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Fabio Ruini's blog

'cause Italians blog better

Archivio per gennaio, 2010

Update pokeristici: gennaio 2010

Da quest’anno cerchero’ di sistematizzare un po’ la maniera con la quale pubblicare aggiornamenti pokeristici qui sul blog. Per la prima volta da quando gioco in maniera diciamo seria, ad inizio mese ho messo da parte qualche soldo da usare solamente per il live. Mi sono creato in sostanza un vero e proprio bankroll, in tutto e per tutto simile a quello che uso on line, del tutto scollegato rispetto ai soldi che mi servono nella vita reale. Obiettivo per l’anno e’ aumentarlo il piu’ possibile e permettermi cosi’ di giocare un paio di eventi importanti.

Poker Copilot: splashscreen explaining why don't believe to statistics

Com’e’ andato allora questo mese di gennaio? Iniziamo innanzitutto con il live al Grosvenor. La missione 2010 e’ iniziata alla grande, soprattutto ai tavoli cash. Le prime tre sessioni, tutte giocate in rapida successione (8, 9 e 16 gennaio), le chiudo con profit rispettivamente di £185, £99.50 e £145. Poi la mazzata arriva alla quarta (e ultima) seduta del mese, il 22, dove con un mix di mie brutte giocate, bluff e slowplay ben calibrati dei miei avversari oltre ovviamente anche un po’ di sfortuna (memorabile quando vado in isolamento con gli ultimi £60 rimasti sul donk ubriachissimo del tavolo con coppia di 10, dopo che lui ha appena perso due bei piattoni consecutivi giocando con 72-o, ed ovviamente io lo trovo con AA) mi fanno segnare un brusco -£260, che fanno scendere il totale a +£169.5.

Riguardo ai tornei, sempre al casino, ero partito con il piede giusto con un ITM da £30 al primo tentativo: quarto posto su 20 players al deep-stack da £15+4 del 6 gennaio. Ancora una buona performance due giorni piu’ tardi, al torneo del venerdi’ (£10+2.5) dove chiudo 15esimo su 41 entrants, seppur fuori dall’ITM. Segue una striscia di 3 risultati negativi (9, 16 e 22 gennaio; rispettivamente £20+5 triple-chance i primi due e £10+2.5 il terzo), con piazzamenti davvero miseri: 42/53, 30/55 e 42/61. Mi riscatto il 23 di gennaio, chiudendo in quarta piazza su 42 partecipanti un altro £20+5 per £80 di vincita. Sul finire del mese due tornei che potrebbero far fare il salto di qualita’ al bilancio, ma che invece non vanno bene. Al £50+6 deep-stack del 30 gennaio mi trovo cards dead come mai ricordo di esserlo stato in vita mia. 5 ore di gioco e tutto quello che trovo sono JJ una volta (con cui vinco un buon piatto) ed 88 un’oretta piu’ tardi (con i quali raiso, un corto mi manda ai resti, e mi tocca chiamarlo per perdere 4k chips contro i suoi jacks). Riesco miracolosamente a tenermi uno stack semi-competitivo con un paio di letture post-flop davvero ottimo, poi capitolo nella solita blind war, quando chiamo l’all-in di un pari stack con Q8s su flop KQ4 con due carte del mio seme: QT per l’oppo che regge. Il giorno seguente e’ una tragi-comica. Dopo essermi beccato un cooler al torneo della Student Union dopo giusto una mezz’ora di gioco, mi dirigo al Grosvenor ancora in tempo per il £30+5 deep-stack della domenica. Qui rimango vittima di due donkate veramente da mani nei capelli. Prima, al secondo livello, dopo due limper raiso da MP con KQo. Trovo una bella raffica di caller, per un flop che pero’ esce molto buono: K75 con due carte a spades. Uno dei limper originali, da seconda posizione, esce bettando 350 su un piatto di circa 1,000. Un fold e parola a me che raiso a 1,200. Tutti fold fino al limper che dopo un po’ di pensare chiama. Un altro 5 al turn ed il tizio se ne esce ancora in puntata, questa volta per 1,500. Chiamo. Al river un 8 di picche e lui muove i resti per 3,000. Non troppo contento, pensando abbia chiuso il colore, lo chiamo comunque. E questo, bello come il sole, mi gira un roboante J5-o. Vi lascio immaginare le bestemmie. Perdo ancora un pochino di chips (raise pre-flop piu’ CB pesante su flop Q-high) qualche mano piu’ tardi con AKo. Poi il colpo finale. Di SB con 2k chips rimaste delle 10k di partenza, dopo due limpers su bui 75/150, mando i resti con coppia di 9. Il primo limper, pace all’anima sua, con 9k chips di stack mi snap-calla con T9s. E io mi alzo dal tavolo ancora prima di vedere il board, che in effetti vede cadere un bel T al turn. Il bilancio complessivo del mese, per quanto riguarda gli MTT, si chiude quindi col segno meno: -£105, per la precisione.

