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Fabio Ruini's blog

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Archivio per la 'News' Categoria

Spotted: Ryan Fogle

Ormai credo di essere a tutti gli effetti classificabile come uno dei nostalgici della guerra fredda. L’idea di due superpotenze e rispettivi satelliti, ben delineate e apertamente in conflitto (pur freddo, eccetto per le periferie) l’una con l’altra, portatrici di due modi quasi diametralmente opposti di concepire l’economia e i diritti civili, mi piace. E continuano ad affascinarmi, ancora oggi, gli strascichi di quel periodo. Se di strascichi si puo’ parlare. Il crollo dell’Unione Sovietica ed il declino economico dell’ex impero sovietico ha infatti costretto la Russia di Putin a ridimensionarsi e giocoforza abbassare i toni abbracciando un approccio diplomatico decisamente piu’ morbido nei confronti degli americani. Ma questo non significa che le due potenze siano ora “amiche”. Chi aveva infatti accolto con favore gli scambi di informazioni tra le agenzie di intelligence dei due Paesi all’indomani dell’attentato a Boston ed in vista di Sochi avra’ sicuramente avuto una doccia fredda seguendo i notiziari di oggi. In pompa magna, le autorita’ russe hanno infatti annunciato l’arresto di tale Ryan C. Fogle, ufficialmente terzo segretario alla sezione politica dell’ambasciata USA a Mosca, ma nella pratica (almeno secondo le accuse dei russi, in merito alle quali gli americani si sono trincerati dietro ad un imbarazzato no comment) agente della CIA intento a reclutare un parigrado dell’FSB.

A Fogle, prima di essere rispedito in ambasciata con l’etichetta di persona non grata e dunque il chiaro invito ad abbandonare il Paese, sarebbe stato sequestrato un armamentario piuttosto fantasioso, composto tra l’altro da due parrucche (una bionda ed una scura), due paia di occhiali da sole, alcune mazzette di banconote da 500 euro, un coltello, una bussola ed una mappa di Mosca. Insieme a tutto questo materiale vi era una lettera, scritta in russo e contenente le istruzioni che l’agente dell’FSB eventualmente reclutato avrebbe dovuto seguire per entrare in contatto con la CIA e poter avviare la collaborazione. Non solo l’attrezzatura, ma anche questa lettera appare un po’ ingenua ad occhi un minimo smaliziati. L’agente russo veniva infatti invitato ad aprire un banale account su Gmail da un coffee shop o analogo ed utilizzare questo per scrivere ad un altro indirizzo Gmail controllato da alcuni ufficiali della CIA. Data per buona la veridicita’ del materiale mostrato orgogliosamente dai russi in televisione, normale che ci sia chi si e’ spinto (vedi ad esempio Suzanne Choney sul sito dell’emittente NBC) a chiedersi se qualcuno, nelle alte sfere degli apparati di sicurezza statunitensi, non stia un pochino prendendo sottogamba il fatto di affidarsi a strumenti cloud, free e molto diffusi quali ad esempio Gmail. Uno strumento che ha gia’ tradito, tanto per dire, David Petraeus, il quale utilizzava, cosi’ come diversi gruppi terroristi, un account condiviso su Gmail per comunicare con la “sua” Paula Broadwell. Come ebbe a dire a suo tempo Olga Khazan sul Washington Post (punto poi approfondito da John Reed su ForeignPolicy.com): the fact that the head of the nation’s most secretive agency was using a cloud-based e-mail account that can be accessed with a password raises obvious security questions. La lezione, pero’, pare non sia stata ancora imparata a dovere.

In chiusura di post vi lascio con un breve resoconto della vicenda Fogle a cura della CNN, con tanto di footage dell’arresto e commenti dell’ottimo Raymond (Ray) McGovern, ex ufficiale della CIA oggi in pensione.

UPDATE: con una mossa un po’ a sorpresa l’FSB sovietico ha deciso di alzare il tiro. Evidentemente non contenta dell’arresto pubblico di Fogle e dell’umiliazione inflitta non tanto a lui quanto all’intero apparato spionistico americano, ha deciso di rendere pubblico il nome di quello che e’ ritenuto essere il capo-stazione della CIA a Mosca. I dettagli in questo articolo del Guardian.

