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Fabio Ruini's blog

'cause Italians blog better

Archivio per agosto, 2011

UoP @ FIRA2011

Si e’ conclusa oggi a Kaohsiung, Taiwan, FIRA2011 RoboWorld Cup & Congress , tradizionale conferenza/competizione che raduna gruppi di ricercatori interessati nella robotica applicata a scenari leggermente diversi dal solito. FIRA e’ infatti l’acronimo per “Federation of International Robot-soccer Association” ed e’ facile intuire come il focus del raduno sia appunto il calcio giocato da squadre di robot. La conferenza, che si tiene ogni anno, e’ l’occasione per radunare i gruppi di lavoro/ricerca sparsi per il globo, permettere loro di mettere alla prova i loro sistemi e condividere con la comunita’ i “segreti” sottostanti.

Presente a FIRA2011 anche una delegazione plymouthiana. La quale ha performato decisamente bene. Come il buon Peter Gibbons ha riportato su Facebook, direttamente da Taiwan: “Double world champions and double world record holders for sprint and marathon at FIRA 2011“.

La prestazione che ha portato i ragazzi plymouthiani alla vittoria nello sprint la si può vedere nel video qui sotto.

Per chi volesse seguire più da vicino le vicissitudini del team plymouthiano, linko la pagina Facebook ufficiale. Sul sito della conferenza (linkato sopra) e’ invece possibile trovare informazioni più’ dettagliate su tutto quanto accaduto.

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Abstractando

Dopo un po’ di (felice, causa overdose tesistica non ancora smaltita del tutto) assenza dagli strumenti software di text editing, questa mattina (nonostante qui, tecnicamente, sarebbe Bank Holiday) sono tornato a prendere in mano uno di questi per mettere per iscritto un po’ di pensieri vari. La scusa era quella di preparare un abstract per un workshop del progetto al quale sono correntemente associato (al secolo VALUE), in programma per il prossimo 15 settembre in quel di Potsdam.

Sorvoliamo sul fatto che il limite di 200 parole e’ stato piu’ o meno bellamente (per quanto non volutamente) ignorato ed il computo totale recita circa 450. D’altronde, come direbbe l’Alberto Tomba dei bei tempi, chi mi conosce lo sa. Ad essere sintetico proprio non ce la faccio. Provo comunque a tagliare corto e chiudo il post copia/incollando il succitato abstract, nel caso in cui a qualcuno interessasse darci un’occhiata.

Towards a cognitive architecture for studying the effect of spontaneous eye movements during the memorising/rehearsal of complex instruction sequences
Fabio Ruini, Anthony Morse, Angelo Cangelosi
Centre for Robotics and Neural Systems, University of Plymouth, UK

The aim of the current work is to develop a cognitive architecture for humanoid robots capable of memorising sequences of instructions, taking into account the phenomena investigated in Apel et al. (in press).

The robotic platform used as reference is the iCub robot (Sandini et al., 2007), with preliminary investigations carried out using a computer-simulated version of it (Tikhanoff et al., 2008).

In the experimental setup, the robot is put in front of a table where a 3-by-3 grid (every cell being marked with a number) and several objects are deployed. The robot listens to a sequence of instructions in the form “move object x to grid cell y”, memorises the series, and eventually replays it.

The design of the cognitive architecture takes inspiration from the ERA architecture (Morse et al., 2010). Its topology relies on a network of four interacting two-dimensional Self-Organising Maps (Kohonen, 1990). Each (pre-trained) SOM encodes different elements of the perceptual space: a) the neck-eyes posture (4 DoF), b) the perceived colours (having the left eye fovea as reference), c) the names of the existing objects, and d) those of the various grid cells.

The robot goes through a sequence of learning stages to develop the desired capability. The first step consists in motor babbling, with the robot looking around the environment and creating bi-directional associations (through Hebbian learning) between the colours and the postures SOMs. During the second stage, the robot learns the names of the objects and of the grid cells in front of it. Creating links between the SOMs encoding for neck-eyes postures and object/grid cell names (also being helped by the connections established during the previous stage), it becomes possible for the robot to look at a specific object/cell when its name is heard. During the final stage, consisting in the exposure to the entire instruction sequence, a competitive dynamic is established within the object/cell names SOMs. When the robot listens to an instruction component (either an object name or a cell), its attention is directed towards it and this triggers the BMU in the corresponding self-organising map to increase its activation level. This activation decreases over time (if not regularly reinforced or in case alternative units get activated), thus leaving traces of recency in robot’s memory. When a following instruction component is heard, other than repeating this process a unidirectional inter-SOM connection is created going from the previous to the current instruction component, thus storing the “directionality” of the sequence. Once the entire process is done, the rehearsal of the instruction sequence is done by “reading” the activation levels from the object/cell names SOMs, and following the existing connections.

