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Fabio Ruini’s blog

Because Italians do it better! What the f**k? Ehm… the blogs, I mean… obviously! :-/

Archivio per marzo, 2010

Update pokeristici: marzo 2010

Puntuale ancora una volta arriva il resoconto del mese pokeristico appena concluso. Mese che si chiude ancora una volta in attivo, anche se per importi questa volta molto risicati.

Capitolo live. Quattro gli MTT giocati al Grosvenor questo mese. Poca fortuna nei primi due eventi (£20+5 triple-chance, giocati rispettivamente il 13 ed il 20), che chiudo entrambi in 33esima posizione in field rispettivamente di 39 e 47 entrants. Meglio va al freeze-out £10+4 del 26 marzo, che termino in seconda posizione su 54 partecipanti per £130 di vincita. Il giorno seguente infilo ancora il tavolo finale, questa volta ad un deep-stack da £50+6, ma chiudo in settima piazza con solo le prime 5 posizioni pagate (21 entrants). Fatale una mano nella quale mi trovo di SB con AKs su bui già’ alti (1,000/2,000). Un corto manda la vasca per 7k chips da midlle, il bottone va in isolamento per 17k ed io, con 16k alle spalle, non me la sento di foldare. L’OR gira A8-o, mentre e’ solo 22 per il bottone. Il flop (9TJ con due carte del mio segno) mi regala una marea di out, che pero’ misso in toto tra turn e river.

Grosvenor MTTs - overall balance

Immancabile la mia presenza ai tavoli cash, con tre sessioni giocate. La prima, il 12 marzo, la chiudo con £100 esatti di profit. Avrebbe potuto essere un altro grosso botto dopo il gran finale di febbraio ed invece il profit e’ drasticamente ridotto da una mano che mi capita in tarda serata, quando dopo raise e re-raise pre-flop un avversario decide, pace all’anima sua, di chiamare il mio shove pre-flop con AQo. Io sono seduto su QQ e, nonostante due giocatori al tavolo dichiarino di aver foldato un asso, il dealer riesce a trovare la carta mancante subito al flop e tirare via dal mio stack quasi £150 in chips. La seconda sessione, il giorno seguente, e’ lunga ed estenuante ma assolutamente ininfluente. Chiudo a +£0.50. Peggio va la settimana successiva, il 20 marzo, quando mi alzo dal tavolo con un -£66, comunque contento per essere riuscito a limitare i danni in una sessione nella quale non vedevo carte, non floppavo niente e gli avversari mi chiudevano in faccia ogni tipo di draw. Memorabile, dopo poche mani, quando chiudo un full al river per scrociarmi contro un oppo che mi stava slowplayando quads chiuso al turn. Ringrazio Dio che l’avversario in questione era cortissimo, oppure c’era il rischio molto concreto che finissi per donargli tutti i miei dindi.

Grosvenor Cash

In università’ si sono giocati gli ultimi due tornei della stagione. Chiudo il primo, il 14, al quinto posto su 40 runners. La classifica a questo punto e’ molto interessante e sono in lizza per il titolo ad una giornata dal termine:

University of Plymouth's Poker Society (UPPS) - Leaderboard before the last game

Purtroppo all’ultima giornata, la settimana seguente, giocando molto aggressivo alla ricerca della vittoria (tanto per dire, pusho gia’ nelle primissime mani AKo dal BB dopo un raise da early e due callers, riuscendo a crackare le due donne del raiser originale), chiudo solo 23esimo dopo che un avversario mi stronca lo stack chiamando un mio massiccio check/raise all-in al flop con un open-ended e chiudendo il punto al turn. Malgrado la mancata vittoria resto comunque soddisfatto della stagione e soprattutto del fatto di essermi così’ qualificato per lo UK Student Poker Championship 2010 in programma tra due settimane al Broadway Casino di Birmingham.

Capitolo on line. Il mio gioco in questo mese si e’ diviso tra GiocoDigitale ed il solito Full Tilt.

