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Fabio Ruini’s blog

Because Italians do it better! What the f**k? Ehm… the blogs, I mean… obviously! :-/

Mostrare o non mostrare le proprie carte: come lavorare sulla propria immagine

Direttamente dall’archivio di cio’ che e’ stato fatto durante la mia assenza del blog, ripesco un articoletto che ho scritto durante le vacanze natalizie per PokerItaliaWeb. Buona lettura a tutti gli impavidi che vi si cimenteranno.

Durante una partita di Texas Hold’Em, scegliere di mostrare o non mostrare le proprie carte dopo che una mano si e’ conclusa senza lo showdown, e’ una decisione spesso presa a cuor leggero ma che ha in realta’ profonde implicazioni.

Da principianti del gioco risulta spesso difficile riuscire a resistere alla tentazione di sbandierare ai quattro venti la propria mano. Specie quando si e’ vinto con un bluff spudorato. Quante volte, live oppure on line, vediamo un giocatore (non e’ un caso che si tratti solitamente di un giocatore mediocre) portare a casa un piatto con una grossa puntata post-flop e dopo sventolare orgoglioso le carte con le quali ha manovrato un bluff colossale. Si tratta della classica giocata da principiante. Un naked bluff, magari improvvisato in una maniera assolutamente irrealistica, ma che, per un motivo o per l’altro (cattiva lettura da parte dell’avversario, mano molto marginale, ecc…), ha sortito il suo effetto. Prestate attenzione al giocatore in questione. E, se state giocando un torneo multi-tavolo, state pur certi di una cosa: costui molto difficilmente ve lo ritroverete tra i piedi al final table.

Al di la’ degli aspetti di etichetta (con le dovute proporzioni, vantarsi al tavolo di un bluff riuscito equivale a dire al tuo avversario “ti ho fregato… sono piu’ furbo di te!”), e’ importante tenere presente come tutto cio’ che viene fatto al tavolo va a costituire l’immagine di noi stessi agli occhi dei nostri avversari. Cosi’ come nei rapporti umani, spesso la prima impressione e’ quella che conta. Se esponiamo volontariamente un bluff, in particolare durante le prime fasi di gioco, i nostri avversari se lo ricorderanno. Probabilmente per tutta la durata del torneo. E questo, come vedremo, ha profonde ripercussioni sul prosequio della partita. In particolare, dopo una mossa del genere e’ lecito attendersi che verremo raisati piu’ spesso del dovuto e che frequentemente le nostre puntate verranno chiamate da punti o draw marginali. Perdiamo, di fatto, la possibilita’ di portare a casa diversi piatti anche quando abbiamo la sensazione che il nostro avversario sia debole. Questo perche’ abbiamo trasmesso al tavolo l’immagine di un giocatore loose ed incline al bluff. Postilla doverosa. Si puo’ benissimo giocare con un’immagine loose. Giocatori come Dario Minieri o Gus Hansen l’hanno ampiamente dimostrato. Ma e’ difficile. Estremamente difficile, dato che per sopperire alla looseness pre-flop e’ necessario avere un’abilita’ di lettura post-flop decisamente fuori dal commune. Non e’ assolutamente un caso se la maggior parte dei giocatori vincenti seguono il buon vecchio stile tight/aggressive.

La maggior parte dei libri che trattano di poker affrontano l’argomento oggetto di questo articolo in maniera molto rigida e talvolta semplicistica: “mai mostrare le proprie carte”. Questa rigida direttiva si basa sull’idea di fondo, assolutamente corretta, secondo la quale il poker e’ un gioco d’informazione e pertanto ogni informazione che viene rilasciata da un giocatore, volontariamente o meno, finisce per avvantaggiare i suoi avversari. Nulla da obiettare. Specialmente on line (a meno che non si stia giocando un torneo particolarmente importante e sia ragionevole assumere che i nostri avversari stiano prestando a noi particolare attenzione) questo approccio e’ sicuramente corretto. Ma qualcosa da aggiungere c’e’, specie per quanto concerne il gioco live. Un torneo di poker giocato dal vivo e’ infatti Il luogo ideale dove e’ possible lavorare sulla propria immagine. Fare lo stesso on line, soprattutto ai bassi limiti, e’ spesso uno sforzo inutile. I nostri avversari (vuoi per la poca voglia di annotare le mosse degli avversari, vuoi per il fatto che stanno giocando su vari tavoli contemporaneamente) potrebbero semplicemente non prestare la dovuta attenzione alle nostre mosse, rendendo pericoloso fare troppo affidamento sulla propria immagine nelle mani successive. Al contrario, giocando dal vivo, se non palesemente distratti da fattori esterni (chi ha detto la partita di calico trasmessa sul maxi-schermo accanto alla cardroom?), i nostri avversari sono giocoforza costretti ad osservarci. E, in maniera conscia o meno, finiranno per utilizzare le informazioni che noi diamo loro. E’ poi bene considerare un altro fattore. On line vengono giocate molte piu’ mani per unita’ di tempo rispetto al gioco live. Se in un’ora di gioco dal vivo, ad un tavolo full-ring e con dealer, molto raramente si superano le 30 mani giocate, on line, nello stesso tempo, si possono giocare tranquillamente piu’ di 100 mani. Giocando in maniera cosi’ veloce, un giocatore attento puo’ rappresentarsi un’immagine degli avversari rapidamente ed accuratamente, dato che questi arriveranno molte volte a giocare fino allo showdown. In un’ora di gioco live, un giocatore tendenzialmente tight e che prende in giusta considerazione la posizione al tavolo, non giochera’ mediamente piu’ di 2 o 3 mani (escluse ovviamente quelle a cui partecipera’ dallo SB o dal BB). E non necessariamente queste si concluderanno allo showdown. Mostrare le carte con le quali si partecipa al gioco in maniera attiva, pur senza essere arrivati allo showdown, diventa cosi’, dal vivo, un fattore di importanza cruciale.

