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Fabio Ruini's blog

'cause Italians blog better

Archivio per marzo, 2009

Repast simphony

Su segnalazione del buon Zoran, con il quale mi lamentavo per l’esasperante lentezza del mio simulatore, mi sono finalmente deciso a dare un’occhiata a Repast (recursive porous agent simulation toolkit) simphony, un agent-based modeling toolkit, open source e disponibile su tutte le piattaforme principali.

Ancora non ho investigato a fondo la marea di funzionalita’ offerte dal simulatore in questione, ma sembra essere decisamente interessante. Anche perche’, tra le varie features elencate in home page, figurano anche “Libraries for genetic algorithms, neural networks, regression, random number generation, and specialized mathematics”. Ovvero tutto quello che generalmente mi serve per il lavoro.

L’interfaccia, su Mac OS, e’ un po’ macchinosa e non particolarmente reattiva. Non dubito pero’ che, almeno su Windows, si comporti in maniera decisamente migliore. Qui sotto potete vedere come si presenta da un punto di vista meramente grafico.

La documentazione sembra ottima. A questo link, per esempio, e’ disponibile un PDF contenente FAQ e tutorial introduttivo per un totale di circa 300 pagine. Alle quali va aggiunto tutto il resto del materiale informativo.

Ah, se ve lo stavate chiedendo, poteva mai mancare, tra le demo, il mitico Sugarscape? Ovviamente no. Eccolo a voi in tutto il suo splendore, comodamente adagiato all’interno di una finestra per lui troppo grande:

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Personal Robot User Expectations

“Personal Robot User Expectations” e’ il titolo di un lavoro a cura di Simon Copleston e del “nostro” Guido Bugmann, presentato sul finire del 2008 come Technical Report interno al centro di Robotics and Intelligent Systems della University of Plymouth. 442 persone di varia estrazione sociale sono state intervistate al fine di capire quali fossero le loro aspettative nei confronti dei personal robots.

I risultati ottenuti sono stati interessanti, soprattutto se si considerano vari gruppi di eta’. I bambini ed i ragazzi piu’ giovani, a quanto pare, tendono a vedere un robot come un possibile compagno di giochi. Gli adulti, al contrario, come una sorta di servo. Un servo che dovrebbe essere possibilmente in grado, a livello aggregato, di portare a termine i lavori di casa (35%), cucinare (20%) e fornire “servizi personali” (11%). Esaminando i task piu’ nel dettaglio ed unificando adulti e bambini, la maggior parte delle persone vorrebbe un robot-servo in grado di (nell’ordine) preparare il the, riordinare la casa, fare i compiti per scuola, pulire e preparare drink.

Se volete dare un’occhiata piu’ approfondita all’articolo dove sono riepilogati i risultati della ricerca, potete scaricare il PDF dal link qui di seguito. Buona lettura.

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AIR 2009 – International Summer Research Camp On Autonomous Intelligent Robots

Potrebbe finalmente essere la mia prima volta. La mia prima volta ad una summer school intendo. Il mio supervisor mi ha infatti girato ieri notte una mail riguardante AIR 2009, International Summer Research Camp on Autonomous Intelligent Robots. Organizzata presso la Aberystwyth University del Galles e patrocinata dall’inglese EPSRC (Engineering and Physical Sciences Research Council), questa e’ la descrizione della school riportata sul sito web:

Our Summer Research Camp on Autonomous Intelligent Robots (AIR) is aimed at PhD students and young researchers in the fields of computer science, robotics, autonomous systems, machine vision, biologically inspired robotics, machine learning and engineering, but is open to interested students in biology, psychology and neuroscience etc. with a reasonable background and skills in robotics and programming.

AIR is intended as a platform for work exchange, for meeting other students and learning from each other by working in small robotic related research projects of a maximum of five people. It is an unique opportunity to see their own research from a different angle and to gain the valuable experience of applying competence and skills in new domains.

Adaptation on different time scales is the focus theme in 2009. During the first two days we will have a Symposium on this topic, where invited speakers and researchers from Aberystwyth University present their view on this topic and related work. During the symposium participants can briefly present their background as well. Starting on the third day participants will work in research projects. Every day there will be a closing session where each team presents briefly the current state of their project. The final presentation of the projects finishes the research camp.