Grazie all’avvento del nuovo software che gira in maniera nativa su Mac ho rispolverato infatti il mio account sul GD, nel quale avevo un centinaio di euro, per giocare un po’ di HU. Il livello che ho trovato, ai buy-in €5 e €10 e’ semplicemente qualcosa di orribile. Talmente orribile che non riesco a batterlo. Partito alla grande fino a raggiungere subito i +€120 di profit, mi sono infilato in una bad run tremenda che mi ha trascinato fino a -€48. La gestione del tilt e’ fondamentale nel giocare in una sala come questa, dove un buon 90% dei giocatori che ho incontrato non ha la minima idea di quello che sta facendo. E per quale motivo, vi starete chiedendo voi, non riesci a tirare fuori un profit contro degli interdetti? Ottima domanda. Al momento imputo la cosa alla mia pessima gestione del tilt. Altrettanto vero che, giocando contro calling station e personaggi che non hanno la minima idea di quello che stanno facendo, anche la strategia da adottare deve essere diversa da quella che si segue contro avversari normodotati. Servono aggiustamenti e voglio capire che cos’e’ che faccio di sbagliato. Presumo che ci sia semplicemente bisogno di giocare sulle proprie carte, senza inventarsi nulla e senza aver paura ad ingrossare il piatto ad ogni street con mani vulnerabili ma che possono essere le migliori. Qui sotto il mio pessimo Shark, non aiutato dalla rake delle sale .it (fatti due conti, su una .com con lo stesso andamento sarei in break-even):

GD-Sharkscope

Su FTP non ho giocato molto. Solo 74 HU Turbo da $6 in tutto, con 43 vittorie e 31 sconfitte, per un discreto +$53 di profit netto. In aggiunta ho giocato quattro MTT S&G Turbo da 90 players (due da $3 e due da $6), final tabulando due di questi. Il mio Shark torna così’ a respirare, per quanto senza sbalzi particolarmente significativi.

FTP-Sharkscope

Appuntamento al mese prossimo!

Metti una sera all’Home Park

Bere Coca Cola non fa necessariamente male. O, meglio, lo fa ma a volte puo’ anche trasformarsi in qualcosa di utile. Ad esempio, se si beve una bottiglietta, ci si annota un codice particolare che si trova all’esterno e poi lo si immette su Coke Zone, puo’ capitare che si vincano due biglietti per andarsi a vedere una partita del Plymouth Argyle all’Home Park.

Nota a margine. Con questo concorso ho un’ottimo rapporto. Avendo bevuto meno di 20 bottigliette di Coca in tre anni di permanenza a Plymouth, questa e’ gia’ la seconda volta che vinco un premio. La prima volta i biglietti per un concerto di una band a me sconosciuta all’O2 Arena di Londra. Biglietti lasciati la’. Questa volta i ticket per assistere a Plymouth Argyle v. Barnsley, partita in programma per lo scorso 28 novembre e che era stata sospesa per tempesta in stile tropicale plymouthiano a 40 minuti dallo scadere (con gli ospiti in vantaggio per 4 a 1), per essere poi rimandata alla data odierna. Biglietti che ho prontamente riscosso.

Plymouth Argyle v. Barnsley - ticket

Segue una veloce fotocronaca della serata. Si parte con l’ingresso del settore per il quale ho vinto i biglietti. Arcaico. E nella foto non si vedono i cancelletti o le grate completamente arrugginite dietro alle quali stazionavano i tizi incaricati di controllare la veridicita’ dei tagliandi, due autentiche perle di stile.

Plymouth - Home Park - Stadium of the Plymouth Argyle Football Club (entrance)

Non pensavo di aver vinto un posto nella zona VIP, ma qualche aspettativa l’avevo. Prontamente disillusa. Ci hanno infatti rifilato nella Grandstand (Upper west), ovvero nel posto piu’ lontano possibile dal campo (ma che e’ comunque dotato di un’ottima visuale, avendo gli stadi inglesi uno standard decisamente diverso rispetto a quello italiano) e presumibilmente mai ristrutturato dal lontano 1901 a oggi. Cosi’ come suggerisce l’immagine che segue. I seggiolini di legno allo stadio era davvero da un pezzo che non li vedevo.