Una delle tante cose che distingue un buon giocatore da uno mediocre e’ la consapevolezza dell’immagine di se stesso che trasmette al tavolo. Ogni torneo, ogni S&G, ogni sessione cash che giochiamo, a meno che non sia affrontata contro un gruppetto di “soliti noti” e’ un mondo del tutto nuovo. Tutti partono da zero e devono costruirsi una propria immagine. Potete anche essere il giocatore piu’ tight del pianeta, ma se nelle primissime mani di una sessione vi trovate un run di carte stupendo (ipotizziamo AA, KK, AK, QQ, AA) con le quali, da copione, rilanciate copiosamente, i vostri avversari al tavolo vi eticheranno inevitabilmente come giocatore loose (e presumibilmente aggressive, in gergo LAG), se non addirittura maniac. E’ importantissimo essere consapevoli di questo aspetto, dato che i vostri avversari, anche quelli piu’ deboli, si adegueranno a questa vostra immagine.

Non considerare la propria immagine al tavolo puo’ portare a perdere piatti, di importo anche significativo, in maniera del tutto evitabile. Al tempo stesso, un giocatore che non e’ attento alla propria immagine potrebbe farsi sfuggire ottimi spot nel quale potrebbe sfruttarla per portare a casa un piatto nella maniera piu’ semplice possible. Nel prossimo articolo vedremo alcuni esempi di questo concetto tratti da alcune mani di tornei live ai quali ho partecipato recentemente qui in Italia.

Il legame tra carte mostrate ed immagine e’ molto semplice. Essendo il Texas Hold’Em un gioco dove raramente si arriva allo showdown ed il piatto viene pertanto assegnato senza che i giocatori abbiano la necessita’ di mostrare le loro carte (questo a patto che il tavolo non sia estremamente passivo), scegliere se esibire o meno la propria mano riveste un’importanza strategica fondamentale. Si tratta, spesso e volentieri, di decidere se informare o meno I nostri avversari di come stiamo giocando. La cosa davvero importante e’ essere sempre consapevoli di cio’ che si sta facendo. Quello a cui un buon giocatore di poker deve tendere e’ il crearsi un immagine solida, ma che non sia quella di una roccia. Questo in maniera tale da vedersi rispettati al tavolo, ma riuscire ad estrarre comunque qualche chips extra da avversari che non possono avere la certezza matematica del fatto che non stiamo bluffando o puntando con un punto non-nuts. Avere il rispetto del tavolo non e’ una questione di orgoglio o di ego, questo e’ bene sottolinearlo. Essere rispettati significa semplificarsi, di molto, la vita, facilitando la lettura delle mani degli avversari. Se ad esempio sto esprimendo un gioco solido e aggressivo e so che il mio tavolo mi sta percependo esattamente in questo modo, allora devo giocoforza portare rispetto al raise di un avversario ad una mia puntata. Al contrario, se il tavolo mi sta percependo come un giocatore loose, devo automaticamente dare meno valore ad eventuali raise dei miei avversari che in condizioni standard denoterebbero un mano molto forte.

