Home    About me    Publications    Blog    Photo gallery
Some other old good stuff

Fabio Ruini’s blog

Because Italians do it better! What the f**k? Ehm… the blogs, I mean… obviously! :-/

Archivio per Agosto, 2007

News dallo zoo rotegliese

E’ l’una di notte. Sono al computer a sistemare alcune cose. La finestra è aperta, causa calura che sembra trarre piacere nel concentrarsi proprio sulla mia povera cameretta. E soprattutto sembra trarre piacere nel rimanere lì, immobile. Immutabile nonostante il sole sia già tramontato. Ristagnante, impassibile di fronte al numero (maggiore di 6) di ore trascorse con anche la porta aperta per creare un minimo di corrente. Una quantità indescrivibile di zanzare è attratta dal mio Mac. Come dar loro torto, d’altronde, vedendo quanto è bello?

Sì, insomma. La situazione non è delle più rilassanti. Tantopiù che intervengono pure altri fattori di disturbo. Protagonisti, il mio cane e il mio gatto. Alias, Artù e il mio gatto (più sotto, in una foto di repertorio). Già, nessuno gli ha mai trovato un nome più originale di questo. E d’altro canto neppure lui ha mai dato più di tanto l’impressione che gliene fregasse qualcosa. Gatto opportunistico. Come tutti i gatti, diranno i più cinici tra voi, nonchè tutti gli economisti alla lettura. Falso, dico io che economista lo sono, ma solo per finta, perchè così recita la Laurea appesa in camera. Non tutti i gatti sono così. Solo i gatti “veri” lo sono. Poi esistono i gatti rimbecilliti che si affezionano davvero alla casa e al padrone. Ma ok, non divaghiamo. E’ un gatto vero il mio. Così vero che, una sera si azzuffa e la sera dopo va a gatte. Azzuffandosi pure lì. Gli piace il sesso rude al mio micio. E se le micine smorfiosette di turno non ci stanno, beh, peggio per loro. Il problema, però, è che stavolta deve aver trovato pane per i suoi denti, almeno a giudicare dalle grida strazianti che si odono dalla finestra di camera mia. Talmente strazianti che pure Artù, notoriamente avvezzo al sonno profondo, dal suo rifugio garagistico ha iniziato ad abbaiare a squarciagola. Non si sa bene se per salvare il micio o se per partecipare al festino. Poco importa.

Artù e il micio

Vado in giardino a vedere com’è la situazione, ma dei duellanti nessuna traccia. In compenso trovo un riccio. Che sta beatamente pasteggiando dalla ciotola del cane. Chiamo un po’ il gatto, faccio un po’ di rumore e dopo qualche istante il litigio cessa. Così mi metto ad osservare quest’altra bestia, che si è prontamente chiusa su se stessa. Sposto la ciotola alla quale è appoggiato e questo non fa una piega. Non si muove di un millimetro. Provo a stimolarlo un po’ con il cordone del mio portachiavi e l’effetto estetico che si ottiene è fantastico. Una distesa di aculei che si muovono come onde del mare. Decido di fotografarlo, ma prima scendo di sotto a tranquillizzare Artù, che nel frattempo, nonostante sentisse la mia voce, non ha smesso per un attimo di abbaiare. E d’accordo che i miei vicini hanno avuto un bimbo da poco e dunque sono nettamente a credito riguardo ai rumori molesti notturni, ma meglio non approfittarne. Il tempo di fargli due coccole, salire a prendere la macchina fotografica e ridiscendere in giardino che il riccio si è già volatilizzato. Peccato. Il nuovo abitante del mio piccolo zoo domestico ve lo mostrerò un’altra volta. Nel frattempo, se volete farvi una cultura in merito, c’è sempre la solita Wikipedia.

Riccio (disegno)

“Gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare!”

Seguendo rigorosamente quella tradizione che, per il periodo delle vacanze, vuole letture leggere (e soprattutto, avendo realizzato, pur un po’ in ritardo, che sono in vacanza), l’altra sera mi sono accattato “Gino Bartali. Mille diavoli in corpo, di Paolo Alberati. Un libro che, se vogliamo, non è esattamente una meraviglia da un punto di vista stilistico (così come, a voler essere pignoli, ci si potrebbe lamentare dell’eccessiva attenzione che l’autore pone sul figlio primogenito di Ginetaccio, Luca, pur importantissimo per la realizzazione del volume in questione). Ma non è questo l’importante. Ad essere meritevoli sono le storie che vengono narrate e soprattutto le meravigliose fotografie che incorniciano, impreziosendolo, il tutto. Che ne fanno un libro da divorare tutto d’un fiatto, nel giro di una o al massimo due notti. Sognando di strade polverose e di folle urlanti. Di ciclisti, uomini veri, che per tutta la loro vita non fanno altro che pedalare. Costretti a sacrifici, immani e mal ripagati, per quella loro maledetta passione.

