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Some other old good stuff

Fabio Ruini’s blog

Because Italians do it better! What the f**k? Ehm… the blogs, I mean… obviously! :-/

Archivio per Ottobre, 2007

Communication and Distributed Control in Multi-Agent Systems: a Neural Network-based Controller System for MAVs’ Swarms

Nonostante un cerchio alla testa impressionante, provocato dal test effettuato ieri sera della birra artigianale prodotta in casa Ottoboni (mi appello alla convenzione di Ginevra affinchè i litri rimanenti della pseudo-bevanda in questione vengano al più presto eliminati con l’invio coatto su di un pianeta non appartenente al nostro sistema solare), stamattina ho finalmente finito il mio famoso report.

Per chi si fosse perso le puntate precedenti, trattasi del resoconto di quanto il sottoscritto ha combinato dal momento in qui è approdato nella terra d’Albione, lo scorso maggio, sino ad oggi. Il report è stato scritto a favore dei gentil signori di euCognition, che avendomi finora supportato finanziariamente hanno voluto infine vedere che fine avessero fatto i loro soldini. Soldini che, per inciso, sono quelli di voi cari contribuenti dell’Unione Europea, che ringrazio sentitamente nella vostra interezza.

Qui sotto, a favore di tutti gli impavidi che volessero cimentarsi nella lettura, il sudato frutto del mio lavoro (che, per inciso, è ancora in attesa di una “revisione scientifica” da parte del mio supervising team).

Che mi rimane da dire? Ah, certo… buon Halloween a tutti!

Halloween

3 Skypephone

Non c’è bisogno di commenti. Si sapeva da un pezzo che la tecnologia attuale era ormai pronta per compiere il grande salto. Per mandare definitivamente in pensione l’anacronistico sistema di tariffazione telefonica odierna. Il VoIP esiste da un pezzo. L’UMTS, con il suo mondo always-connected, gironzola da qualche anno. Quello che mancava era qualcuno che avesse il coraggio di buttarsi nella mischia con un prodotto semplice da utilizzare, in grado di sfruttare al meglio queste due tecnologie. Finalmente ci ha pensato 3 con il suo Skypephone:

3 Skypephone

Un cellulare UMTS. Che assomiglia ad un cellulare e non ad un palmare o a qualche altro aggeggio strano. Progettato con una batteria iper-capiente, nella prospettiva di rimanere collegato ad Internet per l’intera giornata. E soprattutto progettato per essere sfruttato come terminale mobile Skype.

Iper-aggressivo il prezzo di lancio. Qui in UK, sono 49 sterline se comprato per essere utilizzato con una scheda prepagata di 3, con l’unico vincolo di fare almeno una ricarica da 10 pounds al mese. Altrimenti il terminale è gratuito se comprato con un abbonamento, a partire da 12 pounds al mese. Ne ho immediatamente ordinato uno.

Signori, questa è una vera e propria rivoluzione. Che abbiamo la fortuna di poter osservare in diretta. Ci vorrà qualche tempo perchè tutti possano capirla ed adottarla. Ci vorrà tempo perchè i limiti dei primi apparati come questo (limiti che al momento non vedo, ma che scoprirò non appena lo avrò in mano) vengano risolti. Ma il dado è ormai stato tratto. Standing ovation a 3 per il suo coraggio.

L’auto-gufarsi funziona: 63esimo

Un autentico disastro. La prossima volta che non mi sento bene (come d’altronde insegna anche il buon Vorhaus), tanto vale starsene a casa. Se non altro per shivarsi una figura meschina come quella odierna. Sono stato spedito a letto senza tanti complimenti dopo tre quarti d’ora di gioco, con alle spalle appena una trentina di persone. Quarantacinque minuti di carte in cui non ho visto praticamente nulla e dove l’unico punto che mi sono ritrovato servito l’ho giocato come un perfetto idiota. Condizionandomi il (breve) resto della partita.

