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Fabio Ruini's blog

'cause Italians blog better

Archivio per novembre, 2011

SOMs: giocando con le dinamiche di attivazione

Mi rendo perfettamente conto che il post di oggi non dira’ niente ai piu’. E, invero, la figura che potete vedere qui sotto non dice ancora tantissimo neppure a me. Se non dimostrare che le dinamiche temporali che ho implementato per le unita’ di una self-organising map sulla quale sto lavorando sembrano generare comportamenti “ragionevoli”. Una certa unita’ (BMU) si attiva quando il robot a cui la SOM e’ collegata osserva un oggetto conosciuto, le unita’ vicine fanno lo stesso (seppur con intensità minore) e poi, con il passare del tempo e in assenza di un rinforzo, l’attivazione decresce. Semplice e pulito.

Per la cronaca, il grafico e’ stato preparato grazie ad uno scriptino Matlab di neppure 20 righe che potete vedere nello snippet qui sotto (e che si appoggia a suplabel).

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Working memory

E’ uno dei fenomeni piu’ noti e meglio studiati nella psicologia. Ma, tuttavia, ancora oggi e’ spesso al centro della discussione scientifica. Stiamo parlando della memoria a breve termine, altresì nota come working memory (vi e’ in realtà una sorta di evoluzione nella terminologia usata, dato che quella che era una volta chiamata short-term memory tende oggi ad avere un’accezione piu’ ampia e prendere appunto il nome di working memory). Un campo sul quale anche il sottoscritto sta investigando alla ricerca di ispirazione per il lavoro sul quale e’ correntemente impegnato.

Per approfondire l’argomento da un punto di vista un pelo piu’ scientifico propongo qui di seguito alcuni articoli. Il primo paper e’ una review, ormai un po’ datata (2000), ma comunque molto estesa ed interessante. Curata da Nelson Cowan ed apparsa su Behavioral and Brain Sciences, contiene, oltre a considerazioni di livello generale su cosa significhi avere un tetto massimo sulla capacita’ di immagazzinare informazioni a breve termine, anche una cinquantina di pagine di discussioni di piu’ ampio respiro oltre che, ovviamente, una ricchissima bibliografia.

Infine abbiamo due applicazioni pratiche. O, meglio, due tentativi di abbozzare un meccanismo biologicamente plausibile di short-term memory per robot. I lavori in questione, che nel novero degli autori sharano tra loro David C. Noelle, ora alla University of California, Merced ed in passato alla Vanderbilt University di Nashville, potete leggerli scaricando i PDF qui sotto.

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Mendeley for iPhone and iPad

Di Mendeley ne abbiamo gia’ parlato qui dentro in diverse occasioni, l’ultima delle quali circa un paio di mesetti fa. Perche’ riprendere in mano l’argomento oggi? Il motivo consiste nel fatto che oggi, dopo tanti mesi (ed infinite lamentele da parte degli utenti), in assoluto silenzio, e’ finalmente apparso sull’App Store di Apple l’aggiornamento dell’applicazione Mendeley Lite per iPhone e, ora, anche per iPad.

L’aggiornamento era quanto meno necessario, dato che la versione precedente di Mendeley, oltre a non esistere in formato HD per iPad, semplicemente non funzionava, crashando in apertura alla stragrande maggioranza degli utenti. Ivi compreso, naturalmente, il sottoscritto. Ora pare che, seppur in colpevolissimo ritardo, tutte le principali magagne del software siano state risolte. E guardate come sono belle le mie pubblicazioni viste dal tablet di Cupertino.

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Sui visi sorridenti

Un rammarico per la (precoce?) uscita di scena del Silvio nazionale in fondo in fondo c’e’. Il fatto che non sia riuscito a mettere il suo faccione sorridente su banconote, francobolli, buoni postali e quant’altro. Una cosa che invece l’austera regina inglese e’ riuscita a fare in tutta tranquillità. Al punto che oggi mi e’ toccato trovarmela davanti pure qui. Mentre compilavo un postal order. Altri stili.

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Riverford

Con la scusa ufficiale di un meeting di laboratorio, il sottoscritto e i suoi prodi scudieri (aka, colleghi) robopsicologi hanno avuto questo pomeriggio l’occasione di visitare Riverford. Nonche’, soprattutto, di fermarsi li’ per cena e gustare (annaffiate da buon italico Montepulciano) le pietanze ivi prodotte.

Riverford e’ quella che credo possa essere definita in italiano come un’azienda agricola, specializzata nel caso specifico in cibi organici. L’intera zona sulla quale si estende (Buckfastleigh, Devon) puo’ essere visitata (su prenotazione) in tutta tranquillità, anche con l’ausilio di audioguide prodotte all’uopo.

Riverford era diventata “popolare” nel nostro laboratorio per via dei box che produce e consegna a domicilio, dietro “abbonamento”, in tutta Inghilterra. Box che possono contenere frutta, verdura, un mix delle due, oppure carne. I prodotti sono, inutile dirlo, assolutamente genuini e di buonissima qualità. Ed e’ simpatico il fatto che vengano recapitati a scadenza regolare direttamente al proprio domicilio.

Di recente l’azienda ha ristrutturato alcuni locali adibendoli a ristorante (o “field kitchen”, stando alla denominazione ufficiale), con ottimi risultati, almeno da un punto di vista estetico. Molto piacevole, infatti, il contrasto tra rustico ed elegante, dato dai colori e dalle panche utilizzate al posto delle normali sedie.

La cena e’ stata oltremodo gradevole. Menu fisso con una decina di portate ed il tutto incentrato, chiaramente, sulle verdure prodotte in loco. Fa un po’ strano, per chi e’ abituato agli standard europei, trovare carne e pesce nelle vesti di contorno piuttosto che in quelle di piatti principali. Niente da far girare la testa, ma un buon posto dove andare per chi cercasse cibo di qualità nel sud-ovest inglese.

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