Alberati pone l’accento, nel capitolo di apertura, su un fatto piuttosto inedito. Il ruolo avuto da Bartali, negli anni della persecuzione razziale, nel mettere in salvo centinaia di ebrei. Radunati ad Assisi, Gino fece da prezioso “postino”. In bicicletta, da Firenze fin nel mezzo dell’Umbria, nascondendo nel tubo del sellino mazzi di fotografie e di documenti falsi. Utili per dare una nuova identità alle persone da salvare e permettere loro di fuggire all’estero. Ma, a quanto pare, Bartali non volle mai che questa storia venisse a galla. Perchè, come diceva lui: “Io voglio essere ricordato per le mie imprese sportive e non come un eroe di guerra. Gli eroi sono altri. Quelli che hanno patito nelle membra, nelle menti, negli affetti. Io mi sono limitato a fare ciò che sapevo meglio fare. Andare in bicicletta.“. E così, anche il pezzo che ripropongo qui di seguito, non parlerà di queste vicende. Ma di qualcosa che un qualche legame con la politica, più o meno sfumato che sia, ce l’ha lo stesso.

Gino Bartali

L’attentato a Togliatti

Un giovane, fanatico anticomunista, il 14 luglio ha sparato all’onorevole Togliatti, segretario del Pci, mentre stava uscendo in compagnia di Nilde Jotti dalla Camera dei Deputati.
L’Italia è in rivolta ma anche in Francia la notizia provoca uno sconquasso incredibile e getta anche il Tour nello scompiglio. La domanda è: i corridori italiani torneranno a casa o continueranno nella corsa?
Bartali dapprima cerca per telefono rassicurazioni sulle condizioni della sua famiglia, di Adriana e dei piccoli Andrea e Luigino. Avuta la certezza della loro buona salute prende la sua decisione e la comunica ai compagni di squadra: “domani ragazzi si riparte e badate bene, lo si fa per vincere!”.
Ma dietro a quella che fu soprattutto una vittoria sportiva si intrecciano fatti storici di grande rilievo che meritano un approfondimento.

Siamo nel dopocena di una calda giornata di Luglio. Sulla spiaggia i corridori della nazionale italiana si riposano, anche il Tour riposa per un giorno dopo le prime arroventate battaglie sulle strade polverose dei Pirenei, in attesa dello scontro decisivo delle tappe sui pendii delle Alpi.
Dall’Italia, da Roma, per l’occasione del giorno di pausa è giunto un tifoso speciale di Gino: si chiama Bartolo Paschetta, un alto dirigente dell’Azione Cattolica, amico e confidente del campione sin dagli anni della militanza giovanile nelle file della gioventù cattolica.
Paschetta abita a Roma in via della Conciliazione dove c’è anche la sua libreria nella quale il “professore” vende testi di arte sacra e libri in latino.
Durante la guerra era stato proprio il libraio romano a creare numerosi contatti tra il Santo Padre e Gino Bartali. In quel periodo il Papa intratteneva un fitto epistolario con l’arcivescovo di Firenze mons. Elia Dalla Costa ed entrambi avevano avuto bisogno di Bartali per incarichi di grande riservatezza, di cui abbiamo raccontato nel capitolo d’apertura. C’era da salvare centinaia di ebrei nascosti nella capitale: il Papa chiese aiuto, Firenze, il cardinale Dalla Costa e Gino Bartali risposero.
A Paschetta piace molto il ciclismo e ogni estate si prende qualche giorno libero per recarsi al Tour ad ammirare le gesta dei suoi amici campioni.
Ma questa volta è partito da Roma in un giorno funesto, terribile per l’Italia, ma anche di tormento per il suo amico Gino che, come un leone ferito, appena finita la colazione si siede nel giardino del suo albergo e comincia a stropicciare nervosamente tra le mani la classifica della tappa del giorno precedente. Con il distacco che Bobet gli ha inflitto, distanziandolo di ben 21 minuti, la maglia gialla ha rafforzato la sua posizione.
Mentre Paschetta si sta allontanando in auto in direzione nord, quando si trova circa all’altezza di Orvieto, sono le 11,30 circa del mattino, a Roma il ventiquattrenne aspirante avvocato siciliano Domenico Antonio Pallante, in via della Missione, spara uno, due, tre, quattro colpi al segretario del Partito Comunista Palmiro Togliatti, ferendolo gravemente al busto e alla testa.
Togliatti è ricoverato d’urgenza in ospedale e il chirurgo Pietro Valdoni sottopone il politica a un’operazione complicata: bisogna estrarre dal torace il proiettile conficcatosi proprio tra un polmone e il cuore.
E’ un’operazione il cui esito avrà ovviamente dei risvolti oltre che umani, anche politici. L’Italia, uscita da poco dalle macerie della guerra, fa fatica a trovare un nuovo equilibrio politico. Ex-fascisti ed ex-partigiani sono costantemente sul piede di guerra e l’attentato al segretario del Partito Comunista accende in tutto il paese focolai di rivolta.