Plymouth Argyle Home Park Stadium - details of the wooden seats

Perche’ dico “ci” invece di “mi”? Perche’, avendo vinto due biglietti, ovviamente non sono andato solo. Ma in compagnia. In compagnia di un olandese, un metro e ottantacinque centimetri e capelli biondi. Peccato pesasse anche una novantina di chili e si trattasse di un uomo, al secolo il mio collega Joachim.

Joachim eating a pie

Ad ogni modo, questa e’ la visuale che avevamo della partita. Non male. Peccato per quel palo in stile Romeo Menti di Vicenza che ogni tanto faceva perdere il filo della situazione. Memorabili i due cartelloni pubblicitari della EA Sports che si intravedono in basso a sinistra nella foto. Avevo sempre pensato che questi esistessero soltanto in Fifa, ed invece…

Home Park - Plymouth Argyle Football Club's stadium - view from the Grandstand (upper west)

E poi, in pura tradizione inglese, immancabile la scritta PAFC (Plymouth Argyle Football Club) realizzata colorando appositamente i seggiolini nella tribuna opposta alla nostra.

Home Park - Plymouth Argyle's stadium - details of the PAFC write on the seats

Ora immagino siate anche curiosi di sapere com’e’ andata la partita, vero? Beh, ovvio zero a zero. Ovvio perche’ quando mi vado a guardare una partita di calcio di un certo livello, nove volte su dieci questa finisce senza gol (o, ancora peggio, la tua squadra ne busca tre con tanto di Bettarini che ti segna da metacampo…). Ad ogni modo un po’ di occasioni questa volta ci sono state. Nel primo tempo il Barnsley parte forte e colpisce una traversa in rovesciata su un’azione di calcio d’angolo dopo un’uscitaccia a farfalle del portiere locale Stockdale. Poi il Plymouth inizia a prendere confidenza, spreca un’occasione d’oro con Bolasie che calcia a botta sicura dal limite dell’area senza indovinare lo specchio, poi pareggia il conto dei legni colpiti con un colpo di testa di Johnson dall’interno dell’area piccola, su classico cross-fucilata all’inglese, che va ad infrangersi contro l’incrocio dei pali. Stockdale si riprende e tira fuori un paio di ottime parate in uno contro uno. Il che sara’ poi anche il tema del secondo tempo. Argyle che cerca di fare la partita ma fatica a costruire azioni pericolose, Barnsdale che in contropiede arriva con una facilita’ disarmante davanti al portiere di casa, il quale deve inventarsi due o tre uscite da manuale per salvare la situazione. Questo e’ quanto. Ma posso pure fare di piu’. Ad esempio posso darvi il tabellino:

Argyle (4-4-2): 21 David Stockdale; 2 Karl Duguid (capt), 29 Bondz N’Gala, 22 Réda Johnson, 35 Onismor Bhasera; 25 Alan Judge (17 Craig Noone 74), 6 Chris Clark, 7 Damien Johnson, 36 Yala Bolasie (32 Joe Mason 61); 8 Jamie Mackie, 10 Bradley Wright-Phillips (33 Kenny Cooper 89). Substitutes (not used): 1 Romain Larrieu (gk), 14 Rory Fallon, 31 Yoann Folly, 40 Ryan Leonard.

Booked: Bolasie 57

Barnsley (4-4-2): 1 Luke Steele; 30 Ryan Shotton, 4 Darren Moore, 6 Stephen Foster (capt), 22 Luke Potter; 25 Adam Hamill, 5 Hugo Colace, 39 Nathan Doyle, 14 Emil Halfredsson; 21 Jon Macken (27 Andy Gray 78), 10 Daniel Bogdanovic (7 Iain Hume 40). Substitutes (not used):12 David Preece (gk), 15 Anderson De Silva, 19 Jacob Butterfield, 23 Mounir El Haimour, 45 O’Neil Thompson.

