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Fabio Ruini's blog

'cause Italians blog better

Archivio per marzo, 2009

Ridatemi Trenitalia!

Mai, mai, mai piu’ in vita mia lodero’ le ferrovie inglesi. Mai piu’, giuro. Non dopo quello che e’ successo oggi. Sei ore per andare da Plymouth a Bristol, per un viaggio che solitamente richiede un terzo del tempo. C’e’ stato un incidente tra Plymouth ed una stazione qui vicino. Non proprio un incidente, ma mentre stavano facendo dei lavori un palone della luce e’ caduto sulle rotaie e pare che recuperarlo fosse una cosa estremamente complicata. Tanto che, da Plymouth, non sono partiti treni in direzione est per tutta la giornata. Ma in compenso si sono organizzati benissimo, con pullman gratuiti che portavano i viaggiatori ad Exeter, dove tutto sarebbe dovuto essere ok. E invece il problema di cui sopra ha generato una catena di ritardi e di cancellazioni che si e’ spansa a macchia d’olio. Ad Exeter ho dovuto vagare quasi tre ore in stazione, con nessuno che sapeva niente, treni gia’ pronti che venivano cancellati o cambiati un minuto prima della partenza, inglesi imbufaliti e quant’altro. Alla fine, per grazia divina, un treno e’ partito tra l’ovazione della folla. Io mi ci sono infilato al volo, rischiando di finire chissa’ dove, e miracolosamente sono approdato a Bristol. Un bel taxi mi ha poi traghettato fino al Burwalls Centre. Un bel posticino, sperduto in the middle of nowhere, ma vicino al caratteristico Clifton suspended bridge. Impossibile recuperare qualsivoglia cibo, e quindi a nanna presto, dopo essersi strafatti di the iper-zuccherato per arginare i crampi della fame. Domani inizia la conferenza. E non potra’ che andare meglio rispetto ad oggi.

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Amarcord

Spulciando durante la mia solita incursione quotidiana il sito web del Corriere, sono capitato su questo articolo. Consiglio a tutti di leggerlo (dai, questa volta e’ corto…) che tra poco ne discutiamo brevemente insieme.

WASHINGTON – Al Qaeda è ancora attiva e dai santuari in Pakistan «sta preparando un attacco» contro il territorio americano. George W. Bush, annunciando la nuova strategia anti-terrorismo degli Usa, lancia l’allarme. «L’obiettivo primario – ribadisce il presidente – è quello di smantellare» la rete terroristica di Osama bin Laden. Ma per raggiungere questo scopo sarà cruciale il ruolo di Islamabad. «Il confine tra Afghanistan e Pakistan – spiega – è la zona più pericolosa del mondo per gli americani».

AFGHANISTAN – «Secondo numerose analisi dell’intelligence Al Qaeda sta progettando attacchi contro gli Stati Uniti dal suo rifugio in Pakistan» spiega Bush. E anche in Afghanistan la situazione sta diventando sempre più pericolosa: «Il 2008 è stato l’anno con più caduti americani nella guerra». Saranno inviati 4 mila soldati come addestratori delle forze di sicurezza locali e ci sarà un maggiore impegno civile. «Accelereremo il nostro sforzo per creare un esercito afghano con 134 mila unità e una forza di polizia con almeno 82 mila unità in modo da affidare sempre più la responsabilità della sicurezza alle forze locali». Bush ha ordinato l’invio di altri 17 mila soldati in Afghanistan. «Questo incremento servirà anche a dare più sicurezza in vista delle elezioni presidenziali del prossimo agosto». Gli Stati Uniti non chiuderanno gli occhi sulla corruzione in seno al governo di Kabul soprattutto ora che l’Afghanistan potrà beneficiare di un maggiore aiuto.

PAKISTAN – Ma il destino dell’Afghanistan, ripete Bush, è legato a quello del Pakistan. Da una parte Islamabad deve dimostrate il suo impegno contro i terroristi, dall’altra gli Usa si impegnano a fornire al Pakistan un miliardo e mezzo di dollari all’anno per cinque anni. «Serviranno a costruire scuole, strade e ospedali e a rafforzare la democrazia».