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Happy birthday (again?!?)

Avendo raggiunto quota 29, ho come il sospetto che questo sia uno degli ultimi compleanni che il sottoscritto possa affrontare con una discreta leggerezza. Il prossimo, così ad occhio, traghettandomi nel mondo degli “enta”, sospetto sarà un pochino più traumatico.

Anyhow, pensiamo a gustarci il momento senza pensare troppo a quello che accadrà in futuro. In sostanza, dunque, buon compleanno a me! :)

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Un paio di libri

E’ da un po’ che su queste pagine non mi trovo a parlare di libri. Colgo quindi la palla al balzo per segnalare due nuovi arrivi che hanno fatto capolino nella mia biblioteca (al solito consultabile anche su Anobii) in questi giorni.

Il primo di questi volumi e’ Otel Bruni, romanzo dell’eclettico modenese Valerio Massimo Manfredi. L’opera e’ ambientata nella pianura padana emiliana nel lasso di tempo che intercorre tra il 1940 ed il 1949 e va a toccare svariati temi, tra i quali la genuinita’ della vita contadina, la guerra e la politica.

Il secondo libro si intitola invece Ve lo avevo detto. Si tratta di una raccolta di scritti di Indro Montanelli (a cura e con prefazione di Massimo Fini) aventi come filo conduttore le critiche analisi del giornalista toscano nei confronti dell’ascesa al potere di Berlusconi.

Ora, come al solito, per questi libri la questione e’ “soltanto” quella di trovare il tempo di leggerli.

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Preview dalla nuova casetta

Come potrete ben immaginare, questi ultimi due giorni sono stati alquanto intensi. Dopo aver trasferito tutte le nostre cose nella casetta nuova ieri mattina, da ieri pomeriggio e’ partita la fase “mettere in moto la nuova dimora”. Lungi dall’aver trovato una configurazione definitiva della casa (esserci riuscito nel giro di un giorno e mezzo sarebbe stato alquanto preoccupante), le condizioni di quest’ultima permettono una prima (e, ribadisco, preliminare) carrellata fotografica. Bando alle ciance, vediamo dunque insieme il nuovo posticino.

Cosi’ e’ come si presenta la zona giorno appena varcata la soglia d’ingresso.

Questo e’ l’angolino TV/divano (ma va?), ancora in attesa di un nuovo stand per la TV (già adocchiato uno su Amazon che sembra essere perfetto per ospitare TV + playstation + stereo).

Particolare del caminetto, con capoccia del sottoscritto che spunta nello specchio.

Qui il tavolo da pranzo, con elementi floreali annessi (notare anche la tovaglietta British appena comprata, che copre la striscia centrale del tavolo per il lungo) (va beh, se guardate la foto si capisce).

Uno sguardo al cortiletto/giardino interno, con annessa bella porta/finestra (che nella foto e’ pero’ spalancata e pertanto sembra non esistere).

La vasca/stagno/lago/pozzanghera dei pesci. Si’, ci sono dei pesci al suo interno. E sembrano vivi e vegeti. Non mi e’ ben chiaro cosa mangino, dato che la casa e’ rimasta vuota per un paio di settimane e questi sembrano squazzare piuttosto tranquilli, per la felicita’ dei gatti del vicinato.

Uno sguardo, doveroso, al bagnetto.

Ed uno alla camera da letto, che invero non e’ spoglia come sembra. E neppure così storta.

Infine ecco la camera per gli ospiti, mansarda ed arredata in modo che la prima cosa che gli occupanti facciano al loro risveglio sia quella di piantare una capocciata contro il muro.

Questo e’ quanto. In futuro mi piacerebbe fare un reportage più accurato una volta terminata la fase di setup, ma conoscendomi c’e’ il serio rischio che queste rimangano le prime ed ultime foto della nuova dimora plymouthiana. Comunque non si sa mai.

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