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Some other old good stuff

Fabio Ruini’s blog

Because Italians do it better! What the f**k? Ehm… the blogs, I mean… obviously! :-/

Recuperare gli arretrati

Ieri sera é venuta a trovarmi qui a Roma mia mamma, accompagnata dal compagno (questo per definizione di “compagno”, ossia “colui che accompagna”). Sono arrivati un po’ tardi, essendo partiti da Reggio Emilia nel pomeriggio. Così, uscito dal lavoro ho fatto giusto in tempo ad andarli a recuperare alla stazione (per me ancora è un mistero il come abbiano fatto a pescare un treno che li portasse alla Tiburtina e non a Termini), accompagnarli all’hotel ed andare a mangiare qualcosa insieme. Ci è voluto più di un mese, ma finalmente il sottoscritto è riuscito a “mangiare romano”. In una trattoria veramente rustica. Ma dove fanno da mangiare in maniera spettacolare. Polpette di pollo come antipasto, rigatoni all’amatriciana, saltimbocca alla romana, trippa (semplicemente favolosa), abbacchio con patate arrosto (inclassificabile, ma in senso buono), un altro secondo che al momento non ricordo, torta di limone, caffè e amaro (abruzzese, questo… per quanto la gente di Roma sembri tutta romana, si scopre sempre che orginario di lì non c’è praticamente nessuno). E abbiamo pure speso una fischiata. L’unico inconveniente è accaduto verso le 22.50, quando mi sono ricordato che la metro chiude alle 23.00. Mettersi a correre con tutta la succitata roba nello stomaco non è una bella esperienza. Davvero, ve la sconsiglio di cuore.

Comunque sia, smaltite nella notte le mie questioni stomaco-intestinali, stamane la sveglia ha suonato presto. Partenza da Castro Pretorio alla volta di Porta Pia. Poi via a piedi in direzione Quirinale, con fermata obbligatoria in tutte (sottolineo tutte e, credetemi, sono davvero tante) le chiese incrociate lungo il cammino, compresa una nella quale era appena finito un matrimonio e dove ci siamo uniti nell’applauso agli sposi. Sto provando a fare un riepilogo di tutto quello che abbiamo visto oggi, ma i nomi delle varie chiese proprio non me li ricordo. In ordine più o meno sparso, comunque, abbiamo visitato: Porta Pia, la piazza del Quirinale, la galleria Alberto Sordi (non proprio un’attrattiva storico-culturale, ma comunque molto carina), la piazza di Palazzo Chigi, quella di Montecitorio, la Fontana di Trevi, il Pantheon, Piazza Venezia, il Vittoriano/Altare della Patria, il carcere mamertino, la via dei fori imperiali e il Colosseo.

Tutto semplicemente splendido. Ma dire questo è scontato. In particolare mi sono piaciute da morire due cose.

In primis il Museo Centrale del Risorgimento Italiano, ospitato all’interno del Vittoriano. Un pezzo di storia (pre)italiana a tratti commovente. Spettacolare la teca all’interno della quale è contenuto lo stivale che aveva indosso Garibaldi quando venne centrato da un colpo d’arma da fuoco

Affusto di cannone utilizzato per trasportare al Vittoriano la salma del Milite Ignoto

In secondo luogo, strasuggestivo il carcere mamertino. Vista l’ora tarda ed il fatto che in quanto a religione non sono mai stato particolarmente ferrato, lascio che sia Wikipedia a scrivere al posto mio:

Non esistono prove certe della permanenza di San Pietro e San Paolo. La tradizione è comunque molto antica e la trasformazione del carcere in chiesa (chiesa di San Pietro in carcere) si fa risalire al quarto secolo d.C. per volere di papa Silvestro I.
La leggenda vuole che S.Pietro, scendendo nel Tullianum, cadde battendo il capo contro la parete lasciando in tal modo la propria impronta nella pietra (dal 1720 protetta da una grata). Rinchiusi nella segreta, assieme ad atri seguaci, i due apostoli fecero scaturire miracolosamente una polla d’acqua e riuscirono a convertire e battezzare i custodi delle carceri , Processo e Martiniano, martiri a loro volta. I due apostoli non furono uccisi qui perché San Pietro fu condotto sul colle Vaticano e San Paolo alle Acque Salvie (l’attuale Abbazia delle Tre Fontane).

Sto rileggendo questo post, prima di pubblicarlo. E, non so perchè, la prima parte mi dà molto l’impressione del “tema della medie”. Evidentemente, a stare con la mia cara mammina tutto il giorno, si è risvegliata la componente infantile che c’è in me. Ed è pure bello scoprire che questa parte di me c’è sempre.

Italiani eterni mammoni, dunque? Sì, e con vanto! :-)

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