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Some other old good stuff

Fabio Ruini’s blog

Because Italians do it better! What the f**k? Ehm… the blogs, I mean… obviously! :-/

Archivio per Aprile, 2007

La mia prima lezione “virtuale”

Premessa doverosa. Non è che abbia quella grande esperienza nel tenere lezioni frontali, tradizionali. Ne avrò fatte in tutto poco più di una quindicina in vita mia. Ma in assoluto, nonostante il lavorare da tempo nel settore (nel settore della formazione via Internet, intendo), non avevo mai tenuto una lezione “virtuale”, senza essere fisicamente di fronte agli studenti.

Ebbene, oggi mi sono tolto questo “sfizio”. Con la prima lezione di Laboratorio di Informatica I, un corso da 4 crediti (e utilizzabile anche come alternativa al tirocinio) riservato agli studenti iscritti al Corso di Laurea On Line in Economia e Informatica per la Gestione delle Imprese.

Screenshot prima aula virtuale di Laboratorio di Informatica I

Sorvolando sui “momentini” d’impasse iniziale (la mia classica sindrome da “eeehhhmm…”), sulla sensazione di sentirsi decisamente imbecilli a parlare per un’ora filata di fronte ad un computer (comico doveva essere vedermi dal vivo, specie quando provavo ad accendermi qualche sigaretta facendo il minimo rumore possibile e cercando contemporaneamente di continuare a parlare…) e soprattutto sul fatto che un programma d’esempio, il quale doveva calcolare l’area di un rettangolo, l’ho chiamato per metà lezione “triangolo”, direi che è andata abbastanza bene. Margini di miglioramento, anche in questo caso, ci sono tutti. Ma in generale, riascoltandomi con calma in serata, devo ammettere che mi sono piaciuto.

Sarà che mi aspettavo un disastro totale… :-)

Big Brain Academy

Ci sto decisamente rimanendo in mezzo con quel maledettissimo Nintendo DS. L’allenamento con il dottor Kawashima procede regolarmente ed inizia a dare i suoi frutti: per il secondo giorno consecutivo, l’età del mio cervello risulta essere di 20 anni. Merito anche dell’altro gioco con il quale mi sto quotidianamente avvelenando: Big Brain Academy.

Big Brain Academy

Proprio a riguardo di BBA, ho trovato su Internet un sito dedicato ai giocatori più malati, che possono inviare i loro record e confrontarli con quelli di sfidanti provenienti da mezzo mondo. Il sito in questione é BigBrainFans.com. Grafica essenziale, non tantissimi iscritti, ma decisamente stimolante.

Questo il mio record personale ottenuto nel test generale:

Al momento sono ventesimo. Un buon piazzamento, sembrerebbe. Se non fosse che al momento, sul sito, ci sono soltanto 34 score validi (cioè, con allegato screenshot a mo di prova). Ma sento di avere ancora buoni margini di miglioramento. Quei due svizzeri al comando della classifica mi danno un po’ da fare…

iLike

Ok, non si tratta di qualcosa di recente. Ma io l’ho scoperto soltanto adesso. E l’ho trovato fantastico. Sto parlando di iLike, un qualcosa che, quoto una recensione trovata sulla rete, “si colloca tra i servizi di social networking e analisi della musica riprodotta sul proprio computer e iPod”.

Screenshot iLike
(lo screenshot, per la cronaca, non è mio…)

Questa la recensione curata da iPodJournal.it:

Il sito si propone come una soluzione per tenere traccia del proprio storico musicale, per conoscere nuova musica e per trovare utenti con gusti simili ai propri.
E’ dunque possibile creare un account personale, scaricare una barra che andrà ad integrarsi con iTunes, e iniziare a tracciare la propria esperienza musicale.
La barra di iLike è disponibile sia per Winodows che per Mac, ma la versione per Mac Os X (solo Tiger) presenta qualche limite e problematica, dunque abbiamo testato le funzionalità complete su un Pc con XP.