Mentre Paschetta sta superando la frontiera in direzione Cannes, molti giornalisti italiani al seguito del Tour compiono il percorso inverso, richiamati in Italia dalle redazioni dei propri giornali.
Con il “vecchio” Bartali oramai a 21 minuti dal vertice della classifica in Francia resta poco da raccontare e scrivere. In ITalia invece stanno accadendo fatti drammatici, ben più importanti della corsa di un anziano campione che stenta a tenere le ruote dei giovani avversari.
In una situazione che d’improvviso sembra precipitare, ai giornalisti, preoccupati anche per le proprie famiglie, sembra saggio tornare urgentemente in patria e lasciare il Tour e la squadra italiana al proprio destino.
Quando, la sera del 14, Paschetta raggiunge i corridori nel loro albergo, la squadra sta ancora cenando nella sala da pranzo. Da tifoso speciale qual è, e oramai amico di tutti i suoi componenti, si mette a servire i piatti a tavola come sua abitudine, quasi fosse un cameriere del ristorante. Da Roma ha portato con sè una torta da offrire a Gino e a tutta la squadra, che i corridori decidono di consumare fuori, sulla spiaggia, al riparo dagli sguardi ammonitori del commissario tecnico.
Seduti a semicerchio sulla sabbia, con Bartali al centro a dare da intrattenitore, tagliano la torta e sorseggiano una stilla di vermouth a testa.
“Ragazzi” dice Bartali deciso “hanno sparato a Togliatti, me l’ha detto Luigi Chierici che come gli altri giornalisti italiani se ne sta andando via, tornano in Italia dove c’è sommossa. Anche noi corridori, se Togliatti muore rischiamo di dover tornare tutti a casa. Non ci resta che domani per giocare tutte le nostre carte. Facciamo vedere chi siamo, specialmente a quei giornalisti da quattro soldo che se ne sono andati, che hanno lasciato il Tour avendoci dati già per morti.”.
Mentre seduti mangiano la torta, Bartali traccia sulla sabbia, con l’indice della mano, il profilo della tappa dell’indomani e spiega la tattica. Un gesto semplice ma che si scolpisce indelebile nella mente dei ragazzi della nazionale italiana. Sono tutti convinti che quello di domani sarà il loro ultimo giorno al Tour.
Poi d’improvviso giunge sulla spiaggia un inserviente dell’hotel in cui i corridori alloggiano, viene a richiamare Bartali che è desiderato al telefono: lo cercano dall’Italia, dicono si tratti di una cosa importante.
All’altro capo del telefono Bartali trova De Gasperi, capo del Governo e amico di gioventù per via della comune militanza nelle file dei giovani dell’Azione Cattolica.
“Gino, pensi di vincere il Tour? Sai, sarebbe importante per noi, qui in Italia c’è tanta confusione.”.
“Il Tour non lo so, ma la tappa di domani la vinco di sicuro” risponde Bartali.
Eccome se la vince.
E il 15 luglio è il suo gran giorno. Sotto una tempesta di pioggia e vento, il francese Robic “testa di vetro” va in fuga sul primo colle, l’Allos, e Bartali lo tiene sotto controllo, a distanza.
C’è poi da scalare il Vars e Bartali si produce in uno scato violento, staccando gli avversari e rimanendo solo all’inseguimento del minuscolo Robic. A metà della discesa successiva Bartali lo raggiunge, ma attende a superarlo, aspetta che la strada s’impenni di nuovo sotto le loro ruote, sulle prime rampe del mitico Izoard e qui va giù duro col suo affondo decisivo. Mentre la tempesta impazza, Bartali vola verso l’arrivo di Briançon dove giunge quasi maglia gialla. Il Tour è di nuovo in suo pugno, a Bobet restano appena 51 secondi di vantaggio.
Togliatti è fuori pericolo, e così il giornale radio della sera apre con la notizia della strabiliante vittoria di Bartali. Poi si passa alle condizioni di salute di Togliatti.
In aula a Montecitorio alcuni deputati hanno seguito in diretta via radio le gesta del campione fiorentino, la notizia della sua vittoria fa tirare a tutti un sospiro di sollievo. Sulle strade, nei bar, nelle piazze italiane, la gente gioisce all’annuncio dell’inaspettata notizia. Il campione ormai è lanciato, vince ancora nella tappa successiva, la Briançon-Aix Les Bains di 263 chilometri e a Losanna, il giorno successivo, si ripete strepitosamente e si presenta sulla pista dello stadio con un anticipo tale da cogliere tutti di sorpresa: è il 18 luglio, Gino Bartali compie 34 anni e festeggia così la vittoria nel suo secondo Tour.
Aveva 21 minuti di distacco dopo i Pirenei e prima delle Alpi. A Parigi sul traguardo finale ne ha 26 di vantaggio sul secondo classificato. Superati abbondantemente i trent’anni, nonostante da tanti sia consideratao oramai vecchio, ha vinto sette tappe e, soprattutto, ha domato il Tour a dieci anni di distanza dal primo successo.
Un’impresa che resterà sempre impressa nella storia dello sport. E come abbiamo visto, anche nella storia del nostro Paese.

Happy birthday…

A quarter of century has gone. So…

… happy birthday to me,
happy birthday to me,
happy birthday dear myself,
happy birthday to meeeeeee…..

