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Some other old good stuff

Fabio Ruini’s blog

Because Italians do it better! What the f**k? Ehm… the blogs, I mean… obviously! :-/

Archivio per Luglio, 2007

Un’ordinaria giornata burocratica

Ancora una giornata prettamente burocratica oggi. Sveglia presto e rapido giro in centro per svolgere le pratiche relative al contratto della nuova casetta. O almeno, queste erano le intenzioni. Alle nove in punto avevo già passato Drake Circus. Salvo scoprire, con orrore, che sia la posta che la filiale locale dell’HSBC aprivano alle 9.30. Decido di ingannare l’attesa sorseggiando un po’ di caffè da Starbucks. Peccando di presunzione, ordino un Americano, taglia “Grande” (una figata i nomi in italiano). Il quale, prima di giungere ad una temperatura ragionevole (qui non ci sono le vie di mezzo: caffè bollente, oppure birra ghiacciata… vige una strana logica che vuole una bevanda tanto più gustosa quanto più la sua temperatura sia prossima agli estremi di un termometro), impiega un quarto d’ora abbondante. Cerco di ingannare ulteriormente l’attesa (inganno dell’inganno) controllando la posta col portatile. Il Mac mi rileva qualcosa come sette reti wireless. Ce ne fosse stata una funzionante…

In un modo o nell’altro, comunque, i minuti passano. Abbandono Starbucks, e con lui il mio mezzo litro di caffè residuo, entro al post office e trovo una fila che definire chilometrica sarebbe riduttivo. Mi accodo, cercando di stimare la velocità di smaltimento della colonna umana e, tempo due minuti, me ne esco rassegnato. Vado in banca. Mi accodo allo sportello. Fila anche lì, ma finalmente sono servito. Non fosse che la cassiera mi dice che mi conviene fare la mia operazione (un normale bonifico) direttamente da una delle macchinette. Non sono abbastanza fluente per contraddirla e dunque le dò ragione. Chiedo assistenza ad un ceffo che lavora lì dentro per mostrarmi la procedura. Mi porta in una stanzetta e mi parla per un dieci minuti abbondanti. Non ci capisco pressochè un cazzo. E per di più mi fa i giochetti. Niente di erotico, grazie al cielo. Solo ogni tanto cerca di avere lumi sulla mia identità. Chiedermi un documento sarebbe troppo semplice, ovviamente. Allora mi chiede se mi ricordo la mia data di nascita e il nome del mio cane. Che gli pronuncio in italiano e che ovviamente lui non capisce. Ma va beh, dopo un po’ si convince e mi accompagna alla macchinetta. Pigia qua, là, su, giu, sotto. Alla fine il bonifico è partito.

Approdo in università alle dieci passate ed è ancora burocrazia. Aspettavo un po’ di pagamenti che tardavano ad arrivare. Contatto la segreteria e scopro che i soldi erano già pronti da quel pezzo ed io dovevo solo passare a ritirarli. Meglio così, ma certo che se me l’avessero detto prima avrei evitato un po’ di male al fegato. C’è tempo anche per un siparietto tragicomico con Peter, a cui chiedo lumi riguardo ad un campo da firmare nel contratto della casa nuova. In pratica, mi serve qualcuno che faccia da testimone per quanto riguarda la mia firma. “Peter, mi firmi tu?”. “Ok”. Gli allungo la penna. Lui la prende e mi guarda. “Grazie, davvero…” gli dico io. E lui continua a guardarmi. “Tutto ok?”. “Sì, tutto ok” mi risponde lui. “Puoi firmare?”. “Non so che è la tua firma, questa”, replica lui, drammaticamente serio. “Te lo dico io che è la mia firma, Peter…”. Ma lui non molla: “Non hai un documento o qualcosa?”. Io rimango basito e gli allungo la carta d’identità. Lui la controlla, in lungo e in largo. Poi sorride. “Ok!”. E la firma. E io approfitto dell’efficientissimo servizio postale dell’università per spedire il contratto.

