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Fabio Ruini's blog

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Geo Chavez

Sull’edizione odierna, il Corriere della Sera ci ricorda, grazie alla penna di Giovanni Caprara, che la prossima settimana (per la precisione il 23 settembre venturo) sara’ passato un secolo dal tragico incidente aereo in cui perse la vita il pilota francese (ma di origini peruviane) Geo Chavez.

Geo Chavez (sitting on his plane, front view)

Era il 23 settembre del 1910, quando l’allora 23enne Chavez prese il volo da Briga per scrivere il suo nome nella storia. Voleva essere la prima persona a trasvolare le Alpi a bordo di un aereo. Un’operazione che si iniziava all’epoca ad intravedere come possibile, ma che era ancora nel mezzo del limbo che separa il realizzabile dall’irrealizzabile. Chavez volo’. E porto’ a termine la sua missione. Salvo poi, tragica ironia del destino, schiantarsi al suolo durante uno scalo tecnico a Domodossola, citta’ dalla quale sarebbe poi dovuto ripartire alla volta dell’ormai vicinissima Milano.

Geo Chavez (side view of him sit on his plane)

Qui sotto potete leggere l’articolo di Caprara citato in apertura. A questo link, invece, trovato un sito interamente dedicato all’eroe aviatore Chavez. Buona lettura.

Geo Chavez, il sogno spezzato dell’aviatore sconfitto dalle Alpi
Un secolo fa il tentativo di trasvolata Briga-Milano su un aereo di tela e legno

I rottami dell’aereo di Chavez«Bisogna che io parta» e volò via verso il Sempione per tentare un’impresa giudicata quasi impossibile: la traversata delle Alpi. Così, impaziente e irrequieto per le segnalazioni dei venti in quota, Geo Chavez ruppe gli indugi decollando da Briga con meta Domodossola e Milano. Erano le 13.29 del 23 settembre 1910: cento anni fa. Aveva 23 anni il giovanissimo francese di origine peruviana, biondo e occhi azzurri, appena laureato in ingegneria, ma il più determinato nell’affrontare l’arduo balzo. Nella carlinga del suo Bleriot XII di legno e tela, con un barografo appeso al collo, una bussola e un tachimetro, scomparve in fretta nel cielo.
Nei giorni precedenti aveva compiuto alcune ricognizioni dell’ambiente. Lo accompagnava con la sua auto Luigi Barzini, il grande inviato del Corriere della Sera già celebre per il famoso raid Parigi-Pechino. Il Corriere aveva sponsorizzato l’iniziativa garantendo quasi la metà del premio di 120 mila lire destinato al vincitore. In quegli anni piloti e costruttori andavano a caccia di queste occasioni per poter realizzare, con i proventi, nuovi aeroplani. Il momento era di grande euforia per il nascente mondo delle ali. L’anno precedente a Brescia si era tenuto il primo circuito aereo italiano e a Roma Wilburg Wright, protagonista del primo volo nel 1903 negli Stati Uniti, addestrava i primi due piloti italiani. Nello stesso anno Louis Bleriot compiva la traversata della Manica.

Milano guarda alle imprese con crescente interesse e organizza per l’autunno 1910 un circuito aereo internazionale con uno scopo ben diverso che supera la competizione sportiva mirando a coinvolgere l’industria interessata per stimolare lo sviluppo del settore. Milano, con l’Expo del 1906, si era confermata la capitale industriale del Paese e guardava al futuro. Occorreva però anche un’avventura eccezionale per sottolineare lo spirito che animava l’idea. E dopo la Manica tutti guardavano alla traversata dell Alpi, ben più difficile. La meta sembrò adeguata. In cinque si presentarono alla sfida, ma solo Geo Chavez partì superando le vette. La sua conquista, purtroppo, si concluse in tragedia schiantandosi con il suo aereo sui prati di Domodossola dove era previsto un atterraggio prima di raggiungere Milano.

«Abbiamo voluto ricordare con una serie di iniziative la grande impresa e la Milano di quegli anni che brillava per straordinaria dinamicità e capaci di stimolavano la crescita della cultura e dell’economia. Un vero esempio anche per oggi», spiega Guido Podestà presidente della Provincia, organizzatrice degli eventi con la collaborazione del comando dell’Aeronautica Militare di Milano sotto la guida del generale Nello Barale, e del Museo nazionale della scienza e della tecnologia «Leonardo da Vinci». Qui è custodito un frammento dell’aereo di Chavez presentato ieri dal presidente Giuliano Urbani e visibile per rivivere l’emozione di uno storico e sfortunato volo.

Geo Chavez - the remainings of his plane after the crash

Commenti

  1. settembre 24th, 2010 | 19:26

    Geo non fu sconfitto dalle Alpi, ma le sconfisse lui con la sua impresa. La vita che diede per realizzare il suo sogno non è simboleggia una sconfitta, ma secondo me una vittoria. Infatti è col supremo sacrificio che le Alpi, quelle Alpi e quelle gole che io conosco bene (da 38 anni faccio villeggiatura a Trasquera) hanno donato l’immortalità al suo sogno, al sogno di tanti… volare alti nel cielo, passando dove nessuno era mai passato prima, guardando quei monti dall’alto, come le aquile ed i falchi, cavalcando un uccello di cartone, come nei sogni dei bambini. Vola Geo, vola alto nel cielo! Dai prati di quaggiù ti vediamo ancora oggi passare e ti salutiamo con le lacrime agli occhi, perchè allora… i sogni si avverano!

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