Twenty-five

Tra l’altro, a festeggiare il compleanno oggi siamo in una discreta schiera. E, stranamente, qualcuno realmente famoso c’è davvero…

Questo l’elenco fornito da Wikipedia (i grassetti sono miei):

* 1025 – Emperor Go-Reizei of Japan (d. 1068)
* 1582 (O.S.) – Taichang Emperor, of the Ming dynasty of China (d. 1620)
* 1592 – George Villiers, 1st Duke of Buckingham, English statesman (d. 1628)
* 1612 – Marcus Zuerius van Boxhorn, Dutch scholar (d. 1653)
* 1714 – Anthony Ulrich II, Duke of Brunswick-Lüneburg (d. 1774)
* 1749 – Johann Wolfgang von Goethe, German writer and scientist (d. 1832)
* 1774 – Elizabeth Ann Seton, American-born Catholic saint (d. 1821)
* 1801 – Antoine Augustin Cournot, French mathematician (d. 1877)
* 1814 – Sheridan le Fanu, Irish writer (d. 1873)
* 1828 (O.S.) – Leo Tolstoy, Russian writer (d. 1910)
* 1840 – Alexander Cameron Sim, Scottish merchant (d. 1900)
* 1849 – Benjamin Godard, French composer (d. 1895)
* 1853 – Vladimir Shukhov, Russian engineer and inventor (d. 1939)
* 1867 – Umberto Giordano, Italian composer (d. 1948)
* 1878 – George Whipple, American scientist, and Nobel laureate (d. 1976)
* 1894 – Karl Böhm, Austrian conductor (d. 1981)
* 1894 – Elisha Scott, footballer (d. 1959)
* 1898 – Charlie Grimm, baseball player (d. 1983)
* 1899 – Charles Boyer, French actor (d. 1978)
* 1903 – Bruno Bettelheim, American psychologist (d. 1990)
* 1904 – Secondo Campini, Italian jet engine pioneer (d. 1980)
* 1906 – John Betjeman, English poet (d. 1984)
* 1908 – Roger Tory Peterson, American ornithologist (d. 1996)
* 1910 – Tjalling Koopmans, Nobel Prize laureate (d. 1985)
* 1911 – Joseph Luns, Dutch politician (d. 2002)
* 1913 – Robertson Davies, Canadian writer (d. 1995)
* 1913 – Richard Tucker, American tenor (d. 1975)
* 1913 – Terence Reese, British bridge player (d. 1996)
* 1913 – Boris Pahor, Slovenian writer
* 1915 – Max Robertson, British sports commentator
* 1916 – Jack Vance, American author
* 1916 – Hélène Baillargeon, Quebec singer, actor and folklorist (d. 1997)
* 1917 – Jack Kirby, American comic book artist (d. 1994)
* 1919 – Godfrey Hounsfield, Nobel Laureate (d. 2004)
* 1920 – Frits Bernard, pedophile activist (d. 2006)
* 1921 – Fernando Fernán Gómez, Spanish actor and playwright
* 1921 – Nancy Kulp, American actress (d. 1991)
* 1924 – Janet Frame, New Zealand author (d. 2004)
* 1924 – Peggy Ryan, American actress (d. 2004)
* 1925 – Donald O’Connor, American singer, dancer, and actor (d. 2003)
* 1925 – Billy Grammer, American country music singer and guitarist
* 1928 – F. William Free, American advertising executive (d. 2003)
* 1929 – Istvan Kertesz, Hungarian conductor (d. 1973)
* 1930 – Ben Gazzara, American actor
* 1931 – John Shirley-Quirk, English bass-baritone
* 1932 – Andy Bathgate, Canadian ice hockey player
* 1935 – Gilles Rocheleau, French Canadian politician (d. 1998)
* 1936 – Don Denkinger, American baseball umpire
* 1938 – Paul Martin, former Prime Minister of Canada
* 1938 – Maurizio Costanzo, Italian television journalist
* 1940 – Roger Pingeon, French cylist
* 1940 – Ken Jenkins, American actor
* 1941 – Sybille de Selys Longchamps, Belgian aristocrat
* 1942 – Sterling Morrison, American guitarist (The Velvet Underground) (d. 1995)
* 1943 – David Soul, American actor
* 1943 – Lou Piniella, American baseball manager
* 1944 – Marianne Heemskerk, Dutch swimmer
* 1944 – Melvin Dummar, American claimant to the Howard Hughes estate
* 1947 – Liza Wang, Hong Kong actress
* 1947 – Shoto Tanemura, Japanese martial artist
* 1948 – Danny Seraphine, American musician (Chicago)
* 1949 – Hugh Cornwell, British musician (The Stranglers)
* 1951 – Keiichi Suzuki, Japanese composer
* 1951 – Wayne Osmond, American singer (The Osmonds)
* 1952 – Rita Dove, American poet
* 1952 – Wendelin Wiedeking, German businessman
* 1952 – Guy Nadon, Quebec actor
* 1952 – Jacques Chagnon, Quebec politician
* 1957 – Daniel Stern, American actor
* 1957 – Rick Rossovich, American actor
* 1958 – Scott Hamilton, American figure skater
* 1960 – Emma Samms, English actress
* 1961 – Kim Appleby, British singer
* 1962 – Eugene Robinson, American musician (Oxbow)
* 1963 – Jennifer Coolidge, American actress
* 1965 – Amanda Tapping, Canadian actress
* 1965 – Shania Twain, Canadian singer
* 1966 – René Higuita, Colombian footballer
* 1966 – Priya Dutt, Indian social worker and politician
* 1967 – Frederick Kesner, Philippine-born Australian poet
* 1968 – Billy Boyd, Scottish actor
* 1969 – Jason Priestley, Canadian actor
* 1969 – Jack Black, American actor
* 1969 – Mary McCartney, English photographer
* 1969 – Pierre Turgeon, French Canadian ice hockey player
* 1970 – Sherrié Austin, Australian actress/singer
* 1970 – Rick Recht, Jewish singer
* 1971 – Todd Eldredge, American figure skater
* 1971 – Janet Evans, American swimmer
* 1971 – Raul Marquez, Mexican-born American boxer
* 1971 – Shane Andrews, American baseball player
* 1972 – Jay Witasick, American baseball player
* 1973 – Matthew John Armstrong, American actor
* 1974 – Johan Andersson, Swedish game programmer
* 1974 – Carsten Jancker, German footballer
* 1974 – Takahito Eguchi, Japanese composer
* 1975 – Gareth Farrelly, Irish footballer
* 1975 – DJ Assault, American musician
* 1978 – Jess Margera, American drummer
* 1978 – Shaniqua, American wrestling valet
* 1979 – Robert Hoyzer, German football referee
* 1979 – Shaila Durcal, Spanish singer
* 1979 – David Graham, Australian reality show personality
* 1979 – Kristen Hughes, Australian netballer
* 1979 – Markus Pröll, German footballer
* 1979 – Ruth Riley, American basketball player
* 1980 – T.J. Beam, American baseball player
* 1981 – Martin Erat, Czech hockey player
* 1981 – Vaggelis Moras, Greek footballer
* 1981 – Raphael Matos, Brazilian racing driver
* 1982 – Anderson Silva de França, Brazilian footballer
* 1982 – LeAnn Rimes, American singer
* 1982 – Thiago Motta, Brazilian footballer
* 1983 – Lasith Malinga, Sri Lankan cricketer
* 1983 – Alfonso Herrera, Mexican actor and singer in the Latin Pop Group RBD
* 1985 – Cove Reber, American Lead singer for Saosin
* 1985 – Ralph Woolfolk IV, American actor
* 1986 – Gilad Shalit, Israeli military officer
* 1990 – Bojan Krkić, Serbian-Spanish footballer
* 1991 – Kyle Massey, American actor
* 1999 – Prince Nikolai of Denmark

