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Fabio Ruini's blog

'cause Italians blog better

Archivio per febbraio, 2011

Una foto

La notizia del giorno non e’ una notizia. O meglio, lo e’, ma non e’ raccontata per via “testuale” con i miei soliti fiumi d’inchiostro digitale. E’ narrata invece attraverso una foto (la quale, per definizione, vale comunque come mille parole). Che tipo di foto? Quella che vedete qui sotto.

Ebbene si’, trattasi di una foto in anteprima (scattata proprio stamattina in quel di Derriford) del mio pargolo. Il quale, a quanto pare, oltre che essere estremamente educato/socievole (notare la manina che saluta) e’ pure una settimana piu’ vecchio di quanto si pensasse. L’expected delivery e’ ora fissata per il prossimo 3 settembre. Roba che se dovesse pigliargli lo schizzo di anticipare di un’altra settimana rischierebbe pure di fregarmi il compleanno. Rischio che, in fondo in fondo, posso comunque sopportare.

Ovviamente e’ difficile esprimere in maniera scritta quello che puo’ essere il mio stato d’animo in questo momento. Una curiosita’ pero’ c’e’. Ho visto in vita mia tonnellate di foto di ecografie e quindi sapevo, bene o male, a cosa andavo incontro. Per qualche motivo avevo sempre inconsciamente pensato che un feto di poche settimane se ne stesse sempre immobile, bello tranquilo, aspettando solo di essere fotografato. Quando invece oggi l’ho visto muoversi, sguazzare (“yeah, that’s like being in a swimming pool”, cercava di spiegarmi l’ostetrica) e saltare inarcando in maniera preoccupante la schienuccia, ammetto di essere rimasto completamente spiazzato.

Per il resto, sono lieto di comunicare che tutti gli esami hanno dato esito del tutto positivo. Le analisi del sangue effettuate sulla mamma non hanno segnalato nessun problema di sorta, mentre quelle effettuate indirettamente sul feto non hanno a loro volta destato alcun tipo di preoccupazione. Lunghezza al garrese crown-rump (testa-bacino) pari a 72.7mm, nuchal traslucency che restituisce 1.90mm e conseguenti probabilita’ nella media (1:20,000 normalizzato) di trisomy 21 (i.e., sindrome di Down) e trisomy 13/18 (rispettivamente Patau e Edwards syndrome) (1:164,491 normalizzato).

Insomma, per il momento sembra andare tutto a gonfie vele. Non resta che sperare che il vento non decida di cambiare improvvisamente direzione…

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Vodafone KO

Abbastanza inquietante quando accaduto tra ieri e oggi sul territorio britannico. A causa di un’incursione perpetrata da alcuni ladri (per quanto stiano gia’ emergendo rumour che parlano di atto vandalico piu’ o meno premeditato) presso una centrale/snodo gestita da Vodafone nei pressi di Basingstoke, milioni di cittadini inglesi (anche se la multinazionale delle telecomunicazioni sostiene che i disagi si siano invece limitati a “sole” centinaia di migliaia di utenti) si sono svegliati questa mattina trovando il proprio cellulare in uno stato inutilizzabile. Semplicemente incapace di ricevere qualsivoglia segnale.

Vodafone ha pubblicato una Q&A ufficiale su uno dei forum di supporto per provare a spiegare nei piu’ semplici termini possibili cosa accaduto. Copio/incollo qui di seguito:

Certo il fatto e’ inquietante. Soprattutto se si pensa al fatto che basta un’incursione di qualche persona per paralizzare, di fatto, le comunicazioni mobili di migliaia e migliaia di persone. Qualcosa in piu’ a livello di sicurezza, forse forse, andrebbe fatto.

PS: il corridoio M4, che comprende al suo interno anche Plymouth e dintorni, e’ questo.

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Prime immagini dal nuovo covo

Il post di oggi e’ dedicato ad un piccolo reportage fotografico della nuova casetta nella quale sono appena andato ad abitare insieme alla mia dolce meta’. Premetto che ancora mancano un po’ di cose, sia per quanto riguarda i mobili (in particolare una scrivania ed una libreria da installare in soggiorno), sia per quanto concerne gli elettrodomestici (microonde e rice cooker in primis), sia per le cianfrusaglie varie. Fatte comunque queste doverose premesse, ecco a voi le foto.

Si parte con la zona giorno. Vista da una parte (notare sullo sfondo l’ormai storico Vistron 32″ LCD, comprato nel lontano maggio del 2008, intento ora a trasmettere le immagini di una partita di FA cup tramite il suo nuovo amico Sky HD Box).