Nello specifico, i quattro progetti succitati sono i seguenti:

  • Project FFL :: Short and long-term changes in the appearance of things;
  • Project MJN :: Artificial Endocrine System;
  • Project MSH :: Embodied visual memory based on sensory-motor learning;
  • Project TAG :: RunBot: Learning to walk, to run and walk again.

Il terzo, MSH, e’ quello che potrebbe potenzialmente fare al caso mio (anche se pure il primo potrebbe non essere cosi’ fuori target come sembrerebbe ad una prima occhiata). Vedremo come si evolvera’ la situazione nel corso delle prossime settimane. Appuntamento nell’impronunciabile Aberystwyth?

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Sir Tim Berners-Lee pugnalato alle spalle

Posso ritenermi fortunato. Nonostante utilizzi Internet da ormai dversi anni per fare acquisti di ogni genere, una truffa non mi e’ ancora capitato di subirla. Qualche intoppo causato da venditori imbecilli incontrati su eBay si’, ma nulla piu’ di questo. Semplice fortuna o anche la conoscenza del mezzo ha la sua importanza? Mi sono sempre risposto dando per scontato che la seconda componente fosse di gran lunga la piu’ importante. Pero’ poi leggo notizie come quella apparsa oggi sulle pagine del Corriere e rimango un attimo basito. Sir Tim Berners-Lee, inventore del WWW, annuncia di essere stato truffato sul web. Truffato, in qualche modo, dalla sua stessa creatura. Cosa paradossale quanto divertente, soprattutto dato che la truffa non ha avuto luogo per un ammontare di denaro particolarmente significativo. Ma cosa che lancia comunque aperti interrogativi piuttosto interessanti.

Qui di seguito potete leggere per intero l’articolo citato qui sopra:

LA CURIOSA BEFFA RACCONTATA DA TIM BERNERS-LEE
Il papà del Web truffato online
«Volevo comprare un regalo dal sito di un’azienda che mi sembrava ottima. Abbiamo bisogno di nuove leggi»

MILANO – Truffato dalla sua stessa «creatura». E’ il paradosso accaduto a Sir Tim Berners-Lee. Il papà del world wide web, in un’intervista al quotidiano britannico The Telegraph, ha ammesso di essere stato vittima di un raggiro online. E propone leggi più severe e accordi internazionali per contrastare i reati sul web.

UN PACCO – «Volevo comprare un regalo di Natale dal sito di un’azienda che mi sembrava ottima, ma che invece si è rivelata pessima. Il pacco non è mai arrivato. Ho tentato di farmi restituire i soldi, ma non c’è stato verso», dice sconsolato Tim Berners-Lee. Che aggiunge: «Ho addirittura provato a contattare il numero di telefono che compariva sul sito: mi ha risposto una voce molto gentile informandomi che il numero in effetti esisteva, ma aggiungendo, per dovere di correttezza, che non serviva allo scopo per il quale avevo chiamato». Insomma, una bella fregatura che, per la verità, non è costata molti soldi allo scienziato britannico.

ATTENZIONE – Scottato dalla triste esperienza, Tim Berners-Lee mette in guardia dai rischi della sua stessa invenzione: «Il web è fatto di cose molto positive e orribili. Puoi trovare sì la cura per alcune malattie, ma anche il modo di fabbricare una bomba». Il professore del Mit di Boston chiede quindi che per i crimini sul web si applichino leggi più severe, già previste per altri tipi di reato, e che vengano stipulati degli accordi internazionali in grado di individuare facilmente i colpevoli e la loro provenienza: «A volte abbiamo bisogno di nuove leggi, ma in altri casi quelle che ci sono vanno benissimo, basta solo applicarle al web».

VENTI ANNI DI WWW – Lo scorso 13 marzo il word wide web ha compiuto 20 anni. Con l’idea di creare uno spazio che permettesse ai ricercatori di condividere documenti elettronici, lo scienziato del CERN di Ginevra ha trasformato Internet e ha rivoluzionato il nostro modo di comunicare. Ma c’è il rovescio della medaglia. Da allora truffe e raggiri circolano sulla rete insieme a milioni di virus che infettano i computer di tutto il mondo con email spazzatura.

