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Fabio Ruini's blog

'cause Italians blog better

Archivio per aprile, 2008

Quanto guadagna il tuo vicino di casa?

Se siete sempre stati curiosi di sapere quale fosse il reddito di un vostro conoscente, ora vi basta una connessione ad Internet per scoprirlo. Come segnalato da un articolo del Corriere, il sito web della Agenzia delle Entrate ha infatti reso liberamente accessibile il database relativo ai redditi dichiarati da tutti i contribuenti italiani nel corso del 2006 (relativi pertanto all’anno fiscale 2005).

Tax monster under the bed

La procedura per consultare l’archivio e’ semplicissima. Dall’home page e’ sufficiente seguire il link “Uffici”, quindi cliccare su “Elenco uffici”, da qui su “Elenchi nominativi dei contribuenti” ed infine su “Consultazioni elenchi dichiarazioni”. A questo punto occorre selezionare la regione in cui e’ residente la persona che si sta cercando, sulla provincia e poi sul comune e, dopo aver inserito un codice di sicurezza presente sulla pagina stessa, si puo’ finalmente scaricare il file che contiene il dato cercato.

Al momento il sito risulta essere letteralmente intasato, ma nei prossimi giorni la situazione dovrebbe migliorare. E chissa’ che questo, grazie alla partecipazione attiva dei naviganti, non diventi un ottimo strumento per la lotta all’evasione.

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Senza parole

A questo punto, probabilmente ero io a portare sfiga…

Reggiana promossa in C1 - prima pagina de L’Informazione

Grandi ragazzi. Una volta tanto non la prendiamo nel deretano all’ultimo minuto! E con la sconfitta del Parma a Reggio Calabria, quella di ieri ha tutti i crismi della giornata perfetta…

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Miracolo a Portland Square

Dopo un’attesa durata appena appena sei mesi e mezzo, come a dire che avevo ormai perso ogni speranza, oggi pomeriggio sono arrivati a sorpresa due ometti a bussare alla porta della B110. Premesso che non aspettavo gli ometti in sè, la cosa interessante è che non erano a mani vuote. Tutt’altro. Al seguito avevano infatti un carrello da trasporto sul quale era issata una bella fila di scatoloni. Bianchi e argentati. Eleganti, essenziali. Stilisticamente perfetti oserei dire. Detto ciò, cosa potevano mai contenere al loro interno se non qualcosa made in Cupertino?

Ebbene sì, finalmente è arrivato il mio desktop Mac. Trattasi per la precisione di un Mac Pro, carrozzato con un bel Intel 2.8GHz quad-core, 2GB di RAM e due HD per 750GB totali di archivizione, nonchè acompagnato da un Cinema Diplay 20″, dall’aluminum keyboard e dall’immancabile Mighty Mouse (quest’ultimo, ad onor del vero, non è durato più di dieci minuti: buon mouse, specie per la rotellina, ma troppi pochi tasti per poter usare in maniera soddisfacente Exposé e Spaces).

Mac Pro

Per scaramanzia dico questo toccano il toccabile, ma appena avrò finito il travaso dei dati dal Macbook Pro e preparato il disco esterno per Time Machine, potrebbe aprirsi per il sottoscritto una nuova epoca. Quella del “vai a lavorare e lascia il laptop a casa”. Ergo, niente più zaini e borsoni da trascinarsi dietro tutto il giorno. Giusto la tessera dell’università e l’iPod nelle orecchie. Come le persone normali. Non mi sembra vero. Nonostante il lavoro, come al solito, non rimarrà comunque confinato in ufficio. Se anche l’obiettivo è quello di non portarmi più appresso il notebook, non ho potuto resistere alla tentazione di provare l’Apple Remote Desktop per poter controllare il computer dell’ufficio da casa via VPN. Semplicemente una parola. Spettacolare!

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Phoenix, un cielo a luci rosse

Sperando di non rendere troppo pesante il caricamento della pagina, anche nel post di oggi propongo un filmato. Non potevo non farlo dopo aver letto la notizia comparsa questa mattina sulle colonne virtuali del Corriere.

