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Fabio Ruini’s blog

Because Italians do it better! What the f**k? Ehm… the blogs, I mean… obviously! :-/

Archivio per giugno, 2009

Moving

Il grande giorno del trasloco e’ finalmente arrivato. Si torna ad abitare in quel del Barbican. Forse (e sottolineo il forse), dalla settimana prossima il sottoscritto tornera’ ad una vita piu’ o meno normale. Ammesso e non concesso, ovviamente, che riuscira’ a sopravvivere fino ad allora…

Hand-based house moving

Trasloco finito (seventh edition)

Plymouth, UK - 16 Hill Park Crescent (entrance door)

Addio, vecchio mio…

(dedicato al mio ormai ex flat al 16 di Hill Park Crescent)

NASA ed ESA stringono accordi a Plymouth

Colpo di scena in quel di Plymouth. Nella nostra piccola pseudo-capitale del south-west inglese, domenica 28 giugno avra’ luogo un incontro dai connotati storici. Rappresentati dell’ESA e della NASA si ritroveranno infatti nella (non particolarmente) ridente cittadina di mare per firmare una “letter of intent” con la quale si impegnano a cooperare nell’ambito di un programma di esplorazione spaziale congiunto. L’obiettivo e’ quello di approdare con alcuni robot su Marte nel 2016 alla ricerca di forme di vita passate o presenti.

Atmosphere of Mars

Pare che anche noi ci ritaglieremo una piccola parte nell’evento, con una demo di iCub che presumibilmente organizzeremo domenica pomeriggio nell’atrio al piano terra di Portland Square.

Maggiori dettagli riguardo all’evento li potete trovare in un articolo a cura di Jonathan Amos, pubblicato recentemente sul sito della BBC.

iCub su Focus.it

Ok, non sara’ la rivista piu’ prestigiosa del pianeta. Al contrario, la sua versione italiana e’ spesso, francamente, ridicola. Pero’ fa sempre un certo effetto tornare in patria, dare una sfogliata distratta a Focus e trovarci un trafiletto che parla del “nostro” iCub. Articolo breve, pieno di errori e imprecisioni (impossibile quante possano trovar spazio in cosi’ poche righe), ma comunque simpatico. Se non altro per il rimando ad un video, girato da loro e pubblicato su YouTube. Eccolo a voi.

La verita’

Ripescato dai meandri piu’ profondi dell’hard disk del mio Macbook Air, mentre in aereo cercavo vanamente un manualetto di C in PDF per una delle solite stupide conversioni di tipo che regolarmente mi fanno perdere ore, non posso esimermi dal condividere con voi questa perla di saggezza. E’ un testo lungo, ma che merita di essere letto. Possibilmente tutto d’un fiato e con marcato accento toscano.

First date

Partiamo dal presupposto che il più delle volte ci hai messo mesi prima di riuscire ad uscire con la fantomatica. Perché, siamo onesti, quando di una non te ne frega un cazzo tutto è facile… ma quando una la vuoi davvero e senti un qualcosa di diverso dal solito irrigidimento nei boxer… le cose si complicano in maniera esponenziale e tutto sembra collaborare per complicarti la vita: il lavoro, il tempo, gli eventi, i turni di chiusura, le mestruazioni, la salute, le stelle… tutti fattori riuniti con il solo scopo di rompere il cazzo!
Ma giunge al fine un momento in cui tutto apparentemente si risolve, le nebbie si diradano e tu sei pronto per giocarti la tua occasione: ti fai una doccia come era da tempo che non facevi (lavi anche nel mezzo alle dita dei piedi ed arrivi a sciacquarti il pisello 2 o 3 volte per essere sicuro di non sfigurare) ti radi, ti sistemi i peli delle orecchie e del naso, perdi mezzo litro di sangue con il filo interdentale, ti tagli le unghie dei piedi rischiando di spaccare lo specchio con le schegge di quelle che una volta erano unghie ma che oggi avresti potuto ferrare. Indossi i tuoi boxer preferiti perché, diciamocelo, anche se la conosci appena e non hai idea nè di chi sia né di a cosa stai andando incontro, dentro di te vive la speranza che dietro a quel sorriso fresco ed a quello sguardo attento che ti hanno tanto colpito si nasconda una novella Moana Pozzi che faccia del tuo pene carne da hamburger. E ovviamente vuoi essere preparato al meglio evitando con piccoli accorgimenti quelle due o tre cose che sarebbero in grado di richiudere la faglia di sant’andrea, figuriamoci le cosce della agognata… tipo il calzino corto e/o bianco (peggio che mai gli spugnoni da ginnastica sulla timberland invernale… che sarebbero stati in grado di far passare la voglia a Messalina) o i boxer larghi modello paracadute… che son tanto comodi ma a vedersi son francamente ridicoli… specie se ti esce una palla o dietro mezzi ti si son infilati nel culo! Lavi i denti tre volte, caramelline a tutto sdeo messe ovunque, macchina lavata… ok sei pronto e parti sicuro come un puma.

