25 Agosto 2007
Direttamente da uno sperduto laboratorio di restauro reggiano…
… ecco spuntare una di quelle cose per cui vado letteralmente matto. Un manifesto. Di propaganda. Politica, ovviamente. Di un’epoca in cui, malgrado la TV stesse rapidamente prendendo piede, le lotte politiche si conducevano sui giornali, ma soprattutto sui muri e nelle piazze. Erano gli anni ‘60 ed il manifesto in questione, in un giallo sicuramente più sgargiante di quello odierno, campeggiava per le strade di Reggio Emilia.
Non mi è ben chiaro se l’appello di Sartre cui si riferisce il manifesto sia quello del 1965 (ad Helsinki, al Congresso Internazionale della Pace, il filo-psicologo francese chiese pubblicamente il ritiro delle truppe americane dal Vietnam) o piuttosto quello dell’anno seguente (1966, quando Sartre fu tra i promotori del Tribunale Russell sui crimini americani in territorio indocinese). Ammesso e non concesso che nell’intervista a L’Unità cui si accenna in apertura di poster Sartre non abbia proposto qualcosa di ancora diverso. Poco importa. La spartana bellezza del manifesto rimane invariata. Così come quella poesia, riuscita indubitabilmente male, che un minimo di inquietudine riesce comunque a trasmetterla:
E tu marine che salti senza rete sull assoluto vuoto della guerra atomica
tu giovane
tu eroe
tu decorato di sopra e di sotto
pensa alle vacche magre
pensa alla carestia
pensa alla peste
pensa all epidemia
pensa al bonzo che brucia e fa scintille
pensa che il tempo passa e ti sospinge (la trappola che scatta) verso la verità
verso il tuo stesso gas che ti ha già reso cieco