Il servizio è interamente gratuito, la barra è sicura e di facile disinstallazione e il team prevede di rilasciarne versioni per altri software musicali

Dopo aver completato l’installazione del software, all’avvio di iTunes iLike leggerà la libreria trasmettendola al sistema; sul lato destro della finestra di iTunes comparirà appunto una barra a scomparsa contenente quattro pannelli: Related, Friends, Playlists e Profile.
Riproducendo una canzone, sul pannello Related comparirà una lista di artisti simili o correlati e una lista di tracce di artisti indipendenti liberamente scaricabili.
Sul pannello Playlists compariranno invece alcune opzioni per la creazione di playlist istantanee. In Profile sarà invece possibile accedere ai messaggi in entrata relativi al proprio account, o ad accedere alla propria Home o Profilo.

Come detto in principio, iLike è un servizio sociale: l’account offrirà una home page personale contenente le ultime tracce riprodotte, lo storico della libreria, una sezione dedicata agli utenti aggiunti come amici e un’altra dedicata alla messaggistica.
La sezione della barra di iLike chiamata Friends elencherà gli utenti aggiunti come amici, e vi segnalerà l’ultima canzone riprodotta.

iLike terrà traccia dei titoli, degli artisti e del numero di volte in cui ascolterete le stesse canzoni o gli stessi artisti. In base a questo sarà in grado di comprendere i vostri gusti, e di relazionarli con quelli degli altri utenti per stimare la vostra compatibilità musicale.
Un altro metodo per registrare sull’account i propri gusti è quello di segnalare gli artisti che più vi piacciono: si può fare attraverso un sistema di votazione creato appositamente, o tramite un bottone contenuto nelle pagine degli artisti; iLike offre infatti un motore di ricerca mirato ad ogni artista registrato nel sistema e le pagine monotematiche contengono alcune statistiche basate sul grado di interesse della community.
Sempre per quanto riguarda gli aspetti più sociali del sistema, il servizio offre una funzione mirata alla segnalazione di un brano all’intero gruppo di amici o anche solo ad alcuni di loro.

iLike offre la possibilità di ascoltare una preview di 30 secondi dei file indicizzati appoggiandosi ad Amazon. Ogni traccia contiene i link per l’acquisto – se disponibile – sugli store musicali (tra cui iTunes Store). Il download gratuito della musica indie viene invece offerto da GarageBand.com.

Un’altra caratteristica interessante è quella di poter usufruire di un codice da inserire nel proprio blog, sito o MySpace. Il codice personale visualizzerà le ultime canzoni ascoltate e le tracce maggiormente riprodotte. Per l’inserimento del codice in MySpace è disponibile un sistema automatico che posizionerà il blocchetto flash nel proprio profilo alla voce Musica.

Queste sono le caratteristiche di iLike, ed è quasi impossibile non confrontare il servizio con il più maturo Last.fm. Certamente i punti in comune tra i due siti sono molti, anche se Last.fm presenta alcune caratteristiche in più (streaming di radio personalizzate, tagging, forum, dettagli sugli artisti etc) e una completezza generale maggiore. Ciò è sicuramente associato alla giovinezza del servizio, ma senza dubbio iLike presenta le giuste premesse per una buona e interessante crescita.

Avevo letto da qualche parte (e questo è il motivo per cui mi sono deciso a provarlo) che iLike permette di generare un piccolo semi-banner da poter inserire all’interno di una pagina web. Ed era esattamente quello che mi sarebbe piaciuto fare per il blog. Peccato solo che non ho ancora trovato questa funzione…

Il fallimento dell’intelligenza. Teoria e pratica della stupidità

Ebbene sì. Nonostante il mio DS abbia drasticamente ridotto l’ammontare del mio tempo dedicato alla lettura (nel cambio, culturalmente, non ci ho di sicuro guadagnato… ma in un periodo di pseudo-relax come questo, ben venga anche qualche momento ludico), sono riuscito a dedicarmi alle ultime 50 paginette di un libro cui avevo già accennato qualche tempo fa: “Il fallimento dell’intelligenza. Teoria e pratica della stupidità