IL PIANO – Nel presentare il suo «piano complessivo» per l’Afghanistan e il Pakistan, Bush afferma che in quei due Paesi è in gioco la sicurezza degli Stati Uniti e del resto della comunità internazionale. «A Kabul bisogna fare di tutto perché il governo non cada sotto i talebani e riesca a bloccare Al Qaeda, altrimenti il Paese sarà la base di terroristi che ci vogliono uccidere».

GRUPPO DI CONTATTO – Bush annuncia poi che, assieme alle Nazioni Unite, gli Usa daranno vita a un nuovo Gruppo di contatto per l’Afghanistan e il Pakistan: gli alleati della Nato, gli Stati dell’Asia centrale, le nazioni del Golfo e l’Iran, la Russia, l’India e la Cina.

ISLAMABAD E KABUL – Il Pakistan saluta come «molto positivo» il programma, ha detto il ministro degli Esteri Shah Mahmud Qureshi. Plauso anche dall’Afghanistan: secondo il presidente Karzai la nuova strategia aumenta le possibilità di successo contro la minaccia del terrorismo e della guerriglia.

ITALIA E FRANCIA – Per l’Italia il ministro degli Esteri Franco Frattini dice che «la Ue è davvero unita nel considerare la svolta degli Stati Uniti in Afghanistan importante e condivisibile» e il governo francese ha espresso soddisfazione per la nuova strategia Usa, nel quadro di un ruolo rafforzato delle Nazioni Unite.

SERVIZI PAKISTANI APPOGGIANO AL QAEDA – Ci sono «segnali» che elementi dei servizi segreti pakistani sostengano Al Qaeda e i talebani. Lo ha dichiarato l’ammiraglio Mike Mullen, capo degli stati maggiori riuniti americani. Secondo il New York Times ci sono prove di incontri di agenti pakistani con i comandanti talebani per discutere se intensificare gli attacchi in vista delle elezioni presidenziali afghane.

Cosa c’e’ di strano in tutto questo, vi state chiedendo? In effetti non molto. Sembra il solito pezzo estrapolato da un qualche archivio, dove si racconta dell’ultima proposta di Bush per “proteggere gli USA dal terrorismo”. Un problemino in realta’ ci sarebbe. Questo articolo e’ stato pubblicato ieri, 27 marzo. Prima di copia/incollarlo qui dentro mi sono semplicemente limitato a sostituire ogni occorrenza di “Barack” ed “Obama”, rispettivamente con “George W.” e “Bush”. Che figata, vero?

PS: ho appena finito di vedere W., di Oliver Stone, recuperato via Torrent (a proposito, Mac users di tutto il mondo, provate il nuovo Vuze, ex Azureus… e’ semplicemente fenomenale!) qualche giorno fa. Se non l’avete ancora visto, risparmiate due ore del vostre tempo. Di cuore.

PPS: ho appena scoperto che, secondo alcune autorevoli voci, al momento e’ piu’ probabile che Elvis Presley sia vivo, piuttosto che lo sia Osama Bin Laden. E no, intendono l’Elvis vero, non Paul Griffen dell’ItalRugby.

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Chi ha paura dei fantasmi?

Ha trovato ampio eco mediatico (vedi ad esempio qui, qui e poi ancora qui) il recente “esperimento” lanciato da Richard Wiseman, professore di psicologia alla University of Hertfordshire. In prospettiva di un seminario dal titolo Hauntings – The Science of Ghosts che avra’ luogo il prossimo 4 aprile nel contesto dell’Edinburgh International Science Festival (manifestazione iniziata lo scorso 12 febbraio e che si protrarra’ fino al 18 aprile), lo studioso ha chiamato a raccolta il popolo del web, chiedendo di inviargli quante piu’ foto possibili rappresentati veri o presunti fantasmi. L’idea era quella di far discutere le persone e far loro decidere quali fossero le fotografie reali e quali invece fotomontaggi o artefatti fotografici. Nelle seguenti parole di Wiseman, un breve riassunto di cio’ che le persone sono state chiamate a fare:

Help us assess the photographic evidence for ghosts.
As part of ‘Hauntings: The Science Of Ghosts’, we are posting allegedly ‘ghostly’ images on this blog, and inviting everyone to comment and vote. Feel free to leave your opinion, and return soon because we will be posting new images on a regular basis. The results of this study will be announced as part of a special one-day event examining the psychology and history of during the Edinburgh International Science Festival. Please make sure that all of your comments are polite, and avoid any personal attacks.