Maddalena Montecucco
16 marzo 2009

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L’insieme di Julia

Un paio di giorni fa, un amico, che purtroppo ha scoperto recentemente di avere un tumore dal quale non potra’ venire a capo, mi raccontava degli effetti collaterali di alcuni chemioterapici che assumeva tempo addietro. Per mia fortuna sono tutt’altro che un esperto del campo, tuttavia mi ha incuriosito il fatto che mi dicesse di come dovesse sempre indossare guanti e sciarpa a coprire la bocca, in quanto toccare oggetti freddi con la punta delle dita gli provocava scosse dolorose ed un effetto simile gli era generato dal respirare aria fredda.

Ho cercato di documentarmi un po’ in giro per la rete, ma non ho trovato niente di particolarmente dettagliato. In compenso mi sono imbattuto in un blog, L’insieme di Julia, una ragazza di 36 anni colpita da un tumore al seno, che racconta con una semplicita’, una dolcezza ed una capacita’ di scrittura semplicemente straordinarie le sue varie vicessitudini. Oltre ad una naturalezza che, in alcuni post (vedi ad esempio A Karen), riesce a rattristarti, rallegrarti, farti ridere. Tutto insieme. Chapeau.

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Guzzanti: «Prodi conosceva il covo di Moro»

Quando si dice il bello di Internet. Il poter vagare per la rete e, con un singolo click, ritrovarsi davanti a documenti scritti anni fa. Documenti, cosi’ come articoli di giornale. Ne ho appena trovato uno splendido, pubblicato sul Corriere piu’ di tre anni fa. Una spietata e lucida analisi ad opera di Paolo Guzzanti, presidente a suo tempo della Commissione Mitrokhin, che chiama ancora una volta in causa la famosa seduta spiritica nella quale a Prodi, durante il sequestro Moro, fu comunicato il nome “Gradoli”. La tesi sottostante e’ che il rapimento dell’ex presidente DC sia stato ordito dai servizi segreti sovietici al fine di sottrarre documenti riservati al governo italiano. Tesi senz’altro affascinante, anche se non so fino a che punto plausibile. Fatto sta che l’attivita’ stessa della Commissione Mitrokhin continua tutt’oggi ad essere avvolta da qualche fitta nebbia. Spesso (vedi ad esempio questo articolo copia/incollato da L’Unita’) essa e’ stata accusata di essere strumentale al regime e di essere stata costituita con l’unico scopo di delegittimare Prodi ed i suoi. Chissa’. Ai posteri l’ardua sentenza. Nel frattempo vi lascio con l’articolo citato in apertura. Buona lettura.

L’intervista del presidente della commissione Mitrokhin a «Nessuno tv»
Guzzanti: «Prodi conosceva il covo di Moro»
«Via Gradoli era un luogo noto al leader dell’Unione». La replica del Professore: «Insinuazioni, lo querelo»

I carabinieri fanno irruzione nel covo delle Br di via Gradoli (Archivio Rcs)
Le presenta come «verità pazzesche» di quello che è uno dei misteri più fitti della storia d’Italia: il caso Moro. A evocare il fantasma degli anni di piombo è Paolo Guzzanti, senatore di FI e presidente della commissione Mitrokhin che svela retroscena inediti del sequestro dello statista democristiano rapito il 16 marzo 1978 e ucciso dalle Br dopo 55 giorni di prigionia. Guzzanti accusa in particolare Romano Prodi di aver taciuto, pur sapendolo, sul covo nel quale il presidente della Dc fu tenuto segregato. E subito scoppia la polemica.

Tutto nasce dall’intervista che Guzzanti rilascia a «Nessuno Tv», piattaforma Sky, dove il senatore azzurro anticipa alcuni degli elementi della prossima relazione finale della commissione che guida. Racconta Guzzanti: «Aldo Moro fu catturato con una vera e propria operazione di commando, l’unica messa in atto dopo la seconda guerra mondiale. Tutta la scorta fu assassinata ed era presente anche un tiratore scelto straniero che non fu mai preso e del quale non si è mai parlato. Moro è stato poi tenuto nascosto in un luogo, peraltro noto a Romano Prodi». Il riferimento è all’appartamento di via Gradoli, il covo utilizzato dalle Brigate rosse morettiane come quartier generale per la preparazione della strage di via Fani e il rapimento del presidente della Dc.