Questa la mano incriminata. Mi trovo KA di fiori in mano in early position. Nel pre-flop, avendola presa nel deretano un po’ troppe volte con KA, decido di andarci cauto e mi limito a chiamare. Più avanti c’è un rilancio, di 400, che chiamiamo in due. Il tizio autore del rilancio in questione è uno che chiama abbastanza frequentemente. Aveva rischiato di lasciarci le penne poco prima con un all-in sciagurato, ma poi si era rapidamente rifatto ed ora aveva un bel gruzzoletto. Da quel che ho avuto modo di vedere, è raro che il ceffo si limiti a un check/call. Tutte le volte che entra in gioco ci mette dei soldi pesanti. Dunque non gli ho fatto veramente un punto che valesse tutte quelle fiches, ma mi sono semplicemente adeguato al suo stile. Al flop escono tre carte basse: un sette e una coppia di 2. Il tizio del rilancio punta ancora (non tanto), il secondo folda, io chiamo. A giocare rimaniamo solo in due. Il mio errore, grosso, grossissimo, è che gli faccio in mano due carte alte o un bad aces. Al turn, uscito un nove di quadri, lui torna a puntare. Ancora 400. Io lo leggo come un tentativo di bluff per farmi credere che avesse incrociato un nove. Così, da quel punto in poi, non ho proprio più dato credito a cosa potesse realmente avere. Tanto che poi ho fatto l’errore numero due: al river esce un 8, lui punta ancora 400 ed io, stra-sicuro del suo bluff, gli rilancio di 400. Vengo prontamente chiamato. Si scoprono le carte. E lui mi fa vedere i suoi pocket jacks.

Sono praticamente fottuto. Giusto 400 e rotte fiches rimaste, con 100/200 di buio. Sono costretto a cercare due carte buone per l’all-in prima che questo diventi forzato. Dopo un paio di mani pesco una coppia di 5 e sparo la mia ultima cartuccia. Non una gran coppia di carte a cui affidare le mie sorti, decisamente. Forse potevo aspettare quelle tre/quattro mani che mi separavano dal buio. Ma è facile parlare col senno di poi… Fatto sta che mi chiamano in due. Uno con l’acqua alla gola anche peggio di me ed una tizia che neppure lei se la passava tanto bene. Il primo ha JQ, la seconda A7. E’ dura, ma con un po’ di culo posso farcela.

Preflop

Il flop è migliore di ogni mia più rosea previsione: 4, 8, King. Ho schivato tutte le loro 4 carte. Inizio a crederci sul serio (prego notare che da un punto di vista statistico le due immagini che seguono non hanno il benchè minimo senso… però rendono più spettacolare il racconto!)

Flop

Il turn mi regala praticamente un orgasmo: 3 di fiori. Ora posso farcela davvero!

Turn

Non fosse che al river esce una donna. Mr. Ruini… a casa!

Due riflessioni, ora, a mente calda:

  1. essere tight non serve a un cazzo. Perlomeno, non serve durante i limpfest quali sono questi tornei durante la prima oretta e mezzo di gioco. Se tutti chiamano, bisogna buttarsi nella mischia anche con qualche cartaccia. Stando accorti, ma cercando di sfruttare ogni possibilità di scala, di colore e giocando ogni bad ace (purchè con un kicker che rispetti almeno la regola del 13). L’unica mano seria che che ho vinto oggi è stata in una in cui ero di big blind e mi sono trovato in gioco con 10J off-suit in mano. Flop con 6, 9, 10: top pair in mano, insieme presumibilmente al kicker più alto. Tre giocatori: il primo fa check, il secondo (un bluffatore di prima classe) rilancia di 200, io vedo i suoi 200 e rilancio aggressivo di altri 500 portandomi a casa il piatto. Strappando anche gli sguardi compiaciuti di due tizi al mio stesso tavolo. Well done;
  2. devo pensare che gli avversari possono avere una coppia in mano. Per il semplice fatto che io non ne vedo mai, questo non vuol dire che gli altri non possano averne pescata una.

Anzi, un’altra riflessione ancora prima di chiudere. Devo iniziare a giocare in maniera più rigorosa. Devo avere il mio pacchetto di mani da giocare. Magari uno per la prima ora e mezzo di gioco, abbastanza variegato, ed uno per dopo, più rigoroso e limitato soltanto alle premium hands con poche eccezioni. Infilando un’accoppiata da bluff in ciascun pacchetto. Sì, per domenica prossima devo averlo senz’altro.