E poi dall’altra. Le due stanze, quella con il tavolo e l’altra con il divano erano una volta separate, poi i due proprietari hanno deciso di abbattere il muro divisorio creando effettivamente un ambiente piacevole alla vista e che cosi’ appare forse piu’ ampio di quanto in realta’ non sia.

Primo piano sul tavolo, stile diciamo “vecchio” (perche’ appunto non e’ ne’ antico, ne vintage, ma solo vecchio).

Passiamo ora alla cucina, anch’essa presa da due inquadrature. La prima, che mette in evidenza (oltre a un po’ di alimentatori momentaneamente collegati li’), uno degli acquisti piu’ strani che il sottoscritto abbia fatto negli ultimi anni (e che mi conosce dovrebbe saperlo che di acquisti strani ne ho fatti davvero in una quantita’ imbarazzante), ergo uno slow cooker della Russell Hobbs. Pensavo che quest’affare potesse cuocere anche il riso (da cui il riferimento al rice cooker che ho fatto in apertura di post), ma invece mi sa che e’ troppo sofisticato per queste cose. Questo slow cooker si fa mettere cose al suo interno e le restituisce cucinate (cotte/bollite/vaporate o come le si possa definire) dopo 7, 8 o 9 ore. Non ho ancora ben capito quali siano i vantaggi, ma sicuramente rispetta in maniera accurata il suo nome. E’ slow.

Qui l’altra parte della cucina, con uno scorcio sul mondo esterno che filtra dalla finestra (sottoforma di un’altro blocco dell’abitazione che si affaccia sul “cortile” interno) (mi rifiuto di specificare il perche’ delle virgolette: chi volesse capire che venga qui di persona) ed uno sulla lavatrice. Che i padroni di casa ci hanno cortesemente fatto trovare intoppata, costringendosi, al primo lavaggio, a dover eliminare l’acqua manualmente (alias a suon di stracci) attraverso la rimozione dell’apposito filtro.

Scorcio del corridoio che collega la zona giorno a quella notte (piu’ bagno e porta per il succitato “cortile” interno).

Overview della camera da letto, con annesso set di lenzuola che Rocco Siffredi sicuramente apprezzerebbe un sacco.

Infine il luogo piu’ privato dell’intero flat. Quello dove lavare via le proprie giornate, prepararsi alle sfide che incombono e meditare in maniera piu’ o meno approfondita sul senso della vita.

Direi che per il momento considero questo post un’invasione sufficientemente approfondita ed estesa della mia privacy. Ulteriori aggiornamenti (forse) piu’ avanti.

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Honeycomb secondo Steven Cherry

La nuova puntata di This week in technology, il podcast di IEEE condotto da Steven Cherry, parla di Android 3.0, nome in codice Honeycomb, al secolo la nuova versione del sistema operativo Android specificatamente sviluppata per dispositivi tablet.

La nuova linea di Google prevede che i tablet debbano infatti basarsi su ambienti operativi pensati appositamente per loro (clap clap), ergo niente piu’ OS originariamente disegnati per un telefono/palmare e poi goffamente ingigantiti per riempire il display di una tavoletta. Honeycomb sara’ il primo della serie e sono molti gli analisti che fremono per vedere come i nuovi tablet basati su questo dispositivo saranno accolti dal mercato, soprattutto in chiave anti-iPad. Steven Cherry discute di questo e di altri aspetti con il giornalista Brian Proffitt. Ne emerge un dialogo divertente, ironico ed irriverente. Ed uno sguardo relativamente pessimista riguardo al futuro della nuova incarnazione di Android. Vi lascio qui di seguito con la trascrizione dell’introduzione alla puntata fatta da Cherry. Il resto lo trovate al link pubblicato in apertura di post.

If I could just rant for a bit: Motorola’s January Super Bowl ad for its upcoming Xoom tablet was a bit strange. A young man travels to work amidst a sea of hooded commuters, carrying a tablet computer that shows the date, 1984. It was a reference to Apple’s famous Super Bowl ad that year launching the Macintosh on national television, and so only indirectly a reference to the famous book by George Orwell. But that’s not what’s strange.

The young man sees a beautiful young woman. He buys some flowers. He photographs them with the tablet computer. He creates, again on the tablet, an animation of a boy giving the flowers to a girl. Using the tablet, he e-mails the animation. Then he walks over to her glassed-in cubicle to see her playing the animation—instead of just handing her the actual flowers, which presumably remain on his desk, wilting. If the idea is, if the woman of your dreams would prefer an animation of flowers to the actual flowers, then the Xoom is designed for you, then I guess it’s an effective commercial.

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Trasloco finito (eleventh edition)

Addio, vecchio mio…

(dedicato alla mia ormai ex stanza al 49/A di Mutley Plain)

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