Al di fuori del Grosvenor poca azione. Ho giochicchiato con amici quattro volte (per altrettanti ITM, ma giusto £12.5 di profit complessivo, visti i buy-in molto modesti), mi sono concesso un’uscita al Rileys per un sit in quota con un altro amico (£10 di profit) ed ho partecipato senza successo a tre giornate del torneo della Student Union in universita’, con risultati pero’ deludenti (11/52, 37/42 e 45/47… non male considerato che prima degli ultimi due tornei ero quarto in classifica) ed un complessivo £-10.5. Il blackjack, dal canto suo, continua a tenermi su: +£59.5 dopo 9 joker (puntate effettuabili una sola volta per serata, che vengono pagate 2-to-1 in caso di vincita, 5-to-1 in caso di blackjack) giocati.

Passiamo infine al capitolo on-line. Il 21 gennaio raggiungo finalmente il traguardo dei 1,000 HU turbo da $6.25 giocati su Full Tilt, al termine di una maratona iniziata lo scorso 5 agosto. Le statistiche complessive recitano 548 vittorie (54.8%) a fronte di 452 (45.2%) sconfitte, per $326 di profit netto ($576 il lordo) per un ROI del 5.216% a fronte dei $6,250 complessivamente investiti. Di seguito il grafico, dove e’ evidenziato il buon rush finale (8W/3L oggi e 4W/1L rispettivamente negli ultimi due giorni di gioco).

Fabio The Doc (FullTilt Poker) - net and gross profit for 1,000 $6.25 turbo HU games played

Trainato da questi risultati riesco a raddrizzare un po’ il mio misero Sharkscope, salvo poi farlo scendere di nuovo, non in maniera grave, nel pessimo ultimo weekend del mese in cui ho perso una quarantina di dollari continuando, senza grossi stimoli ed anche un po’ tiltato per via degli eventi live, negli HU.

FT-all

FT-S&G

Su PokerStars, invece, non riesco proprio ad ingranare. Ci avevo spostato un centone del mio bankroll lo scorso dicembre, per approfittare anche del bonus reload di fine anno, con l’obiettivo di giocare un po’ di sit ed investire poi il profit in qualche satellite per l’UKIPT. Peccato che, al momento, di profit neppure l’ombra. E, anzi, il centone versato sia gia’ dimezzato…

PS-all

Questo e’ quanto. Appuntamento al mese prossimo.

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Virtual Tubingen

Eccoci di ritorno in quel di Plymouth. In programma un weekend di semi-relax, pronto per il rush della prossima settimana nella quale sono in programma in universita’ diversi talk e dovro’ inoltre preparare il paper per WCCI 2010.

Nel post di ieri avevo fatto cenno ad uno degli invited speaker della conferenza a cui sono stato a Zurigo, tale Heinrich Bulthoff, del Max Planck Institute for Biological Cybernetics a Tubingen. Di ritorno a casa ho iniziato a dare un’occhiata un po’ piu’ da vicino a quello che effettivamente combinano laggiu’ in Germania. Mi sono concentrato in particolare sul progetto Virtual Tubingen, nato allo scopo di studiare la cognizione spaziale negli esseri umani. A tal fine e’ stata creata una spettacolare rappresentazione in realta’ virtuale del centro di Tubingen, la citta’ che ospita l’istituto.