Booked: Halfredsson 55, Hammill 61, Shotton 90

Referee: Mick Russell (Hertfordshire)

Attendance: 7,243 (162 away)

ed il link ad una cronaca un pelo piu’ seria della mia… :)

Di informatica e di politica

Post dai contenuti vari e assortiti quello di oggi, Impossibile non parlare di politica e dell’ennesima batosta che il centrosinistra si e’ pigliato. Bersani sentiva “aria di cambiamento”, ma non credo che questi risultati riflettano esattamente cio’ che lui intendeva per “cambiamento”. Ad infierire su un PD gia’ in crisi, infatti, ci si mette pure il movimento di Beppe Grillo, che gioca un ruolo determinante nel regalare la vittoria a Coda in Piemonte e fa registrare in generale buoni risultati, attingendo principalmente da un bacino di dipietristi e di delusi del centrosinistra. Per il resto, l’astensionismo e’ ancora una volta in aumento (direi cosa inevitabile), ma per fortuna siamo ancora lontani dai livelli dei nostri vicini europei. Ed infine la Lega continua a stupire sottraendo probabilmente voti al solo centrodestra e ridefinendo un minimo gli equilibri interni alla coalizione di governo, che tuttavia non penso potranno cambiare in maniera cosi’ drastica.

Occhiata veloce a quel che succede a Castellarano (i dati completi potete trovarli qui). Discreto equilibrio per quanto riguarda l’elezione del presidente della regione, con il centrosinistra al 44.55%, la destra al 41.46%, grillini al 9.44% ed i centristi di Casini al 4.54%. Tendenza diversa, invece, per quanto riguarda il consiglio regionale. Qui, per qualche strano motivo, e’ il centrodestra a farla da padrone, con Lega Nord (che triplica i voti presi alla tornata del 2005) e PdL (circa -3%) che incassano rispettivamente il 23.65% ed il 19.94% delle preferenze. Il PD si ferma a quota 33.64% (nel 2005 l’Ulivo aveva ottenuto il 52.45%), mentre fanno bene sia i grillini (8.06%), sia Di Pietro (6.84%). Sotto il 4% l’UDC (comunque in leggero miglioramento), con Rifondazione Comunista (in ulteriore perdita) e Sinistra Ecologica a spartirsi tra loro un ulteriore 4%.

Elezioni regionali marzo 2010 - Risultati per il Comune di Castellarano, Reggio Emilia (RE)

Ad ogni modo, visto che parlare di politica di questi tempi e’ piuttosto deprimente (e non trovo neanche piu’ un gusto particolare nell’infierire sui sinistrorsi e li lascio quindi imprecare al solito contro l’ignoranza degli italiani, il monopolio delle TV, i capelli di Berlusconi, ecc…), passiamo ad un argomento un pelo piu’ rilassante. Apple ha infatti rilasciato nella giornata di oggi alcuni video introduttivi riguardanti l’iPad. Dispositivo che, in accordo a diversi rumors letti in giro per la rete, e’ gia’ in fase di spedizione per gli utenti americani che lo hanno preordinato on line. D’altronde il 3 aprile, data ufficiale di lancio oltreoceano, e’ vicino. A noi poveri europei tocchera’ aspettare ancora per almeno un paio di settimane, piu’ probabilmente tre. Chissa’ che almeno Apple non ci faccia il favore di aggiornare contestualmente al lancio europeo del tablet anche la linea dei MacBook Pro, in maniera tale che il sottoscritto possa finalmente aggiornare il suo parco macchine portatili in vista di Losanna. Parlavamo comunque dei video. Tutti molto semplici, ma interessanti da vedere. Mi e’ piaciuto in particolare quello relativo a Keynote. Vuoi perche’ e’ un’applicazione che mi interessa particolarmente, vuoi perche’ alcune delle gestures presenti mi sono sembrate molto simpatiche, ma consiglio una visione. Per il resto la visione e’ d’obbligo per tutti coloro che, come il sottoscritto, iniziano ad avere decisamente voglia di mettere le mani su questo giocattolino.