Le influenze del 2007

Non accenna a diminuire questo mio stato di confusione fisica. Cazzo, d’accordo che non esistono più le mezze stagioni. Ma almeno le influenze non potrebbero essere quelle di una volta? Tre/quattro giorni a letto, con febbrone da cavallo. Poi via, come nuovo. Pronto per riaffrontare il mondo. Invece no, ho questa specie di influenza “vorrei ma non posso”. Mi sento stordito, ma le mie funzioni vitali sembrano abbastanza regolari. Quindi non so neppure come comportarmi.

Oggi me ne sono rimasto a casa tutto il giorno. E mi sono pure rilassato come non mi accadeva da tempo. Manco a dirlo, protagonista della giornata il poker. Ho dato l’affondo decisivo al libro di Vorhaus che stavo studiando (ora il “Big Fat Middle” lo padroneggio come fosse mio, anche se rimane il fatto che mi sembra una tecnica idiota…), mi sono allenato un po’ (eufemismo, credo di aver giocato 7 tornei) on line ed ho messo un po’ alla prova la mia manualità. Perchè se uno non sa fare i giochini con le carte, allora non può definirsi un giocatore di poker. Neppure amatoriale. Fortuna che Internet corre in aiuto di tutti coloro, come il sottoscritto, caratterizzati dalla stessa destrezza manuale di un bradipo col Parkinson.

One-handed drop cut:

Table shuffle (o dealer shuffle):

Bridge shuffle:

Fatto sta che domani, sano o malato che io sia, me ne vado a giocare. Buy-in raddoppiato (£5 invece che le canoniche £2.5), montepremi previsto di circa 1000 pounds ed in palio tre seats per un torneo nazionale. Non si può, non si può proprio mancare. E poi bisogna pure recuperare qualche posto nella classifica che dopo la terza giornata mi vede 38esimo a quota 83 punti. Ok, la chiudo qua altrimenti rischia di diventare un’autogufata.

Do I have the flu?

La domanda che mi faccio oggi è quella che dà il titolo a questo post. Mi sarò beccato l’influenza?

Flu

Il tutto è iniziato approssimativamente nel primo pomeriggio di ieri. D’accordo che è una settimana che per finire il mio famoso report mi sto facendo un mazzo tanto, ma ieri ero davvero troppo stanco/rintronato per i miei standard. Mi sono trascinato a casa verso le sei e mezza, senza riuscire a capire bene dove fossi e con un lievo sentore di febbre. A casa la situazione non è migliorata. E tantomeno è migliorata durante il sonno, al punto che stamattina non sono neppure passato in università (complice anche il fatto che aspettavo a casa il corriere con il mio nuovo Poker Set), ma ci ho fatto un salto per sbrigare alcune faccende e soprattutto per stampare qualche articolo in prospettiva weekend soltanto un paio d’ore dopo pranzo.

Ora, dare una risposta soddisfacente al quesito di apertura è alquanto arduo. Prima di tutto perchè non ho con me un termometro. L’ho provato a chiedere in prestito ai miei coinquilini, ma ho ricevuto in cambio degli sguardi che solitamente si riserverebbero ad un marziano. Un termometro?!? No, assolutamente. Va beh, si vede che l’avere un termometro in casa è un’altra di quelle usanze tipicamente italiche che altrove non hanno attecchito. Riflettendoci un po’ su, magari il tutto ha anche un senso. Proviamo a ragionare per assurdo. Qual è l’utilità di avere un termometro in casa? Risposta ovvia: sapere se si ha la febbre o meno. Ed una volta che si scopre di avere la febbre, che si fa? Si chiama un medico, altra risposta ovvia. E se non si ha la febbre, ma ci si continua a sentire poco bene lo stesso? Si chiama un medico alla stessa maniera. Ergo, il termometro è inutile.

