4 maggio 2010
Su Mario Bianconi, Pietro Rigosi e Pietro Gori
Leggendo le pagine del libro di Guccini che avevo menzionato alcuni post fa, sono venuto a conoscenza di un paio di cose interessanti. Prima di tutto, negli immancabili paragrafi dedicati a La Locomotiva, si fa cenno ad un libro di tale Mario Bianconi, scritto nel 1958 ed intitolato Trent’anni di officina – Confessioni e ricordi di un operaio. E da li’, a quanto pare, che Guccini scopri’ la storia del macchinista anarchico Pietro Rigosi e della sua folle corsa contro il treno parcheggiato alla stazione di Bologna. Il libro, a quanto emerge dopo qualche rapida ricerca su Internet, appare introvabile. Chissa’ che una qualche biblioteca della zona non possa pero’ averne, per disgrazia, una copia.

Poche pagine piu’ tardi e vengo a conoscenza di un altro personaggio. Trattasi questa volta di Pietro Gori, anch’esso anarchico, ma decisamente di piu’ alto livello rispetto al Rigosi. Se non altro in quanto ad influenza. Nato a Messina nel 1865 si contraddistinse fin da ragazzo per l’impegno politico ed un carattere probabilmente non troppo accondiscendente, se e’ vero che poco piu’ che adolescente venne espulso “per indegnita’” da un’associazione monarchica. Trasferitosi a Pisa con la famiglia, aderi’ ben presto al movimento anarchico pisano fino a diventarne una delle figure piu’ influenti. Venne piu’ volte arrestato e dovette anche provare per ben due volte l’esperienza dell’esilio. La prima volta, a cavallo tra 1894 e 1895 non ando’ particolarmente bene. Fuggito a Lugano per evitare una condanna a cinque anni di carcere quale presunto ispiratore dell’omicidio del presidente francese Sadi Carnot (avvenuto per mano di Sante Geronimo Caserio, un altro personaggio sul quale si potrebbero spendere fiumi d’inchiostro), venne li’ catturato ed estradato (anche se all’epoca si diceva semplicemente “espulso”) insieme a 17 altri esuli politici italiani. La seconda volta, migrato in Argentina allo scopo di sfuggire ad un’altra condanna, questa volta di 12 anni, le cose andarono meglio. In Sudamerica continuo’ ad occuparsi di politica e fondo’ anche una rivista. Grazie ad un’amnistia riusci’ comunque a rientrare in Italia dopo appena 4 anni. Nel Belpaese si spense nel 1911, a soli 46 anni, dopo aver comunque lasciato alle sue spalle una produzione, sia letteraria che artistica, di tutto rispetto. Oltre agli scritti politici, compose infatti moltissime canzoni, alcune delle quali resistono tutt’oggi alle intemperie del tempo.

Qui sotto, direttamente da YouTube, potete trovare una splendida interpretazione della sua canzone piu’ famosa, Addio a Lugano (legata all’esperienza dell’esilio accennata qualche riga fa), ad opera di Giorgio Gaber, Enzo Jannacci (all’epoca giovanissimi), Otello Profazio, Silverio Pisu e Lino Toffolo. Correva l’anno 1964 ed il tutto avveniva sulla RAI.
Altri tempi.
Comments(3)


Su maremagnum c’e’ “Trent’anni di officina”
Ce ne sono varie copie, tra 20€ e 30€.
http://www.maremagnum.com/showPage.php?template=HOME&id=1
Fa impressione vedere Gaber cosi’ giovane!
Ottima pescata, Koteko… grazie mille!
Io ho trent anni d officina e nn e’ scritto di rigosi, l ho preso perche’ adoro la locomotiva e di questo rigosi nn si parla! Nn capisco perché guccini dicai bis ispirato la canzone da una citazione di quest anarchico nel libro sopra citato
X chiarimenti contattami a worm.andreas@libero.it