La giornata assume poi toni ancora più comici col passare delle ore. Con il sottoscritto a cercare su Internet informazioni di geometria cartesiana che in prima media si darebbero per scontate e che invece non sono in suo possesso. Il problema è che il nostro eroe ancora non ne è venuto a capo…

Retta geometrica

peccato soltanto che…

(continua da ieri)

… la stessa identica analisi, effettuata in una diversa condizione sperimentale (flying, ma capture damage 50, ergo un predatore fottutamente pericoloso), porti a risultati che non sono quelli attesi. A livello di fitness, l’architettura che performa meglio (seppur di poco) è quella con il circuito motivazionale “invertito” (collegato all’input sensoriale relativo cibo, piuttosto che a quello del predatore). A rendere ancora più complicato il tutto, il fatto che il vantaggio, non si sa bene per quale motivo, deriva proprio dalla componente “numero di catture subite”, invece che, come sarebbe stato più lecito aspettarsi, dalla “quantità di cibo mangiata”. Boh…

Average fitness

Average captures

Average food

Average non-moves

Esperimenti su The Predator

Nonostante negli ultimi tempi la mia vita professionale sia assorbita dal far volare aeroplanini che non ne vogliono sapere di evitare gli ostacoli o di rimanere all’interno dei confini del loro mondo virtuale, l’idea di arrivare a pubblicare qualcosa di serio con il lavoro che ho fatto per la Tesi c’è sempre. Dopo alcune analisi finite in maniera un po’ sfortunata (nel senso che si sperava di dimostrare certe cose, che puntualmente non hanno trovato riscontro nei dati empirici), su spinta di Parisi ho apportato una piccola modifica al modello “The Predator” (vedi qualche tonnellata di post precedenti, specie da ottobre 2006 a febbraio 2007). Nello specifico, abbiamo voluto “ribaltare” il circuito motivazionale dei nostri organismi, collegandolo non più all’input percettivo relativo al predatore, ma bensì a quello riferito al cibo.

I risultati (condizione di flying, capture damage uguale a 10), questa volta confermano quello che volevamo sentirci dire. Ovvero che il circuito motivazionale, per la “motivazione debole” (nel nostro caso il mangiare) è pressochè inutile:

Average fitness

Average food

Average captures

Average non-moves

Tra l’altro, ho scoperto che, a WIVACE 2007, il mio lavoro non lo presenterà Parisi, ma proprio il sottoscritto. Ok, ora non ho tempo per andare in panico. Ma questo accadrà sicuramente, con l’approssimarsi della data (che precisamente ancora non so: il workshop è dal 5 al 7 di settembre inclusi, ma non è ancora stato stilato il programma).

Optimists and pessimists: who gets the better deal?

Per festeggiare la visita alla casettina nuova, compiuta la scorsa domenica mattina, mi sono concesso un giretto in libreria. Ne sono uscito con due cosine leggere leggere. Una, in particolare, non è neppur degna di essere chiamata “lettura leggera”. Preferisco chiamarla “simpatico passatempo”. Comunque sia, si tratta di un libricino che raccoglie alcuni giochi da fare con le carte. Il titolo è eloquente: “Card Tricks“, la casa editrice è la Shenanigans, famosissima per questo genere di libricini di intrattenimento. Il particolare che mi ha attirato è che, con il libro in questione, era allegato un mazzo di carte da poker segnate. Non ne avevo mai visto uno in vita mia e devo ammettere che il sistema utilizzato è ingegnoso. Seppur visibilissimo anche ad un occhio solo minimamente attento.

Il secondo acquisto, invece, arriva direttamente dalla sezione “Popular Psychology”. Che più “popular” di così non si potrebbe: “The Mind Gym: Wake Your Mind Up“. Uno di quei classici libri che raccontano banalità, ma che si propongono di cambiarti la vita. In genere si tratta di una tipologia di libri che odio. Questa volta, invece, ci sono cascato. E la colpa è di un capitolo riguardante le tecniche per superare il vizio della procrastinazione, uno dei miei problemi più ricorrenti.