Ad ogni modo, siamo nel 2007. Per qualsiasi dubbio o curiosità esiste uno strumento in grado di fornirci una risposta. Esatto, Google. Questo quello che ho trovato qui:

Do you have fever, chills, a stuffy or runny nose, body aches, headache? Which of these are symptoms of a cold and which are symptoms of the flu? Many people do not know the difference between the two, when in fact, they are two different illnesses.

Actually the symptoms of a cold and the flu are similar. The symptoms of both include:

-headache

-aches and pain

-fever

-sore throat

-stuffy or runny nose

-cough

-chills

-fatigue

The flu is caused by the influenza virus. It is spread by direct contact with an infected person and by droplets from their cough and sneezing. The main difference between the flu and a cold is that the flu is much worse. With a cold you may go to work but with the flu you may not be able to get out of bed. Also, with the flu there may be some nausea and vomiting. There is no cure for the flu. It must run its course. The flu is a caused by a virus so antibiotics are not effective against it. But sometimes the flu can lead to secondary infections, such as a sinus infection, bronchitis or pneumonia, which do need antibiotics because these are bacterial infections. Two last words on the flu, do not give children aspirin or aspirin products if they are suspected of having the flu, this can lead to Reyes syndrome, which is rare but very serious complication. Also, if there is severe headache, stiff neck, nausea, vomiting and your eyes being sensitive to light, go to the emergency because these are symptoms of meningitis. Amantadine is a prescription that is supposed to lessen the symptoms of the flu. There is also an annual vaccine for the flu.

A cold is caused by several different viruses as well. The cold virus infects the mucous membranes of the nose and throat. Most colds occur in the fall and winter. There is also no cure for the common cold. It usually lasts about a week, and must run it course as well. Colds are also caused by direct contact or by breathing in the infected droplets from a cough or sneeze. Someone with a lower immune system will catch a cold more easily. A cold can also have secondary infections develop, such as, bronchitis, ear infections, sinus infections or pneumonia. See you doctor for these because these secondary infections are bacterial and require antibiotic treatment. Get plenty of rest and lots of clear liquids. Old fashioned home remedies, such as chicken soup and orange juice are helpful for relieving symptoms, as well as over the counter cold medicines and pain relievers.

Quindi, in buona sostanza, che sia un’influenza o un semplice colpo di freddo, non c’è un granchè da fare. Se non affidarsi a qualche rimedio della nonna (inglese), come ad esempio una buona zuppa di pollo. Speriamo passi da solo il tutto, vah…

Negroponte a Reggio Emilia

Come al solito, l’attività principale della giornata è stata la stesura del mio report. Iniziata stamattina e finita soltanto quando mi sono staccato di forza dal monitor a sera ormai inoltrata.

Nel frattempo, dopo uno scambio di email con David Vernon, sono diventato a tutti gli effetti Student Member di euCognition (qui la lista aggiornata dei 243 membri). Il che significa che nei prossimi tempi potrò presumibilmente partecipare ad un sacco di conferenze in giro per il globo, con il rimborso garantito da questa adorabile organizzazione.

Ufficializzato anche il mio approdo a Venezia, i prossimi 10 e 11 gennaio, per presentare lo stato attuale del mio lavoro sui MAVs. In teoria parteciperò anche alla Student Competition riservata agli studenti finanziati da euCognition, ma facendo finta di non sentire la voce grossa del mio ego non faccio troppo affidamento su un’ipotetica vittoria perchè mi troverò, con i miei sette/otto mesi di ricerca, a competere con gente che lavora sui propri progetti da qualche annetto.

Gondole veneziane

Sempre in tema di pianificazione, nel corso della giornata sono stato in contatto con la mia vecchia facoltà di Reggio, nel tentativo di definire cosa dovrò fare per i Corsi di Laurea On Line dell’AA 2007/08. Alla fine ho conservato tutti i ruoli “divertenti”: esercitatore di Storia Economica, Storia della Comunicazione e dell’Informazione, Laboratorio di Informatica I. Ed ho ottime chance di esserlo anche per Laboratorio di Informatica II, che tuttavia inizierà nel secondo semestre e dunque se ne riparlerà nell’anno nuovo.