Comincia la serata. La vai a prendere e NON sono MAI pronte, MAI! Solitamente l’attesa è direttamente proporzionale al tasso di fica della suddetta ma non è da sottovalutare la variabile abbigliamento (una bella fica perizzomata e scollata può farti stare ad aspettare anche un ora e mezza come se niente fosse con un semplice :”sono le otto e sei già qui ma non era alle nove e mezza ?”) ed in questo lasso di tempo tu non puoi assolutamente fare niente perché se è estate e scendi di macchina il cambio di temperatura ti fa sudare come un galeazzi qualsiasi e la camicia ti si pezza all’istante … e se è inverno rischi la congestione perché ovviamente per fare il guappo sei in maniche di camicia anche se fuori il freddo ha sterminato ogni forma di vita. Dopo un periodo che varia dai 20 ai 120 minuti per quanto spiegato… appare all’improvviso come la madonnina di fatima e tu, pensando “stasera ti rompo”, accenni un sorriso sornione e le apri la porta.
Sale in macchina e se fumi storce il naso per l’odore ed apre all’istante tutti i finestrini portando la temperatura interna a -6º se inverno o a +38º se estate (rovinando ½ ora di aria condizionata che tu hai sopportato senza fiatare per farle trovare il giusto ambiente al suo arrivo)… se non fumi e non hai MAI fumato accende una marlboro light o una philip morris blu (fumano solo queste due marche) e te la spenge dopo 3 boccate dove tu, da sempre, tenevi gli spiccioli, almeno fino a 5 minuti prima…
O lo stereo è troppo alto e lo spenge perché non riesce a parlare o la musica che ascolti non piace e, siccome sono moderne ed emancipate e quindi conoscono ogni tipo di stereo, si mette a spippolare cancellandoti immancabilmente tutte le stazioni pre-registrate e sovrapponendo a RADIO FRAGOLA la solita 105 di merda…..

Arrivi al ristorante e DEVI parcheggiare vicino, ed anche se a 3 metri dalla porta del ristorante c’è il parcheggio dell’ipercoop te la DEVI mettere in tripla fila ad altissimi rischio multa/moccini sul cofano/sfregi sulle fiancate….. O è vestita come una puttana e te passi fiero in mezzo alla sala gremita, perchè tanto il tu tavolo è sempre in fondo, e si girano TUTTI ma te prosegui indomito facendoti largo tra orde di silenziose risatine e subdoli “hai visto che popò di farda c’ha lulì ??”, o è accollata come una suora e distrugge con occhiate sataniche il resto della sala spargendo invidia e disprezzo come nemmeno il fu Romeo fece con il sale contro il Cesena….. “Mmmh che famona che ho” è di solito la prima frase che pronuncia sbattendo le ciglia una volta che ha scelto il posto al tavolo lasciandoti di spalle e solitamente rivolto verso il cesso… e di conseguenza ordina sempre TUTTO quello che il cameriere propone, contorno di insalatina mista compreso.
Assalta l’antipastino di mare con una voracità imbarazzante che ti fa pensare “se fa i pompini con la stessa voracità con cui diluvia la zuppetta di cozze stasera me lo stacca!” … e poi ti ritrovi a scofanarti il tuo primo e piu’ di mezzo del suo perchè lei è già piena alla prima forchettata…. Poi si passa al fritto misto, un piatto che fino ai primi anni sessanta non esisteva e che è stato inventato appositamente dai tremendi ed espertissimi ristoratori durante gli anni d’oro di Capri solo ed esclusivamente per farlo ordinare dalle fie: è solitamente il più caro della lista e quindi prediletto dalle suddette, ma c’è da dire che in questi ultimi anni sta prendendo piede in maniera preoccupante quello che senza timore possiamo definire la madre di tutte le inculate: l’astice alla Catalana, di cui però volutamente non voglio parlare perché mi commuovo pensando a quante e quante e quante volte me lo hanno stirato nel culo con quei cazzo di ragni rossi con il guscio affogati in un mare di cipolle e carote crude !!!!! E quindi torniamo al nostro frittino: DA NOTARE che mangiano sempre ed esclusivamente i totanini… le più sofisticate scartano anche quelli con “le gambine” e lasciano a te tutta la paranza e quei cazzo di famigerati gamberetti di merda che se li pulisci con la forchetta distruggi il gambero e se li pulisci con le mani ti entra sotto l’unghie un puzzo di bidone del sudicio che ti porterai dietro per tutta la sera…