iPad in action (screenshot of the Apple's demo involving Pages)

Alla ricerca di un tetto

Con l’avvicinarsi alla fine del mese di marzo prende ufficialmente il via il controintuitivo piano “trasloco UK->Svizzera via Italia”. La notizia della spedizione in terra elvetica, per quanto ottima da un punto di vista carrieristico e di esperienza personale/professionale, era stata inizialmente un po’ destabilizzante. Non tanto per il fatto di dovermi spostare, dato che ad una vita da zingaro sono ormai relativamente abituato. Quanto piuttosto per aver realizzato che, una volta finito il periodo all’EPFL, anche il mio PhD (la borsa e’ pagata fino ad ottobre) sarà’ alle sue battute conclusive. Alias, writing up. Alias, tornerò’ a Plymouth giusto per un paio di mesi di immersione nella scrittura e poi la mia avventura qui sarà’ giunta al termine. Tra un paio di settimane saranno tre anni esatti dal momento in cui sono sbarcato in terra inglese. Tre anni passati velocemente, su questo non c’e’ dubbio. Tre anni che sicuramente mi hanno fatto crescere e, chissà’, forse mi hanno pure cambiato un po’. Ma ad ogni modo ci sarà’ tempo e modo per fare un bilancio conclusivo di questa vicenda. Al momento ci sono problemi più’ concreti da risolvere. Gia’ da qualche giorno ho iniziato a sgomberare il laboratorio (incredibile l’ammontare di cose che ho pian piano accumulato li’ dentro) e trasportare a casa libri, journals e quant’altro. Ora devo trovare un’agenzia che si occupi di trasportare tutte le mie cose in Italia (direi intorno al 20 del mese), andare in Italia a mia volta per riceverle, riorganizzarmi e poi procedere alla volta di Losanna. Magari a bordo di una macchina nuova, cosa alla quale sto pensando da qualche giorno. Con tutto il bene che voglio alla mia Punto (ex) Rossa, avere qualcosa di un pelo piu’ comfortevole e spazioso a disposizione non sarebbe una brutta pensata.

Lausanne

Sia quel che sia, la partenza e’, ovviamente, condizionata dal fatto di riuscire a trovare un alloggio. La ricerca e’ scattata ufficialmente ieri ed e’, in teoria, resa più’ semplice dal fatto che la’ avrò’ la mia macchina e quindi nessuna necessita’ di andare ad abitare in centro o comunque ancorato a tratte percorse dai mezzi pubblici. Nella realtà’, anche sentendo racconti di persone che già’ sono state sul posto, trovare un tetto non sembra una cosa così’ immediata. Dall’EPFL mi hanno fornito un po’ di link a siti specializzati. Quasi tutti rigorosamente in francese, ma forse questo me lo sarei potuto aspettare. Li condivido in questo post, in maniera tale che chi dovesse un giorno trovarsi nella mia stessa situazione magari potrà’ prendere le mosse dal mio stesso punto di partenza. Con il mio in bocca al lupo anticipato. Per la cronaca, il primo gruppo di link si riferisce ad affitto standard di appartamenti, case, ecc…, mentre il secondo contiene i collegamenti a siti di flat-sharing.

Qualcosa da aggiungere?

Per fortuna in Europa i tempi sono piu’ ristretti… :)

PhDComics.com - PhD v. Marriage

Ovviamente presa dall’intramontabile PhDComics.com.

Un’estate all’ESA (pagati da Google)

Apprendo dal neo-collega Marek una notizia fresca fresca riguardante il gruppo ACT (Advanced Concepts Team) dell’ESA con il quale il nostro laboratorio ha collaborato per alcuni mesi. Il progetto che i lor signori avevano sottomesso per la Google Summer of Code 2010 e’ stato infatti accettato. Cio’ significa che chiunque abbia le carte in regola (studente, buon programmatore e con tanta tanta voglia di lavorare) puo’ fare la sua application, incrociare le dita e magari ritrovarsi, di colpo, a lavorare all’Ente Spaziale Europeo.

