La 12esima giornata del torneo di poker della UPSU si chiude con il mio 12esimo posto. Neanche a farlo apposta, il 12 è sempre stato il mio numero fortunato. Bel risultato, anche se economicamente infruttuoso, visto e considerato che mancavo a un torneo live da un sacco di tempo. Un pochino di fortuna in più mi avrebbe fatto arrivare con un ottimo stack al tavolo finale, ma pazienza. Per come sono girate le carte oggi non posso proprio lamentarmi.
Da segnalare, tra l’altro, che da gennaio c’è una nuova competizione. Accanto alla classifica individuale (che ad oggi mi vedeva occupare, con 204 punti, un anonimo 50esimo posto su 170 giocatori classificati, ovvero con almeno un punto raccolto) ce n’è pure una a squadre. Io, dopo un abile manovra di marketing, sono riuscito ad avere in formazione Adam Weeks (quinto con 535 punti), Chris Wright (21esimo con 380 punti) e Rachel Dale (37esima con 282 punti), voluta a tutti i costi da Adam e che mi ha fatto perdere la presenza, già promessa via sms, di Michael Harrison (settimo con 506 punti). Un team, sulla carta discreto, che però (complice anche la mia assenza), la scorsa settimana si è piazzato penultimo raccogliendo in totale la miseria di 34 punti.

La partenza è tutt’altro che incoraggiante. Nelle prime due mani mi ritrovo per ben due volte con 7 e 2. Il mazzo ci mette un po’ a scaldarsi ed io partecipo alla mia prima mano dopo più di un giro del tavolo. Mano che vinco, mettendo però in cascina poco fieno. Nel frattempo, aiutato dalla calcolatrice del mio Skypephone, mi rendo conto come non mai di quanto sia piuttosto assurda la struttura del torneo. Si parte con 2000 chips e buii 25/50. Al livello 2, buii a 50/100, l’M di un giocatore che è ancora fermo allo stack iniziale è già paurosamente sotto a quota 20: 13.3. In piena yellow zone, per usare la classificazione del buon Dan Harrington. Dunque, al bando middle suited connectors e robaccia pericolosa varia. Seguendo i consigli del maestro, infatti:
“As you go from the Green Zone to the Yellow Zone, you lose the ability to play conservative poker. The blinds are starting to catch you, so you have to loosen your play. You can be aggressive or super-aggressive, but you have to start making moves with hands weaker than those a conservative player would elect to play. Oddly enough, however, certain hand types (small pairs and suited connectors) become less playable in the Yellow Zone.”
Fatto sta che dopo la prima fase di assestamento, spesa a tirarmi le mie menate filosofiche sul senso dell’indice M e del poker più in generale, inizio a pescare un po’ di roba interessante. Nel giro di sei/sette mani mi ritrovo una volta con AJ e per ben due volte con pocket jacks. Mani dalle quali è difficile estrarre grande valore, ma che giocate abbastanza violentemente come ho fatto io (avendo ovviamente la fortuna di non andare ad incrociare qualcuno con assi e/o re), qualcosina permettono di portare a casa.
Col passare del tempo, complice l’implacabile aumento dei buii, la partita aumenta in spettacolarità. Vinco un bel three-way all-in, spedendo a casa due giocatori, con un AJ off-suit e l’asso che grazie ad un flop extra-basso resiste in scioltezza contro 10Q e JK. Ma quasi tutto quello che ho vinto me lo mangio alla mano seguente, quando una mia continuation bet viene re-raisata all-in dal mio avversario, costringendomi a foldare a gambe levate. Rimango praticamente per tutte le prime due ore in average (a volte un po’ sopra la media, a volte un po’ sotto) e raggiungo agevolmente il break. Alla ripresa, soli tre tavoli rimasti, la battaglia è ancora più violenta di prima. Grazie al furto di un paio di buii, il mio stack rimane pressochè intatto fino a quando non rimangono giusto una quindicina di giocatori in corsa. Dopodichè perdo una brutta mano e così, un po’ a corto di chips ma con ancora uno stack in grado di far male, pigio sul tasto aggressività. Sparo un all-in con una robaccia tipo K5, seguito da un’altro all-in al giro successivo con A3. In entrambi i casi porto a casa il piatto senza nessuno a contendermelo. Gli avversari iniziano a guardarmi storto, quando alla mano successiva pesco AK. Voglio un po’ d’azione e dunque mi sparo ancora all-in, certo che qualcuno, un po’ spazientito, mi avrebbe chiamato con una non-premium hand. Così avviene e io sfortunatamente non raddoppio, ma spedisco il malcapitato a casa.
La partita prosegue senza grossi scossoni per un’altra ventina di minuti. Poi, finalmente, la mano decisiva. Quella del “o la va o la spacca”. I buii sono a 800/1600 ed io sono in middle position con uno stack di circa 9000 chips. Il tizio UTG, con poche più chips di me, fa call. Il secondo a parlare rilancia all-in, buttando nel piatto le sue circa 4000 chips rimaste. Due fold ed è il mio turno. Ho in mano AK e l’all-in voglio sicuramente chiamarlo, ma voglio essere il solo a farlo. Re-raiso a mia volta all-in, sperando di far fuori il limper iniziale. Tutti foldano e, dopo un rapido pensare, il limper chiama il mio all-in. Ci sono più di 20000 chips nel piatto. Si scoprono le carte:

L’A9 suited è del tipo che aveva fatto inizialmente call. Tutto lascia presupporre che i due AK finiranno per spartirsi il pot. E invece, colpo di scena, il flop contiene due carte di quadri mentre la terza, necessaria per il colore, arriva al turn. Io e l’altro AK ce ne torniamo mestamente a casa, ad un passo, veramente minuscolo, dal tavolo finale.
Nota a margine. Forse avrete notato quanto il sottoscritto sia sereno, malgrado abbia mancato di un niente il suo secondo final table. In realtà c’è una cosa che non vi ho svelato. Ditemi voi come si può essere incazzati con gli dei del poker dopo che nel weekend ti regalano, online sul solito Full Tilt, una mano come questa?

Parafrasando Ligabue ed il suo Walter il Mago, per una mano così val la pena vivere.
PS: per la cronaca, io ero stato spinto all-in dal mio avversario dopo il flop. E malgrado la possiblità del colore (e dunque di un pessimo semi-bluff) del mio avversario, foldare un set d’assi non mi sembrava proprio il caso. Vi lascio immaginare le bestemmie che ho lanciato al turn. Ma vi lascio anche immaginare la mia espressione quando è stato girato il river…