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Fabio Ruini's blog

'cause Italians blog better

Archivio per novembre, 2007

Schiavismo intellettuale moderno

Annuncio ufficiale. L’ego del sottoscritto, già famoso per essere di smisurata quanto infondata grandezza, ha subito poco fa un’ennesima impennata. Mi è stato infatti appena presentato uno studente di master, che studia qui a Plymouth e che per la sua tesi di MSc si cimenterà nel riprodurre la mia simulazione. Ergo, da oggi (o più presumibilmente a partire dall’anno prossimo) ho qualcuno alle mie dipendenze (in qualche modo…). E la cosa, già gustosa di per se, diventa ancora più interessante per il fatto che il tizio in questione è francese. E si sa. Io, ai francesi, voglio proprio un gran bene!

Slave

Il ceffo citato qui sopra, come da copione, si chiama François. Non chiedetemi il cognome perchè non me lo ricordo nella maniera più assoluta. Ma non vedo l’ora di iniziare. Perchè, deliri di onnipotenza a parte, è un ottimo modo per provare alcune delle cose che avevo in mente per la simulazione senza dover perdere in prima persona mesi di lavoro…

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Il mattarello rosa non è più mio

Notizia positiva: non sono più il detentore del mattarello rosa.

Notizia negativa: col misero 42esimo posto raggiunto oggi, in classifica generale ho perso altre 6 posizioni sprofondando così al 75esimo posto. Vero però che, per quanto il distacco dalla vetta sia quasi abissale, imbroccando due/tre partite si può ancora volare molto molto in alto.

Q6 suited versus Q4 offsuit

Pochi gli spunti da offrire alla cronaca. Inizio la serata bene, vincendo una bella mano in apertura, contro un tizio che stava provando un bluff decisamente ben fatto, ma che ha avuto la sfortuna di incrociarmi quando sono in possesso del full più alto che il tavolo potesse offrire in quel momento. Io rimango in slow-play fino alla fine, flat-chiamando le sue puntate. Lui punta ancora al river, questa volta in maniera decisa, ed io gli sparo un re-raise altrettanto violento. Dopo lungo pensare se ne va, lasciandomi più di metà delle sue fiches di partenza.

Peccato si trattasse soltanto un fuoco di paglia. Nel resto della serata non vedo un punto decente che sia uno. Gioco cercando di spazzolare quel che gli altri non vogliono. L’unica volta che posso condurre le danze, forte di un AJ suited nel pre-flop, in late position, punto pesante ed al flop esce qualcosa come 8, 9 e K. Nessuno dei quali dello stesso segno delle carte che ho in mano. L’unico chiamante va all-in e tutto quello che posso fare è fanculizzarlo. Foldando allo stesso tempo.

Emblema della serata, la mano con la quale sono uscito dal torneo. Subito dopo il break, mi ritrovo di grande buio (600) con appena 1500 chips in cassa. Un tizio rilancia fuori posizione e capisco che non vale la pena spararmi l’all-in col mio “martello” (7-2 offsuit). Non avendo neppure un minimo di potere contrattuale per poter bluffare, foldo. Alla mano successiva, di piccolo buio, mi trovo Q6 suited. Tutti foldano, io provo l’all-in della disperazione. Il grande buio mi chiama (gli costava veramente poco, farlo) e scopre il suo Q4 offsuit. Le percentuali le trovate nella figura qui sopra. Il fatto che sia uscito un quattro ve lo dico io.

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Che si sappia in giro…

… che i campioni del mondo siamo pur sempre noi.

Signori, che goduria!

Italia campione del mondo

Fermo restando il paradosso di fondo (io, in una tavolata italica, in Inghilterra, all’interno di un pub irlandese a guardare una partita della Scozia), ho davvero goduto come un riccio. Gli italiani di Plymouth si sono infatti radunati oggi pomeriggio al Kitty’s per vedersi la partita della Nazionale. Nella più totale tranquillità. Senza sospettare, neppure lontanamente, che tutte le persone lì dentro tifassero Scozia (io, tanto per dire, abituato al concetto italiano di “derby”, pensavo che tutti tifassero azzurri). Cosa di cui si sono però immediatamente accorti non appena il sottoscritto è saltato in piedi urlando al gol (annullato) di Di Natale e venendo immediatamente zittito e ricacciato a sedere da una bordata di insulti provenienti dalle retrovie. Che fortunatamente nessuno ha capito nella loro interezza. L’allegra combriccola italiana, forte anche della presenza del Franz (manovale bergamasco trapiantato a Plymouth, ma soprattutto dotato di due manine la cui superficie corrisponde pressapoco a quella di tutto il mio corpo), ha comunque bivaccato, bevuto ed imprecato tutto il pomeriggio. Fino al liberatorio gol di Panucci. Che ha contribuito a svuotare, nel più mesto e completo silenzio che sia possibile immaginare, il pub in cui alloggiavamo. Poveri, poveri inglesi…

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Soluzioni multi-schermo per Mac

Il sottoscritto, alla continua ricerca di un qualche pollice in più sul quale distribuire le finestre delle applicazioni che utilizza quotidianamente, oggi si è messo a sondare la rete al fine di trovare qualcosa che potesse sopperire al, per lui ormai irritante, limite della soluzione “notebook più monitor esterno”. Ed ha scoperto che la rete offre un paio di interessanti soluzioni in tal senso.