Il fallimento dell’intelligenza

La prima parte del volume, dedicata alla presentazione di una sorta di teoria modulare dell’intelligenza, focalizzata soprattutto su un’analisi dei motivi per i quali essa talvolta “fallisce”, non mi aveva particolarmente impressionato. Al contrario, la trovavo molto lacunosa. Molto filosofica e ben poco “neuro”, per quanto l’autore volesse far credere l’opposto. Le pagine seguenti, invece, e soprattutto il capitolo conclusivo dedicato all’intelligenza sociale, sono state davvero una bella sorpresa. Al punto che mi sento di consigliare caldamente la lettura dell’opera di questo José Antonio Marina. Ed al punto che mi permetto di citare un paragrafo, il quale mi ha aperto gli occhi sulla mia condizione di “procastinatore”:

La procastinazione. Per mettere a tacere i puristi, chiarisco subito che si dovrebbe dire “procrastinazione”, ma nella mia lingua questa successione di “r” suona proprio male. Sebbene non sia particolarmente bello, dovremmo recuperare il termine “procastinaciòn”, preso dall’inglese nonostante abbia un’origine latina e ormai sparito dai dizionari, poiché designa un fenomeno diffusissimo. Ricordiamo che significa “lasciare qualcosa per domani”. In spagnolo abbiamo due parole simili: postergar, “posporre”, ossia “interrompere qualcosa per farlo più tardi o dopo un’altra cosa che nell’ordine normale dovrebbe precedere”, e diferir, “differire”, ossia “non fare qualcosa nel momento in cui si era pensato, ma lasciarlo per dopo”.

Entrambi i significati sono molto vicini a quello della parola inglese, ma non mi sembrano suoi sinonimi. La procastinazione non è un semplice rinvio, né un rifiuto di fare qualcosa. Senza dubbio è indolenza, ma accompagnata da tattiche dilatorie. Il procastinatore prende la ferma decisione di fare una cosa l’indomani, decisione che verrà rimandata con identica determinazione il giorno successivo. Ha quindi una forte volontà di agire nel futuro, ma è una volontà debole per il presente, come se rilasciasse a se stesso un tagliando con scadenza rinnovabile. Una compiacente voce interiore gli dice che rinascerà trasformato da questa notte di proroghe, dotato di energie straordinarie che gli renderanno tutto più facile. Chi può negare che sia meglio affrontare un compito sentendosi traboccare di forza? In genere il procastinatore è un posticipatore riflessivo, capace di trovare argomenti più che validi – almeno secondo lui – per i quali è consigliabile rimandare l’azione. Vi sottoporrò a un rapido test per verificare se fate parte anche voi della categoria:

  1. Vi capita spesso di pagare commissioni o penali per assegni scoperti, pagamenti avvenuti in ritardo, fatture o tasse saldate oltre la scadenza?
  2. Vi succede troppe volte di rimanere per strada perché aspettate di arrivare al distributore successivo per fare benzina, magari con la scusa che è meglio illuminato?
  3. Sapete di dover riordinare la scrivania, ma continuate a ripetervi che, data l’importanza del compito, sia meglio aspettare il lunedì o le vacanze per poterlo fare con la dovuta cura?
  4. Quando finalmente vi decidete a farlo, vi limitate a cambiare la disposizione delle pile di carte?
  5. Lasciate accumulare la posta, e per la vergogna prendete decisioni che ostacolano ulteriormente il compito di evaderla? Per esempio, ciò che avreste potuto risolvere con una nota di poche righe adesso richiede una lunga lettera, che rimandate al compleanno del destinatario per poterla inviare con un regalo. Poiché non fate nemmeno questo, decidete di sostituirla con una visita, in occasione della quale consegnerete il regalo di persona. Ma a quel punto vi sembra più logico aspettare di tornare da un viaggio per avere la scusa di averlo comprato all’estero, e così via.
  6. Vi succede spesso di sopportare disagi quotidiani perchè non avete riparato un guasto, cambiato il televisore o comprato un cacciavite più grande?
  7. Avete l’abitudine di rimandare di fare qualcosa perché manca un dettaglio che al momento vi sembra imprescindibile? Esempio: avete solo una biro a punta fine, mentre a voi piacciono quelle a punta spessa, e siete convinti che con con quella non riuscirete a combinare niente. Così decidete di scrivere la lettera in seguito, quando avrete trovato la penna giusta.
  8. Preparate lo scenario dell’azione con tanta minuzia che alla fine non vi rimane il tempo per agire?
  9. Pensate che una cosa non debba essere fatta se non può essere svolta alla perfezione?