Tubingen old city

Le motivazioni che hanno spinto a scegliere proprio Tubingen, al di la’ di ragioni puramente campanilistiche, le trovate riassunte qui sotto, nelle parole dei ricercatori:

The Virtual Tübingen project was motivated by the emerging need for a naturalistic, controllable environment for investigating human spatial cognition. The goal was to build a highly realistic virtual model of Tübingen through which one can move in real time. This project builds on experience with Virtual Reality and Navigation gathered in this lab over the past couple of years.

Our choice to model Tübingen as a virtual city has several reasons: The first major reason relates to the observation that the center of Tübingen has a rather complex structure: there are considerable height differences, the streets often tend to be curved and have varying width, and the houses are rather different with varying facades. This high degree of complexity provides a much more interesting environment for conducting navigation experiments than highly regular cities like e.g. New York City offer. The second major reason is that we would like to achieve a high degree of visual realism, which in our case is done by combining photographs and high-quality texture mapping with three-dimensional geometry. The process of making photographs of houses and streets as well as gaining access to architectural data is of course easiest for this local town. Another reason for chosing Tübingen is that this makes it particularly easy to find people who are well trained in navigating through the real version of Tübingen thus providing us with good comparison of real-world and virtual experiments.

Davvero questo modello e’ cosi’ realistico? Beh, guardate il video qui sotto e giudicate voi stessi.

E se questo non vi basta, sappiate che per navigare all’interno di questo ambiente gli sperimentatori utilizzano un macchinario piuttosto sofisticato. Niente joystick o pulsanti da premere per muoversi avanti e indietro. Semplicemente una versione decisamente evoluta di un tapis-roulant, sul quale il soggetto sperimentale, armato di visore tridimensionale, puo’ camminare avanti e indietro. Sul web non sono riuscito purtroppo a rintracciare alcun video di questa piattaforma (soltanto due link al TrackingLab ed al PanoLab rispettivamente), ma vi assicuro che l’effetto e’ notevole.

Il progetto ha condotto a diverse pubblicazioni, che potete trovare raccolte a questo link. C’e’ da leggere parecchio, ma credo ne valga decisamente la pena.

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Second EUCogII Members Conference, Zurich

Pronti, via. La trasferta in terra svizzera, appena iniziata, e’ gia’ giunta al termine. Nel corso della giornata ha infatti avuto luogo la seconda conferenza di EUCogII ed e’ quindi gia’ tempo di fare le valige per rientrare a Plymouth. Tasferta piuttosto faticosa e frenetica, ma nel complesso decisamente soddisfacente. Ho conosciuto nuove persone, migliorato i rapporti con quelle gia’ conosciute in passato ed ascoltato diverse presentazioni interessanti. Esattamente cio’ per il quale questo tipo di conferenze sono pensate.

Second EUCogII Members Conference - badge

Come da programma, la giornata si e’ articolata in quattro invited talk piu’ altrettanti workshop svoltisi in parallelo nel tardo pomeriggio, con conseguente resoconto finale. I keynote sono stati tenuti rispettivamente da Linda B. Smyth (Grounding Toddler Learning in Sensory Motor Dynamics), David Vernon (Cognitive Development and the iCub Humanoid Robot), Heinrich Bulthoff (The Cybernetics Approach to Perception, Cognition and Action) e Josh Bongard (Why Morphology Matters).

Second EUCogII Members Conference, Zurich - lecture theatre

Davvero spettacolare il talk di Bulthoff, che ha presentato l’ampissima gamma di lavori ai quali sta collaborando presso il Max Planck Institute for Biological Cybernetics a Tubingen. Mi sono annotato un sacco di articoli e progetti dei quali ha parlato e nei prossimi giorni andro’ a sviscerarli con calma, rendendovi partecipi qui sul blog. Ottima anche la presentazione di Bongard, che personalmente non conoscevo, e che nonostante la giovane eta’ si e’ dimostrato uno speaker di primissimo livello. Il lavoro che ha presentato, di robotica evolutiva, non mi ha colpito particolarmente in se, ma la sensazione e’ che il personaggio sappia molto bene quello che sta facendo.