Menzione d’onore alla cara vecchia Matrox, che ha a catalogo due prodotti semplici quanto efficaci: il DualHead2Go e soprattutto il TripleHead2Go. Si tratta di due piccoli dispositivi che molto semplicemente ricevono l’output della scheda grafica del proprio computer e lo ridistribuiscono rispettivamente su due o tre monitor esterni. Grazie alla possibilità di utilizzare al tempo stesso anche il monitor del notebook, si può arrivare ad avere una superficie visibile decisamente elevata. L’unico problema è che il tutto viene visto dal sistema operativo di turno come un monitor unico. Una soluzione perfetta quando si lavora con applicazioni a tutto schermo, un po’ più bruttina da vedersi e complicata da gestire quando si utilizza il computer per lavoro, tipicamente con più applicazioni aperte in contemporanea. Ad ogni modo, qualche risultato decisamente spettacolare (soprattutto con i giochi e con l’ausilio di qualche apposita 3D lens) lo si può ottenere, così come dimostra il video tratto da YouTube che propongo qui sotto:

L’alternativa, più efficace ma anche molto più costosa ai succitati prodotti della Matrox, prevede invece il ricorso a VTBook, una serie di schede PC-qualcosa per notebook, prodotte dalla VillageTronic, che permettono di collegare fino a tre monitor esterni ed ottenere una vera e propria configurazione multi-monitor.

VTBook configuration

Inizio a mettere da parte qualche soldino…

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Una ventata di fresco per il mio Mac

La mattinata lavorativa si apre con l’aggiornamento del mio MacBook Pro a Mac OS X 10.4.11 (presumibilmente l’ultimo update non security-only di Apple per Tiger), grazie al quale ho finalmente potuto abbandonare Firefox. Ottimo software, per carità, ma decisamente pachidermico. Anche senza plug-in particolari installati, iniziavo a sentirlo troppo lento, ma soprattutto (e questa osservazione è confermata dai fatti) eccessivamente esigente in termini di risorse. Sono tornato a Safari. Che nella sua nuova versione 3, inclusa nell’aggiornamento di Mac OS in questione, sembra finalmente un browser maturo. Ora riesco a navigare benissimo nei vari siti di home banking che precedentemente mi davano problemi, ma soprattutto posso contare su di uno strumento leggero e veloce come un fulmine. Navigare è tornato ad essere un piacere!

Preso dalla smania di “try something new” (slogan di Sainsburyana memoria), ho installato anche TarPit, una comoda utility freeware per creare rapidamente archivi .tar, nonchè Miro (il fu Democracy Player), un player multimediale in grado di leggere pressochè qualunque tipo di file, nonchè in grado di assolvere alle funzioni di Internet TV decisamente meglio (almeno a mio modo di vedere) del ben più acclamato Joost.

Tra parentesi, ieri mi è arrivato il nuovo mouse. Chi mi conosce sa benissimo quanto il sottoscritto sia patito per le periferiche di input. Di mouse ne “mangio” mediamente un paio all’anno. E le mie vittime preferite, da un po’ di tempo a questa parte, sono i prodotti della Logitech. Continuando su questa linea mi sono accapparrato su eBay, in versione refurbished (pagato dunque una fischiata), l’MX Revolution. Gran bel mouse davvero. Configurabile in tutto e per tutto tramite il software di casa Logitech e caratterizzato da un’ergonomia di prim’ordine.

Curiosi di vedere, a questo punto, la mia postazione di lavoro? No? Fa lo stesso, ne approfitto comunque per pavoneggiarmi un po’.