Nel divertentissimo libro di Rita Emmett, “L’arte di non rinviare”, l’autrice enuncia un’irrefutabile “Legge di Emmett”: “La paura di svolgere un compito fa sprecare più tempo ed energia che non svolgere il compito stesso”. Bisogna puntualizzare che il vero procastinatore non rimanda l’azione perché penosa o sgradevole (di solito lo è poco più di ciò cui si sta dedicando al momento), e la cosa curiosa è che quando si riesce a liberarsi di questo genere di “dipendenza al domani” si sta da dio. Se si decide di impiegare la prima mezz’ora di lavoro per rispondere a tutte le lettere, si otterrà una serenità invidiabile per il resto del giorno.

C’è un altro elemento che facilita questa tendenza a rimandare, ed è relazionato alla percezione del tempo: chi lo fa in genere pensa che un’azione prenderà più tempo di quanto in realtà richiede, che non vale la pena iniziare una cosa se non la si può finire tutta d’un fiato, che poco tempo significa niente. Queste persone trattano il tempo all’ingrosso, quando di fatto lo viviamo al dettaglio. Gregorio Maranon si definiva uno “straccivendolo del tempo”: in effetti ci sono scampoli, spazi di tempo fra un’occupazione e l’altra, simili agli spazi vuoti nelle casse delle bottiglie, che il procastinatore spreca.

Marlboro Quality Line

Non so da quanto tempo sia stato introdotto questo servizio. Fatto sta che mi ero perso un attimo nell’osservare il pacchettino di Marlboro aperto questa mattina ed ho notato una cosa che mi ha lasciato alquanto perplesso. Sul fianco destro del pacchetto hanno aggiunto una scritta:

Quality Line – 800 657 986 – Servizio consumatori

Pubblicità Marlboro

Una quality line per le sigarette. Fantastico. E a che serve? Devo chiamarla per dire che le sigarette di un determinato pacchetto non mi sono piaciute? Che avevano un sapore sgradevole? Che avevano un retrogusto di terra di Siena misto a marmo di Carrara (TG5 Gusto docet)?

Misteri del marketing customer-oriented…

Robbins Hall of Residence

Belle news dal fronte inglese: ho già trovato l’alloggio!

Merito, come sempre, del grandissimo Angelo Cangelosi, mio advisor scientifico in quel di Plymouth (nonchè direttore del laboratorio in cui andrò a lavorare), che in men che non si dica mi ha individuato una stanza libera all’interno della Robbins Hall of Residence e, dopo un rapido giro di mail, me l’ha bloccata. Almeno fino all’11 di giugno, perchè da quella data in poi le camere, lasciate libere dagli studenti, vengono affittate a mo di B&B. Ora aspettiamo soltanto la conferma del fatto che la tariffazione, per l’estate, non mi venga cambiata e poi sarà fatta. Tutt’altra cosa rispetto a Roma, quando mi sono presentato in via San Martino della Battaglia col mio bel valigione, il mio zainetto pieno fino all’osso, senza un buco dove dormire. Evviva l’organizzazione. La Robbins, tra l’altro, si presenta pure piuttosto bene.

Robbins Hall

84 sterline a settimana, non propriamente una sistemazione economica. Ma sono incluee tutte le bollette, Internet compresa ma telefono escluso (c’è comunque Skype). Bagno personale in camera (conoscendo gli inglesi, spero ci sia almeno la porta che lo separa dalla stanza da letto), appartamento con cucina in condivisione con altri tre studenti “males and over 21“. Al momento mi sfugge se ci sia a disposizione una lavatrice. Dovrò ricordarmi di chiederlo alla prossima mail.