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Di Inspire, di Boston e di pressure cookers

Non ricordo con esattezza se in passato mi fosse gia’ capitato di parlare, su queste colonne, di Inspire, il (quantomeno anomalo) magazine digitale pubblicato da Al-Qaeda in the Arabian Peninsula (AQAP). Inspire e’ una rivista che colpisce, al di la’ del formato adottato (un PDF ben formattato e dal layout professionale), non tanto per i suoi contenuti mirati al proselitismo/evangelizzazione (piu’ che lecito aspettarseli), quanto piuttosto per essere una pubblicazione di carattere “operativo”. Scritta in inglese (e, come tale, destinata in prevalenza a “wannabe jihadisti” di origine araba e non, residenti e cresciuti in Paesi occidentali, non in grado di comprendere con facilita’ la lingua araba ma desiderosi di alimentare le fila dei cosiddetti homegrown terrorists), le sue pagine sono zeppe di consigli su come pianificare attentati di vario genere, illustrando nel dettaglio i vari passi da compiere per giungere all’obiettivo. In puro stile Cioe’ non manca poi una sezione dedicata alle domande inviate dai lettori piu’ dubbiosi, cui gli esperti religiosi affiliati alla rivista rispondono dettando le linee guida da seguire.

Di Inspire, dopo lo scalpore iniziale e le tante discussioni che su di essa si sono concentrate (a quanto si dice, diversi siti di estremisti sono a tutt’oggi scettici sul fatto che il magazine sia veramente prodotto da AQAP; analisti statunitensi, come ad esempio Thomas Hegghammer ritengono che la pubblicazione non sia in sostanza niente di che), specie quando il presunto editor Samir Khan e’ stato ucciso da un Predator USA, si e’ tornato a parlare le scorse settimane in seguito all’attentato alla maratona di Boston. I due ordigni fatti esplodere dai fratelli Tsarnaev erano infatti altrettante pressure cooker bombs, dispositivi artigianali basati su pentole a pressione. E costruiti, secondo quanto riportato dagli investigatori seguendo alla lettera le istruzioni pubblicate in un famigerato articolo intitolato Make a Bomb in the Kitchen of Your Mom e pubblicato all’interno del primo numero di Inspire.

Fatto sta che, secondo chi di dovere (e nonostante i fatti sembrino dimostrare il contrario), i contenuti pubblicati su Inspire non sono da ritenersi particolarmente pericolosi. Prova ne e’ il fatto che e’ relativamente semplice procurarsi una copia delle varie issues. Una semplice ricerca su Google permette ad esempio di trovare agevolmente la versione integrale del numero 8 della rivista (autunno 2011). Varie agenzie di intelligence e siti che si occupano della materia provvedono poi in prima persona a ridistribuire Inspire. E’ il caso per esempio di MSA Security e di Public Intelligence, quest’ultimo che propone pero’ una versione censurata dell’edizione numero 1, quella contenente il succitato l’articolo sul come costruire una bomba nella cucina di casa propria.

Va da se che, il poter accedere a tale documentazione e’, per chi si occupa di intelligence o e’ comunque interessato alle principali tematiche della politica internazionale e del terrorismo islamico moderno, una straordinaria miniera di informazioni. La quale permette di capire piu’ da vicino il modo di pensare delle organizzazioni di ispirazione qaedista (o perlomeno dei suoi vertici) e puo’ (deve) essere sfruttata al meglio in chiave di prevenzione.

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Military and Security Developments Involving the People’s Republic of China 2013

Ha fatto e sta ancora facendo molto discutere un report redatto dal Pentagono e presentato lo scorso 6 maggio al Congresso statunitense. Per la prima volta, infatti, gli americani puntano il dito, in un documento ufficiale, contro il governo di Pechino. Il tema e’ sempre il solito, quello che ci accompagna (perlomeno alla luce del sole) da diversi mesi a questa parte, il cyber-espionage.