Le migliori foto ricevute sono state in sostanza sottoposte al giudizio degli internauti mediante un blog creato appositamente allo scopo. Oggi Wiseman ha pubblicato una prima classifica parziale dei giudizi dei lettori. L’istantanea che al momento sta sbaragliando la concorrenza e’ la seguente, ad opera di Christopher Aitchison:

Come recita la descrizione:

The photograph was taken at Tantallon Castle in Scotland. The photographer was unaware of anyone being present in the castle opening, and there are no manikins or staff in period costume at the venue. Skeptics have argued that the figure might be an unnoticed visitor, an odd reflection of light against the wall, or digital manipulation.

Voi cosa ne pensate? Se volete dire la vostra, discussioni e votazioni sono ancora aperte.

PS: Richard Wiseman ha anche un blog tutto suo, che vi invito a visitare in quanto aggiornato regolarmente e contenente molte cose interessanti. Unitamente ad inquietanti misteri.

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Kubuntu 8.10 ed HP Mini-Note 2133

Non chiedetemi il perche’ decida di avventurarmi in certe cose quando avrei migliaia di faccende molto piu’ importanti delle quali occuparmi. Fatto sta che, stamattina, ho deciso di installare Kubuntu sul mio fido HP Mini-Note 2133. Poteva l’installazione filare perfettamente liscia? Davvero fate parte di quella categoria di persone che, quando decidono di avere a che fare con Linux, non incorrono in errori o intoppi di alcun genere? Se avete risposto di si’, sappiate che semplicemente non vi credo.

Detto cio’, mi do’ ad un breve resoconto della mia esperienza per evidenziare quelli che sono stati i problemi nei quali mi sono imbattuto e come li ho risolti.

Per prima cosa e’ importante sapere che, nel caso in cui sulla vostra macchina sia installato l’ultimo firmware del BIOS ufficialmente messo a disposizione da HP (ovvero lo 0.5, nonostante tramite alcuni accrocchi sia gia’ possibile scaricare e flashare alla versione 0.6), l’installazione di Kubuntu fallira’ miserabilmente. Ergo, occorre downgradare alla versione 0.4, che e’ quella consigliata un po’ dappertutto. Per farlo, come spiegato in questa discussione, e’ sufficiente scaricare un software da un server FTP della HP al link seguente:

ftp://ftp.hp.com/pub/softpaq/sp40001-40500/sp40310.exe

Trattasi di un’applicazione per Windows che provvede a rendere una chiavetta USB (o altra periferica simile) bootabile ed in grado di aggiornare automaticamente il BIOS. Altra cosa simpatica. Se per l’upgrade del BIOS avete intenzione di utilizzare un pen drive con capacita’ superiore ai 2GB, sappiate che la penna non sara’ bootabile. Occorre usarne una entro i 2GB. Misteri della fede.

Una volta aggiornato il BIOS e’ possibile procedere all’installazione di Kubuntu. Per farlo mi sono appoggiato al tutorial pubblicato a questo indirizzo e dedicato ad Ubuntu base. E’ possibile seguire la stessa procedura riportata li’, con l’unica avvertenza di scaricare prima l’ISO di Kubuntu e modificare il nome del file rimuovendo la “k” iniziale. Quello che si ottiene e’ ancora una volta una chiavetta USB bootabile con la quale e’ possibile avviare l’OS in modalita’ live. Finita? Non ancora. Per via di stra-citati problemi con i driver grafici, e’ necessario specificare alcuni parametri aggiuntivi per il boot del kernel. In sostanza, quando compare lo splash screen di Kubuntu, occorre selezionare la voce Help e quindi scrivere “live xforcevesa” (senza apici), seguito dalla pressione del tasto invio.