Wake your mind up

In realtà, sulla procrastinazione si spendono poche parole. Ma nel libro ho trovato alcune cose carine comunque. Come ad esempio la breve riflessione su ottimismo/pessimismo/realismo che propongo qui di seguito.

Optimist live longer

In the Mayo Clinic in the US, researchers selected almost 900 people who referred themselves for medical care. When they were originally admitted to the clinic, they took a series of examinations and as part of the series were tested for their level of optimism. Thirty years later, 200 of the original 900 had died, with the optimists living 19% longer than the pessimists.

But the sceptic would respond, there may have been lots of other variables that had come into play: diet, work pressure, a sexually transmitted disease and so on. So where could you do a study where all these remain the same for the whole population? Answer: a convent.

A group of psychologists analyzed an autobiographical story which nuns wrote as they were completing their final vows before entering a convent in 1900. The scientists discovered that 90% of the most positive quarter were still alive at 84. In contrast only 34% of the least positive quarter were still alive.

Furthermore 54% of the most positive quarter were still alive at 94. And after studying many other factors, level of optimism was the only one that had a significant correlation with lifespan.

Optimists achieve more

And not just because they live for longer. Optimists tend to be more persistent and resilient and so get more (or better) results.

In a large-scale experiment conducted by the pioneering psychologist Martin Seligman, a group of optimists and pessimists were recruited to become insurance sales agents with the intention of comparing their performance. By the second year of the experiment the optimists were outselling the pessimists by 57%.

Identifying the comparative levels of optimism between competing candidates in the 1988 Senate elections in the US, and backing the greater optimist, produced a more accurate prediction of the final outcome than any of the opinion polls.

Pessimists are more likely to be right

It’s not that everything in life goes an optimist’s wat. Far from it. For all their good fortune, you might be surprised how much optimists tend to get things wrong.

In the study with the insurance sales people, the pessimists were far more accurate about the conversion rate, ie, the number of calls required to make a sale. The optimists generally got it wrong, usually thinking it was many times better than it actually was. The result? The pessimists gave up making calls earlier than the optimists, who ploughed on and got the extra sales. But the pessimists were right.

And realists?

In the same way that a tourist might call himself a ‘traveller’, some pessimists prefer to go under the label ‘realist’. And that is a fair assessment: they are more realistic than the optimist in their analysis of the situation.

Not only can the realist school of pessimism bask in the fact that it is more ‘right’ than the optimist, it can go further by offering a justification for this mode of thinking. By being realistic about the world, the realists argue, they are never going to find themselves disappointed or let down by the events.

However, the irony is that even with this play-safe behaviour, the realist is still more likely to be disappointed than the optimist. This is because when something apparently bad does happen, the optimist will tend to focus on the upside. Say, for example, an optimist and a realist get turned down for a bank loan. The realist/pessimist says, ‘I suspected as much’ and congratulates himself on not having built up false hopes. The optimist, however, thinks, ‘I now know what I need to do to increase my chances of being approved next time’ and goes back for a second attempt. No prizes for guessing who has the greater chance of actually getting the loan.

Ordinaria corrispondenza

From:c*******n@libero.it
Subject: info
Date: July 27, 2007 5:17:36 PM BDT
To: fabio.ruini@gmail.com

ciao scusa il disturbo,siccome sto disperatamente cercando un esperto data mining,nn è ke potresti essermi d’aiuto x lo svolgimento di un progetto x l’università?(ovviamente a pagamento)
ti ringrazio anticipatamente,attendo risposta

Cane tristezza

Che tristezza…

Ancora sulla propaganda di guerra USA nella WWII

Un passaggio veloce, giusto per segnalare una bella collezione di poster americani di propaganda, risalenti alla Seconda Guerra Mondiale, che ho trovato per caso navigando su Internet e che era sfuggita alla mia precedente “indagine” sull’argomento (alias, il mio non-riuscito tentativo di opera omnia: “Da Pearl Harbor alle Twin Towers: gli Stati Uniti e la propaganda mediatica in tempo di guerra“).