Ti fa DI LEGGE ordinare il vino, rigorosamente bianco e frizzante (!!) e ne beve avida UN bicchiere quando arriva, brindando alla serata che ci aspetta. Tutta la boccia restante ti tocca poi berla a te e di solito si tratta di quei cazzo di surrogati di prosecchi di mele gassati come una fanta! E poi a fine pasto, quando manca un centilitro alla fine della boccia ed una forchettata a finire il piatto, vuole il SECONDO ED ULTIMO bicchiere di vino… Dentro di te pensi che certa gente non merita di respirare la tua stessa aria, ma quegli occhioni ti farebbero fare qualsiasi cosa e … tonfa, ne ordini un altra boccia che puntualmente poi diluvi perché sei un alcolizzato, perché il cibo è salato come il sinai e perché comunque costa 14 euri e ti gira il cazzo lasciare li la bottiglia mezza piena…

E siamo al dolce! La tua situazione è gia tragica: sei assaltato dal doppio primo che ti si ribella in pancia, stomacato dal puzzo del fritto, annebbiato dall’alcool del doppio proseccaccio, arrapato come un daino dalle cosce tornite del budellone che hai più volte sbirciato da sotto il tavolo…. e dalle puppe giganti del troione del tavolo di fronte (che puntualmente se la tromba qualche vecchio bavoso con il bmw) i pantaloni ti premono in maniera imbarazzante contro quello che definire buzzo del briao è un eufemismo e non sei in grado di mettere in bocca nemmeno uno stuzzicadenti …. MA LA PANNA COTTA LEI LA PRETENDE!!! magari ben smerdata da qualche salsina al mirtillo russo o fragoline delle suorine monche del monastero di mazzanculo sul merda ….. Ecco, io vorrei parlare con quella merda che ha inventato la panna cotta e fargli una semplice domanda: o testa di cazzo, ma lo hai mai assaggiato uno sgroppino fatto ammodo? Io sono convinto che alla 1ª riunione mondiale segreta dei ristoratori (la stessa in cui decretarono piatto femminile per antonomasia il fritto misto per le zone di mare e la tagliata rucola e parmigiano per quelle di terra), questi subdoli esserini, tutti piegati alla Enrico cuccia e con la loro parola d’ordine segretissima (limoncello) si siano accordati per trovare l’ennesima inculata da propinare agli ignari avventori. Perchè parliamoci chiaro: quando porti fori una fia a cena, anche se lei ordina spiedini di panda e te sei socio fondatore del w.w.f., non una sola smorfia di disappunto apparirà mai sul tuo impavido viso. E questo i ristoratori lo sanno .. se lo tramandano di padre in figlio come la partita iva ed il libro della contabilità in nero… e tu sei solo un inerme vittima nelle loro mani, uno scemo a cui chiedere qualsiasi sacrificio e qualsiasi cifra…

Un ristoratore, anche se padrone della peggio bettola, è automaticamente autorizzato a chiederti QUALSIASI cifra come conto a patto che vengano rispettate le seguenti condizioni:
a) presenza sul tavolo di almeno 1 (una) boccia del + improbabile prosecco di chissà quale cazzo di valle
b) presenza nel menù del famigerato frittino e di primi piatti abbelliti da nomi a prima vista incomprensibili, ma che nascondono cazzate di una semplicità disarmante (io una volta ho mangiato una piattata di penne “tramonto estivo” fingendo di conoscere già quella particolare pietanza, salvo poi ritrovarmi a combattere con la + tremenda delle arrabbiate)
c) presenza nel menù della odiata panna cotta (il tocco di classe sono gli intingoli che questi bastardi ti ci infilano sopra .. li non son mai parchi ed anzi ti ricoprono la già merdosa mappazza con questi sciroppi di foca… succhi di pinoli e ghiande… ghiaia macinata ma fine fine…)
d) pronunciare le 2 frasi storiche del ristoratore : 1) posso offrirvi un limoncello 2) serve la fattura o faccio io ?….frasi che dopo dipaneremo