E sì, l’onore di essere nato lo stesso giorno di Renè Higuita compensa abbondantemente la vergogna di condividere il compleanno con Maurizio Costanzo…

Proseguono le vittorie pokeristiche

Seconda serata Hold’Em di queste mie strane vacanze rotegliesi. Andata bene pure stavolta. 45 euro puliti messi in tasca. Frutto di un primo torneo vinto in maniera meravigliosa, facendo fuori praticamente la metà dei partecipanti con una sfilza di all-in violenti. Grazie anche, naturalmente, ad un pizzico di culo (in uno di questi all-in, chiamato prima del flop, ho imbroccato una scala al kappa che ha segato le gambe all’avversario di turno, con in mano un punto ben superiore al mio). Nelle altre tre partite della serata, una volta a podio e due volte fuori dai giochi. Ma, appunto, il bilancio è più che positivo.

Wild Bill

Tra parentesi, in questo momento sto cercando di documentarmi su alcuni aspetti “strategici”. Come si gioca una maledetta coppia bassa che ci si ritrova in mano? Io mi sono trovato ad un certo punto, tra gli ultimi a chiamare, con un fottuto paio di 3 in mano. Solo un giocatore (oltretutto, dal comportamento piuttosto incomprensibile) ad aver visto i bui prima di me. Ci ho pensato un po’ ed ho sparato un all in. Gli altri sono usciti, lui ha tentennato a lungo e poi ha foldato a sua volta. Girando le carte. Presumibilmente, se avesse giocato, mi avrebbe massacrato. E’ andata bene, d’accordo. Ma urge trovare una strategia un pelo più adeguata per giocare questo tipo di mani.

PokerNews.com, nella lezione “Giocare le Pocket Cards dai Bui” sostiene questo:

Quando il piatto è rilanciato dalle prime posizioni e voi siete il controbuio, una mano che richiede speciale attenzione è KJ. Mani come (K-Hearts)(J-Diamonds) possono facilmente dare luogo alla seconda mano migliore che dovrete pagare sino alla fine. Questo non significa che non dovete vedere un legittimo rilancio con KJ, ma questo non significa che il giocatore tipico debba vedere troppo spesso con queste mani. Ancora una volta, questa è una di quelle situazioni nelle quali la conoscenza del proprio avversario può rivelarsi cruciale nel determinare la decisione corretta. Lo stesso vale per AJ, AT e KT. Per vedere con una coppia di basso valore vi servono in genere solo due giocatori sul piatto. Quindi (3-Diamonds)(3-Spades) potrebbe essere giocabile contro un rilancio dalle prime posizioni e un giocatore che abbia visto da quelle intermedie. Questo dovrebbe assicurarvi il buon rapporto tra il vostro investimento ed il valore del piatto necessario nel caso riusciste a chiudere un tris al flop. E, ovviamente, voi dovreste solitamente rilanciare con AA o KK quando vi trovate in uno dei due bui. Ma come già discusso, non rilanciate automaticamente con AK (o QQ per la stessa ragione).