ESA (European Space Agency) logo

Per capire un attimo piu’ nel dettaglio il tipo di figure che stanno cercando all’ESA, a questa pagina potete trovare una lista di temi di ricerca che sarebbero interessati a sviluppare. Da tenere presente che tutti questi progetti ruotano attorno a PaGMO, una libreria che implementa il paradigma evolutivo delle isole e della quale avevo gia’ parlato qualche mese fa.

Tutte le informazioni che dovessero servirvi potete comunque trovarle a questo link: http://www.esa.int/gsp/ACT/newsroom/NewsArchive/New32_Mar10_GSoC.htm

Swinglet MUAV (by senseFly)

Dopo un’altra chiacchierata via Skype con gli svizzeri e lo studio di qualche paper aggiuntivo, inizio ad avere un quadro decisamente piu’ chiaro riguardo all’ambiente che mi trovero’ di fronte una volta all’EPFL.

In questo post presento brevemente l’hardware con il quale avro’ a che fare e che, come sospettavo, e’ la piattaforma Swinglet, prodotta dalla senseFly, spin-off dell’istituto. Si tratta di un monoala con struttura in schiuma espansa, 80cm di apertura alare, mosso da un propeller elettrico alimentato da una batteria ai polimeri di litio che garantisce fino a 60 minuti di autonomia a 40km/h di velocita’.

senseFly's Swinglet MUAV

Lo Swinglet, secondo le specifiche, puo’ resistere a venti fino a 25km/h ed e’ in grado di trasportare 150g di payload aggiuntivo. All’interno della sua struttura presenta un sistema di autopilot completo (GPS, IMU e Pitot), un sistema di comunicazione wireless con portata dichiarata di 1.6km ed ovviamente un ricevitore per il controllo dell’aereo via telecomando. Un flyer aggiornato contenente il riassunto delle specifiche e’ disponibile a questo link.

Alcuni dettagli ancora non mi sono chiari. O, perlomeno, penso che la versione dell’aereo che utilizzano all’EPFL sia leggermente diversa rispetto a quella commercializzata (e che e’ possibile acquistare, ad esempio su rc-tech.ch, alla modica cifra di 5,000 CHF). Negli ultimi paper che ho analizzato, infatti, si descrive un sistema di controllo basato su un mini-computer montato sul computer, al quale e’ collegato un dongle Wi-Fi e che comunica direttamente con l’autopilot impartendo le manovre che l’aereo dovra’ eseguire. E, a proposito di autopilot, ne approfitto per allegare un interessante paper scritto da Severin Leven et al. e che mostra l’approccio seguito per lo sviluppo.


In chiusura di post, nel filmato qui sotto potete anche vedere un velocissimo video che evidenzia la facilita’ con il quale lo Swinglet puo’ essere lanciato.

Per quanto riguarda la fase di atterraggio, potrebbe esserci ancora qualcosa da migliorare…

Mad Dog McRea

Durante i festeggiamenti per St. Patrick, la scorsa settimana, in compagnia della ciurma del laboratorio sono andato nel dopolavoro ad un pub irlandese ad ascoltare il concerto di una band locale, specializzata in musica folk e dal retrogusto Irish. La band in questione si chiama Mad Dog McRea, i suoi membri sono Plymouthians DOC, e la musica che suonano non e’ male. Per niente male.

Mad Dog MacRea (band)

So far, i Mad Dog McRea hanno pubblicato tre album. Il primo, Drink Stink & Be Merry, e’ datato 1995, mentre gli altri due sono relativamente piu’ recenti: Away With The Fairies e’ uscito nel 2002, Sophisticated hat Manoevers nel 2006. Tutte le canzoni della band sono liberamente scaricabili dal loro sito web, precisamente da questa pagina. La qualita’ degli MP3 non e’ particolarmente buona, motivo per cui consiglio l’acquisto dei CD, data anche la relativamente modica (£10 ad album, incluse spese di spedizione) cifra richiesta.

