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Fabio Ruini's blog

'cause Italians blog better

Archivio per gennaio, 2008

A.A.A. – Cervello cercasi

Apprendo oggi, dalle pagine de Il Resto del Carlino, che il mio cervello è ufficialmente in fuga. Quanti ne avessero avuto in questi ultimi mesi il sentore, hanno ora una conferma proveniente da una fonte super-partes. Credo non mi rimanga altro da fare se non lanciare un appello a tutti voi per aiutarmi a ritrovarlo.

Cervello in fuga

Queste le prove:

Scherzi a parte, un bel grazie a Francesco Gerardi per l’intervista!

Update delle 19:57
Mi sembra interessante segnalare le reazioni più significative provocate da questo articolo ed esternate al sottoscritto durante la giornata di oggi:

  • Scusa, ma appena ho visto il tuo faccione sulla prima pagina del Carlino sono scoppiato a ridere…
  • Ma tu lo sai, vero, che adesso ti faranno un attentato?
  • Mi hanno detto che sei sul giornale. Ti hanno arrestato finalmente?
  • Ma quanto hai dovuto pagare?
  • Sei sul giornale? Davvero? Ti hanno sgamato che usavi eMule ininterrottamente dal 2002?
  • Nella foto in copertina sembra che stai cagando…
  • E’ proprio un bel ragazzo! (detta a mia mamma, per la serie “quando le persone non hanno il minimo pudore di fronte alla menzogna)
  • Adesso tanto lo licenziano (comunicazione tra terzi, riferitami di seconda mano)
  • Voglio essere un tuo discepolo. Voglio spendere il resto della mia vita diffondendo il tuo verbo!
  • Adesso abbiamo capito a chi è andata tutta l’intelligenza (i colleghi di lavoro di mia sorella)
  • E’ mica dimagrito? (mia nonna alla famiglia)
  • Intelligenza artificiale vs lotta ai terroristi? ora capisco neppure le menti meno dotate ci credevano piu’ eh (questa è la più bella di tutte, anche se non credo di averla capita… chiunque avesse proposte di interpretazione è il benvenuto!)
  • An interview on a Italian newspaper? It has to be about your cooking skills…
  • Che a Rudeia a ghin sol di mat e de beriagoss..!!!!” (altra conversazione tra terzi riferitami di seconda mano; la domanda originaria era: “Ma chi è quel ragazzo di Roteglia che lavora alla NASA?”)
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Qtrax, cyber-war e filosofeggiamenti vari…

Ci sarebbero un sacco di cose di cui parlare, oggi. A partire dalla bufala Qtrax (quella che doveva essere un’autentica rivoluzione nel mondo del P2P, pare invece svanire in una bolla di sapone), passando per un interessante documentario che cerca di raccontare come sarà la Terra dopo la scomparsa del genere umano e fino ad arrivare ad un po’ di articoletti che parlano di cyber-terrorismo. O forse sarebbe più appropriato parlare in termini di cyber-warfare. Sfruttando il calderone suscitato mesi fa dalla notizia di presunti attacchi cinesi alle infrastrutture IT del Pentagono, l’amministrazione Bush ha deciso di lanciare una nuova e severa opera di controllo, riguardante ciò che avviene all’interno dei propri apparati governativi. Decidendo però di estendere le orecchie del nuovo Grande Fratello anche ad alcune aziende private, ritenute di importanza nazionale. Una mossa che, ovviamente, non poteva far altro che scatenare i sostenitori dei diritti civili, prontamente levatisi sugli scudi dopo un periodo di inusuale appannaggio.

Cyber Osama

Tra parentesi. A me, tutto ciò che riguarda le cosìddette guerre del cyber-spazio, stuzzica da morire. E voi, siete per caso altrettanto curiosi? Allora, giusto per vedere che faccia hanno questi presunti cyber-criminali, cyber-terroristi o più semplicimente cyber-soldati, date pure un’occhiata a questo articolo pubblicato un paio di giorni fa da DefenseTech.org. Paura, vero?

Va beh, cerchiamo di tornare seri. Come dicevo in apertura, ci sarebbe un mare di cose di cui parlare (ho già fatto cenno, ad esempio, al fatto che grazie al buon Vadim, a breve avrà finalmente inizio la mia carriera da giocatore di biliardo?), ma in realtà il focus di questo post sta altrove. Ieri mattina ho passato un paio d’orette a filosofeggiare di sicurezza internazionale. Buttando giù qualche riga, in italiano, che suona più o meno così:

Se nel periodo intercorso dalla fine della seconda guerra mondiale al crollo del muro di Berlino la sicurezza di un paese ruotava attorno alla sua capacità di proteggersi (o scoraggiare, data la logica della MAD, Mutual Assured Destruction) da un attacco di tipo nucleare, oggi, nell’era della GWOT (Global War on Terrorism), le cose sono cambiate. Con i Paesi occidentali, nonchè di fatto l’ex-URSS, unite all’insegna della NATO, le principali minacce alla sicurezza non provengono più da stati sovrani, ma da gruppi terroristici non immediatamente visibili ed identificabili. Rispondere a questo tipo di minacce è un compito molto più difficile rispetto al passato e i servizi di intelligence rivestono un ruolo sempre più fondamentale in tale contesto. Ma, accanto all’intelligence, servono nuovi strumenti con i quali fronteggiare queste sfide del XXI° secolo. Se un sistema di difesa anti-missilistica, tanto per fare un esempio, era di importanza primaria fino alla fine degli anni ’80, oggi può essere quasi considerato come un inutile e costoso surplus.