Discorso che lascia un po’ il tempo che trova, ma almeno mi fa rendere conto che una coppia di tre in mano è veramente cosa squallida. E d’accordo che le coppie vanno difese, ma senza esagerare…

PS: nel frattempo, mentre ero intento a pokerare, come per magia, sul sito Internet del nuovo Corso di Laurea Magistrale in Economia e Sistemi Complessi è comparsa questa paginetta. Carina, sì…

Un po’ di organizzazione

Sarà l’aria di casa, sarà il caldo che c’è (caldo, ma senza sole, salvo rare eccezioni… dev’essere destino che io rimanga bianco, a quanto pare!), sarà quel che volete, ma in questi giorni ci sto capendo poco. Sto facendo una gran confusione e sto combinando praticamente nulla. Anche e soprattutto per via degli orari. Infatti ho ripreso esattamente il time scheduling della mia vita pre-plymouthiana. Alias, sveglia a mezzogiorno (spesso abbondante) e nanna alle 4/5 di mattina. Il tutto, però, condito da uscite e cenette a ripetizione. Al momento ho fatto una doppia pizzata, una sera alla Roadhouse Grill, una al cinese ed una al Caminetto, ristorante squisitamente emiliano famoso per l’abbondanza delle porzioni abbinata ad un prezzo relativamente modico. Sto riassaporando pian piano tutte le specialità di questa terra meravigliosa che mi ha dato i natali. Ma all’appello mancano ancora tante cose. Tra le prime che mi vengono in mente ci sono la stria con la panna (ma si dovrebbe rimediare venerdì), il gnocco fritto (la Festa dell’Unità in corso a Roteglia, tuttavia, dà la possibilità di rimediare il prima possibile) e l’erbazzone (nessuna speranza concreta all’orizzonte, ma sono fiducioso… mal che vada si ricorre a quello surgelato). Sicuramente mi sto dimenticando anche qualcos’altro che spero mi verrà in mente prima di tornare a Plymouth.

Time management

Comunque sia, dicevo della mia necessità di un minimo di organizzazione. Ok, oggi un po’ ho rimediato. Per la Sicilia il volo è prenotato. Anzi, i voli. Bologna-Catania il 4 settembre alle 11.55 (arrivo previsto alle 13.25), Catania-Bologna l’8 di settembre alle 14.10 con sbarco in Emilia previsto per le 15.50. Il tutto incastrato discretamente bene con gli orari dei pullman, gentilmente offerti dagli organizzatori di Wivace, che collegano l’aeroporto di Catania con Baia Samuele, sede del Workshop (alle 16.00 quello dell’andata, partenza alle 8.30 per quello del ritorno).

Spassoso, tra l’altro, quello che scrivono i signori di Meridiana nelle loro “condizioni generali di trasporto”. I grassetti sono miei:

A bordo non è permesso l’uso di:
Per motivi di sicurezza l’uso di alcuni dispositivi elettronici a bordo è proibito. Vi ricordiamo inoltre che l’uso di suddetti strumenti durante il volo può interferire con la strumentazione di bordo ed è perseguibile a fini di legge. Vi preghiamo di tenere tali dispositivi sulla posizione OFF per tutta la durata del volo. Durante tutta la permanenza a bordo i telefoni cellulari devono rimanere spenti. Inoltre, non è permesso l’uso di walkie-talkies, di lettori CD, di PC con stampante, CD-ROM, o mouse senza filo nonché di tv portatili e di giocattoli telecomandati. Per l’uso di altri dispositivi come gameboys, registratori, laptops, calcolatrici, rasoi elettrici ecc., vi preghiamo di contattare il nostro personale di bordo.

Chissà cosa saranno questi “gameboys” e soprattutto questi fantomatici “laptops”, così diversi dai PC. Che ci sia qualcuno solito utilizzare PC desktop in aereo? Ma poi, premesso che non ho una stampante portatile, per quale motivo mi dovrebbe essere impedito usarla, ammesso ovviamente che questa funzioni via cavo? E poi, queste tremende calcolatrici dall’interferenza facile con la strumentazione di bordo. Boh…

Rimane da prenotare il volo per Plymouth. Ho trovato una bella tariffa Easyjet per l’11 di settembre. Dopo aver volato di venerdì 17, ci mancherebbe solo quella data per completare il quadrettino scaramantico. Peccato che ci sia il solito problema di fondo. Ovvero la partenza da Malpensa ad un orario improponibile. Vero che è ottimo arrivare a destinazione di prima mattina, ma che palle la notte insonne. Domani proverò a guardare qualche alternativa, considerato anche che devo arrivare in tempo utile per ritirare le chiavi della casa nuova.

Per il resto, rimangono da fare un pochino di cose: principlamente rispondere ad alcune mail arretrate (le più importanti delle quali quella alla padrona della mia nuova casettina plymouthiana, che mi ha fatto cortesemente notare come le abbia fatto un bonifico di importo sbagliato in meno, e l’altra alla ragazza con cui ci eravamo accordati per iniziare a studiare un algoritmo genetico in grado di “crackare” Ethernity II) e lavorare. Dal mio viaggetto a Roma di qualche giorno fa, infatti, sono tornato a casa con un po’ di modifiche da apportare al modello “The Predator” e che adesso dovrei veramente iniziare ad implementare. Senza dimenticare ovviamente i miei aeroplanini. E senza dimenticare che per Wivace ci sarebbe pure da preparare la presentazione. Insomma, lavoro al solito ce ne sarebbe. La voglia, in questo periodo di pseudo-ferie, è tutto un altro discorso…

Direttamente da uno sperduto laboratorio di restauro reggiano…

… ecco spuntare una di quelle cose per cui vado letteralmente matto. Un manifesto. Di propaganda. Politica, ovviamente. Di un’epoca in cui, malgrado la TV stesse rapidamente prendendo piede, le lotte politiche si conducevano sui giornali, ma soprattutto sui muri e nelle piazze. Erano gli anni ‘60 ed il manifesto in questione, in un giallo sicuramente più sgargiante di quello odierno, campeggiava per le strade di Reggio Emilia.