Poi ci sarebbero ancora un po’ di cosine da fare per avere un sistema veramente perfetto, ma direi che per oggi possiamo accontentarci. Anzi, no. Tenete presente che, di default, i drivers della scheda wireless, essendo proprietari, sono disattivati. Con la conseguenza che non sarete in grado di individuare alcuna rete wireless. Per sistemare il problema, come raccontato qui dentro, bastano un paio di click e nessuna necessita’ di essere connessi ad Internet in altro modo (nonostante la voce “download” che compare sullo schermo). Ora direi che posso iniziare a lavorare un po’…

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Giorni in prova

A gh’è di dè, mea tant, m’a gh’è di dè
ch’et piàns perfin coi mócc del matonèl
in t’al curtìl del fàbrich, da per sè
dmand dmandi descurdèdi pr’al servèl,
dmand dmèndga vers el sê dal House Cafè
ch’t’e lèt ed cal bus nèigher sul giornèl
ch’al s’è magnê na strèlla dl’infinî…
Dio? L’univèrs l’è un òurch ch’as lècca i dî.

Ci sono giorni, non tanti, ma ci sono
che compiangi perfino i mucchi di piastrelle
nel cortile delle fabbriche, da soli
come domande scordate nel cervello,
come domenica verso le sei all’House Cafè
quando hai letto sul giornale di quel buco nero
che s’è pappato una stella dell’infinito…
Dio? L’universo è un orco che si lecca le dita.

La poesia postata qui sopra, scritta in dialetto sassolese, e’ opera di Emilio Rentocchini. Un nome che magari ai piu’ non dira’ molto, ma che invece in me accende subito una lampadina. Non perche’ il sottoscritto sia appassionato di poesia (al contrario…), ma piuttosto perche’ il succitato poeta dialettale insegna alle scuole medie di Roteglia dall’ormai lontano 1990. Essendo il sottoscritto dell’82 rientro nella categoria dei co-frequentatori di quelle scuole, per quanto Rentocchini non fosse professore nella mia sezione. Si’, insomma, il legame e’ flebile, me ne rendo perfettamente conto. Pero’ mi serviva un incipit.

Quella di cui sopra non e’ l’unica poesia che Rentocchini ha scritto. Al contrario, ha gia’ pubblicato infatti diversi volumi. E la critica ha risposto in maniera straordinaria, soprattutto se consideriamo il fatto che c’e’ chi l’ha definito “il piu’ grande poeta italiano contemporaneo”. Alcuni estratti di Giorni in prova, una delle sue raccolte piu’ celebri, sono disponibili su Google Books.

Ma, cosa piu’ interessante, recentemente e’ stato girato una sorta di documentario (dico “una sorta” perche’ non so se il tutto rientri nella categoria “documentario” o invece in un altro genere cinematografico di cui non conosco il nome) incentrato sulla sua figura. Anch’esso si intitola “Giorni in prova” e prende in prestito il titolo dalla succitata raccolta. Propongo qui di seguito tre clip dell’opera pubblicati su VivoFilm.it e recuperati su YouTube.

Unica nota negativa. Non sono riuscito a trovare traccia di quel presunto verso di Allen Ginsberg che Rentocchini cita all’inizio del terzo filmato (“Muori quando pensi di avere tutto”). Se qualcuno sapesse guidarmi nella direzione giusta gliene sarei grato.

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Sfondi robotici

Post veloce per segnalare un sito dove e’ presente una bella selezione di sfondi per il desktop di carattere, per cosi’ dire, “robotico”. Il website in questione e’ raggiungibile al link http://www.desktopnexus.com/tag/robot/. Qui di seguito un esempio di alcuni dei wallpapers che potete trovare al suo interno.

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Setup di Apple Remote Desktop su server senza scheda grafica e creazione di nuovi utenti da terminale

Le macchine arrivateci mesi fa da Cupertino (vedi ad esempio questo vecchio post) hanno finalmente trovato casa. Dopo aver girato tra la mia scrivania ed altri tavoli che puntualmente arrivavano per poi sparire di nuovo nel nulla nel giro di pochi giorni, ora anche il nostro P-ARTS ha un bel rack tutto suo, all’interno di una stanza bella fresca, spaziosa e piena di altri amichetti server e switch con i quali giocare allegramente.