Gia’ lo scorso 11 marzo, in seguito alla pubblicazione da parte del Mandiant Intelligence Center di un report sull’ormai famigerata Unit 61398 dell’esercito cinese, Tom Donilon, US National Security Adviser, aveva rilasciato dichiarazioni pesanti. Ben riassunto dal Time, Donilon aveva accusato il governo cinese di essere impegnato in una cyber-campagna su larga scala, mirata a rubare segreti commerciali e proprieta’ intellettuali dalle mani (o, meglio, dai computer) delle imprese statunitensi.

Ora, fedeli al principio secondo cui verba volant scripta manent (e ben consapevoli delle conseguenze, sul piano politico, della decisione), gli americani affidano le loro accuse ad un documento scritto. E’ in particolare a pagina 44 del documento, in un paragrafo intitolato Cyber Activities Directed Against the Department of Defense che gli analisti USA ci vanno giu’ pesanti senza lasciare spazio a dubbi o adito a possibili interpretazioni errate:

In 2012, numerous computer systems around the world, including those owned by the U.S. government, continued to be targeted for intrusions, some of which appear to be attributable directly to the Chinese government and military. These intrusions were focused on exfiltrating information. China is using its computer network exploitation (CNE) capability to support intelligence collection against the U.S. diplomatic, economic, and defense industrial base sectors that support U.S. national defense programs. The information targeted could potentially be used to benefit China’s defense industry, high technology industries, policymaker interest in US leadership thinking on key China issues, and military planners building a picture of U.S. network defense networks, logistics, and related military capabilities that could be exploited during a crisis. Although this alone is a serious concern, the accesses and skills required for these intrusions are similar to those necessary to conduct computer network attacks. China’s 2010 Defense White Paper notes China’s own concern over foreign cyberwarfare efforts and highlighted the importance of cyber-security in China’s national defense.

Chi fosse curioso di dare un’occhiata in prima persona all’intero documento, puo’ trovarlo sul sito del DoD americano (per la precisione a questo indirizzo), oppure scaricarlo direttamente dal link qui sotto.

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Roteglia – Universita’ del tempo libero

Un po’ in extremis, ma ci tenevo a segnalare che Roteglia si svolgera’, a partire da domani, una serie di incontri dedicati alla storia della scienza. Nella cornice “fisica” di Casa Maffei ed in quella “teorica” dell’Universita’ del Tempo Libero, saranno quattro gli incontri che avranno luogo, aventi come filo conduttore “La straordinaria avventura della scienza in Europa”. Ad occuparsi dell’organizzazione dell’evento le modenesi associazione culturale “Le Graffette” e cooperativa Augeo.

Il calendario degli eventi e’ il seguente:

  • Mercoledì 8 maggio 2013 – Non solo Galileo: la nascita del senso dell’impossibile nel Seicento (Prof. Francesco Maria Feltri);
  • Mercoledì 15 maggio 2013 – Isaac Newton: le molte facce di un genio (Prof. Luca Malagoli);
  • Mercoledì 22 maggio 2013 – Darwin tra scienza e società (Dott. Matteo Pagliani);
  • Mercoledì 29 maggio 2013 – Da Adam Smith alla speculazione finanziaria: nascita ed evoluzione della scienza economica (Prof. Federico Parmeggiani).

Per informazioni ed iscrizioni e’ possibile contattare la Biblioteca Comunale di Castellarano (Via Roma, 56 – telefono: 0536 850334 – email: Mariangela Rivi), oppure Paolo Iotti. Gli incontri avranno la durata di circa un’ora e mezzo ciascuno, con inizio alle 18:30. Il costo d’iscrizione e’ di 20€ ed il versamento della quota consente la partecipazione a tutti e quattro gli eventi.

Chiudo copia/incollando dalla locandina il breve testo che introduce gli eventi:

Dal Seicento ad oggi, l’Europa e’ stata protagonista di incredibili rivoluzioni scientifiche: dalla fisica di Galileo e Newton alla teoria della relativita’ di Einstein, dalla teoria dell’evoluzione della specie darwiniana alla meccanica quantistica. Quali intrecci legano scienza, arte, letteratura, storia delle religioni? La conoscenza, oggi piu’ che mai, e’ indispensabile per capire una realta’ in veloce, costante evoluzione.