University of Plymouth, my workspace

In ordine più o meno sparso, da sinistra a destra, troviamo:

  • un Philips 200WB, monitor LCD esterno da 20 pollici, connesso via DVI al mio Mac. Perchè quando c’è da scrivere codice, ogni pollice in più è il benvenuto;
  • colui che dovrebbe salvarmi le chiappe in caso di problemi tecnici, alias un hard disk USB 2.0 della Iomega da 160GB;
  • il mio già inseparabile compagno di viaggio: l’iPod Classic 80GB, grigio, al sicuro all’interno del suo dock
  • la splendida (nonchè comodissima) Apple wired keyboard, ovvero la tastiera simil-notebook uscita insieme all’ultima serie di iMac;
  • per salvare il mio Mac dal surriscaldamento ed il sottoscritto dalla scoliosi, l’ottimo Griffin Elevator;
  • il mio MacBook Pro (che ad onor del vero è un 2.33GHz della versione precedente a quella linkata). Ogni commento su di lui sarebbe superfluo;
  • il succitato Logitech MX Revolution.

Peccato solo per il tappetino del mouse. Comodissimo, col suo poggiapolsi in gel, ma blu. Decisamente anti-estetico. Il prossimo passo, accanto all’acquisto di un hub USB della Kensington già addocchiato, sarò quello di un mouse pad in tinta…

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Quando la fortuna bussa alla porta accanto…

… ma proprio quella accanto alla tua. Quella che dà accesso alla stanza B109 di Portland Square, quando il tuo ufficio è il B110. Proprio la B109 è il quartier generale dell’allegro gruppetto di persone raffigurato qui sotto, colpito da una botta di culo (in parte anche cercata, di questo bisogna dare loro atto) senza precedenti.

Plymouth lottery

Direttamente dal Daily Mail, la breve cronaca della vicenda:

Eighteen university staff win nearly £9million in lottery syndicate

A university science faculty found the right chemistry when they formed a winning National Lottery syndicate and collected their triple roll-over jackpot prize of £8.8 million today.

The numbers came up on November 3 for the group of administration staff from the University of Plymouth in Devon and each took a £490,541 share of the winnings.

It is only the third time in the Lottery’s 13-year history that there has been a triple roll-over and the prize was split between the syndicate and a winner who decided to remain anonymous.

Syndicate manager and senior administrator for the faculty Susan Haley only found out they had won when she went to the renew her numbers for the next week.

The 44-year-old had been away and had not remembered to check the prize draw.

When the newsagent in Saltash, Cornwall put her weekly numbers through she was told to ring Camelot as they had won a prize.

“I was shocked when I found out the ticket was a winning one,” she said.

“This is the size of win we had always dreamed of.

“I rushed home and started calling everyone to let them know.

“Most of them thought it was a wind up – it took a while to convince them that we had won more than £8 million.”

There were 18 members of the syndicate, and three decided to remain anonymous.

They play 18 lines a week with a mix of chosen numbers and “Lucky Dip” random selections, and it was a Lucky Dip that won the prize.

They have been playing since the Lottery started in 1994, and the last member left in December 2006 after changing jobs.

There are eight members of the department who do not take part.

All 18 said they were planning to stay working at the university and keep playing the Lottery.

Some are planning luxury holiday’s to the Caribbean while others are looking at new cars.

The winning numbers were 3, 10, 22, 25, 31, 49 and the bonus ball was 4.

The other 14 winners who were happy to go public were Barbara Hesp, Jayne Brenen, Amanda Serpell, Lynne Higman, Jan Wood, Pat Shepperd, Chris Barrett, Sufia Conway, Tracey Menyena, Nicola Carter, Hilary Williams, Ciara Caleshu, Ali Perry and Sue Swiggs.

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Esperimenti Joomleschi

Era da un bel pezzo che non giochicchiavo un po’ seriamente con un CMS. L’ultima volta era stata col buon vecchio Moodle, ai tempi della tesi per la laurea triennale. Parliamo dell’estate 2004. Sembra passato un secolo ed invece sono poco più di tre annetti. Che in ambito informatico sono comunque un’eternità. Fatto sta che in questi ultimi anni i CMS sono letteralmente esplosi. In senso buono. Ed una delle cause di tutto ciò è stato l’avvento dell’ottimo Joomla, un software di cui tutti mi hanno sempre detto un gran bene, ma che non avevo ancora avuto modo di provare “attivamente” (ie, non come utente “passivo” di un sito costruito con esso).

Joomla!

L’occasione di provare questo affarino è stato il lavoro che devo fare con Paul Robinson, professore di Integrated Systems Design qui all’università (avevo accennato, qualche tempo fa, ad un meeting che avevo in programma con lui, mi pare…). Fondamentalmente, devo soltanto preparare il sito web per il suo corso. Un sito che, però, a differenza di quelli Sharepoint-based ospitati dal portale per gli studenti, deve essere accessibile anche dal di fuori della rete dell’università, da parte di alcuni personaggi della Royal Academy of Engineering. Ergo, serve una cosa fatta per benino. Al momento abbiamo comprato il dominio (raised.org.uk), con relativo hosting linux ultra-professionale, mentre io mi sono provato un’installazione semi-locale di Joomla. Setup semplicissimo e possibilità di personalizzazione pressochè illimitate. Inizio a capire come abbia fatto ‘sto softwarino ad avere così tanto successo.

