26 febbraio 2007
Deliri complessi, parte cinque: Il comportamento visto come un processo dinamico risultante da sequenze di micro-interazioni
Chiusa la parte relativa al rapporto tra reti neurali e complessità, andiamo ora ad indagare più nel dettaglio perché il comportamento possa essere visto come un fenomeno emergente.
Nolfi , in un suo lavoro recente, definisce il comportamento come un processo dinamico risultante dalle interazioni, di carattere non-lineare, tra un agente (naturale od artificiale che sia), il suo corpo e l’ambiente esterno (incluso in questo senso anche l’ambiente sociale).
Tale definizione è ben sintetizzata dallo schema che segue:

Ad ogni singolo istante, la struttura dell’ambiente e soprattutto le sue relazioni con l’agente influenzano il corpo di quest’ultimo (ovvero la sua percezione relativa all’ambiente) e, di conseguenza, la sua risposta motoria. La risposta motoria dell’organismo, a sua volta, può produrre dei cambiamenti nella struttura dell’ambiente o comunque una differente relazione tra questo e l’agente, innescando una sequenza di azioni in cui ciascuna di esse è sempre influenzata dall’azione precedente.
Il prodotto di queste sequenze di interazioni “fine-grained” è un processo dinamico, il comportamento. In esso, il contributo dei diversi aspetti (l’agente, il corpo e l’ambiente) non può essere considerato separatamente. Ciò implica che anche una completa conoscenza degli elementi che governano le interazioni non fornisce che un piccolo contributo alla comprensione del comportamento emergente dalle interazioni. Il termine “emergente”, in questo caso, è utilizzato nel senso “tradizionale” della complessità, allo scopo di indicare una proprietà risultante da una sequenza di interazioni che possono essere difficilmente predette o inferite da un osservatore esterno anche in possesso di una conoscenza completa degli elementi interagenti e delle regole che governano le interazioni.
La relazione che vi è tra le regole di interazione ed il comportamento risultante è ulteriormente complicata dal fatto che, quando le interazioni sono di tipo non-lineare, modifiche anche minime delle regole d’interazione “di basso livello” possono tradursi in forme molto differenti di comportamento, per via dell’azione di effetti cumulativi ed amplificativi.


