31 Luglio 2007
Un’ordinaria giornata burocratica
Ancora una giornata prettamente burocratica oggi. Sveglia presto e rapido giro in centro per svolgere le pratiche relative al contratto della nuova casetta. O almeno, queste erano le intenzioni. Alle nove in punto avevo già passato Drake Circus. Salvo scoprire, con orrore, che sia la posta che la filiale locale dell’HSBC aprivano alle 9.30. Decido di ingannare l’attesa sorseggiando un po’ di caffè da Starbucks. Peccando di presunzione, ordino un Americano, taglia “Grande” (una figata i nomi in italiano). Il quale, prima di giungere ad una temperatura ragionevole (qui non ci sono le vie di mezzo: caffè bollente, oppure birra ghiacciata… vige una strana logica che vuole una bevanda tanto più gustosa quanto più la sua temperatura sia prossima agli estremi di un termometro), impiega un quarto d’ora abbondante. Cerco di ingannare ulteriormente l’attesa (inganno dell’inganno) controllando la posta col portatile. Il Mac mi rileva qualcosa come sette reti wireless. Ce ne fosse stata una funzionante…
In un modo o nell’altro, comunque, i minuti passano. Abbandono Starbucks, e con lui il mio mezzo litro di caffè residuo, entro al post office e trovo una fila che definire chilometrica sarebbe riduttivo. Mi accodo, cercando di stimare la velocità di smaltimento della colonna umana e, tempo due minuti, me ne esco rassegnato. Vado in banca. Mi accodo allo sportello. Fila anche lì, ma finalmente sono servito. Non fosse che la cassiera mi dice che mi conviene fare la mia operazione (un normale bonifico) direttamente da una delle macchinette. Non sono abbastanza fluente per contraddirla e dunque le dò ragione. Chiedo assistenza ad un ceffo che lavora lì dentro per mostrarmi la procedura. Mi porta in una stanzetta e mi parla per un dieci minuti abbondanti. Non ci capisco pressochè un cazzo. E per di più mi fa i giochetti. Niente di erotico, grazie al cielo. Solo ogni tanto cerca di avere lumi sulla mia identità. Chiedermi un documento sarebbe troppo semplice, ovviamente. Allora mi chiede se mi ricordo la mia data di nascita e il nome del mio cane. Che gli pronuncio in italiano e che ovviamente lui non capisce. Ma va beh, dopo un po’ si convince e mi accompagna alla macchinetta. Pigia qua, là, su, giu, sotto. Alla fine il bonifico è partito.
Approdo in università alle dieci passate ed è ancora burocrazia. Aspettavo un po’ di pagamenti che tardavano ad arrivare. Contatto la segreteria e scopro che i soldi erano già pronti da quel pezzo ed io dovevo solo passare a ritirarli. Meglio così, ma certo che se me l’avessero detto prima avrei evitato un po’ di male al fegato. C’è tempo anche per un siparietto tragicomico con Peter, a cui chiedo lumi riguardo ad un campo da firmare nel contratto della casa nuova. In pratica, mi serve qualcuno che faccia da testimone per quanto riguarda la mia firma. “Peter, mi firmi tu?”. “Ok”. Gli allungo la penna. Lui la prende e mi guarda. “Grazie, davvero…” gli dico io. E lui continua a guardarmi. “Tutto ok?”. “Sì, tutto ok” mi risponde lui. “Puoi firmare?”. “Non so che è la tua firma, questa”, replica lui, drammaticamente serio. “Te lo dico io che è la mia firma, Peter…”. Ma lui non molla: “Non hai un documento o qualcosa?”. Io rimango basito e gli allungo la carta d’identità. Lui la controlla, in lungo e in largo. Poi sorride. “Ok!”. E la firma. E io approfitto dell’efficientissimo servizio postale dell’università per spedire il contratto.
La giornata assume poi toni ancora più comici col passare delle ore. Con il sottoscritto a cercare su Internet informazioni di geometria cartesiana che in prima media si darebbero per scontate e che invece non sono in suo possesso. Il problema è che il nostro eroe ancora non ne è venuto a capo…









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