Per chiarire questo punto e’ sufficiente un esempio, estremamente semplice. S&G da 9 giocatori, ancora nessuna eliminazione. Tutti i giocatori hanno piu’ o meno lo stack di partenza. Siamo in UTG+1 e, dopo che il giocatore UTG ha foldato, peschiamo AK-s. Con buii ancora bassi e visti i giri di puntate precedenti, dove il rilancio standard e’ stato di 3/3.5BB, decidiamo per un raise leggermente sovradimensionato pari a 4BB. Tutti fold fino al cut-off, che rilancia forte a 12BB complessivi. Bottone e buii foldano, ora tocca a noi agire. Come interpretare questo raise? In assenza di tells particolari, cio’ su cui dobbiamo basarci e’ la nostra immagine proiettata al tavolo unitamente a quella del nostro avversario. Se fino a questo momento stiamo giocando in maniera solida, abbiamo sempre mostrato ottime mani, ed il nostro avversario sembra a sua volta un giocatore solido e sensato, il fold sembrerebbe l’opzione piu’ logica. Probabilmente ci troviamo di fronte ad una coppia alta: AA, KK, QQ o magari JJ (quest’ultima, in particolare, spiegherebbe perfettamente il raise molto forte del nostro avversario che da’ l’impressione di voler chiudere la mano senza andare a vedersi il flop). Se stiamo giocando in maniera piuttosto loose, il range di mani con il quale il nostro avversario puo’ aver fatto raise sul nostro rilancio da UTG+1 si ampia notevolmente. E’ lecito attendersi che abbia in mano anche una coppia media oppure un buon asso. Cosi’ come e’ possible prendere in considerazione, pur con l’avvertenza di non darci un peso eccessivo, l’ipotesi che la sua sia semplicemente una mossa, fatta senza buone carte allo scopo di frenare la nostra esuberanza. Si tratta di una situazione potenzialmente molto profittevole (se davvero il mio avversario ha rilanciato con AQ o addirittura AJ, andare a vedersi il flop potrebbe farmi vincere un piatto molto grosso), ma di difficile interpretazione. Si puo’ vincere tanto, cosi’ come e’ possible perdere molto. Ed e’ proprio questo il motivo per cui una situazione di questo genere richiede un’ottima capacita’ di lettura post-flop. In mancanza di questa abilita’, ancorarsi ad un’immagine tight e’ solitamente la scelta vincente. Il fatto che anche tanti giocatori professionisti scelgano questa strada, significa che non c’e’ niente di cui vergognarsi. A poker l’obiettivo e’ quello di prendersi le chips degli avversari. Non c’e’ alcun bisogno di complicarsi inutilmente la vita quando si puo’ assolvere al compito in maniera semplice e lineare.

Se il nostro obiettivo e’ dunque quello di crearsi un’immagine di giocatore tight e solido, quando ci sediamo al tavolo dobbiamo essere consapevoli che la possibilita’ di mostrare o non mostrare le nostre carte agli avversari e’ il fattore che piu’ di tutti, specialmente durante i primi minuti di gioco, contribuisce alla creazione della nostra immagine. Lo stile che personalmente prediligo, a patto ovviamente che la struttura del torneo lo permetta, e’ quello di crearmi un’immagine estremamente tight durante i primi minuti di gioco e poi, quando sono sicuro che gli avversari abbiano recepito il messaggio, approfittare di questa mia immagine per aggredire maggiormente sia pre che post-flop. Al tempo stesso, una cosa che reputo molto importante durante S&G e MTT, e’ dare l’impressione di difendere i propri buii. Non serve una difesa serrata quanto insensata. Se le carte non ci supportano, la maggior parte delle volte dovremo lasciare il nostro big blind all’aggressore. Quello che e’ importante e’ far comunque passare qualche brutto momento al nostro avversario. Vedremo tra poco come fare, analizzando alcune delle situazioni che piu’ frequentemente si verificano durante il gioco, ragionando sul se mostrare le proprie carte o meno e perche’.

Situazione numero 1. Prime fasi di un torneo. Rilanciamo da middle position, su un pot non ancora aperto, con una buona mano. Tutti gli avversari, buii compresi, foldano. Mostrare o non mostrare le carte e’ a nostra completa discrezione. Essendo ancora alle fasi iniziali di gioco dobbiamo lavorare alla costruzione di un’immagine tight. Per questo motivo puo’ valer la pena far vedere la propria mano, a patto che questa sia in assoluto molto buona. Molti giocatori non considerano infatti la posizione al tavolo. Mostrare ad esempio una mano come A9-o con la quale avete rilanciato dal bottone, per quanto si tratti di una giocata che si puo’ definire tecnicamente corretta, puo’ addirittura essere interpretato da qualche giocatore poco smaliziato come uno steal. Se volete creare un’immagine solida, assicuratevi che quelle che mostrate siano sempre ottime mani indipendentemente dalla posizione dalla quale le avete giocate.

