’ho copiato da un sito internet… non è frutto del mio sacco
“Basito” potrebbe andare bene come risposta?
Pellicola e diaframma, proprio come nella fotografia dell’era pre-digitale. Però mi sfugge ancora una cosa. Ancora oggi utilizzano la tradizionale “pellicola” per girare film? Non so perchè, ma ero convintissimo che già in fase di ripresa (o “di presa”, per utilizzare un termine che devo aver letto da qualche parte) fosse tutto digitale. E, se questa mia ipotesi fosse confermata, direi che si potrebbero tagliare un bel po’ di frasi dalla definizione di cui sopra… ottenendo esattamente la definizione di “elettricista”…
un esempio di film in digitale lo dà Collateral di Mann. la pellicola è un pò come i dischi in vinile (meccanica) contro i CD (digitale). Il suono è comunque più caldo e vivo perchè maggiormente saturo, cosa che non si riesce a simulare perfettamente. stessa cosa per i film.
comunque alla fine te lo sei sparato PI. bravo! ora è il turno di Requiem for a Dream, sempre che tu abbia lo stomaco forte per arrivare in fondo. E fra un mese uscirà The Fountain al cinema.
byez!
Ok, ok… grazie, siete stati esaurientissimi… giuro che non farò più illazioni sul cinema!!!