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Fabio Ruini's blog

'cause Italians blog better

Archivio per giugno, 2007

Fish and chips before the smoke ban

Il “fish and chips” non ha bisogno di presentazioni. Piatto tipico inglese, che più tipico non si può. Ma, per un motivo o per l’altro, ancora non ero riuscito a gustarmene uno “come si deve”. Lacuna rimediata stamattina, in un pub che anch’esso più tipico non si potrebbe. Una volta mangiato il tutto, però, annaffiato da una obbligatoria pinta di Carling, ecco il momento malinconia. Una delle cose belle dello stare qua a Plymouth, infatti, era il poter stravaccarsi in un qualche pub, o anche giocare amorevolmente a biliardo, armati di birra e sigarette a volontà. Peccato che la pacchia sia finita. Dalle 6 di domattina, pure qui scatta il divieto di fumo nei locali pubblici. Per un italiano (fumatore) è come un salto nel passato. Con la differenza che qui c’è un po’ meno timore nel pubblicizzare le sigarette e così, ad esempio, “Enjoy your last indoor cigarette” è quello che recita un cartello sulla porta d’ingresso del “Fresher&Professor”, un pub a due passi da dove abito al momento. Per il resto, persone terrorizzate che si chiedono come faranno a fumare ancora, altri che giurano di smettere, altri ancora che se ne fregano. Tutto come un film già visto.

Smoke ban

Potrei chiudere il post di oggi qui. Ma c’è un sassolino che vorrei togliermi, prima. Una dedica ai terroristi, o presunti tali, che ultimamente stanno facendo un po’ di casino da queste parti (vedi autobombe in centro a Londra e “non so bene come definirlo” all’aeroporto di Glasgow). O meglio, più che una dedica, una speranza. Che sia un aeroplanino guidato dalle mie reti neurali a farvi saltare per aria il culo alla prima occasione utile…

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Arrivano i nostri…

Il titolo non è una citazione tratta da qualche film western musicato da Ennio Morricone. E’ giusto una constatazione. Stamattina, in quel di Plymouth, è infatti approdata una scialuppa tutta reggiana composta da mia mamma e dal rispettivo compagno. Venuti a vedere (su forte pressione della mamma, naturalmente) come me la passavo da queste parti. A maggior ragione ora che (sgrat sgrat scaramantico… a proposito: sono stato “short-listato”; la mia intervista è fissata per il 9 luglio) si sta materializzando la possibilità di rimanere qui piuttosto a lungo.

North Dakota’s Cowboys

Ma torniamo a noi. Quando “arrivano i nostri”, si sa, è sempre una bella cosa. Specie perchè questi portano solitamente un po’ di rifornimenti. Nello specifico, due salami casarecci (lunghezza complessiva intorno al metro e mezzo), dei quali fornire una benchè minima descrizione sarebbe sicuramente riduttivo. Dunque, desisto. A far compagnia ai salami, un paio di libri, una stecca di Marlboro rosse morbide, una decina di scatolette di filtri per sigarette fai da te (regular size… qui in UK trovo solo quei maledetti filtri extra-slim), qualche vestito ed il mio caro Mindstorms NXT. Ed accanto a tutto ciò, un chilogrammo uno di cappelletti della nonna. Della nonna nel vero senso della parola, perchè li ha fatti lei con le sue manine. Li ha insacchettati, ha infilato nel sacchetto qualche dado per il brodo ed infine una busta. Non c’era tempo per farmi un biglietto, dunque due parole d’in bocca al lupo scritte direttamente sopra alla busta. Contenente al suo interno un po’ di spicci. Commozione obbligatoria. Non ci fossero le nonnine bisognerebbe inventarle…

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I’m an Open Source developer. Nice to meet you!

Siamo d’accordo. Non ho fatto niente che mi varrà il Nobel. Però è stato un piccolo successo comunque. Ho modificato per la prima volta un qualcosa di open-source, implementando una funzionalità aggiuntiva di cui avevo bisogno e che era assente. Ora dunque posso dirlo. L’open-source esiste: “c’ho le prove!”.