I nuovi sistemi di difesa devono essere in grado di lavorare su una scala spaziale ristretta, dato che le minacce (pensiamo ad esempio ad un attentatore suicida che decida di farsi esplodere in una via affollata di un centro città) non provengono più dall’esterno, ma bensì dall’interno. Se poi, a tutto questo, aggiungiamo anche il fatto che per un governo risulta sempre più difficile riuscire a giustificare di fronte all’opinione pubblica le perdite umane subite dalle proprie forze di sicurezza, risulta evidente l’esigenza di minimizzare il rischio per gli umani e la scelta di affidarsi, in maniera sempre più massiccia, a strumenti robotici.

Il mio lavoro di ricerca si colloca proprio in questo scenario: la progettazione di sistemi di controllo per piccoli aeroplani robotici, in grado di navigare autonomamente all’interno di un contesto urbano tradizionale, raggiungere un target potenzialmente pericoloso e renderlo inoffensivo.

Oggi, invece, con l’aiuto del buon Gianni (fresco sposo a cui vanno le mie più sentite condoglianze congratulazioni per l’accaduto), mi sono svegliato di buon ora e, seppur controvoglia, mi sono dovuto trascorrere una mezzoretta all’Hoe, giocando a fare il modello. Con risultati che, non certo per colpa del fotografo quanto piuttosto del soggetto, non sono proprio dei più entusiasmanti. Ma pazienza. Speriamo solo che tutti questi sforzi non siano stati vani.

PS: domani, mi raccomando, date un’occhiata a Il Resto del Carlino di Reggio

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Arte via Google Earth

Come segnalato oggi dal Corriere (mado, non passa giorno senza che io segnali qualcosa che ho letto lì dentro… sarà mica il caso di variegare un po’ di più le mie fonti d’informazione in italiano?), la GlueSociety ha presentato al Miami Art Fair alcune opere artistiche in “stile Google Earth”.

Come si sarebbero visti, attraverso la lente di Google Earth, alcuni eventi biblici? E’ questa la domanda che i ragazzi della Glue si sono posti. Per poi rispondersi da soli e lanciare il progetto God’s eye view. Di seguito i frutti del loro lavoro:

La crocifissione di Gesù
Glue Society - Google Earth artwork - Jesus on the cross

Mosè
Glue Society - Google Earth artwork - Mose crosses the Nilo river

L’Arca di Noè
Glue Society - Google Earth artwork - Noe

Il Paradiso terrestre
Glue Society - Google Earth artwork - Terrestrial eden

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74esimo su 85

Non c’è niente da fare. Dopo una buona performance (leggi la dodicesima piazza della scorsa settimana), non riesco mai a replicare la domenica seguente.

Bad beat

Giusto quaranta minuti scarsi di gioco, questa volta. Senza vedere niente, niente e poi ancora niente. Tanto per dare un’idea, le due carte migliori che ho avuto sono state 10Q off-suit (capitate per ben due volte). E al di là delle carte che non giravano, una posizione al tavolo che più sfigata di così per me non poteva essere. Un giocatore bravo alla mia destra, uno iper-aggressivo alla mia sinistra. Durante i primi giri, il tipo dopo di me fiuta bene la debolezza di un mio paio di call e mi re-raisa in pre-fop costringendomi a foldare. Bulleggiato da questo tizio (che, a onor del vero, durante i primi due giri del tavolo ha pescato anche una coppia di jack, una di donne ed una di re, nonchè incastrato cose improponibili), il tavolo è mediamente aggressivo. E dunque la logica vuole che io me ne stia tight, ad aspettare la mano buona per fare cassa. Peccato che la mano in questione non arrivi mai e, con i buii che salgono in maniera decisa, il sottoscritto si ritrovi ben presto short-stacked e senza grosse possibilità d’azione (impossibile rubare un piatto con una mano marginale, quando alla tua sinistra hai un tipo che ti rilancia qualsiasi puntata e che può metterti all-in come ridere).

