26 aprile 2011
Cossiga e Ciancimino jr.
Oggi pomeriggio, sull’aereo che mi trasportava da Bergamo a Bristol e poi ancora sul treno per Plymouth, mi sono passato il tempo leggendo La versione di K, volume di Francesco Cossiga pubblicato nel 2009, giusto pochi mesi prima della dipartita dell’ex presidente della Repubblica e senatore a vita.

Il libro non e’ sicuramente classificabile tra i capolavori della cultura italiana, ma offre comunque diversi spunti provocatori ed interessanti, come d’altronde era lecito aspettarsi dato l’autore. A colpirmi, in particolare alla luce dei fatti degli ultimi giorni, e’ stato soprattutto un breve passaggio dedicato a Massimo Ciancimino. Un passaggio quasi profetico che vi riporto qui di seguito:
“[...] Secondo il quadro delineato dalle dichiarazioni di Ciancimino jr., dunque, la mafia chiedeva la cancellazione del carcere duro, il dissequestro dei patrimoni e garanzie per i familiari dei boss detenuti. E se lo stato non avesse accettato, ci sarebbero state altre bombe e altre vittime innocenti.
E’ verosimile una tale ricostruzione? C’e’ stata davvero una trattativa Stato-mafia mediata da Ciancimino senior? Siamo, senza alcuna ombra di dubbio, di fronte all’ennesimo mistero italiano?
Che inquirenti di mezza Italia, gli stessi che hanno indagato su quei fatti e su quelle stragi, siano poco attendibili, e’ possibile. Che abbiano sbagliato le procure di Palermo, di Caltanisetta, di Milano, di Roma, di Firenze, e’ anche plausibile. Ma che il figlio di Ciancimino volesse sconti e aspirasse al dissequestro dei beni di famiglia, questo no, non era da mettere in conto? La mia impressione, a esser sincero, e’ proprio questa: che un’opinione pubblica assetata di novita’, sempre in fibrillazione e mai libera, non dico da dubbi, che sono i benvenuti, ma da sospetti, che sono invece velenosi e corrosivi, finisca per rendere attendibile anche un personaggio come il figlio di Ciancimino. Tutto puo’ accadere. Il nostro sistema giudiziario ha sospettato insospettabili, ha condannato innocenti e ha ritenuto credibili pentiti che non lo erano affatto; ma non possiamo, io penso, credere sempre a tutto.“














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