Ovviamente non sono mancate le ultime rogne di configurazione. Nell’attesa di risolvere l’annosa questione “vogliamo una grid o vogliamo un cluster?” le macchine al momento funzionano semplicemente in modalita’ stand-alone. Ergo puo’ essere utile avere qualcosa di piu’ comodo rispetto al mero collegamento via SSH per utilizzarle. Apple Remote Desktop e’ stata la scelta naturale. Nessun problema per collegarsi al nodo #1, macchina dotata di scheda grafica, ma apparentemente non c’era verso di collegarsi invece agli altri tre nodi. Pensavo che il problema fosse la mancanza della scheda grafica (come posso visualizzare il desktop di un computer che non ha una scheda grafica al suo interno, mi chiedevo…) e invece il punto (mi ci sono volute un bel po’ di ore per capirlo) e’ che, per qualche oscuro motivo, pare che ARD non permetta di connettersi in remoto ad una macchina che fa girare Mac OS X Server con un account da amministratore. La soluzione e’ dunque quella di creare su queste macchine alle quali ci si vuole connettere un account utente con privilegi piu’ limitati.

La procedura per creare un nuovo utente da Leopard, via terminale, e’ dettagliata a questo link. Nel mio caso ho dovuto fare alcune modifiche per rimediare ad errori vari che si presentavano. Questo e’ l’elenco dei comandi che ho dovuto impartire:

$ sudo dscl . -create /Users/remoteuser

$ sudo dscl . -create /Users/remoteuser UserShell /bin/bash

$ sudo dscl . -create /Users/remoteuser RealName “Remote User”

$ sudo dscl . -create /Users/remoteuser UniqueID 503

$ sudo dscl . -create /Users/remoteuser PrimaryGroupID 1025

$ sudo dscl . -create /Users/remoteuser NFSHomeDirectory /Local/Users/remoteuser

$ sudo dscl . -passwd /Users/remoteuser thatsmypassword

Nota bene: la directory home del nuovo utente (nel caso di cui sopra /Local/Users/remoteuser) non viene creata in automatico con il penultimo comando riportato. Ergo bisogna procedere a crearla a mano.

Una volta creato l’utente e’ sufficiente utilizzare sulla macchina target il kickstart di Apple Remote Desktop (a questo link trovate tutti i dettagli) per attribuirgli privilegi di amministrazione remota e quindi riavviare il demone di ARD. Il tutto fattibile con una singola istruzione:

$ sudo /System/Library/CoreServices/RemoteManagement/ARDAgent.app/
Contents/Resources/kickstart -activate -configure -access -on -restart -agent -privs -all

Ovviamente, c’e’ poi da abilitare l’accesso remoto e da configurare il firewall, ma questo lo si puo’ fare in maniera estremamente agevole e veloce attraverso Server Admin.

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Dieci domande alle quali la scienza non puo’ (ancora) rispondere

Ripresa a pieno regime la continua sfida del sottoscritto contro la sua libreria (sfida assolutamente impari, che vede la seconda sempre vincente in virtu’ della sua capacita’ di espandersi in maniera non lineare, mentre le capacita’ mentali del suo padrone tendono semmai a contrarsi col tempo), nel post odierno introduco brevemente l’ultimo libro che si e’ preso la briga di aggiungere ulteriore confusione nelle interazioni neurali che persistono nell’aver luogo all’interno del mio sistema nervoso. Trattasi di Dieci domande alle quali la scienza non puo’ (ancora) rispondere, a cura del divulgatore scientifico britannico Michael Hanlon.

Come si puo’ intuire piuttosto facilmente dal titolo, il libro e’ suddiviso in dieci capitoli, ognuno dei quali dedicato ad una domanda fondamentale che la scienza moderna non e’ ancora in grado di esaurire con una risposta convincente e, soprattutto, fedele al metodo galileiano. Domande che nel dettaglio sono:

  1. Fido e’ uno zombie? Ovvero, gli animali hanno una coscienza? Come possiamo scoprirlo se tutto quello di cui disponiamo e’ una flebile definizione del concetto stesso di “coscienza”? E nel caso in cui venisse riconosciuta l’esistenza di una coscienza per gli animali, come i loro diritti dovrebbero modificarsi? E con i diritti dovrebbero arrivare anche i doveri, oppure gli animali dovrebbero essere considerati alla stregua di bambini e inabili?
  2. Perche’ il tempo e’ cosi’ misterioso? Che cos’e’ effettivamente il tempo? Perche’ e’ l’unica grandezza nota della fisica che non puo’ essere definita in relazione ad altre grandezze?
  3. Per piacere, posso vivere in eterno? Che cos’e’ effettivamente l’invecchiamento? Perche’ avviene? C’e’ modo di prevenirlo? Ed in tal caso, perche’ la scienza sta dedicando cosi’ pochi sforzi a tale impresa?
  4. Che cosa abbiamo intenzione di fare con gli stupidi? Gli stupidi esistono, inutile negarlo. Che la loro esistenza sia misurabile in termini di QI o in altri modi, la sostanza non cambia. E’ pericolosamente miope, da una prospettiva politica, fingere di ignorare il problema, specie ora che il mondo occidentale sta ultimando la transizione dall’era industriale all’era dell’informazione.
  5. Che cos’e’ il lato oscuro? O meglio, che cos’e’ la materia oscura. Quella forma di energia invisibile ma indirettamente misurabile che viene ritenuta responsabile dell’accelerazione dell’universo? Si tratta solo di una grandezza messa li’ per colmare le lacune di sistemi di equazioni insoddisfacenti, oppure e’ un qualcosa di dannatamente reale?
  6. L’universo e’ vivo? La piu’ classica delle domande. Dove e come e’ nata la vita? Sulla Terra? Altrove? E come e’ nata? Davvero la teoria del brodo primordiale sostenuta da Oparin e Darwin puo’ essere realistica?
  7. Sono la stessa persona che ero un minuto fa? Da un punto di vista molecolare, il nostro corpo cambia in continuazione. Ogni minimesimale frazione di secondo vede il nostro corpo scambiare milioni di atomi con il mondo esterno. A distanza di anni, gran parte del nostro corpo cambia. Eppure siamo sempre noi stessi. Oppure no? Puo’ tutto questo avere qualche relazione con il teletrasporto, inteso come decomposizione/ricomposizione atomo per atomo di un essere vivente?
  8. Perche’ siamo tutti cosi’ grassi… e ha davvero importanza? Pare che l’obesita’, problema sempre piu’ serio per il mondo moderno, abbia una sua buona base genetica. E che, in alcuni casi, sia addirittura assimilabile ad una malattia trasmittibile. Si tratta di un male da debellare o qualcosa con cui convivere?
  9. Possiamo davvero essere certi che il paranormale sia una sciocchezza? Omeopatia, PSI, telecinesi. Perche’ la scienza si rifiuta in maniera quasi categorica di studiare fenomeni nei quali la maggior parte delle persone crede fermamente? Tutte ciarlatanerie?
  10. Che cos’e’ effettivamente la realta’? Prima si pensava che la terra fosse piatta. Poi che si viaggiasse sul dorso di una gigantesca tartaruga. Ora spuntano teorie nuove ed affascinanti. Come quella, provocatoria ma accurata e coerente, di Nick Bostrom: se fosse possibile immaginare computer in grado di creare la coscienza, come potremmo avere la conferema di non vivere all’interno di una simulazione?

Per quanto spesso si finisca a parlare di filosofia ed universo, due argomenti che storicamente non riescono ad accendere in me una forte passione, la lettura di questo volume e’ oltremodo gradevole e veloce. Per questi motivi mi sento di consigliarla a tutti.

Curioso il fatto che Hanlon sembri nutrire una vera e propria adorazione mistica per il concetto di entanglement quantistico, che cita a dismisura, talvolta fors’anche in modo improprio, lungo tutto il libro. Per chi non lo conoscesse, il link a Wikipedia riportato qui sopra contiene una buona descrizione di massima del fenomeno.

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PRESENCE: PREdictive SENsorimotor Control and Emulation

Prof. Roger K. Moore della University of Sheffield, e’ venuto ieri pomeriggio alla nostra universita’ a tenere un breve seminario dal titolo “Spoken language processing: where do we go from here?”.

Il ricercatore, che lavora nel campo del riconoscimento/produzione del linguaggio da oltre 30 anni alternando accademia ed industria, ha recentemente proposto un nuovo paradigma per l’interazione vocale uomo-macchina. La sua teoria prende il nome di PRESENCE, acronimo per PREdictive SENsorimotor Control and Emulation. Cito direttamente dal sito web dedicato una breve descrizione di come il meccanismo in questione sia articolato:

PRESENCE is a new architecture for speech-based human-machine interaction that is founded on the premise that future progress depends, not on how to “bridge the gap” between speech science and speech technology, but on both communities seeking to assimilate wider research findings on the behaviour of living systems in general and the cognitive abilities of human beings in particular.

