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Fabio Ruini's blog

'cause Italians blog better

Operation Orchard

Arrivato stamattina il pacco di Amazon contenente i libri che vi avevo presentato nel post di alcuni giorni fa. La lettura e’ iniziata con Cyber War. The Next Threat to National Security and What To Do about It, di Richard A. Clarke e Robert K. Knake. Ho divorato le prime pagine, scoprendo con piacere che il primo capitolo e’ una raccolta di aneddoti uno piu’ interessante dell’altro.

L’apertura del volume e’ dedicata alla Operation Orchard, una missione condotta dalle forze israeliane, attraverso incursione aerea in territorio siriano, nel settembre 2007. Lunghe operazioni di intelligence avevano portato gli israeliani a ritenere che, con l’aiuto di tecnici nordcoreani, la Siria stesse costruendo un reattore nucleare nella regione di Deir er-Zor. L’operazione militare porto’ una squadra formata da una decina di F-15 Eagle ed alcuni F-16 Falcon di supporto ad eliminare completamente il bersaglio, indicato con precisione da una Shaldag Unit precedentemente infiltrata sul territorio.

Se fino a questo momento la storia potrebbe sembrare relativamente “tipica”, il punto sul quale Clarke e Knake si focalizzano e’ uno; come ha potuto una flotta aerea numerosa come quella inviata dagli israeliani penetrare nello spazio aereo siriano, operare indisturbata ed altrettanto facilmente e tranquillamente rientrare alla base? E’ qui che entra in gioco il tema della guerra elettronica. I siriani non erano infatti inesperti in materia di difesa aerea.

Behind all of this mystery, however, was another intrigue. Syria had spent billions of dollars on air defence systems. That September night, Syrian military personnel were closely watching they radars. Unexpectedly, Israel had put its troops on the Golan Heights on full alert earlier in the day. From their emplacements on the occupied Syrian territory, Israel’s Golani Brigade could literally look into downtown Damascus through their long-range lenses. Syrian forces were expecting trouble. Yet nothing unusual appeared on their screens. The skies over Syria seemed safe and largely empty as midnight rolled around. In fact, however, formations of Eagles and Falcons had penetrated Syrian airspace from Turkey. Those aircraft, designed and first built in the 1970s, were far from stealthy. Their steel and titanium airframes, their sharp edges and corners, the bombs and missiles hanging on their wings, should have lit up the Syrian radars like the Christmas tree illuminating New York’s Rockfeller Plaza in December. But they didn’t.

Cosa sia realmente avvenuto puo’ solo essere frutto di congetture. Gli autori del libro suggeriscono tre possibili spiegazioni: 1) un UAV stealth e’ penetrato nello spazio aereo siriano fornendo copertura agli altri caccia, ricevendo i segnali trasmessi dai radar nemici e ritrasmettendoli a terra modificati in maniera tale da non far risultare la presenza di alcun ostacolo; 2) all’interno del software, di creazione russa, utilizzato per controllare la rete di difesa anti-aerea e’ stato inserito un trojan attivato dagli israeliani prima di compiere l’incursione e causa di malfunzionamenti nell’intero sistema; 3) agenti israeliani sono riusciti ad inserirsi fisicamente (i.e. accedendo a qualche cavo di collegamento in fibra ottica) nella rete di controllo del sistema di difesa aerea siriano. Aviation Week, in due articoli (questo e questo) suggerisce che Israele abbia fatto ricorso al Suter airborne network attack system. IEEE Spectrum pubblico’ invece un interessante articolo (The Hunt for the Kill Switch) approfondendo il punto 2 di Clarke e Knake.

Passeranno probabilmente molti anni prima di avere risposte certe sull’argomento. Che non per questo perde pero’ di interesse.

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