Robbins Hall of Residence (II)

Ecco. L’unica cosa è che spero di non ritrovarmi in casa con il Chinatown della foto. Se non altro perchè i fatti del Virginia Tech non mi hanno lasciato del tutto indifferente…

Pol. Albinetana – ACD Olimpia 1 – 1

Un punto per uno. Finisce sul risultato di parità, uno a uno, la sfida tra Pol. Albinetana ed ACD Olimpia e si interrompe così la striscia positiva della formazione rotegliese. L’Olimpia ha di che mangiarsi le mani per non aver saputo assolutamente gestire il vantaggio acquisito dopo pochi minuti di gioco, ma ad onor del vero i valori messi in campo dalle due formazioni erano tra loro piuttosto simili. Un pareggio che dunque ci può stare, per quanto comprometta seriamente la corsa dei rossoblu verso la seconda piazza. Ora, contro il Real Scandiano, attualmente al secondo gradino della classifica, è necessaria a tutti i costi una vittoria.

Nelle fila dell’Olimpia manca ancora Bardo, così come Fifo, alle prese con i postumi di una brutta influenza e Moreno, tradizionalmente allergico alle trasferte. In panchina, assente anche mister Chssini, fa il suo rientro Tonelli, che dispone in campo la squadra secondo il canonico 4-4-2.

Pol. Albinetana - ACD Olimpia

Inizia forte come al solito l’Olimpia, che prende subito in mano le redini del gioco. Dopo 5 minuti, splendida girata di testa di Piccio a centro area, che chiama il portiere locale alla deviazione in corner. Intorno al 10′ minuto la rete del vantaggio. Con una punizione battuta all’altezza del centrocampo, Diego lancia Alle sulla sinistra. Ottimo lo stop a rientrare con cui il centravanti ospite si libera del suo marcatore, prima di scagliare un tiro micidiale che si infila imparabilmente sul secondo palo. Ma a questa Olimpia manca la testa. Invece che insistere alla ricerca del raddoppio, la compagine rotegliese sposta notevolmente indietro il proprio baricentro. E si complica la vita, come sempre, da sola. Scaramuccia a centrocampo tra Diego ed un suo avversario in seguito ad un contrasto piuttosto pericoloso; l’arbitro chiama a raccolta i duellanti e Diego si becca un’ammonizione. Tone, entrato in campo da pochi minuti in seguito alla defezione del Coach (per lui un colpo al ginocchio rimediato in avvio di partita e che lo spinge, forse un po’ troppo frettolosamente, a chiedere il cambio), inizia a polemizzare con il direttore di gara e, dopo la settima volta nel giro di poco più di un minuto in cui lo apostrofa in maniera piuttosto pesante, si vede sventolare sotto il naso il cartellino rosso. Da lì in poi, la partita è un monologo dei padroni di casa. Non ci sono le statistiche relative al possesso di palla, ma questo sarebbe sicuramente impietoso nei confronti dei ragazzi di Tonelli. Il pallone rimane sempre tra i piedi dei giocatori della Pol. Albinetana, che però, complice una buona performance del duo centrale Bonni-Meglio, faticano tremendamente a rendersi pericolosi. Il primo tempo si chiude sull’uno a zero, senza che Ruiz sia costretto ad interventi degni di nota.