The architecture is inspired by relatively old ideas such as ‘perceptual control theory’ [Powers, W. T. (1973). Behavior: The Control of Perception: Hawthorne, NY: Aldine] together with relatively new discoveries such as ‘mirror neurons’ [Rizzolatti, G., & Craighero, L. (2004). The mirror-neuron system. Annual Review of Neuroscience, 27, 169-192] coupled with contemporary theories of cortical functionality such as ‘hierarchical temporal memory’ [Hawkins, J. (2004). On Intelligence: Times Books] and ‘emulation mechanisms’ [Wilson, M., & Knoblich, G. (2005). The case for motor involvement in perceiving conspecifics. Psychological Bulletin, 131(3), 460-473].

PRESENCE intentionally blurs the distinction between the core components of a traditional spoken language dialogue system and, as a result, cooperative and communicative behavior emerges as a by-product of an architecture that is founded on a model of co-action in which the system has in mind the needs and intentions of a user, and a user has in mind the needs and intentions of the system.

PRESENCE is based on the premise that there are three fundamental factors that ultimately determine an organism’s fitness to survive in an evolutionary framework:

a need to manage energy (facilitating efficient behaviour)
a need to manage entropy (facilitating efficient communications)
a need to manage time (facilitating efficient planning)
These constraints, coupled with an integrated and recursive processing architecture, pave the way to a new approach to spoken language technology in which high-level interactive behaviours such as prosody and emotion emerge as essential aspects of a communicative system rather than as processing afterthoughts.

Il talk ha evidenziato i limiti degli approcci attuali allo spoken language processing (automatic speech recognition, text-to-speech synthesis e spoken language dialogue systems), dimostrato come la scienza attuale non sia ancora in grado di capire esattamente come avvengono determinati fenomeni (le persone tendono a parlare in maniera diversa a seconda della persona che hanno di fronte, bambino o adulto per esempio, variando non solo il vocabolario, ma anche intonazione e quant’altro legato alla produzione fonica) e delineato i principi alla base di PRESENCE. Tutto abbastanza logico quanto sensato. Ma comunque un lavoro interessante.

PS: il buon professor Moore ha un suo blog. Non particolarmente aggiornato. Eufemismo, visto che si contano 3 post nell’arco temporale di circa 15 mesi. L’ultimo e’ pero’ molto interessante. Soprattutto per chi, come il sottoscritto, non aveva mai sentito parlare di illusioni auditive in vita sua.

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International Summer School on Embodied Language Games and Construction Grammar

Mi sembra di capire che anche quest’anno sia iniziato il periodo della promozione delle varie summer school sparse per il globo. Ad approdare nella mia mailbox, questa volta, e’ l’invito per la International Summer School on Embodied Language Games and Construction Grammar, che si terra’ a Cortona, in provincia di Arezzo, (che ho scoperto essere l’unico posto al mondo dove esiste una sede distaccata della Normale), dal 28 agosto (data che mi suona piuttosto familiare) al 4 settembre prossimi.

Copio pari pari dal sito web l’introduzione alla summer school, una volta tanto abbastanza chiara ed esaustiva:

Human natural languages are complex adaptive systems, forever emergent and adapting to the needs of their communities. This insight is currently revolutionising many branches of linguistics and this Summer School feels the pulse of these exciting developments. It brings together typologists and historical linguists studying language variation and the emergence of new grammatical structure, evolutionary linguists modeling the origins and evolution of language, cognitive linguists investigating the cognitive foundations of language usage and learning, complex systems researchers using methods from statistical physics to study the semiotic dynamics of evolving languages, and computational linguists and AI researchers carrying out experiments to achieve open-ended communication with autonomous robots.

The Summer School gives an overview of the state of the art in these various subfields and compares results obtained from formal research, computer simulations, and robotic experiments to empirical observations how humans invent and share language-like communication systems. It features a series of lectures by top researchers in the field, ateliers and master classes providing opportunities for hands-on experience in setting up and analysing language game experiments, and poster sessions where participants present their own work.

I temi affrontati sembrano essere estremamente interessanti per chiunque si occupi di embodiment e di linguaggio con applicazioni alla robotica. Gli speakers sono al tempo stesso personaggi molto validi. Se vi riconoscete nella categoria di persone delineata qui sopra, non fatevi scappare l’occasione di questa summer school.

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