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E’ morto Andreotti. Sicuramente c’entra Andreotti

La notizia del giorno mi ha lasciato un po’ basito. Non tanto per la news in se’, la morte del senatore a vita Giulio Andreotti, che a 94 anni e dopo aver dato piu’ volte segni di cedimento fisico era ormai piu’ che lecito aspettarsi, quanto piuttosto le reazioni che questa ha suscitato. In primis nel mondo dei social media. E’ infatti su Facebook, che stavo sfogliando distrattamente nel post-pranzo nell’attesa di rimettermi al lavoro, che ho appreso della scomparsa di Andreotti. Leggendo commenti di giubilo e di, a mio avviso decisamente mal riposta, ironia. “L’Italia oggi e’ un Paese un pochino migliore”, “Cosa ha fatto quest’uomo per l’Italia?”. Questo il tenore di alcuni dei commenti, oltremodo espliciti, nei quali mi sono imbattuto. Riferiti ad una persona che cosi’, tanto per dire, e’ stata sette volte Presidente del Consiglio, otto volte ministro della Difesa, cinque volte ministro degli Esteri, tre volte ministro delle Partecipazioni Statali, due volte ministro delle Finanze, ministro del Bilancio e ministro dell’Industria, una volta ministro del Tesoro, ministro dell’Interno (il più giovane della storia repubblicana, a soli trentaquattro anni), ministro dei beni culturali (ad interim) e ministro delle Politiche Comunitarie. Uno che, tra luci e ombre, ha servito fedelmente e dedicato la vita al suo Paese, diventandone un simbolo indiscusso.

Parole pesanti quelle girate sui social network. Le quali, paradossalmente, avrei “accettato” con maggiore tranquillita’ se fossero fuoriuscite dalla bocca di qualche altro politico di lungo corso, da qualcuno che Andreotti avesse avuto modo di conoscerlo da vicino ed avesse pertanto i titoli per poter esprimere un giudizio, duro che questo potesse essere. E invece no. I politici sono stati oltremodo abbottonati, ripetendo come un mantra che saranno gli storici a dare un giudizio sul divo Giulio. Chi ha pronunciato quei commenti e’ stata gente qualunque, tristemente contaminata dal sentimento antipolitico tanto di moda negli ultimi anni. Un sentimento che puo’ senz’altro avere una sua ragion d’essere, se frutto di una profonda e rigorosa opera di analisi politica e di introspezione, ma che e’ invece oltremodo antipatico quando si sviluppa e si diffonde per sentito dire, con superficialita’ e qualunquismo. Le espressioni di giubilo alle quali ho assistito, oltre che fuori luogo, destano profonda tristezza. E per la pochezza culturale di chi le pronuncia, e per lo stridente contrasto tra questa pochezza e la brillantezza intellettuale di chi invece e’ scomparso. Perche’ anche ammesso che la condotta di Andreotti, e con lui dei vari Craxi, Cossiga e compagnia cantante, non sia stata delle migliori, risulta veramente difficile non notare con triste sbigottimento la diversa caratura umana e culturale dei protagonisti della prima repubblica al confronto di molti dei loro indegni successori che oggi siedono al Parlamento. Un Parlamento dove possiamo infatti trovare comodamente seduti i Vito Crimi (uno che cosi’, giusto per presentarsi e forte della sua strepitosa carriera quale impiegato assistente giudiziario alla Corte d’Appello di Brescia, inizio’ ad insultare Napolitano), i Razzi e gli Scilipoti, i Bossi e i Fico.

Per il resto invece, e’ chiaro, la satira colpisce (ed e’ suo preciso dovere farlo) anche in casi come questo. Non si e’ fatto scappare l’occasione il sempre ottimo Spinoza, che alla scomparsa di Andreotti ha intitolato un post (anomalo) intitolato Il coccodrillo come fa?, ricco come sempre di spunti geniali.

E’ morto Andreotti. Sicuramente c’entra Andreotti“.

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