Amaro (tonfa), caffè (corretto allo stravecchio per te, decaffeinato per lei .. e non mi dilungo oltre sui mille tipi di caffè che possono chiedere le fie perché sennò non basta word )… e conto! Se fai tanto di provare solo per finta ad ordinare un montenegro, vieni squadrato come un lebbroso e come se non bastasse vieni esposto al pubblico ludibrio perchè qualcuno dai tavoli vicini ti guarda e sorride come a dire “oh demente, ti offrano il limoncello .. cosa ordini il montenegro a fà ?” Allora te provi a rifugiarti in corner dicendo… sai, per digerire qualcosa di forte è l’ideale… che so… tipo la grappa .. (e lo dici ammiccando al cameriere quella bella boccia di prime uve di poli che hanno in bella vista vicino alla macchina del caffè) … al solo pronunciare la parola grappa alla divina si inumidiscono gli occhi e ti stende con “io non sopporto neppure l’odore, mi da la nausea!” A quel punto bestemmiando il Cristo Creatore sorridi annuendo ed accampi il classico … “anche io non capisco come facciano a berla, stavo scherzando … figurati mi vengono i brividi se penso a quanto tempo mi ci vorrebbe per digerirla… non lo mai bevuta, sia chiaro, ma mi da l’idea di pesannnteeee”. Non è rimasto altro da fare se non versarsi una bicchierata di quella merda di limoncello che TUTTI fanno in casa con i loro limoni (io vorrei sapè dove li piantano a pisa i limoni, in lungarno?) … e che fino a che qualcuno non si alzerà in piedi urlando “QUESTO LIMONCELLO FA CAA’ LA MERDA!!!!!” continueranno a propinarci come novella ambrosia!

Ed ora vengano le risa (od i cazzi)! Visto che la maiala è praticamente nuda te ti chiedi “o ha un innesto sotto pelle con il portafoglio o non ha portato mille lire!” … e puntualmente ti frughi come una banca.. il che di per se non è né una novità né un problema … ma è il principio del darlo per scontato che ti fa girare il cazzo … ma sei infoiato e briao mezzo e, ovviamente, passi oltre. Nemmeno leggi la distinta scritta a mano da un semianalfabeta che ha appena comprato l’attico in piazza d’azeglio, e ti accartocci in tasca il sanguinoso foglietto a quadretti da cui spicca solo la cifra 110,00 euri… lasci anche 5 euri di mancia a quel pucioso cameriere con le unghie sporche, il quale magari oltre ad averti trombato la fia con l’occhi ti ha anche scaracchiato nelle vongole!!!! E dentro di te pensi… menomale ha fatto lui e mi ha fatto lo sconto, perchè ho solo 120 euri in tasca e mi toccava pagà con il bancomat che è 10 giorni l’ho finito sai che figura di merda… ma andate in culo, speriamo bruci stanotte questo covo di satana.

Il copione vuole che a questo punto l’infame gestore mandi la classica di rito: posso offrire qualcheccosa?? un “uiskino”? E mentre te pensi di sgollarti un bel civas (che ti fa venire la cappella come un riccio dell’antica gelateria del corso), come ciliegina sulla torta della sbornia pesa che hai ma devi fingere di non avere… lei finalmente rivolge per la prima ed unica volta parola alla servitù con un laconico “no, grazie”. Tu sai che la madonnina piangerà per le cose terribili che stai pensando del su santo figliolo, ed a te non solo non importa, sed etiam ne provi piacere.