Cito un paio di paragrafi dall’articolo linkato qui sopra:

TAM TAM – Quattro strani punti luminosi e di colore rosso sono rimasti allineati in diverse formazioni per una decina di minuti lunedì sera, verso le 20 ora locale. Hanno formato una linea verticale; una sagoma di rombo; un triangolo; una «u» e dopo pochi minuti si sono mossi a gran velocità da sinistra a destra, prima di sparire una a una. Questo il racconto fatto da alcuni testimoni al quotidiano The Arizona Republic. «Ho visto le quattro luci comparire. Sono giunte al di sopra delle nostre teste in formazione ma poi si sono spostate in diverse posizioni di manovra». Diverse persone hanno immortalato gli oggetti in cielo con i loro telefonini o con delle videocamere; i filmati sono finiti poi nei tg delle tv locali e su molti siti d’informazione. Il tam tam mediatico sulla stampa Usa ha avuto inizio dopo che il singolare evento è stato la notizia d’apertura del cliccatissimo Drudgereport.com.

MILITARI – Ciononostante, il fenomeno di inizio settimana rimane un mistero. Anche per le autorità militari. Il Comando di Difesa Aerospaziale degli Usa ha dichiarato tramite un suo portavoce di non sapere da dove siano arrivate queste luci. «Nulla di sospetto è stato notato sui nostri radar di Sky Harbor» ha detto Ian Gregor del Dipartimento dei Trasporti statunitense a Arizona Republic, aggiungendo che «l’agenzia non prevede di investigare sulla vicenda». I cittadini della Valley of the Sun riferiscono però di aver notato chiaramente che la velocità e l’agilità degli oggetti avvistati era molto diversa da possibili ipotesi di aerei o altri velivoli militari. Secondo altri la spiegazione potrebbe essere molto più semplice: un uomo della zona ha dichiarato mercoledì alla tv locale KTVK-TV di essere l’autore di quello che molti hanno considerato un inspiegabile fenomeno extraterrestre. Lino Mailo ha detto di aver visto il suo vicino di casa lanciare in aria nella serata di lunedì alcuni banalissimi palloni gonfiati con l’elio.

E’ buffo. Passa il tempo, ma certe cose non cambiano mai. Qualcuno vede qualcosa di strano in cielo ed automaticamente pensa agli alieni. Qualcun altro, con manie di protagonismo, si dice l’artefice del tutto. Qualcuno in grado di fornire una logica, lucida e razionale spiegazione del fenomeno non viene considerato degno dell’attenzione pubblica. Qualcun altro, con ipotesi fantasiose, si trova invece invitato in un salotto tv in prima serata a descrivere il parto della sua mente. Sempre tutto come al solito. E in fondo, sotto sotto, è bello così. A noi uomini (o forse dovrei dire “umani”?), alla fine piace essere attorniati, di tanto in tanto, da un certo alone di mistero.

Ah, quasi dimenticavo il video:

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Waterboarding

In questi ultimi giorni si fa un gran parlare del cosiddetto “waterboarding”, una forma di tortura (anche se l’essenza della discussione attuale verte proprio sul considerarla o meno una tortura) che, per bocca dello stesso presidente Bush, gli Stati Uniti hanno ammesso di utilizzare in maniera regolare con i detenuti di Guantanamo.

Wikipedia dedica all’argomento un ottimo articolo, di cui cito qui di seguito parte dell’introduzione:

Waterboarding is a form of torture that consists of immobilizing a person on their back with the head tilted downward (the Trendelenburg position), and pouring water over the face and into the breathing passages. Through forced suffocation and inhalation of water, the subject experiences the process of drowning and is made to believe that death is imminent. In contrast to merely submerging the head face-forward, waterboarding almost immediately elicits the gag reflex. Although waterboarding does not always cause lasting physical damage, it carries the risks of extreme pain, damage to the lungs, brain damage caused by oxygen deprivation, injuries (including broken bones) due to struggling against restraints, and even death. The psychological effects on victims of waterboarding can last for years after the procedure.

Ciò che sta tenendo piuttosto alimentato il dibattito è il fatto che, tra le varie tecniche di tortura, questa non sembri in nessun modo una delle più atroci. Eppure, pare sia una delle più efficaci in assoluto, dato lo stato di autentico terrore in cui (si dice) riesca a condurre i soggetti che vi vengono sottoposti.

Anche Amnesty si è messa in azione, pubblicando tra le altre cose un breve video denuncia. Dove però si dimentica che uno degli elementi fondamentali del waterboarding consiste nel coprire il viso della vittima.

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