Non c’e’ niente da fare. Gira e rigira, battere la Germania in una competizione internazionale, in seguito al classico spernacchiamento mediatico nei confronti del nostro Paese operato dai giornalai crucchi, non ha prezzo. Nel 2006 ho goduto più per la vittoria, epica, sui tedeschi, che non per la finale. Temo che anche questa volta sarà così. Vada come vada la partita di domenica prossima contro la Spagna.
Per celebrare l’avvenimento ho dato sfogo alla mia vena artistica. Che, grazie all’aiuto dell’ottimo MacOSaiX, ha portato a questo risultato. Ad imperitura memoria.
Raphaël Hertzog e Roland Mas, due sviluppatori impegnati da oltre un decennio sul progetto Debian , sono gli autori di una pubblicazione che i nostri cugini (va beh, termine al solito discutibile) d’oltralpe ritengono uno dei migliori volumi in assoluto dedicato all’amministrazione di sistemi Linux: Cahier de l’Admin Debian Squeeze.
Questo volume e’ stato a lungo tempo disponibile solo in francese. Fino a quando gli autori non hanno deciso di fare finalmente il grande passo e tradurlo in inglese. Rallentati pero’ dall’editore, scettico sulla possibilità che il libro potesse avere successo anche all’estero, si e’ dimostrato restio nel fornire i finanziamenti necessari. Così che Hertzog e Mas hanno deciso comunque di portare a termine il lavoro, attingendo i fondi necessari attraverso il lancio di una massiccia crowdfunding campaign. Lo scopo? Raccogliere 25,000 euro attraverso donazioni libere, con la promessa che, se la cifra fosse stata raggiunta, il libro sarebbe stato messo gratuitamente a disposizione sul web.
Ad una veloce sfogliata il libro mi sembra di buonissima qualità. Non posso quindi che invitarvi a procurarvene una copia. Magari offrendo anche voi un ulteriore contributo (economico) alla causa.
Il poco tempo che ho a disposizione in questi giorni (non ho ben capito per quale motivo ora, da disoccupato ma ancora semi-lavorante, mi senta ancora più incasinato rispetto a prima) sta facendo prendere a questo blog una brutta piega. Aggiornamenti (molto) poco costanti e tanti video (che non mi e’ mai piaciuto più di tanto pubblicare su queste pagine). Oggi devo pero’ confermarmi su questo trend, dato che ho l’intenzione condividere con voi un paio di chicche scovate in giro per la rete e connesse al mondo dell’IT.
La prima vede come protagonista il buon Linus Torvalds, il papa’ di Linux, che rispondendo ad una serie di domande postegli dagli studenti della Aalto University spende parole dolcissime nei confronti di NVIDIA, il famoso colosso dei chip grafici. Lo “sketch” lo si puo’ vedere a partire dal minuto 48:11 (ma consiglio caldamente di vedere anche il resto del talk di Linus, personaggio dalla lucidita’ e dalla capacita’ oratoria davvero fuori dal comune).
La seconda perla e’ invece l’ennesimo “epic fail” di Microsoft. Se ormai quasi non stupisce più vedere Steve Ballmer saltare ed urlare da una parte all’altra del palco, oppure una Liz Sloan quantomeno anfetaminica elencare in 7 minuti altrettante qualita’ di Windows Phone, altrettanto non si puo’ dire di quanto succede durante la presentazione di un nuovo prodotto. Ci si aspetterebbe che (memori della gaffe di Bill Gates durante il lancio di Windows 98) ogni dettaglio sia stato curato in maniera maniacale e che per ogni eventuale fallimento software/hardware sia stata studiata con abbondante anticipo una contromisura da adottarsi all’istante. Invece no. Lui, il “demo effect”, e’ sempre in agguato. E gli strateghi di Microsoft non hanno un piano per combatterlo. E così la figuraggia tocca questa volta a Steven Sinofsky (attuale presidente delle divisioni Windows e Windows Live in seno a mamma MS), che durante la presentazione di Microsoft Surface ed intento a vantare la smoothness con la quale e’ possibile navigare con Internet Explorer sul tablet, si ritrova con un dispositivo che freeza in maniera inesorabile.
Ad una settimana esatta dall’anniversario (il 22esimo) della tragedia di Ustica, mi sono imbattuto casualmente nella puntata di Blu Notte dedicata all’argomento. Per quanto riguarda uno dei tanti misteri della storia italiana, Lucarelli ed il suo staff paiono supportare le tesi del missile o della collisione con un aereo militare. Lo fanno al solito con tante interviste e l’analisi della sterminata (per quanto, quando non volutamente “depistante”, perlomeno lacunosa) documentazione disponibile. Quel che ne viene fuori, senza voler entrare troppo nel merito dell’argomento trattato, e’ senza dubbio una puntata interessante.
Chi avesse un po’ di tempo a disposizione può trovare qui di seguito i cinque spezzoni che compongono la trasmissione in questione.
Abbastanza anomalo il post di oggi. In primis per via di ciò che mi ha dato lo spunto a scriverlo, ovvero la visione di “Strutture inspiegabili”, una puntata della seconda stagione della serie televisiva Enigmi alieni, in onda dall’aprile 2010 su The History Channel. Non esattamente il mio pane quotidiano, giusto per usare un eufemismo. Ma comunque una visione interessante che, se si lasciano perdere le notevoli forzature utilizzate per ricondurre tutti i temi trattati ad una mano extra-terrestre, fa scoprire cose interessanti. Come ad esempio il sito archeologico di Göbekli Tepe, nel sud-est della Turchia, risalente al neolitico (alias, l’eta’ della pietra) e dove e’ stato trovato quello che sembrerebbe essere un enorme santuario in pietra. Ma pure la fortezza di Sacsayhuamán, in Peru’, le pietre di Carnac, in Britannia e Karahunj, anche noto come lo Stonehenge armeno.
In secondo luogo, post che e’ anomalo in virtù del tema trattato. Direttamente ispirato ad un qualcosa di cui sono venuto a conoscenza solo guardano il video succitato. Trattasi per la precisione di Coral Castle (questa la pagina di Wikipedia a riguardo), una strana costruzione in pietra (o, meglio, un agglomerato di costruzioni in pietra) creata tra il 1923 ed il 1951 ad Homestead, Florida, dall’immigrato lettone Edward Leedskalnin.
L’aspetto più curioso (e, se vogliamo, un po’ “misterioso”) della faccenda consiste nel fatto che, a quanto si dice, Leedskalnin non solo creo’ tutto questo in completa solitudine, ma lo fece apparentemente senza l’ausilio di alcun attrezzo particolare. Solo un treppiedi in legno, con il quale avrebbe spostato ed impilato pietre da diverse tonnellate ciascuna. Tesi che ovviamente fa storcere il naso agli scettici, trattandosi di un’impresa semplicemente impossibile da compiere, secondo la fisica, per un solo essere umano. A chi gli chiedeva quale fosse il segreto, Leedskalnin rispondeva sostenendo di aver scoperto “il segreto delle piramidi”. Una tecnica che, secondo le (ovviamente infondate) speculazioni postume, consiste a grandi linee nell’eliminare in qualche modo il campo gravitazionale e poter così maneggiare agevolmente oggetti che in condizioni normali sarebbero invece assolutamente fuori dalla portata non solo di un singolo, ma anche di un ben fornito gruppo di uomini.
Per chi fosse curioso di vedere a sua volta il documentario che ha ispirato questo post, lo può trovare agevolmente su YouTube. Oppure, senza neppure dover toccare la barra degli indirizzi del suo browser, anche embeddato qui sotto.