Esci barcollante dal ristorante, con una fava che non ti sta nei pantaloni, ma cerchi di mantenere qualche metro di distanza perchè DEVI curreggiare… visto che non lo fai da piu’ di due ore ed hai la vescica piena del fantomatico prosecco che preme come le fans dei take that all’apertura dei cancelli dell’unico concerto del 2000 in europa……. fingi allora di esserti dimenticato il bigliettino da visita per consigliare quel posto a chi ti sta veramente a cuore (o meglio sul cazzo, puttanadellaeva 110 euri me lo hanno fatto piccino il culo!) guadagni spazio ed espleti. Annusando il tremendo petone giuri di metterti a dieta e di darti una regolata, raggiungi la tua lei che è già davanti alla portiera manco fosse sua, monti in macchina che nel frattempo è rimasta l’unica a visione di uomo, rigorosamente in mezzo alla strada e semiricoperta da uno stuolo di moccini…… Togli con indifferenza la multa, sbirci appena i 45 metri della cifra prima di accartocciarla pensando a come fosse bello al tempo dei romani, quanto i santi invece che venerarli li bruciavano vivi o li mangiavano i leoni … ti volti verso di lei, le sbirci le cosce e poi noti che le scarpe che la maialona indossa non le hai mai viste nemmeno nei migliori porno di tele+ con cui in passato ti sei sfilato di seghe. Accenni un sorriso e scatta una delle domande piu’ brutte che una fia possa fare ad un uomo dopo “mi ami?”… ossia: COSA FACCIAMO? Ma cazzo, come cosa facciamo… ma non lo leggi nei miei occhi che ho bisogno di strapparti le mutande e di penetrarti prima che sopraggiunga l’orchite???? … “sai, mi sono venute oggi le mestruazioni e sono un po’ stanca… sono stata benissimo… grazie della serata… telefonami domani … grazie di avere offerto te … la prossima volta pago io non si discute… sei proprio divertentissimo…piripi…piripà ..”. Sono in questi momenti che cominci a capire Donato Bilancia… e pensi che in fin dei conti lui in carcere, con 2 pasti al giorno e la televisione a colori, non se la passa poi male… fantastichi con la mente sognando di uno stato anarchico in cui l’omicidio sia finalmente depenalizzato e pensi a dove hai messo la chiave inglese del 24… poi l’attimo di follia svanisce e te provi il gesto della disperazione.. tipo quei calci d’angolo in cui sale anche il portiere e che tanto appassionano il pubblico perché stringono il cuore …

Hai 2 possibilità ma non puoi giocartele tutte e due, una esclude l’altra …
a) ci beviamo una cosa in quel localino vicino a casa tua…..?
b) facciamo 2 chiacchiere sotto casa ….?
Il 99% dei casi la risposta alla domanda a) è sempre negativa… anche perché non potrebbe essere altrimenti. Solo gli alcolizzati come te ed i tuoi amici, dopo un americano come aperitivo, 2 bocce di sidro spacciato per nettare “prosecchiaco”, un corretto allo stravecchio e diverse bicchierate del fetido limoncello avrebbero il coraggio di mettersi altro liquido alcolico in corpo. Ti butti quindi a corpo morto sulla b) …. ma vieni liquidato con la merdosa frase di circostanza: “era tanto che non passavo una serata così.. sei davvero un ragazzo straordinario… è successo tutto così in fretta…meglio che salga altrimenti chissà cosa potrebbe succedere…” sorride, ti passa una mano tra i capelli, ti sfiora le labbra con le sue ed esce dalla macchina come se la stessa stesse precipitando da una scarpata. Mentre te sei ancora incantato sul suo culo sbavando sui contorni di quel malizioso perizoma … si gira di scatto, ti sgama in pieno, sorride e ti dice “ti chiamo!” sparendo irrimediabilmente nel portone.

Parti, fai dieci metri, scoreggi… ti sganci la cintura ed accendi il cellulare, dove ti arrivano 16 messaggi di quei coglioni dei tuoi amici in cui il piu’ fine ti ha scritto “gigi slabbrala”. Scoreggi. Ti avvii zigzagando verso casa e sei perfettamente conscio che l’invocare il maligno ti farà solo finire all’inferno… ma l’unica cosa che placa la tua ira sembra essere quella!!! Ti accendi una sigaretta, scoreggi ed arriva un SMS!… è lei! “non riesco a dormire, vorrei tu fossi qui vicino a me. a prestissimo”. Inchiodi la macchina in mezzo al viale del pisorno, mentre fai manovra per l’inversione ad U ritorni in te, ridi, bestemmi, rinunci e prosegui verso casa. Scoreggi. Fai un rutto che è tutto un programma. Scoreggi. Ridi. Hai sete. Che ore sono? mezzanotte e cinquanta… forse se mi movo due canne in piazza le trovo ancora !!!!!