A proposito di Reggio Emilia, dopo che per cinque anni gli eventi più interessanti che sono stati organizzati erano gli annuali incontri con Fulvio Dodich, CEO di Ferretti Yatch (non me ne voglia il diretto interessato…), sta sempre più prendendo piede la tradizione del “ora che Ruini non c’è più possiamo chiamare gente davvero fica a parlare”. Dopo John L. Casti, arrivato lo scorso 12 luglio, ora è la volta di Nicholas Negroponte. Uno che mi rifiuto di introdurre con il link a Wikipedia, siccome ogni essere umano è tenuto a conoscerlo. Appuntamento, per tutti coloro che avranno la fortuna di poter partecipare, sabato, alle 17.30, presso l’Aula Magna della Facoltà di Via Allegri.

Chiudiamo. Non so se dal come salto di palo in frasca nel post si fosse capito, ma oggi mi sento un po’ rincoglionito (notare la rima, a testimonianza di tutto ciò). E come spesso mi accade, quando sono privo delle mie normali capacità di intendere e volere mi trovo a cedere allo shopping compulsivo. Partito da eBay, sono approdato su questo sito, da dove ho ordinato un kit da poker nuovo fiammente. Che forse arriverà già domani. Sbavo…

Boston Dynamics’ BigDog

La Boston Dynamics è una simpatica aziendina nata come spin off del MIT (e quindi indovinate un po’ dove sarà mai situata) e che, così come recita l’home page del loro sito web è dedicata “to the Science and Art of How Things Move”. Nella pratica, i ragazzotti che lavorano là dentro si occupano soprattutto di robot. Di robot con le zampe, nello specifico. E fanno delle cose davvero incredibili. Guardare per credere il filmato qui sotto, che mostra in azione il loro BigDog. Alias, “the most advanced quadruped robot on Earth”. Frase senz’altro ambiziosa. Ma gli argomenti che hanno dalla loro parte sembrano decisamente convincenti.

La mia prima prof. di informatica

Se n’è andata.

Amedea Barani

Non che avessi un rapporto fraterno con lei. Normale rapporto tra studente 15enne e insegnante. Mi era capitato per caso di incontrarla in stazione a Reggio, lo scorso inverno, una mattina in cui stavo andando a Roma. E ci eravamo fatti due chiacchiere veloci, aspettando il treno. Scoprendo con piacere che, da vera insegnante, ancora si ricordava di me e di tutta la mia classe. Tutto qua.

Non sapevo fosse ammalata. E, al di là delle facili frasi di rito, ammetto che la notizia mi ha rattristato. Una tristezza un po’ mitigata dal sorriso. Sorriso che mi viene quando ripenso a quell’aula, a quell’insegnante in piedi alla lavagna nel disperato tentativo di farmi capire il funzionamente di quei cicli for e while che proprio non ne volevano sapere di entrarmi in testa.

Alla fine, dopo il biennio, scelsi lo stesso di fare informatica. Nonostante l’impatto iniziale non fosse stato dei migliori. E ora mi piace pensare che uno dei fattori che mi fece appassionare alla materia fosse proprio la professionalità e la passione di questa professoressa.

Sulle poker odds

Giusto per farmi un po’ di male, e soprattutto perchè l’uscita dal torneo di ieri non mi è andata giù del tutto, oggi ho approfittato di un paio di minuti liberi per dare un’occhiata ad uno delle migliaia di “poker odds calculator” disponibili in rete. In particolare mi sono dato a questo, disponibile su CardPlayer.com.