Manifesto Sartre

Non mi è ben chiaro se l’appello di Sartre cui si riferisce il manifesto sia quello del 1965 (ad Helsinki, al Congresso Internazionale della Pace, il filo-psicologo francese chiese pubblicamente il ritiro delle truppe americane dal Vietnam) o piuttosto quello dell’anno seguente (1966, quando Sartre fu tra i promotori del Tribunale Russell sui crimini americani in territorio indocinese). Ammesso e non concesso che nell’intervista a L’Unità cui si accenna in apertura di poster Sartre non abbia proposto qualcosa di ancora diverso. Poco importa. La spartana bellezza del manifesto rimane invariata. Così come quella poesia, riuscita indubitabilmente male, che un minimo di inquietudine riesce comunque a trasmetterla:

E tu marine che salti senza rete sull assoluto vuoto della guerra atomica
tu giovane
tu eroe
tu decorato di sopra e di sotto
pensa alle vacche magre
pensa alla carestia
pensa alla peste
pensa all epidemia
pensa al bonzo che brucia e fa scintille
pensa che il tempo passa e ti sospinge (la trappola che scatta) verso la verità
verso il tuo stesso gas che ti ha già reso cieco

Qt Concurrent

Da quando, con una strabiliante azione di marketing, la storica “corsa al GhZ” dei processori si è fermata a favore delle architetture multi-core, uno dei problemi principali che affligge chi sviluppa software è proprio la gestione dei vari “core” presenti sul sistema di riferimento. Fondamentalmente, il problema è che, un’applicazione sviluppata per un’architettura a core singolo, eseguita su di un sistema multi-core finirà per sfruttare solo una piccola parte della potenza di calcolo globalmente disponibile sulla macchina in uso. Il problema affligge naturalmente anche le simulazioni che faccio girare sul mio meraviglioso MacBook Pro. Il computer macina, macina, macina per ore. Ma le statistiche indicano sempre un imbarazzante 50% alla voce “CPU Usage”. Per aggirare il problema, occorre riscrivere in maniera “scalabile” i propri programmi. Operazione, in genere, tutt’altro che agevole. Le Qt che io utilizzo, dal canto loro, offrono un paio di classi (QThread e QThreadStorage) dedicate appositamente alla gestione dei thread. Neppure loro, però, semplicissime da usare. Ergo, un problema che non avrei mai risolto prima di qualche anno? Macchè…

Qt Concurrent

Ieri, a Roma, chiacchierando un po’ dell’argomento con il buon Gianluca Massera (al quale, scrivo a mo di promemoria, ancora “devo una traduzione”), ho scoperto le meraviglie di Qt Concurrent. Di cosa si tratta? E’ presto detto:

Qt Concurrent is a C++ template library for writing multi-threaded applications.

Qt Concurrent provides high-level APIs that makes it possible to write multi-threaded programs withouth using low-level threading primitives such as critcal sections, mutexes or wait conditions.

Programs written with Qt Concurrent automaticallly adjust the number of threads used according to the number of processor cores available. This means that applications written today will continue to scale when deployed on multi-core systems in the future.
[edit]

The library includes functional programming style APIs for for parallel list prosessing, a MapReduce implementation for shared-memory (non-distributed) systems, and classes for managing asynchronous computations in GUI applications.

L’utilizzo di questa libreria sembra veramente di una semplicità assurda. E quello che si ottiene, oltretutto, è perfettamente scalabile al numero di core disponibili. Da provare al più presto. Un altro ottimo motivo per utilizzare le Qt!

La Cartaviaggio porta sfiga

Ora ho le prove. La Cartaviaggio porta sfiga. Dei tre viaggi che ho fatto in vita mia usufruendo dello sconto Junior (10 o 20%), riservato agli under 26 titolari di Cartaviaggio, per ben due volte sono riuscito a perdere il treno. La prima volta causa rottura del tergicristalli della mia Punto, che mi ha fatto arrivare in stazione con un quarto d’ora di ritardo. Questa volta, invece, causa simpatico errore di Trenitalia. Ho comprato il biglietto sul sito Internet per l’Eurostar delle 16.35 diretto a Milano. Che in realtà è partito (come da orario sul tabellone) alle 16.30. Una discrepanza di 5 minuti che non ha il minimo senso. Ma, ovviamente, andatelo a spiegare a chi di dovere. Treno perso e nessun diritto di rimborso, causa appunto l’acquisto del biglietto a prezzo scontato. Campo libero alle bestemmie, invece, fioccate con una naturalezza senza precedenti. L’aplomb inglese è già un lontano ricordo.

