24 Giugno 2007
Stomach fullness
Devo dire che da quando sono qui a Plymouth, una delle cose che mi mancava era la possibilità di farmi una di quelle mangiate memorabili. E non mi riferisco tanto alla qualità del cibo, visto che quando cucino riesco a farmi praticamente le stesse cose che mangiavo in Italia, quanto piuttosto al sedersi a tavola e rialzarsi solo dopo qualche ora. Completamente satollo e magari pure brillo. Brillo il giusto, altrimenti il tutto prende una piega ben diversa. Con quella meravigliosa sensazione di sentirsi in pace con il mondo. Beh, oggi ho rimediato.

Pranzo in famiglia. Ovvero con lo stuolo multi-nazionale di coinquiline che ho nella mia casettina nuova (a proposito, se un giorno mi vedrete in giro in minigonna e tacchi a spillo, credo sia una conseguenza logica dello stare qui dentro). La scozzese ha preparato un pollo arrosto formato gigante, con arredo di patate al forno, verdure ed una salsina rossa da cospargere sopra al tutto che non ho minimamente capito cosa fosse. Ma che perlomeno riusciva nell’impresa di far sembrare saporito il pollo. L’hongkonghiana ha preparato un po’ di maiale, mixato a peperoni verdi, ananas ed un’altra salsa rossa. Io, nel mio piccolo, me la sono cavata provvedendo alla fornitura di un insalatone. Il caffè (di cui sono l’unico consumatore, così come il tabacco) è stato servito (ergo, me lo sono versato) alle 3.30pm. Tutto bene. Non fosse altro che due ore dopo sono partito per andare fuori a cena. Cena italiana, tra italiani. Bruschette di tutti i tipi, spiedini di salmone, salsicce siciliane, vino altrettanto siciliano misto a qualche bottiglia di sacro rosso toscano, dolci, caffè e ammazza caffè a volontà (per la cronaca, ho ritrovato il mio adorato Caffè Borghetti). Non voglio pensare a come mi presenterò in università domattina. Già il lunedì è duro di suo. Mi immagino poi con questo background nello stomaco…