Alla fine, decido di buttarmi nella mischia con A4-off da BB, dopo che il raisatore pazzo, UTG, ha miracolosamente deciso di foldare. Il flop è basso (2, 5 e 9), ma con due carte di fiori. In gioco ci siamo soltanto lo SB ed io. Punto qualcosa e vengo chiamato abbastanza prontamente. Il turn è un 3 di fiori, che mi dà la scala, ma rende possibile anche il colore. Punto ancora qualcosina, leggermente meno rispetto alla puntata post-flop, cercando di mostrare debolezza. Il mio avversario, anche lui messo maluccio a chips, rilancia all-in. A quel punto, pot-committed e con giusto 650 chips rimaste delle 2000 iniziali, decido di provare e sperare che lui sia in draw. Chiamo il suo all-in e lui mi scopre 10Q, entrambe di fiori. Fine delle trasmissioni.

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Stonehenge e Salisbury Cathedral

Non è ancora ufficialissimo, nel senso che ancora devo comprare i biglietti, però la decisione definitiva ormai l’ho presa. Il prossimo 16 febbraio ci si aggrega alla ISAS (International Students Advisory Service) ed in mezzo a qualche decina di China (nota positiva della faccenda, non mi vergognerò a scattare foto…) ci si va a fare una gitarella. Destinazione Stonehenge e la Salisbury Cathedral.

Stonehenge

Se, specie dopo avver addocchiato la foto pubblicata qui sopra, la prima delle due mete sopra elencate non ha bisogno di presentazioni (consiglio comunque la lettura del pezzettino “A megalithic mystery“), può invece valer la pena di spendere qualche parola a riguardo della cattedrale.

Cito da sacred-destinations.com:

Salisbury Cathedral (full name: Cathedral Church of the Blessed Virgin Mary in Salisbury) is an Anglican cathedral located in Salisbury, England, 90 miles southwest of London. It is the mother church of the Salisbury Diocese, which includes the churches of most of Wiltshire and Dorset counties. The cathedral, its cloisters, and its famous tall spire welcome more than 500,000 visitors each year.

History

Construction of the cathedral commenced when the bishopric was moved here from Old Sarum in 1220 during the tenure of Richard Poore. By 1258 the nave, transepts and choir were complete. The magnificent west front was ready by 1265.

The only significant parts of the cathedral still missing were the tower and spire, which dominated the skyline from 1320. At 404 feet (123 meters), Salisbury Cathedral’s spire is the tallest in England.

The spire, while the cathedral’s crowning glory, also proved to be its most troublesome feature. Together with the tower, it added 6,500 tons to the weight of the building.

But for the addition of buttresses, bracing arches and iron ties over the succeeding centuries, it might well have suffered the fate of spires on other great ecclesiastical buildings and fallen down. To this day the large supporting pillars at the corners of the spire can be seen to bend inwards under the strain.

Significant (and very controversial) changes to the cathedral were made by the architect James Wyatt in 1790, including replacement of the original choir screen and demolition of the bell tower which stood about 100 meters northwest of the main building.

The cathedral is the subject of a famous paintings by John Constable. The view depicted in the paintings has changed very little in almost two centuries.

What to see?

One of the best things to do at Salisbury Cathedral is to climb the 332 steps of the spire, which is rewarded with an excellent view of Salisbury and the surrounding countryside.

In addition to its architecture and spire, Salisbury Cathedral offers a number of interesting attractions. Most notable among these is the best preserved of only four surviving original Magna Cartas (1215 AD).

Salisbury also boasts Europe’s oldest working clock (1386 AD), Britain’s largest cathedral cloisters, and an interesting 13th century stone frieze depicting Bible stories (in the Chapter House).

Salisbury Cathedral

Per il resto, niente di particolare da segnalare. Il lavoro procede bene e su ritmi più che accettabili. Se io, oltretutto, riuscissi a svegliarmi quando suona la sveglia invece che un’ora e mezzo più tardi, sarei in uno dei periodi più rilassati della mia vita. Invece, svegliandosi tardi, si è costretti giocoforza a tirar tardi in ufficio la sera. Ma pazienza. Oggi, tra l’altro, mi sono pure concesso il lusso di giocare un po’. No, niente poker. Il gioco di cui parlo è di tutt’altro genere. Su segnalazione del Corriere sono venuto a conoscenza del fatto che la Società Dante Alighieri ha pubblicato sul proprio sito Internet una serie di test utili per valutare la propria conoscenza dell’italiano. Non potevo perdermelo. E per la cronaca, a livello C2, ho chiuso con un più che onorevole 123/144 (al netto degli errori dovuti ad accentate, apostrofi e maiuscole/minuscole). Ora tocca a voi. Cliccate pure sul capo Apache qui sotto per andare direttamente alla pagina dei test:

Dante Alighieri

PS: oggi pomeriggio, per caso, mi sono accorto di un erroraccio in uno dei grafici che avevo presentato a Venezia. Proprio una bella somarata. Fortuna solo che non se ne è accorto nessuno. Nè a Venezia, nè tantomeno qui sul blog. Tirata d’orecchie a tutti… la prossima volta vi voglio più attenti!

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