Blackjack e basic strategy

Ho dovuto pubblicare oggi il nuovo testo d’esame per il neverending corso di Laboratorio II ad UniMORE (il quale, tra parentesi, mi costringe, domani, a rientrare in patria per qualche giorno). Il tema sul poker ha raccolto soltanto un adepto e mezzo (il mezzo perche’ uno dice di averci provato, ma poi non ha consegnato e si e’ limitato a mandarmi del codice assolutamente senza ne’ capo ne’ coda una settimana prima della deadline, chiedendo di “aiutarlo perche’ aveva alcuni dubbi”… sempre meraviglioso essere alla prese con gli studenti!), ma comunque meglio di niente. Ad ogni modo deciso di rimanere in ambito gambling. Dal poker passiamo questa volta al blackjack.

Blackjack hands on a live table

Vi risparmio il testo del progetto e passo direttamente a parlare di cio’ che ho trovato interessante spulciando un po’ la rete. Che il blackjack sia un gioco da casino “classico”, dove per “classico” si intende che e’ il banco ad avere un edge sul giocatore, e’ cosa risaputa. Che pero’ sia possibile ridurre questo edge fino a farlo diventare molto vicino allo zero e’ un fatto altrettanto noto. Il come farlo, specie senza ricorrere al counting, fino ad oggi lo ignoravo. Documentandomi un po’ ho scoperto l’esistenza della cosidetta “basic strategy”, una metodologia di gioco puramente statistica che puo’ essere adottata in maniera assolutamente meccanica. La tabella che trovate qui sotto, tratta da BlackjackInfo.com

Blackjack - Basic strategy chart (no surrender)

Adottando questa strategia, il margine del casino, utilizzando uno shoe da 6 mazzi, dovrebbe abbassarsi fino allo 0.44% (il condizionale soltanto perche’ non ho ancora verificato di persona). Da ignorante del blackjack quale sono, continuo a chiedermi quale sia il punto di giocare a qualcosa dove il ritorno atteso e’, seppur di poco, negativo. Vero che si puo’ sfruttare un qualche rush positivo (probabilmente aggiustando l’importo delle puntate, aumentandole nel momento in cui giocare e’ piu’ conveniente) e poi fuggire con una piccola vincita, ma nel lungo periodo l’aspettativa e’ negativa. Eppure ci sara’ un motivo se esistono sul mercato decine di libri di blackjack e tantissimi professionisti di questo gioco. O almeno voglio sperarlo.

Nel frattempo ho intenzione di fare qualche esperimento in simulazione. Ho cercato qualche libreria C++ che offrisse qualche funzione gia’ fatta per creare un mazzo, mescolarlo e muovere le carte, ma ho trovato soltanto cose oltremodo complicate quali ad esempio Drac. Cosi’ ho optato per copiare giusto qualche riga di codice. In particolare lo snippet che trovate a questo link, basato sui vettori C++ (e che utilizza anche l’ottima funzione random_shuffle() contenuta in algorithm e fino ad oggi a me sconosciuta) e che ho potuto riadattatare molto velocemente ai miei scopi.

Vederemo se (tempo libero permettendo) sara’ possibile riuscire a tirar fuori qualcosa di interessante. Deformazione professionale, naturalmente, mi porta a pensare ad una rete neurale addestrata tramite backpropagation che impari ad applicare la basic strategy e successivamente evoluta geneticamente per migliorare la propria performance sfruttando tecniche di counting. Chissa’…

3D printing for everyone

Ispirato da un post apparso sul sempre interessante CommunistRobot.com, condivido con voi questo video dedicato a RepRap. RepRap non e’ un cantante hip-hop, ma piuttosto un acronimo che sta ad indicare “Replicating Rapid-Prototyper” e sta’ ad indicare fondamentalmente una stampante 3D. Ma piu’ della tecnologia e’ il progetto che ne sta alla base ad essere oltremodo intrigante. Infatti il design della macchina e’ completamente open source e la stampante e’ perfino in grado di creare copie di se stessa. Credo che il filmato qui sotto valga veramente la pena di essere visto.

RepRap from Adrian Bowyer on Vimeo.

Back to Plymouth: reviewing the best gadgets bought

Settimana americana finita. Dopo un viaggio di ritorno in notturna, durante il quale sono comunque riuscito a dormire ben piu’ del previsto, sono riapprodato nel mio bunker plymouthiano. Ovviamente spappolatissimo. Ed e’ di poco sollievo pensare al fatto che a fine mese il succitato bunker si spostera’ di nuovo in quel del Barbican, con un trasloco da organizzare in extremis complice pure il fatto che la settimana prossima dovro’ passare per alcuni giorni in Italia.