Oh, yeah?

Stamp ‘em out

Make Americans strong

Because somebody talked

Quest’ultimo invece non è proprio un volantino, ma qualcosa che assomiglia ad un distintivo:

Japs hunt

Has Kasparov been cheated?

Negli ultimi tempi, il gioco degli scacchi si affaccia continuamente nella mia vita. Prima, mentre studiavo sulla tesi, ore spese a studiarmi Deep Blue e le mosse della famosa serie di match in cui superò Kasparov. Per chi si occupa di intelligenza artificiale come il sottoscritto, quell’evento è ancora oggi molto discusso. Curiosamente, però, non viene ricordato come una vittoria della macchina sull’uomo, ma bensì come la definitiva sconfitta dei teorici della cosidetta “IA forte”. Deep Blue dimostrò in maniera ineccepibile come non fosse una macchina “intelligente” in senso stretto. Abbinava alla pura forza bruta sofisticatissime euristiche, questo è vero. Ma il suo modo di “ragionare” era lontano anni luce da quello di Kasparov. Nè migliore, nè peggiore. Semplicemente diverso. Ergo, dopo lo stupore iniziale, i più accorti si resero conto che per produrre “macchine intelligenti” era necessario perseguire una strada diversa. Una di queste, l’Artificial Life, è quella su cui mi sono buttato io, ma questa è un’altra storia…

Dicevo degli scacchi. Proprio oggi, poco dopo aver letto un post che trattava dell’argomento, mi chiama un’amica chiedendomi se conoscessi un buon simulatore di scacchi per PC. Dopo un po’ di ricerche, sono arrivato a GNU Chess, un prodotto che sembra stra-interessante, non fosse altro per la quantità di “engine” che si possono trovare in giro per la rete.

Mi sono messo a googlare un pochino, mentre ero in pausa tra una simulazione e l’altra. Ed ho trovato un articolo, del giugno 2005. Interessante. Si tratta di una recensione “tecnica” (niente cagate relative alla psiche malata del regista del turno, in sostanza) del film “Game Over: Kasparov And The Machine“.

Garry Kasparov

Il film in questione avanza un sospetto. Inquietante. Nella sfida contro Kasparov, IBM avrebbe barato. Non era solo il computerone del colosso americano a scegliere le mosse da giocare, ma vi era anche la supervisione di un esperto umano. Questa, almeno, la teoria complottistica. Non ho le competenze necessarie per poter giudicare se le accuse siano o meno plausibili. Però consiglio, almeno per curiosità, un’occhiata a questo documento.

L’Università di Modena e Reggio Emilia è “la migliore d’Italia”

Cosa voglia dire questo titolo non è ben chiaro. Tantomeno è chiaro il criterio utilizzato da “Il Sole 24 Ore” per stilare questa classifica (gli indicatori lasciano un po’ il tempo che trovano: come suggerisce anche Diego, sembrano essere stati scelti per classificare in base a “dove è più facile laurearsi”). Fatto sta, che l’Università di Modena e Reggio Emilia sembrerebbe essere “la migliore università pubblica italiana”. Dovrò mettere una postilla nel curriculum, ora?

Comunque sia, la mia rassegna stampa, da qui, non può andare oltre a L’Informazione. Giornale orrendo, ma l’unico che è possibile leggere gratuitamente da Internet. Dunque, ecco a voi l’articolo in cui si parla dell’argomento.