Nella ripresa, a fare la partita sono ancora i padroni di casa. Piccio viene arretrato sulla linea di centrocampo ed Alle rimane da solo a dover gestire il peso dell’attacco dell’Olimpia. Discutibile poi la scelta di Tonelli, che dopo una decina di minuti sostituisce Alle con Pallino, delegando a quest’ultimo l’inedito ruolo di unica punta. L’Albinetana inizia a creare qualche occasione da rete. Discesa sull’out di sinistra di un centrocampista locale, che saltato Paolo si invola verso la porta e da pochi passi tenta un tiro cross in diagonale che Ruiz riesce a respingere in tuffo. Un paio di giri della lancetta dei secondi ed ancora Albinetana pericolosa con un centravanti locale che chiama Ruiz ad un’uscita disperata, la quale dà però i suoi frutti, in quanto l’avversario è costretto a calciare senza la dovuta coordinazione e spara a lato. E’ questo comunque il preludio al gol, che arriva puntuale dopo pochi minuti. Paolo recupera una palla all’altezza della bandierina, ma invece che spazzarla nel prato adiacente allo splendido impianto di Albinea, decide di giocarla rasoterra al limite dell’area. Sfera intercettata da un avversario ed immediatamente crossata a centro area, dove, del tutto indisturbato in quanto lasciato liberissimo da Bonni, uno dei due attaccanti albinetani colpisce la palla con un bel tuffo di testa spedendola all’angolino basso. E’ la prima rete incassata da Ruiz nella sua stagione 2006/07 con la maglia dell’Olimpia. I rotegliesi abbozzano una reazione, del tutto infruttuosa. Ancora pericolossisimi, al contrario, i padroni di casa. Prima, in seguito alla seconda gravissima amnesia difensiva, con un altro colpo di testa, ad opera dello stesso giocatore autore del gol del pareggio, che sfiora l’incrocio dei pali. Poi, nei minuti di recupero, l’occasionissima: serie di rimpalli all’interno dell’area dell’Olimpia e sfera che arriva tra i piedi di un centrocampista locale che cerca la conclusione di piatto. Ruiz si protende in tuffo ma non ci arriva, pallone che colpisce il palo e rimpalla a centro area, dove il portiere dell’Olimpia smanaccia riaccendendo la mischia, risolta dall’arbitro che, un po’ generosamente, rileva un fallo di mani ad opera di un giocatore albinetano e decreta contemporaneamente la fine delle ostilità.

Le pagelle di Ruiz:

Ruiz 6,5
Paolo 5
Bonni 5,5
Meglio 6
Checco 6,5 (Tonelli 5,5)
Casoni 6,5
Giova 5,5
Diego 6
Coach sv (Tone 4)
Alle 6,5 (Pallino 5)
Piccio 6

Spylocked

Lentamente si cerca di tornare verso una vita normale. Dire che in questo momento mi sento assolutamente svuotato sarebbe limitativo. Ho passato due giorni di vuoto assoluto, a vagare senza meta, a cazzeggiare in casa senza uno scopo ben preciso. A pensarci un attimo, essendo soltanto due giorni, non si può neppure dire si tratti di un periodo significativo. Eppure mi sembra sia già passato un secolo da quando “facevo qualcosa”. Non sono abituato ai ritmi lenti, non c’è niente da fare. E, per fortuna, credo che mai mi ci abituerò.

Ad ogni modo, a parte il fido Nintendo DS (mi sono letteralmente avvelenato con New Super Mario Bros… sono al mondo 8, ma la faccenda inizia a diventare veramente grigia) c’è un’impresa informatica che mi sta aiutando a passare il tempo. Sto cercando di rimuovere uno spyware (in realtà non si può classificare esattamente tra gli spyware, ma sarei costretto a diventare logorroico nel tentativo di categorizzare questo affare) di nome Spylocked. E la faccenda si sta rivelando fottutamente più ardua del previsto.

Spylocked

Al momento le soluzioni “classiche” le ho provate tutte. Prima con Spybot ed AdAware. Niente. Ho provato SpyDoctor, incluso in versione Personal nel Google Pack. Nada. Ho scaricato SpyHunter, un software teoricamente in grado di eliminare Spylocked. Che in effetti viene individuato. Ma per procedere alla rimozione dovrei versare dei dindini. Il che contrasta in maniera inesorabile con la mia filosofia. Mi è rimasta soltanto un’ultima carta da giocare, che prevede il ricorso a SmitFraudFix, seguendo la procedura descritta qui. Se anche questo tentativo non dovesse andare in porto, è già pronta una mia reazione in stile Virginia Tech.

