Ieri sera sono finalmente riuscito a vedere “Uccidete la democrazia!”, il “film” di Beppe Cremagnani ed Enrico Deaglio che tanto scalpore aveva fatto qualche settimana fa. Prima di finire nel dimenticatoio. Segno che l’atto d’accusa del documentario, forse, non era così fondato come si pensava a mente calda.

Premetto. La mia analisi non è assolutamente imparziale. Mi sforzerò di essere quanto più obiettivo possibile, ma sicuramente incapperò involontariamente in qualche punta di eccessiva faziosità. Ciò perchè “film-documentari” di questo genere, a partire dal celebre Fahrenheit 9/11 di Moore fino ad arrivare al Caimano di Moretti, non li ho mai potuti compatire. Il motivo è semplice: camuffare una squallida propaganda politica per un reportage giornalistico, o peggio ancora per un’opera “artistica”, è quanto di più meschino nei confronti del pubblico possa esistere.
Nello specifico, il lavoro messo in piedi dal duo di “Dario” sostiene che la notte delle ultime elezioni le destre abbiano tentato un colpo di stato. Sventato soltanto grazie ad una provvidenziale “retromarcia” fatta dal ministro Pisanu nella notte dello spoglio. Tale tesi, talmente forte, è suffragata, se così vogliamo dire, soltanto da due fatti. Il numero straordinariamente basso delle schede bianche scrutinate e la misteriosa riunione tra i vertici del centrodestra ed il ministro dell’interno Pisanu avvenuta nei momenti più concitati del conteggio dei voti.
Il dato relativo alle schede bianche, in effetti, è interessante. Prendendo per buoni i dati mostrati da Cremagnani e Deaglio (ma una verifica mi piacerebbe comunque farla…), le schede bianche sono crollate di numero rispetto alle precedenti elezioni, mentre la loro distribuzione, regione per regione, si è appiattita. Tutto ciò, “nonostante” a votare siano andate circa 500’000 persone in meno rispetto al 2001. Per loro è un “nonostante”. Per me, invece, questa è una possibile spiegazione, seppur semplicistica, del crollo numerico delle schede bianche (buona parte di coloro che nel 2001 hanno lasciato la scheda in bianco, nel 2006 non si è recato a votare).
Per quanto riguarda il summit tra Pisanu, Berlusconi & c., cadiamo nella fantapolitica più assurda. Talmente idiota come tesi che non mi pare nemmeno il caso di perder tempo nel raccontarla.
Ma “Uccidete la democrazia!” non si limita a questo. Ci regala anche perle di autentica comicità. Tragicomica la parte dedicata a dimostrare come sia possibile manipolare un software elettorale. Con tanto di viaggio in America per incontrare un programmatore megalomane, dal quale gli autori si fanno scrivere in diretta un programmino che connette tra loro due database SQL Server e “sporca” i dati che vengono trasmessi dall’uno all’altro. Una delle pagine più imbarazzanti che mi sia mai capitato di vedere in tv. E dire che ogni volta che qualcuno parla di informatica sul piccolo schermo mi vengono i brividi.
Vi è poi il capitolo exit polls. Supportati da quanto sostenuto dal succitato programmatore megalomane (una fonte che è un mostro di attendibilità), Deaglio e Cremagnani ci dicono che se un exit-poll è fortemente sbagliato, allora l’elezione è truccata. Esattamente come avvenuto nell’aprile 2006. Ma perchè tutti quanti si sono dimenticati con una rapidità disarmante di quelle care vecchie elezioni di qualche anno fa? Esatto, quelle in cui gli exit-polls davano per vincente il Polo, che invece subì una schiacciante batosta. Tutto d’un tratto gli istituti di statistica sono diventati un covo di apprendisti stregoni, capaci di predire con assoluta certezza il futuro. Qualcuno potrebbe, per cortesia, spiegare a quei due i concetti di “campionamento”, “distribuzione di probabilità” con relative “code”, ecc?
Insomma, come indagine un disastro. Come film, meglio lasciar perdere, vista l’assurdità della prova fornita da quei tre “attori” coinvolti nelle riprese. Deaglio e Cremagnani, in ultima analisi, parlano di statistica e di informatica. Dimostrando ampiamente di non conoscere ne l’una ne l’altra materia. E, sulla base di quattro numeri rubati qua e là, elaborano una fantasiosa teoria del complotto. Nemmeno David Icke (se non l’avete fatto, vi consiglio di farvi due risate leggendo Alice nel Paese delle Meraviglie e il disastro delle Torri Gemelle) è mai arrivato a tanto.
Sono stato troppo cattivo? Può essere. Per ammorbidire un po’ la mia posizione, allora, sappiate che concordo, in tutto e per tutto, con quanto scritto da Eric Joszef sull’Internazionale. La citazione è riportata, tra l’altro, anche su uccidetelademocrazia.com:
Monarchia o repubblica? Dopo sessant’anni torna il sospetto dei brogli che aveva circondato il referendum del 1946, stavolta per una delle elezioni più combattute della storia politica italiana.
Il voto del 10 aprile 2006 aveva stupito tutti per la lentezza dello spoglio, la confusione dei dati e l’incertezza dei risultati finali. Le dichiarazioni di alcuni esponenti del centrosinistra, che chiedevano ai militanti di presidiare i seggi e controllare le urne, avevano fatto aumentare la tenzione.
La vittoria dell’Unione – che, anche se risicata, confermava il cambiamento di maggioranza previsto dai sondaggi – sembrava aver messo la parola fine alle polemiche.
Il film documentario di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani ha il grande merito di tornare su un argomento scottante e vitale per il buon funzionamento di ogni democrazia, cioè la regolarità del voto. Gli autori rivelano due dati statistici curiosi, interessanti e inquietanti, su cui conviene interrogarsi: il crollo delle schede bianche (scese a 445 mila contro gli 1,7 milioni di cinque anni fa) e la loro distribuzione quasi uniforme in tutto il paese.
E’ possibile che si tratti solo di coincidenze?
La domanda è più che legittima. Come è legittimo chiedere conto all’ex ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu dei ritardi nella comunicazione dei risultati e delle sue inconsuete visite al domicilio privato di Silvio Berlusconi nella sera dello spoglio.
Il problema di “Uccidete la democrazia” è che non fa queste domande. Invece di portare fino in fondo l’inchiesta cercando di incontrare tutti i protagonisti della vicenda, Deaglio e Cremagnani si rifugiano dietro un thriller politico, una fiction elettorale: il Cavaliere, accolto nel suo ultimo meeting da cori neofascisti, avrebbe tentato come il Duce di negare il gioco democratico, truccando l voto attraverso un computer e trasfromando le schede bianche in preferenze per Forza italia. L’approssimazione, la mancata verifica dei fatti e le scorciatoie storiche del film lasciano molte perplessità.
La tesi di Deaglio e Cremagnani non è del tutto inverosimile. Ma l’enfasi, il pressapochismo dell’inchiesta e le conclusioni affrettate rischiano di vanificare il merito di aver posto delle domande sulla regolarità del voto.
E’ già successo, in passato, per tante storie italiane di cui non si conosce tutta la verità. Come per il referendum del 1946.