Communists open-source developers

Anche chi non è un guru, grazie alla meravigliosità della OOP, può davvero mettere le mani ad un qualche file C++ ed aggiustarselo a piacimento. Nello specifico, il mio intervento è stato di bassissimo livello. Preso il Neural Network Framework del buon Gianluca Massera, ormai mio stabile set di librerie per le reti neurali, ho aggiunto un metodo alla classe “Random” per poter randomizzare con poca fatica una matrice di tipo “RealMat” (un tipo specifico delle NNFW). Cinque o sei righe di codice in tutto, per carità. Che tra l’altro al primo colpo non funzionavano neppure per un problemino di passaggio dei parametri, risolto dallo stesso Gianluca. Però sono piccole soddisfazioni lo stesso…

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Would robot consciousness affect robot functioning?

Seminario a sorpresa oggi pomeriggio. Almeno per me, dato che nessuno mi aveva informato. Ma, va beh… per questa volta non mi offendo. E’ venuto a trovarci al Portland Square Max Velmans, un arzillo vecchiettino (nonchè BSc, PhD, CPsychol, FBPsS ed Emeritus Professor), da poco in pensione.

Max Velmans

In pensione dopo aver lavorato per una vita sul fenomeno della coscienza. Non a caso, il titolo del seminario di oggi era “Would robot consciousness affect robot functioning?“. Peccato solo che di robotico ci fosse ben poco, se non qualche accenno nelle conclusioni, dove ha presentato una sorta di lista di caratteristiche che un robot dovrebbe avere per poter essere definito cosciente di quello che sta facendo (che a me, non so bene perchè, facevano tornare in mente le leggi di Asimov). Tutto molto vago, però, al punto che l’utilità del tutto è stata piuttosto dubbia (e questo perchè io sono buono… i miei compagni di ufficio l’hanno presa decisamente molto meno bene di me). Comunque sia, qualche chicca, me lo sono imparata. Ad esempio, lo sapevate che uno stimolo sensoriale impiega circa 200msec per essere percepito a livello cosciente? No, vero?

Ok, io ho fatto del mio meglio per farvelo sembrare interessante… Nel caso fossi riuscito nell’impresa, su Amazon c’è l’ultimo lavoro cui si è dedicato (da editor) insieme a tale Susan Schneider: “The Blackwell Companion to Consciousness“.

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Qtopia Greenphone Grant Program

Chi vuole un Greenphone gratis?

Qtopia Greenphone

Ok, facciamo prima un po’ d’ordine. Il Greenphone è un telefonino Linux-Based, o meglio, così come lo descrivono quelli della Trolltech, è una “Linux mobile development device”. In parole povere un telefonino verde (ma questo si era capito), abbastanza all’avanguardia in quanto a caratteristiche tecniche (anche se non è UMTS da quanto mi pare di capire), ma soprattutto funzionante sulla base di un sistema operativo vero, nel senso di non-appositamente sviluppato per piattaforme embedded. Si tratta di un Linux. Vero. Kernel della famiglia 2.4, tanto per intenderci. Quello che potete sviluppare sopra ad un telefono del genere è limitato soltanto dalla vostra immaginazione. Nonchè dal vostro budget. Telefono e SDK viaggiano infatti, in bundle, attorno ai 700 dollari. Tantini, soprattutto per uno sviluppo software di stampo amatoriale.

Ma quei bravi ragazzi della Trolltech ci vengono incontro. A questo indirizzo potete trovare la descrizione del Qtopia Greenphone Grant Program. Detto un po’ brutalmente, se avete in mente il progetto di un software per il GreenPhone che vorreste realizzare, preparatene una descrizione e sottoponetela al giudizio dei Troll. Se la riterranno interessante vi ritroverete a casa un telefonino, pardon una Linux mobile development device, completamente aggratis.

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