E’ storia che il 2 aprile del ’78 Prodi partecipò a una seduta spiritica in una casa di campagna di alcuni amici. Raccontò, quando fu chiamato a testimoniare davanti alla Commissione Moro, che nel corso della seduta il «piattino» utilizzato avrebbe composto la parola Gradoli. La rivelazione fu comunicata agli inquirenti che andarono a cercare Moro nel paese di Gradoli, nel Viterbese. Ma non trovarano nulla.

Alle telecamere di «Contro Adinolfi», trasmissione condotta dal giornalista di Europa Mario Adinolfi, Guzzanti ricorda l’audizione alla Mitrokhin dell’attuale leader dell’Unione: «Quando l’ho interrogato per chiedergli i motivi, in commissione, con me ha farfugliato sputacchiando. Ma poiché nessuno crede agli spiriti, alle sedute spiritiche o ai piattini che girano, sta di fatto che il professor Romano Prodi sapeva che Moro era prigioniero a via Gradoli. Disse Gradoli senza dire via: qualcuno volle capire Gradoli paese. Moro fu messo in un luogo dove gli fu organizzato una sorta di tapis roulant con documenti che entravano ed uscivano. Nel corso della prigionia scomparvero dalla cassaforte del ministro della Difesa, che mi pare fosse Ruffini, tutti i documenti militari top secret della Difesa Nord dell’Italia, che poi ricomparvero dopo la morte di Moro. Tornarono nella cassaforte del ministro della Difesa con le loro gambe. Il capo dei servizi segreti di allora, l’ammiraglio Martini, ebbe su questo punto un alterco violentissimo con il ministro della Difesa».

Conclusione di Guzzanti: «Moro fu ucciso perché non poteva essere lasciato vivo e fu il veicolo di tramite di segreti militari. Il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro fu gestito dai servizi segreti dell’Est. Ci sono le carte. Tra due settimane andremo a Budapest perché abbiamo ricevuto documenti scritti dalla Repubblica d’Ungheria in cui è provato che moltissimi brigatisti rossi, tra cui Antonio Savasta, erano semplicemente agenti operativi della Stasi e del Kgb. Ci sono le carte, non le chiacchiere. Se uno va a vedere le direttive del Kgb, su ordine del Pcus, c’era l’indicazione di compiere nei paesi occidentali atti di terrorismo cieco, affinchè venissero scardinati i servizi di sicurezza interni di ogni singola nazione occidentale. C’era il terrorista Carlos, che era titolare di un’agenzia internazionale terroristica, e nelle carte dei paesi dell’est abbiamo trovato la certezza che è stato Carlos a far saltare il treno 904. Anche sulla strage di Bologna bisogna indagare ancora».
Parole che scatenano l’immediata reazione di Prodi che tramite il suo ufficio stampa parla di «gravissime insinuazioni» e annuncia querele contro il senatore azzurro. «Sulla questione legata al nome Gradoli, Prodi ha infatti già esaurientemente risposto in tutte le sedi giudiziarie e parlamentari in cui è stato convocato», è quanto afferma la nota dell’Ufficio stampa del leader dell’Unione. «Tornare sulla questione- prosegue il comunicato – è solo voler strumentalizzare a fini politici una vicenda dolorosa per il Paese, seminando ancora una volta dubbi, insinuazioni e bugie che già in passato sono stati verificati essere privi di qualsiasi fondamento».

01 dicembre 2005

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La solitudine dei numeri primi

Come sempre mi capita con la narrativa, arrivo decisamente lungo. O, perlomeno, molto piu’ lungo rispetto alla media. Fatto sta che ieri notte, dopo una full-immersion durata appena tre giorni, ho finito di leggere La solitudine dei numeri primi, Premio Strega 2008 dell’esordiente Paolo Giordano.