In mattinata ho anche approfittato del fatto di essere in quel di Zurigo per andare a fare due chiacchiere con Davide Scaramuzza, leader del progetto sFly cui accennavo qualche post fa. Davide e’ stato gentilissimo e, malgrado l’abbia contattato in extremis (tanto per intenderci, gli ho scritto dall’iPhone tra la prima e la seconda presentazione della giornata) siamo riusciti ad incontrarci nel giro di un paio d’ore. Mi ha fatto vedere le piattaforme con le quali lavorano, i risultati che ha presentato alcuni giorni fa a CogSys 2010 ed abbiamo discusso brevemente riguardo ad una possibile collaborazione. Essendo loro ingegneri hard-core, temo sara’ difficile trovare un punto di incontro. Ma, nel caso in cui invece si riuscisse, potrebbe venire fuori qualcosa di molto interessante.

Main building of the ETH Zurich

Gran finale, come al solito, con il cenone sociale. La comitiva e’ stata dirottata a tal fine al ristorante Acqua, un bel posticino specializzato in pesce ed affacciato, con enorme vetrata panoramica, direttamente sul lago di Zurigo.

Prossimo appuntamento, ad ottobre 2010, nella presumibilmente piu’ calda Palma de Maiorca.

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Welcome to Zurich

Dopo una giornata di viaggio (nella quale, per la prima volta, ho provato l’ebbrezza di volare da Plymouth a Gatwick con la Air Southwest e con tanto di un conveniente scalo in quel St. Ives) sono finalmente sbarcato a Zurigo. In programma una toccata e fuga piuttosto rapida per partecipare al meeting semestrale di EECogII in programma per domani.

Nell’attesa dell’inizio della conferenza ho preso possesso di una stanza presso l’Hotel Basilea, un posto dai prezzi onesti e dalla qualita’ discreta posizionato in una zona molto centrale a due passi dalla stazione dei treni. Immancabili, qui di seguito, le immagini della stanza.

Zurich, Basilea Hotel

Basilea Hotel, Zurich

Prime impressioni riguardo a Zurigo? Cara (mi hanno pelato per pigliarmi giusto una birretta locale in un pub), fredda (neve dappertutto), ma decisamente ordinata, gradevole e piena di vita. Nonche’ di strip club. Solo nei dintorni dell’hotel ne ho contati 3. Nota negativa: non so una parola di tedesco, ma vedo che in generale nei locali con l’inglese se la cavano decentemente. Nota positiva: nei pub si puo’ fumare. Anche a banco. Spettacolo!

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iPad, sFly e LaTeX

Diverse cose di cui parlare, oggi. Innanzitutto questa e’ stata la giornata della nuova creatura di Apple. Il famoso tablet del quale ormai tutti parlavano e di cui ormai quasi tutto si sapeva e’ stato finalmente annunciato. Confermati i principali rumors che si sono diffusi a macchia d’olio negli ultimi giorni: schermo da 9.7 pollici interamente multi-touch, possibilita’ di scaricare e-books, giornali e riviste da una nuova apposita sezione dell’iTunes store, batteria a lunghissima durata (dichiarate 10 ore di uso intensivo ininterrotto ed un mese di standby). L’iPad sara’ disponibile in una doppia versione WiFi/WiFi+3G, con quest’ultima dotata di GPS, con tagli da 16, 32 o 64GB di memoria.