Dio benedica il Mac.

PS: piccola nota a margine. La partenza per l’Inghilterra è stata rimandata dal 2 al 7 maggio.

PPS: altra nota a margine. Mi sono finalmente deciso a provare Google Documenti e Fogli di Lavoro (classico esempio di quando il titolo di un qualcosa non dovrebbe essere tradotto). Non male, davvero non male. Questa volta ho davvero l’impressione che, o si rinnova in maniera davvero drastica (il che non è solitamente una prerogativa del gigante di Redmond), o il nostro tanto amato/odiato Microsoft Office andrà incontro a tempi veramente cupi.

UPDATE: SmitFraudFix ha risolto perfettamente la questione. A tutti consiglio di utilizzare direttamente questo strumento, tralasciando gli altri cui ho fatto cenno nel post.

Com’è?

Qualche immagine, a conferma della mia più totale anti-fotoigienicità anche nei momenti importanti, potete trovarla nella PhotoGallery del sito.

La presentazione di domani

Quando devo fare una presentazione, odio con tutto il cuore dover preparare a tavolino un discorso. Preferisco di gran lunga improvvisare, pur tenendo in mente una macro-scaletta da rispettare. Questa volta, però, ho deciso di fare un, seppur lieve, strappo alla regola. Ebbene sì, ho preparato l’introduzione al mio discorso di domani. Poi, so già che alla fine farò nuovamente di testa mia e mi metterò a parlare come mi viene meglio. Ma almeno, potrò dire di averci provato.

Da secoli, da millenni, l’uomo cerca di capire cosa sia quell’oggetto misterioso che lo rende tanto diverso rispetto alle altre cose del mondo, animate e non. Mi riferisco alla mente. Nel corso della storia, di psicologia, intesa in senso letterale come disciplina che si occupa di studiare la mente umana, se ne sono occupati tradizionalmente i filosofi. Che per secoli si sono dibattuti nel tentativo di capire da dove provenisse e come funzionasse la psiche degli esseri umani. Tramandando ai posteri poca conoscenza, ma un’eredità oltremodo pesante da gestire: il dualismo tra mente e corpo, ben sintetizzato dalla distinzione operata a suo tempo da Cartesio tra “res cogitans” (la cosa pensante) e “res extensa” (la sostanza estesa).

Neppure la psicologia sperimentale, nata a cavallo tra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo sulla scorta dei successi ottenuti dal metodo galileiano applicato alle scienze della natura, è riuscita a superare questa rigida separazione. Le varie correnti che si sono succedute nella psicologia, dallo strutturalismo al cognitivismo passando per il comportamentismo, non hanno avuto successo nel loro tentativo di “riunificare la mente al resto della realtà”.

Sul finire degli anni ‘80 ha però iniziato a diffondersi un nuovo paradigma scientifico, che sembra avere le carte in regole per abbattere una volta per tutte quel dualismo tra mente e corpo che non può non creare imbarazzo sempre crescente a chi fa professione di scienza. E’ il cosiddetto “connessionismo”, un approccio allo studio della mente che si basa sul metodo della simulazione a computer, facendo ricorso alle reti neurali quali modelli matematici del sistema nervoso degli esseri viventi. Capire la realtà simulandola, ovvero ricreandola artificialmente, utilizzando strutture matematiche ispirate dalla biologia. Sono queste le parole d’ordine della nuova scienza della mente.

Secondo l’approccio connessionista, il comportamento e più in generale la mente, è un fenomeno complesso, emergente dalla moltitudine di interazioni che hanno luogo a livello locale all’interno di una rete neurale, su una scala temporale più ristretta rispetto a quella alla quale è possibile osservare il comporamento stesso…

Ok, il resto domani. Dal vivo… :-)

Questa, tra parentesi, è la versione finale del PowerPoint che mi sarà d’ausilio durante l’esposizione.

Sì, ormai ci siamo…

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