Ebbene, tornando alla mia mano di ieri, ho scoperto che già prima del flop, con JQ unsuited in mano contro una coppia di 9, avevo ottime chance di successo. Molte più di quante pensassi. Il poker odds calculator, infatti, mi dice che ero addirittura al 45.25%, contro il 54.36% del china:

Poker hand analysis: 99 against JQ unsuited

Non pensavo che il tizio avesse una coppia servita. Al limite gli davo un asso. Io, di small blind, ho rilanciato. Direi mossa corretta, anche se ho rilanciato solo del piatto e non sono stato più aggressivo di così. D’altronde avevo due buone carte, ma niente di eccezionale. Lui, di big blind, c’è stato, limitandosi a vedere il mio rilancio. Mossa discutibile. Con una coppia servita e di fronte ad un raise minimo, al suo posto avrei sicuramente fatto un re-raise. Se non altro per fugare il dubbio che io non avessi rilanciato soltanto per rubargli il buio. Poteva essere che cercasse di tendermi una trappola, ma di sicuro, con una coppia di 9 in mano, è decisamente rischioso farlo. Qualsiasi 10, jack, donna, re o asso che fossero usciti nel flop l’avrebbero messo in estrema difficoltà.

Fatto sta che poi è uscito il famoso flop di cui ho raccontato ieri: 5, 7 e J. E le mie percentuali sono schizzate alle stelle.

Poker hand analysis: 99 against JQ unsuited (post-flop)

Io ancora non sospettavo assolutamente la sua coppia di 9 in mano. Forse, se avessi saputo quello che aveva, ci sarei andato più cauto. Ma ad ogni modo avevo top pair/top kicker dopo il flop. Non potevo non puntare. Lui era il chip leader, io nella media. Ho pensato che un altro rilancio basso me l’avrebbe chiamato senza fiatare, dunque ho provato a buttarlo fuori. All-in. Ora, se non si fosse trattato di un china ma di una persona normale, credo che avrebbe dovuto foldare. O chiamare soltanto se sospettava il mio bluff. Avrebbe potuto sospettarlo, siccome l’avevo bluffato alla mano precedente. Ma la cosa assurda è che ci ha pensato su per un paio di minuti. Poi mi ha guardato. Mi ha farfugliato qualcosa del tipo “so che hai il jack, ma…”. Ed ha chiamato. Come se già sapesse che al turn sarebbe uscita ’sto schifo di carta:

Poker hand analysis: 99 against JQ unsuited (post-turn)

e che mi avrebbe mandato a casa.

La morale? Attenti quando avete dei gialli al vostro stesso tavolo…

La maledizione del primo cinese

La terza giornata del campionato di poker della UPPS si chiude con il sottoscritto che si aggiudica la (poco ambita) 28esima piazza. Non un risultato eccelso, ma se non altro mi permette di riprendere morale e di smuovere un po’ la classifica, seriamente compromessa dal disastro di domenica scorsa. Assolutamente nulla da rimproverarmi, questa volta. E sì, per quanto non mi piaccia per niente farlo, non posso far altro che prendermela con la scalogna maledetta che ho avuto.

28

Oggi pomeriggio sono partito fortissimo, spedendo sul lastrico un tizio già alla seconda mano: A8 in mano, nel pre-flop chiamo ed al flop escono due 8. Meglio di quanto potessi desideare. Un malcapitato ha la sfortuna di incrociare la mia mano con qualcosina servito. Serie di raise e re-raise (purtroppo non riesco a portalo all’all-in), fino a quando si scoprono le carte. E mi arraffo un buon 75% delle sue chips. Con questo bel gruzzoletto conquistato già in apertura posso giocare rilassato, aspettando le carte buone per buttarmi nella mischia e fregandomene dei bui. Vinco un altro paio di mani di importo discreto ed un’altra più insignificante, ma soprattutto, almeno stavolta, arrivo sano e salvo al break. Al rientro, foldo la prima mano, vinco la seconda con un bluff clamoroso (all-in con 2 e 7 unsuited) contro il cinese che sta alla mia sinistra ed arriviamo alla terza mano. Che sarà quella decisiva. Sono di small blind e mi trovo in mano jack e donna. Tutti foldano, io faccio un rilancio pari al piatto. Il cinese, di big blind, mi chiama. Prevedibile. Si gira il flop: 5, 7 e jack. Evvai. Mi fiondo in all-in. Il china ci pensa, ci pensa, ci pensa… e infine chiama. Scopre le sue carte: coppia di nove servita. Sono in grande vantaggio. Ma al turn esce un nove (ed al river qualcosa che non c’entra niente). Vaffanculo, va…

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