31 Agosto 2007
News dallo zoo rotegliese
E’ l’una di notte. Sono al computer a sistemare alcune cose. La finestra è aperta, causa calura che sembra trarre piacere nel concentrarsi proprio sulla mia povera cameretta. E soprattutto sembra trarre piacere nel rimanere lì, immobile. Immutabile nonostante il sole sia già tramontato. Ristagnante, impassibile di fronte al numero (maggiore di 6) di ore trascorse con anche la porta aperta per creare un minimo di corrente. Una quantità indescrivibile di zanzare è attratta dal mio Mac. Come dar loro torto, d’altronde, vedendo quanto è bello?
Sì, insomma. La situazione non è delle più rilassanti. Tantopiù che intervengono pure altri fattori di disturbo. Protagonisti, il mio cane e il mio gatto. Alias, Artù e il mio gatto (più sotto, in una foto di repertorio). Già, nessuno gli ha mai trovato un nome più originale di questo. E d’altro canto neppure lui ha mai dato più di tanto l’impressione che gliene fregasse qualcosa. Gatto opportunistico. Come tutti i gatti, diranno i più cinici tra voi, nonchè tutti gli economisti alla lettura. Falso, dico io che economista lo sono, ma solo per finta, perchè così recita la Laurea appesa in camera. Non tutti i gatti sono così. Solo i gatti “veri” lo sono. Poi esistono i gatti rimbecilliti che si affezionano davvero alla casa e al padrone. Ma ok, non divaghiamo. E’ un gatto vero il mio. Così vero che, una sera si azzuffa e la sera dopo va a gatte. Azzuffandosi pure lì. Gli piace il sesso rude al mio micio. E se le micine smorfiosette di turno non ci stanno, beh, peggio per loro. Il problema, però, è che stavolta deve aver trovato pane per i suoi denti, almeno a giudicare dalle grida strazianti che si odono dalla finestra di camera mia. Talmente strazianti che pure Artù, notoriamente avvezzo al sonno profondo, dal suo rifugio garagistico ha iniziato ad abbaiare a squarciagola. Non si sa bene se per salvare il micio o se per partecipare al festino. Poco importa.

Vado in giardino a vedere com’è la situazione, ma dei duellanti nessuna traccia. In compenso trovo un riccio. Che sta beatamente pasteggiando dalla ciotola del cane. Chiamo un po’ il gatto, faccio un po’ di rumore e dopo qualche istante il litigio cessa. Così mi metto ad osservare quest’altra bestia, che si è prontamente chiusa su se stessa. Sposto la ciotola alla quale è appoggiato e questo non fa una piega. Non si muove di un millimetro. Provo a stimolarlo un po’ con il cordone del mio portachiavi e l’effetto estetico che si ottiene è fantastico. Una distesa di aculei che si muovono come onde del mare. Decido di fotografarlo, ma prima scendo di sotto a tranquillizzare Artù, che nel frattempo, nonostante sentisse la mia voce, non ha smesso per un attimo di abbaiare. E d’accordo che i miei vicini hanno avuto un bimbo da poco e dunque sono nettamente a credito riguardo ai rumori molesti notturni, ma meglio non approfittarne. Il tempo di fargli due coccole, salire a prendere la macchina fotografica e ridiscendere in giardino che il riccio si è già volatilizzato. Peccato. Il nuovo abitante del mio piccolo zoo domestico ve lo mostrerò un’altra volta. Nel frattempo, se volete farvi una cultura in merito, c’è sempre la solita Wikipedia.

Comments(5)



era un riccio blu accompagnato da una tartaruga rossa in movimento? c’era una webcam nei paraggi, eri in provincia di eudossia? se si, NON te lo restituisco.
Neppure per un attimino? Giusto il tempo di rimetterlo di nuovo accanto alla ciotola e scattare qualche foto, così completo il post… :-p
da una sassolese all’estero… salutoni ad un rotegliese che scrive simpaticamente sul web…
complimenti mi piace molto quello che scrivi…
ciao
Buon Natale e Felice Anno Nuovo
SCRIVI TUTTE CAZZATE!
Cerchero’ di migliorarmi… grazie per l’incitamento!