Va beh, invece che paranoiarci riguardo al futuro, cerchiamo di guardare al presente. Svuotata la valigia e’ stato immediatamente tempo di fare il punto della situazione. Non in merito alla bonta’ dell’esperienza vissuta (per analizzare i benefici che mi ha apportato ci sara’ tempo…), quanto piuttosto riguardo alla miriade di gadget che mi sono portato a casa. Ho stilato una personale top 3 di questi.

Al primo posto, se non altro per la spesa ($120 piu’ tasse), una sigaretta elettronica. Prodotta da Smoking Everywhere. Per chi non conoscesse l’oggetto in questione, trattasi di un dispositivo elettronico dalla forma di una sigaretta. All’interno del filtro (replaceable) vi e’ una sostanza liquida contenente nicotina. Aspirando la sigaretta, il congegno elettronico provvede a scaldare il filtro permettendo di inalare sotto forma di vapore parte di quel liquido. La nicotina va nel corpo, il gesto e’ lo stesso del fumare e ad uscire dalla bocca e’ ancora vapore acquo. Permettendo cosi’ di fumare all’interno di qualunque ambiente. Sara’ da provare a modo. Ma se dovesse funzionare sarebbe davvero ottima. Perlomeno al lavoro, mi salverebbe almeno almeno un’ora al giorno.

Smoking Everywhere - electronic cigarette

Al secondo posto, un accessorio che non puo’ mancare sulla scrivania di un qualsiasi computerista/bevitore di caffe’ (americano) che ci sia. Una praticissima mug termica con presa USB. A cosa serve l’USB vi state chiedendo? Ovviamente a mantenere sempre alla giusta temperatura la bevanda conservata all’interno della mug. Spettacolo.

USB mug

A chiudere il podio, la cosa piu’ americana che vi sia. Direttamente dal Barnes&Nobles di Georgia Tech, il device che ogni buon tifoso dovrebbe avere nel suo arsenale. Il mitico manone con l’indice sollevato. Chapeau!

Georgia Tech big hand

Archiviata pure questa

Ho l’impressione di aver perso un po’ l’abitudine a fare talk brevi. Ricordo che qualche tempo addietro mi veniva molto piu’ facile riuscire a fare delle buone presentazioni in dieci/quindi minuti. Ora invece mi sembra che il limite temporale cosi’ ristretto sia assolutamente insoddisfacente. Sara’ forse il fatto che non mi cimentavo in questo genere di cose da ormai diversi mesi a questa parte. Sara’ forse il fatto che ultimamente il mio timer interno era settato su lezioni da 50/60 minuti e povere di contenuti, piuttosto che su ragionamenti complessi da fare nel minor tempo possibile. O magari e’ semplicemente il fatto che ora ho molte piu’ cose da dire rispetto a quante non ne avessi tempo addietro. Boh…

Tutto questo cappello introduttivo per dire che la mia presentazione (a sorpresa nella colossale Peachtree Ballroom del Westin, sede della conferenza) e’ andata. Non sono soddisfatto al 100% della mia performance, che credo avrebbe potuto essere molto migliore in almeno un paio di passaggi, nonche’ nella gestione del tempo (nessun disastro in stile demo plymouthiana, ma ancora la parte introduttiva mi e’ durata troppo a lungo…), ma ho comunque ricevuto qualche complimento e nessuna critica particolare. Il che dovrebbe stare a significare che il giudizio del (poco) pubblico, nel suo complesso, e’ stato positivo.