Apple iPad: front and back view

Il dispositivo e’ essenzialmente un gadget, su questo non ci piove. Soprattutto per il fatto che la limitata memoria e la necessita’ di essere sincronizzato via iTunes gli impediscono di essere un media-centre collegabili, wireless o via cavo, ad altri apparati della casa come stereo o televisioni/proiettori. Ma devo ammettere che l’iPad riscontra comunque appieno il mio gradimento. Appurato infatti quello che e’ il mio tipico uso del laptop in ambito domestico, ovvero controllare le email, pianificare cose e navigare allegramente per la rete, un tablet come questo, grande il giusto, veloce ed elegante, me lo gusterei appieno. Anche in viaggio l’iPad puo’ avere il suo perche’, soprattutto per via degli imminenti Keynote e Pages e la possibilita’ di collegarlo ad un’uscita VGA/DVI. Per quanto condivida i problemi classici dei netbook: se devo viaggiare necessariamente con una borsa, perche’ non mettere al suo interno un laptop completo piuttosto che un suo surrogato? Detto cio’, una possibilita’ che ritengo potenzialmente molto interessante e sulla quale il keynote di Jobs e soci non si e’ soffermata e’ l’utilizzo dell’iPad all’interno di un autovettura. Nella versione 3G il dispositivo e’ provvisto di GPS. Sarebbe quindi possibile agganciarlo al cruscotto e farlo diventare il cuore tecnologico dell’automobile, passando la musica/podcast all’autoradio via Bluetooth/cavo e sfruttando i quasi 10 pollici di schermo per funzioni di navigazione assistita. Arricchendo al tempo stesso l’estetica dell’automobile con qualcosa di molto piu’ elegante che non i classici navigatori appiccicati con una ventosa al vetro e con cavi sparpagliati ovunque. Vedremo un po’ cosa i produttori di terze parti saranno in grado di offrirci.

Saltando di palo in frasca, il mio supervisor (piu’ impegnato del sottoscritto nel ricercarmi un post-doc) (cosa che forse dovrebbe farmi riflettere) (o piu’ presumibilmente farmi preoccupare) mi ha segnalato via e-mail un progetto recentemente lanciato e chiamato sFly (Swarm of Micro Flying Robots). Una descrizione abbastanza dettagliata del progetto (copia/incollata dall’apposita pagina del wiki ufficiale) potete trovarla qui di seguito:

Autonomous micro helicopters are about to play major roles in tasks like reconnaissance for search and rescue, environment monitoring, security surveillance, inspection, law enforcement, etc. The ability to fly allows easily avoiding obstacles on the ground and to have an excellent bird’s eye view. Therefore flying robots are the logical heir of ground based mobile robots. Their navigational and hovering advantages make them the ideal platform for exploration, mapping and monitoring tasks. If they are further realized in small scale, they can also be used in narrow out- and indoor environment and they represent only a limited risk for the environment and people living in it. However, for such operations today’s systems navigating on GPS information only are not sufficient any more. Fully autonomous operation in cities or other dense environments requires the micro helicopter to fly at low altitude or indoors where GPS signals are often shadowed and to actively explore unknown environments while avoiding collisions and creating maps. This involves a number of challenges on all levels of helicopter design, perception, actuation, control, navigation and power supply that have yet to be solved. Our S&T endeavor proposed in this project will therefore focus on micro helicopter design, visual 3D mapping and navigation, low power communication including range estimation and multi-robot control under environmental constraints. It shall lead to novel micro flying robots that are:

  • Inherently safe due to very low weight (< 500g) and appropriate propeller design;
  • capable of vision-based fully autonomous navigation and mapping;
  • capable of coordinated flight in small swarms in constrained and dense environments.

Il sito non e’ particolarmente ricco di informazioni e non si trovano al suo interno pubblicazioni di alcun tipo. Ci sono comunque alcuni filmati che mostrano in azione uno dei prototipi sviluppati dal consorzio che sta portando avanti il progetto. Uno di questi lo includo in questo post. Gli altri potete trovarli agevolmente sul canale YouTube di sFly. Vi aggiornero’ appena riusciro’ a recuperare qualche informazione piu’ approfondita sul lavoro che stanno portando avanti.

In conclusione, sarete forse (o forse no) contenti di sapere che ho finalmente risolto i miei problemi riguardanti l’inclusione di bibliografia (importata da file .bib) in documenti LaTeX. I tutorial ai quali stavo facendo riferimento mi davano in sostanza informazioni sbagliate. Pare che se si voglia includere un file .bib non ci sia da fare altro che utilizzare il tag \bibliography{nomefilebib} ed associarci poi uno stile con \bibliographystyle{nomestile}. Niente bisogno dei vari \begin{thebibliography}{99} eccetera, in sostanza. Il ringraziamento per avermi fatto luce sulla questione va principalmente a questo ottimo documento.

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