Roma

Ah, giusto, sono stato a Roma. Toccata e fuga in giornata per fare due chiacchiere con Parisi riguardo al lavoro che presenteremo a Wivace e per programmare altre eventuali collaborazioni future. Nonchè per rivedere un po’ di gente con cui, tra una cosa e l’altra, ho speso diversi mesi assieme. Una bella tirata, ma questo si sapeva. Partito di casa alle 7 di mattina e rientrato verso le 23, dopo 7/8 ore di treno e due di macchina. Il ritorno, in particolare, è stato una mezza odissea. E non solo per il treno perso cui ho accennato poco fa. Lì ho rimediato con un trenino che partiva una mezzoretta dopo. Arrivo a Bologna e penso che ormai il più è fatto. Peccato che invece siamo in periodo estivo ed i regionali, che presumevo essere abbondantissimi, partono col contagocce. Devo aspettare più di un’ora perchè arrivi il primo, diretto a Piacenza. E, all’interno, un clima indicibile. Soprattutto in termini di odore. Un puzzo allucinante, insostenibile anche per chi, come me, da tempo praticamente non riesce più a sentire gli odori. Una volta ero letteralmente innamorato del treno. Ora, a forza di dai e dai, questo sentimento incondizionato inizia tristemente a scemare…

Aggiornamenti inaspettati

Niente di trascendentale, per carità. Solo la mia routine pseudo-vacanziera è stata interrotta da un evento entro qualche margine disatteso. Mi sono accorto che sul sito dedicato a Wivace è stato pubblicato il programma degli interventi. Il non aver mai ricevuto una mail di conferma mi aveva fatto stare un po’ in apprensione. Ma ora, invece, è veramente tutto ufficiale.

WIVACE 2007 - Dettaglio del programma

Come si può osservare qui sopra, il mio esordio nella comunità scientifica italiana avverrà il prossimo 7 di settembre, alle ore 8.50 del mattino. Con la certezza che buona parte dei partecipanti sarà ancora a letto e che la parte rimanente starà ancora soffrendo per i postumi della cena sociale. E soprattutto con la speranza che i pochi superstiti non siano troppo cattivi nei riguardi di questo giovane e sperduto studente emiliano incaricato di tenere la presentazione che, in assoluto, avrà il titolo più brutto di tutto il convegno…

Emilia

Arrivato! Partito alle 9.55 da Plymouth ed arrivato in quel di Roteglia alle 2 di notte. Col didietro perfettamente appiattito e condizioni fisiche generali che potete ben immaginare. Ma arrivato. Sano e salvo.

Nonostante le corse, tra ieri ed oggi, per svuotare il mio appartamento e trasportare in ufficio tutto il trasportabile. Nonostante le 5 ore e mezzo di pullman per andare da Plymouth a Victoria Station. Nonostante il fatto che ho letto e lavorato a bordo, ma non ho potuto chiacchierare neppure un attimo, causa 86enne londinese seduto accanto a me e praticamente sordo. Nonostante il fatto che ho trovato un altro bug nella mia simulazione, questa volta relativo alla normalizzazione degli input della rete neurale. Nonostante l’altra ora e mezzo di pullman per spostarsi da Victoria a Gatwick. Nonostante l’inceppamento del nastro porta-bagagli agli sportelli di EasyJet, che ha fatto ridartare tutti i voli della sera. Nonostante tra questi voli ci fosse pure il mio. Nonostante le due orette di aereo. Nonostante le altre due ore abbondanti di macchina per il tragitto Malpensa-Roteglia.

Nonostante tutto ciò, alla fine sono arrivato. E ora vacanza. O meglio, riuscirà davvero il nostro eroe a concedersi qualche giorno di dolce far nulla? I bookmakers danno tale possibilità 300 a 1. E, conoscendomi, credo abbiano ragione. Ma comunque, tentar non nuoce…

Emilia Romagna

Le Alpi, si sa, sono un muro di sasso
una diga confusa, fanno tabula rasa
per noi che qui sotto, lontano, piu’ in basso
abbiamo la casa

La casa ed i piedi in questa spianata
di sole che strappa la gola alle rane
di nebbia compatta scabrosa stirata
che sembra di pane

Ed una strada antica come l’uomo
marcata ai bordi dalle chiacchiere di un duomo
e i fiumi falsi avventurieri che trasformano i padani
in marinai non veri

Emilia di volti tra i campi e sui prati
lagune e piroghe, e l’eterno mare
guerrieri del Nord dai capelli gessati
ne hai visti passare

Emilia allungata tra l’olmo e il vigneto
voltata a cercare quel mare mancante
e il monte Appennino raccontando un segreto
diventa un gigante

Lungo la strada, tra una piazza e un duomo
hai messo al mondo questa specie d’uomo
vero aperto finto strano
chiuso anarchico verdiano
brutta razza, l’emiliano!

Emilia sognante fra l’oggi e il domani
di cicloamatori, di lusso e balere
Emilia di facce, di grida, di mani
sara’ un grande piacere

Vedere in futuro da un mondo lontano
quaggiu’ sulla Terra una macchia di verde
e sentire il mio cuore che battendo piu’ piano
la’ dentro si perde

Ora ti saluto, e’ quasi sera e si fa tardi
si va a vivere o a dormire
da Las Vegas a Piacenza
Fari per chilometri ti accecano testardi
ma io sento che hai pazienza
devi ancora sopportarci.

(Lucio Dalla, Francesco Guccini, Gianni Morandi – Emilia)

Pagina Successiva »