Situazione numero 2. Fasi intermedie di un torneo. Siamo di grande buio con una mano marginale. Il giocatore che siede nel cut-off, dopo che tutti gli altri hanno foldato, fa un rilancio standard di 3BB. Visto il gioco fino a questo momento, abbiamo notato che chi ha fatto il raise pre-flop e’ un giocatore che attacca spesso i buii o al quale comunque piace entrare in gioco rilanciando in piatti non ancora aperti. Ci sono pertanto ottime possibilita’ che non abbia una premium hand se non addirittura che sia in steal completo. Una volta avuta questa “certezza” studiando visivamente l’azione del nostro avversario alla ricerca di qualche tell che ci possa aiutare nella valutazione (ha spinto le chips nel piatto violentemente, facendo molto rumore? Ha indirizzato la sua pila di chips verso di noi? Sta continuando a chiacchierare ed agitarsi come e’ solito fare? Sta ricontrollando le sue carte? Le sta tenendo protette o le sue mani sono lontane?), decidiamo di operare la nostra contromossa. Re-raise forte ed operato con modi pacati e tranquilli, denotando grande sicurezza, magari con una mano leggermente tremolante. Sul probabile fold del nostro avversario, che frequentemente provera’ a giustificarsi sostenendo di avere una buona mano, diventa indispensabile mostrare le nostre carte. Piu’ brutte sono e maggiore e’ l’effetto. Quello che facciamo in questo modo e’ mandare un segnale al nostro avversario, cosi’ come a tutti gli altri giocatori seduti al tavolo: “con il mio grande buio non si scherza; per venirvelo a prendere vi servono buone mani”. La prossima volta che riceverete un raise di posizione sul vostro BB potete essere ragionevolmente sicuri di trovarvi contro ad una buona mano. Il che, ancora una volta, ci semplifichera’ di molto la vita.

Situazione numero 3. Fasi avanzate di un torneo. La nostra immagine al tavolo e’ solida e decidiamo di approfittarne. Tutti foldano a noi, che sul bottone peschiamo A4-o. Brutta starting hands, ma proviamo comunque a giocarla in maniera aggressiva per rubare i buii che hanno raggiunto un importo significativo. Il giocatore di grande buio sta esprimendo un buon poker tight/aggressive, cosi’ come lo SB (che a maggior ragione ha uno stack leggermente sopra average, suggerendo non abbia una grossa voglia di avventurarsi in spot potenzialmente rischiosi). Facciamo un rilancio standard di 3BB, lo SB folda, ma il BB chiama. Il flop esce A37-rainbow. Check del BB, puntata pari a 2/3 del piatto nostra e call del BB. Quello che il nostro avversario ci sta dicendo e’ che ha anche lui un asso in mano. Probabilmente non si tratta pero’ di un asso con buon kicker, con il quale avrebbe altrimenti rilanciato pre-flop o al flop. Al turn esce un 8 di un seme diverso rispetto a quello delle alter carte in tavola. Il BB fa check nuovamente e per noi la scelta si fa difficile. Facendo check a nostra volta, a meno di un miracoloso 4 al river, siamo destinati a perdere la mano. Una puntata al river, dopo la debolezza mostrata al turn, non ha molte chance di successo. L’unica cosa che possiamo fare, forti della nostra immagine, e’ cercare di convincere il nostro avversario di avere un asso migliore rispetto al suo. Puntiamo l’importo del piatto, incrociamo le dita e, dopo lungo pensare, il nostro avversario folda dichiarando A5-s. Ringraziamo la nostra immagine e raccogliamo le chips dal piatto. Vale la pena mostrare la propria mano? In un caso come questo molti giocatori tendono a far vedere una sola carta, ovviamente l’asso. Nella maggior parte dei casi, questo sta a significare che il kicker e’ debole, quindi una mano sicuramente non-premium. Un giocatore smaliziato e’ consapevole di cio’ e si insospettirebbe a vedere una mossa di questo genere. La cosa migliore da fare e’ a mio avviso non mostrare nulla, evitando di danneggiare la propria immagine, e magari complimentarsi con l’avversario per il fold.

Situazione numero 4. Fasi avanzate di un torneo. Avere un’immagine tight e’ un’ottima cosa, ma spesso non ci permette di estrarre molto valore dalle nostre buone mani. I nostri rilanci tenderanno a spaventare gli avversari e chi sara’ disposto a stare al gioco lo fara’ soltanto con ottime mani di partenza. Si tratta del problema delle cosiddette “rocks” e che rende questo stile non profittevole nel lungo periodo (con forse l’eccezione del gioco cash micro-limit, dove si punta sulla distrazione e sulla looseness degli avversari). Per evitare di fare questa fine, e’ indispensabile, di tanto in tanto, cercare di ammorbidire la propria immagine. Anche a costo di sprecare qualche chips. Un rilancio da early/middle position con suited connectors o coppia bassa, ad esempio, puo’ servire perfettamente allo scopo. A patto che poi si arrivi allo showdown o comunque che, nel momento in cui la mano si conclude, voi mostriate la vostra starting hands agli avversari, assicurandovi che tutti si rendano conto della giocata che avete fatto.

E dire che, di primo acchitto, scegliere di mostrare o meno le proprie carte sembra un problema talmente banale… ;)

Commenti

  1. edilson gomes
    novembre 14th, 2010 | 16:41

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