Fermo restando che, in serata, il buon Gianni Corino mi ha segnalato un altro CMS che non conoscevo e che ad una prima occhiata sembra decisamente interessante. Trattasi di Drupal. A titolo di esempio, linko qui sotto alcuni siti creati con questo CMS (un elenco più completo lo trovate qui, che mi riprometto di testare non appena avrò un po’ di tempo libero:

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I want to believe

E’ il 9 dicembre del 1965. A Kecksburg, Pennsylvania, migliaia di persone se ne stanno con il naso in su, guardando verso il cielo. Non ci sono fuochi d’artificio. E non si tratta neppure di una eclissi. C’è qualcosa di strano che si aggira là sopra. Qualcosa che assomiglia ad una palla infuocata. Che sfreccia veloce, a bassa quota, fino a schiantarsi al suolo. Come da copione, nel centro di un bosco. Testimoni oculari raccontano di aver visto alzarsi dal punto dell’impatto una cortina di fumo azzuro. Altri narrano sottovoce che i militari hanno immediatamente circondato l’area, vietando a tutti di avvicinarsi. E c’è pure chi dice che personale dell’esercito, nei giorni successivi all’evento, abbia girato casa per casa ad intimidire gli abitanti in maniera tale da costringerli al silenzio assoluto. Nessuno doveva sapere che qualcosa di strano era accaduto, quel giorno. La versione ufficiale, quella da tramandare ai posteri, voleva che si fosse trattato di un “semplice” meteorite schiantatosi al suolo. Quella, solo quella, doveva essere la verità.

I want to believe

Prosa di stampo x-filestico a parte, l’evento descritto qui sopra (ben noto tra gli ufologi) è passato alla storia, come il “Pennsylvania’s Roswell“. E, stando a quanto riporta oggi il Corriere, la NASA avrebbe deciso di fare un regalo a tutti gli appassionati del mistero. Decidendo di riaprire il caso, per indagare a fondo su cosa sia effettivamente accaduto in quel lontano 9 dicembre di oltre 40 anni fa.

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Carte e mattarelli rosa

C’è una simpatica tradizione, alla Poker Society dell’università. Ogni domenica, il primo personaggio ad essere eliminato dal torneo, nel momento in cui si alza dal tavolo viene salutato da un applauso scrosciante da parte di tutti gli altri giocatori presenti. Dopodichè, prima che abbandoni la sala, gli organizzatori gli porgono un mattarello rosa ed un pennarello con il quale lasciarvi sopra il suo autografo. Così, per ridere un po’. E’ sempre stato divertente guardare queste scenette. Un sacco divertente. Fino ad oggi.

Mattarello

Ebbene sì, perchè proprio a partire da oggi, sul mattarello rosa della UPPS c’è il mio autografo.

PS: per i curiosi, mi sono trovato di big blind in prima mano. Un tizio in early position fa una puntata pesante (400 sui 2000 di partenza): tutti foldano, mentre io, forte del mio AJ in mano, chiamo. Al flop escono 2, 9 e J. Meraviglioso, dico tra me e me. Il tizio punta ancora. Altri 400. Io gli rispondo con un all-in, forte del fatto che 9 e J sul tavolo erano di cuori e io potevo essere ragionevolmente ad una carta di distanza dal colore. E fermo restando che, al momento, ho top pair e top kicker. Lui ci pensa su qualche secondo e chiama. Si scoprono le carte. Ha due jack in mano. Ammetto di essere stato un coglione di prima categoria e che mi avrebbe battuto comunque con moltissime combinazioni di carte, però i due jack in mano proprio non glieli facevo…

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Jing Project

Oggi riprendo un post di Corrado De Francesco per segnalare un software delizioso. Il suo nome è Jing, funziona indifferentemente su piattaforme Mac o Windows, e permette, con giusto un paio di clic, di catturare screenshot e registrare filmati di ciò che accade sullo schermo, nella sua interezza oppure soltanto in una sua porzione.

Jing

A rendere questo software degno di nota sono essenzialmente tre aspetti:

  1. la possibilità, come detto qui sopra, di registrare filmati. Non sono molti i software a costo zero che permettono di farlo;
  2. il fatto che sia possibile editare gli screenshot catturati, aggiungendo freccette, didascalie e quant’altro;
  3. la chance di uploadare, con un solo clic, le catture fatte (indifferentemente screenshot o filmati) e renderle così immediatamente fruibili da chiunque.

Che dire di più? Dateci un’occhiata, perchè questo software merita davvero…

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