Mad Dog McRea albums' covers

Io ho fatto la mia parte e mi sono preso gli ultimi due album, recapitati nella mia pigeonhole stamattina. Nel caso non vogliate acquistare a scatola chiusa, a parte scaricare dal link postato qui sopra, potete anche trovare qualcosina su YouTube. Come, ad esempio, un video live durante l’esecuzione di uno dei cavalli di battaglia del gruppo, Am I Drinking Enough?. Magari non una delle lyric piu’ impegnate della storia della musica, ma un ascolto piacevole. Soprattutto nelle serate giuste.

Mad Dog McRea – Am I Drinking Enough?

I guess I know my place
Something like a disgrace
I take what I’m offered
Don’t know how to say no
Seems like life is a race
Just to get off your face
Set the room spinning
Someone bring me a bowl

Some folk do time
Some folk walk the line
Friends from any quarter
Can’t sail your boat to calmer seas
Desert island paradises
Bring out the whiskey and the dice
Set the world spinning
Can’t let down the family

Am I drinking enough?
Am I smoking enough?
Am I killing myself slowly fast enough?
All the folk I see
Don’t see the world like me
I just don’t understand for the life
Stand for the life of me

Volare (e comunicare)

Dopo qualche tempo mi immergo di nuovo nello studio di proceedings ed articoli di riviste. L’occasione e’ data dall’imminente trasferta in terra Svizzera, in prospettiva della quale ho la necessita’ di capire un po’ meglio cosa stiano combinando di preciso all’EPFL e come possa agganciare il mio lavoro a qualcuno dei filoni di ricerca che stanno portando avanti. Sabine Hauert, con la quale sono in contatto da un paio di settimane, mi ha spedito un paio di articoli ancora in draft (e che per questo motivo non posso ancora condividere qui sul blog). Da questi ho ricavato un bel po’ di spunti interessanti. E, soprattutto, un po’ di collegamenti ad altri lavori che non avevo in archivio e che sto iniziando ora a guardare (li trovate qui nel seguito). Entro mercoledi’ punto a venirmene fuori con qualche ipotesi concreta circa il lavoro nel quale mi imbarchero’. Naturalmente vi terro’ aggiornati sugli sviluppi. Nel frattempo, buon download e buona lettura.

Flying lessons (from birds)

Observational talent

Stuey (Stu) Ungar

I firmly believe that the true champions of poker are blessed with an observational talent that they hone through years of practice and experience. Fortunately, very few of these “super” observers exist (otherwise they’d dominate the poker world), but to give you a feeling for what they can do, consider the story of Stuey Ungar. In the 1980s, Stuey was considered the best in the world at gin (in fact, he was the best for two decades), the best no-limit Hold’em player ever (by then he had won two World Championships, with one more to come), and one of the best backgammon players in the world as well.

During the WSOP in 1992, Stuey was playing in a five-handed $600-$1,200 game on table 59, while Bobby Baldwin and “Chip” Reese were playing gin at table 60. All of a sudden, Chip turned to Stuey at the other table and said, “How did you like the way I played that hand?” Stuey, who again was busy playing $600-$1,200 at the adjoining table, said, “I would have knocked four draws ago with five [points].” Chip then said, “Thanks,” and rolled his eyes back in his head.

Of course, Chip knew that Stuey was right, because Stuey was considered all but unbeatable at gin. In fact, he was so good at gin that for many years he couldn’t even get a game from anyone, anywhere. But Chip didn’t roll his eyes back in his head because Stuey was right. Rather, he rolled his eyes back because he couldn’t believe that Stuey was watching his every move while simultaneously playing high-stakes poker at a completely different table. Now, that’s observation!

Phil Hellmuth Jr (in Navarro, J., and Karlins, M.,
“Read’em and reap”, HarperCollins, NY, 2006)

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