L’Informazione - Università di Modena e Reggio Emilia la migliore d’Italia

Sorvolo sulle parole di Delrio, perchè altrimenti diventerei molto, MOLTO offensivo. A livello politico, Reggio sta facendo di tutto per non essere una città universitaria. Del Rio parla di edilizia agevolata. Quanti ne sono stati creati di questi alloggi in cinque anni? Due? O forse me ne sfugge uno e possono essere addirittura tre? Dobbiamo parlare del parcheggio della Zucchi, lasciato vergognosamente in gestione all’ACT ed alle sue tariffe di un’euro all’ora per poter andare a lezione? Dobbiamo parlare della discussione di qualche mese fa, quando si parlava di trasferire a Reggio una nuova Facoltà ed il Consiglio Comunale si è opposto dicendo che “non vi è la necessità” (mai una decisione politica fu più imbecille di questa… se anche non esistesse una reale necessità, cosa sulla quale dubito, eufemismo, che un consiglio comunale come quello reggiano sia in grado di esprimersi, è così grave avere in giro per Reggio qualche centinaia di nuovi consumatori?)? Oppure dobbiamo parlare delle attività culturali e di intrattenimento organizzate dal Comune? Sì, qualcosa che non siano i balletti in piazza o gli spettacoli al Valli. E no, due Notti Bianche in cinque anni non sono un grosso incentivo per un giovane che voglia passare gli anni dell’università a Reggio Emilia.

Ops, sono diventato offensivo. Spero di cuore che Delrio capiti per caso su questa pagina e possa leggere cosa penso del suo intervento. Avrei preferito di gran lunga che avesse avuto il pudore di starsene zitto…

Website for my PhD Project

Giornata burocratica oggi. Incontri, appuntamenti ed uno sfracasso di e-mail scambiate e ricevute. Ho spedito tutta la documentazione per il contratto nella nuova casa, ho esteso fino al 20 di agosto la mia permanenza al Pilgrim, ho preso contatti con il professore per cui dovrei fare le lezioni di Java ed infine ho pianificato la roadmap finale del mio progetto.

Al tempo stesso, su suggerimento di Angelo (che mi ha fatto attivare alcune directory su uno dei web server dell’università, sulla base di quanto già fatto per Vadim Tikhanoff, ovvero colui di cui al momento sto usurpando la scrivania), ho messo in linea un piccolo sito web dedicato al mio futuro progetto di PhD. Chi fosse curioso di darci un’occhiata (e se poi volesse anche darmi un’opinione sulla “pesantezza” delle pagine in questione, tanto meglio…), può trovare il tutto a questo link:

Communication and Distributed Control in Multi-Agent Modelling of Search and Rescue Behaviour

Website’s screenshot

Tra parentesi, ringrazio iHerr per aver messo on line questo simpatico tutorial sul come rendere trasparente lo sfondo di un’immagine attraverso Gimp.

Così è deciso

… l’udienza è tolta!

Judge

Ebbene sì. Vi ricordate la casetta che vi avevo fatto vedere qualche post fa? Beh, adesso è mia. Sono andato a visitarla stamattina. Dal vivo è ancora più bella che in foto. L’ho bloccata all’istante, dato che dopo mille chiacchiere ed ispezioni non ero ancora riuscito a trovare la fregatura (che arriverà, ne sono pressochè certo, visto che il prezzo è troppo buono per un’abitazione del genere!). Comunque sia, dal primo settembre starò lì. Nel lusso più sfrenato. Bella lì, Fabiè!

Ora si tratta di capire che fare del mese di agosto. Il contratto qui al Pilgrim mi scade sul finire della settimana prossima e direi che lo rinnoverò (sperando non ci siano problemi di sorta) per altre due/tre settimane, in maniera tale da poter finire tutte le mie cose e potermi godere un po’ di ferie in leggerezza (fino ad un certo punto, va beh… ma sempre meglio che niente!). Ad ogni modo, si vedrà. Nel frattempo un altro bel tassellino è andato al suo posto.

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