12 dicembre 2007
La zappa sui piedi
DISCLAIMER: ciò che segue rappresenta l’equivalente pokeristico del famoso detto, proveniente dalla cultura popolare, “darsi la zappa sui piedi”.

Serata poker al Rileys. Quattordici partecipanti, solito freeze-out con buy-in di £10+1 e solita struttura dei premi, con rimborso della spesa (meno il rake) al terzo classificato e discreta vincita per i primi due classificati.
Io inizio a giocare tranquillo e discretamente conservativo. Le carte girano abbastanza bene e qualsiasi cosa mi capiti per le mani la gioco come da manuale. Davvero una serata di gran bel poker (peccato che i villani al tavolo con me non siano in grado di rendersene conto, ma va beh…). Arrivo al primo break, dopo un’ora di gioco, avendo quasi raddoppiato le mie chips di partenza. Tutto questo senza neppure un all-in, nè lanciato nè tantomeno chiamato. Al rientro dopo il break, gioco bene un altro paio di mani e mi ritrovo ad essere saldamente il chip leader del tavolo. Con l’aumentare dei buii crescono parallelamente anche le defezioni, ma io rimango ben saldo nella mia posizione. Si arriva al tavolo finale e mi ritrovo ad avere il secondo stack complessivo. Dopo qualche mano, faccio la prima giocata un po’ azzardata della serata. Dal bottone, chiamo un piccolo rilancio di tre volte il BB con in mano un pessimo A4 offsuit. Siamo a giocare in tre, dato che anche il grande buio (nonchè il chip leader), chiama. Il flop è A22. Non male, ma si tratta di vedere dov’è la mia mano in relazione a quella degli altri. Il chip leader fa check, imitato da colui che aveva fatto l’apertura pre-flop. Tocca a me, che mi diletto in una sorta di continuation bet, puntando circa metà del piatto. Il grande buio chiama, l’altro folda. La mia domanda: “c’è qualche asso in giro?” è rimasta senza risposta. Il turn è un’altra carta bassa. Il mio avversario fa check ed io vado con un’altra chiamata informativa. Punto ancora la metà circa del piatto, forse qualcosa di meno. Fatto sta che sono ancora chiamato. Cazzo. Inizio a credere che abbia un asso anche lui e che lo stia giocando piano. E se lo ha, di sicuro è migliore del mio. Il river è un 8, del tutto innocuo. Ancora check da parte sua, mentre io, avendo drammaticamente realizzato in ritardo di essere pot-committed, butto nel piatto anche le ultime fiches rimaste nel tentativo di farlo foldare, convincendolo che ho un kicker migliore del suo (da notare anche la sottigliezza della mia mossa: metto le fiches lentamente nel piatto, senza chiamare l’all-in, che prontamente segnala un giocatore accanto a me…). Lui chiama di nuovo. Io sto già alzandomi per andare a casa, quando lui gira QK. E io divento, seppur di poco, il chip leader del tavolo finale (ma dopo quest’altra sudata fredda non giocherò mai più un bad ace per un bel po’ di tempo).
Passano ancora un po’ di mani e rimaniamo soltanto in 6, tra cui un paio di giocatori con ben più di un piede nella fossa. A questo punto capita che io sia under the gun e mi ritrovi serviti pocket jacks. La mano è problematica per definizione. Decido di fare la mia giocata classica, nonostante la posizione sfavorevole: una puntata stronca-avversari. Sparo sul piatto 4000 delle mie 11000 chips, con i buii che erano a 400/800. In sostanza, per non avere problemi di sorta mi va benissimo limitarmi a rubare i buii. Il tizio di prima mi rilancia all-in. Tutti foldano. Sta di nuovo a me. Escludo che stia bluffando, dato che con la mano che ho raccontato prima si deve essere convinto che almeno un minimo di valore le mie puntate ce l’hanno. Di sicuro ha qualcosa anche lui. Una coppia o un paio di carte molto alte, come AK o AQ. Però perchè all-in? Evidentemente non si sente imbattibile e vuole che io foldi. Ma, purtroppo per lui (o meglio, per me), non sono un giocatore che si accontenta di arrivare in zona premio. Io sono contento quando vinco spaccando in due il tavolo e leggendo la paura negli occhi di tutti quelli che sono seduti lì intorno a me. I 10 pounds di buy-in li spendo volentieri per farmi una bella serata di poker: se poi metto in tasca qualcosina, tanto meglio, ma non è quello l’obiettivo. Detto ciò, i miei pocket jacks sono una mano più che dignitosa per tentare il colpo del KO. Chiamo il suo all-in e scopro i miei jacks. Lui scopre le sue due donne, che resistono fino alla fine. E’ andata male…
Comments(4)
avrei fatto pari pari quello che hai fatto tu
‘azzo, Alle… mi hai letto praticamente in diretta… :-)
Si pure io avrei chiamato, la tua filosofia è giusta.
Ma l’altro giorno non mi avevi detto di foldare?