Libro che mi e’ piaciuto moltissimo. Mi ha trascinato nella lettura come non mi accadeva da tempo, portandomi a sfogliarlo con ossessione perfino a colazione. E questo e’ quanto di meglio si possa chiedere ad un libro, di qualunque genere esso sia. Splendida, a mio avviso, la caratterizzazione interna dei personaggi. Splendida la descrizione delle manie di Mattia (nelle quali, devo ammettere con un po’ di imbarazzo, talvolta mi sono ritrovato), cosi’ come del vortice di pensieri di Alice. Peccato solo per il finale non-finale, che lascia con un amaro in bocca difficilmente descrivibile.

Spulciando velocemente la rete, ho trovato un mare di recensioni del libro in questione (vedi ad esempio qui). A sorpresa ho trovato una cattiveria inaudita in tantissimi recensori. Siamo nel piu’ puro campo della soggettivita’, quindi non posso ne’ confermare ne’ smentire quello che in tanti hanno commentato. Ma molte critiche (addirittura c’e’ chi parla di “banalita’ e prevedibilita’” della storia, cosa che mi lascia quantomeno perplesso…) mi sembrano semplicemente ingenerose. L’unico consiglio che posso dare e’ di leggere questo libro. Poi ognuno trarra’ le sue conclusioni.

PS: nella barra di sinistra del blog trovate un nuovo sito linkato. Trattasi di Reggio 24 ore, un portale di informazione focalizzato sulla realta’ di Reggio Emilia. Mi sembra giusto ricambiare il piacere, siccome hanno pubblicato in home page il link al mio blog.

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Link vari

Sono costretto a riavviare il computer. Ecchecenefrega a noi, direte. Ebbene, ve ne dovrebbe fregare. Perche’ come al solito, quando devo riavviare il computer, mi tocca salvare da qualche parte i link aperti nelle varie finestre di Safari e non ancora approfonditi.

Siccome ho ripreso a scrivere sul blog, mi sembra un buon motivo per approfittare di questo post e condividere con voi quello che vorrei leggere da alcuni giorni ma ancora non ho avuto modo di fare:

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Accordi e Spartiti contest

Eccoci di nuovo qui con un altro contest.

A proporlo e’ sempre AccordiESpartiti.it ed i premi, questa volta, sono quanto di piu’ legato alla musica si possa desiderare. In palio vi e’ infatti un oggetto a scelta tra:

  • Muta di 6 corde per chitarra elettrica Ernie Ball (misura a scelta);
  • Kit completo di plettri Fender
  • Paio di bacchette per batteria Vic Firth (modello 5A o 5B a scelta)
  • Cavo jack Proel lunghezza 3mt
  • Cavo cannon Proel lunghezza 3mt
  • Leggìo pieghevole Proel + sacca

Per partecipare e’ sufficiente pubblicare sul proprio blog (attivo almeno a partire da gennaio 2009) l’immagine di cui sopra, unitamente al link verso la pagina dove il regolamento del contest e’ pubblicato. In piu’, questa volta, c’e’ da mettere mano al proprio blogroll.

In bocca al lupo a tutti!

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Eppur si muove

Principi di evoluzione. Mai in vita mia avevo visto un simulatore lento come il mio. 60 generazioni elaborate in circa 15 ore di computazione. Ma qualcosina, all’interno del mio computer, sembra stia lentamente prendendo vita.

In entrambi i casi riassunti nei due gruppi di grafici qui sotto, la popolazione di partenza e’ composta da 100 teams formati da 4 MAVs ciascuno. La fitness e’ calcolata nel primo caso come il negativo della distanza tra il target e l’aereo esploso piu’ vicino a lui (media dei 4 test cui ogni team e’ sottoposto). Nel secondo caso, oltre ad esserci 8 epoche di training invece che 4, il valore di fitness e’ moltiplicato per 10 in maniera tale da discriminare maggiormente tra distanze tra loro simili in valore assoluto.

Il primo scenario, nonostante la lentezza esasperante del simulatore (che mi costringera’ ancora a tante ore di debug/ottimizzazione), sembra stia procedendo bene. Il secondo no ed onestamente non ho la minima idea del perche’, visto che mi sarei aspettato l’esatto contrario.

Resta il fatto che ci sono molte altre condizioni da provare. E, adesso come adesso, credo potrebbe aver senso utilizzare un solo aereo per team in maniera tale da accelerare l’evoluzione.

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