Fabio Ruini, talk at IJCNN 2009 (Atlanta, GA - June 17th, 2009)

Con il mio talk alle spalle, il soggiorno in terra USA volge verso la conclusione. Domani si prevede una giornata di relax, con giusto un paio di talk da seguire in mattinata e poi shopping misto a un po’ di sano cazzeggio nel corso del pomeriggio. Ammetto che Atlanta, dopo un buon impatto iniziale, mi sta decisamente deludendo. Le attrattive sono quelle che sono, ma quello che mi da’ particolarmente da fare e’ soprattutto il girare per strada, dove non si riesce mai a sentirsi sicuri al 100% e dove non e’ possibile fermarsi cinque minuti a fare due chiacchiere con chicchesia senza che spunti qualche ceffo dall’aspetto improponibile a chiederti qualche spiccio. L’unica soddisfazione rimane il cibo. Paradossale. Era da tempo che non mangiavo con una tale varieta’ e sempre su standard qualitativi medio/alti. Certo che se un giorno mi avessero detto che per mangiar bene sarei dovuto andare in America…

A zonzo per Atlanta

Mi tocca andare in ordine cronologico inverso per descrivere il mio esordio da turista in quel di Atlanta. Ed arrivo subito al punto. Se per caso doveste capitare da queste parti e vi venisse in mente di andare a visitare il Martin Luther King Memorial, fate in modo di andare la’ in macchina/taxi e non a piedi. Altrimenti potreste rischiare, come capitato al sottoscritto ed al suo fido accompagnatore dottor Marocco, di ritrovarvi unici bianchi nel bel mezzo di un ghetto nero, circondato da personaggi che definire loschi sarebbe eufemistico. Alla fine, grazie ad una buona dose di accortezza, ci e’ andata di lusso. Usciti dall’esperienza senza un graffio e con tutti i nostri averi, salvo due o tre mance lasciate qua e la’. Ma non credo sia scontato che vi sia il lieto fine.

Gia’ appena usciti dalla stazione King Memorial di MARTA il panorama che si para davanti non e’ certo paradisiaco. E trovare il memorial non e’ per niente cosa facile. Per fortuna siamo stati immediatamente presi in un custodia da un homeless di passaggio che per qualche dollaro e una sigaretta ci ha guidati fino al posto, passando in mezzo a viuzze non tra le piu’ raccomandabili. Una volta arrivati li’ il ghetto scompare per qualche decina di metri. Giusto attorno all’area, abbastanza grande, del memorial. Visita tristissima. Il museo non e’ altro che un’accozzaglia un po’ sconclusionata di fotografie, presunte opere d’arte e monitor che mostrano documentari sulla vita di MLK. Uniche cose degne di nota il carro sul quale la bara del leader nero venne trasportata durante il suo funerale ed una bella rappresentazione basata su manichini della marcia per i diritti civili. Purtroppo siamo arrivati troppo lunghi per la visita alla casa natale, mentre siamo riusciti a vedere la zona della tomba, la quale non e’ comunque nulla di particolarmente interessante. Siamo usciti dal memorial verso le cinque e mezza. Le poche persone civili che prima si aggiravano nei paraggi erano scomparse. Solo barboni di ogni genere ed altri gruppetti di neri da ghetto dalle facce decisamente poco simpatiche. Abbiamo provato ad andare alla fermata dell’autobus alla ricerca di un mezzo, ma in meno di un minuto ci siamo imbattuti nel primo personaggio venuto a chiedere spicci e dall’aria decisamente poco amichevole. Cosi’ l’unica alternativa e’ stata quella di smarrirlo (con non poche difficolta’ e dopo che ci ha lanciato i pochi spicci di moneta che gli avevamo dato) tornare al museo, intercettare le guardie che stavano uscendo (un minuto di ritardo e sarebbero stati guai), e chiedere loro di chiamarci un taxi. E’ andata meglio del previsto. Due di loro ci hanno caricato sulla macchina (stile police patrol, con la parte dietro isolata da quella davanti e portiere posteriori prive di maniglie… spettacolo!) e portato direttamente in stazione. E’ andata bene, insomma.

Ad ogni modo, il Martin Luther King Memorial e’ stata l’ultima tappa di una giornata dedicata al turismo spiccio. Iniziata di buona mattina con la visita al Centennial Olympic Park (si’, quello della bomba), al World of Coca-Cola ed al quartier generale della CNN (meraviglioso il suo colossale store, del tutto inaspettato). Qui sotto qualcuna delle decine di foto scattate piu’ o meno random nel corso della giornata.

World of Coca-Cola, Atlanta

Atlanta, GA - CNN headquarters (view from the bottom food court)

Atlanta, GA - Martin Luther King memorial - march for the civil rights (artistic representation)

Martin Luther King's grave (Atlanta, GA)

Ne vedremo di piu’ nei prossimi giorni. Nel frattempo vi chiedo una cosa. Qualcuno di voi conosce per caso una bevanda chiamata Beverly e commercializzata in Italia?

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