Poker e blackjack sono due giochi da casino’. Qualcuno magari obiettera’ su questa definizione. Io in primis. Se infatti classifichiamo i “giochi da casino’” come quelli nei quali e’ il banco ad avere un edge sul giocatore, il poker non rientra nella categoria. Il banco, se vogliamo, vince sempre in quanto si intasca una quota dall’iscrizione dei giocatori ai tornei, oppure una percentuale su ogni piatto per quanto riguarda il cash. Ma i giocatori giocano contro altri giocatori, nei confronti dei quali possono avere o non avere un edge, anche piuttosto significativo. Il blackjack e’ invece un gioco da casino’ in tutto e per tutto. Si gioca contro il banco ed il banco ha un edge rispetto al giocatore. Molto ridotto, ma presente. Questo sembra essere un grosso punto a favore del poker. E probabilmente lo e’. Potremmo poi infine aggiungere che il poker da’ la speranza di sognare. Si indovina il torneo della vita e si fanno i milioni. Nel blackjack no. Occorre trovare il gioco giusto (alias quello battibile), bisogna lavorare sodo ed i risultati che e’ lecito attendersi sono assai modesti. Ma battere un gioco del genere puo’ essere a tratti perfino piu’ stimolante del battere pokeristi umani.
Tutta questa lunga premessa per dire che sto approfondendo lo studio di uno dei libri di blackjack finalmente arrivati da Amazon. Lo sto trovando interessante, seppur non sconvolgente. Il blackjack e’ infatti un gioco semplice. Esiste la basic strategy che, per ciascuna combinazione di carte di partenza proprie e del dealer, suggerisce la mossa statisticamente migliore. Anche giocando alla perfezione, pero’, a lungo andare si perde. Davvero si perde pur giocando in maniera perfetta? Si’, si perde. Se si e’ buoni giocatori, si possono passare tante ore al tavolo da blackjack rimanendo attorno allo stack di partenza. Si possono anche vincere belle cifre in una serata particolarmente fortunata. Ma alla lunga si perde. Quanto? Beh, per saperlo con un po’ piu’ di precisione ho quasi ultimato il mio piccolo simulatore del quale parlavo qualche post fa. Qui sotto un grafico generato dal software stesso che riepiloga l’andamento dello stack del giocatore (1,500$ di partenza) durante 10,000 mani giocate (ciascuna delle quali con puntata fissa di 5$) in accordo alla basic strategy in una situazione tuttavia un po’ particolare (6 mazzi, stand del dealer sul soft 17, niente insurance, niente early o late surrender, penetrazione all’80%, ma soprattutto niente split).

Dai pochi esperimenti fatti finora si nota che, secondo le regole di cui sopra ed utilizzando un’approssimazione molto rozza della basic strategy (la quale manca dello split, volgarmente sostituito dall’hit), su 10,000 mani giocate e’ lecito aspettarsi di vincerne 4,200/4,300 contro le 4,800/4,900 del dealer. 800/900 sono invece i push. Come puo’ un gioco del genere essere battibile? Semplice: essendo minore il numero di mani che si vincono rispetto a quelle che si perdono, bisogna cercare di estrarre il massimo valore da esse. E per farlo occorre “contare”, capire quando il mazzo ci e’ favorevole (ovvere quando contiene una maggior proporzione di carte alte rispetto a quelle basse) ed in quei casi aumentare, anche in maniera massiccia, l’importo delle proprie puntate. Il gioco diventa pericoloso e per praticarlo occorre avere un ottimo bankroll alle spalle. Ma funziona. Ammesso e non concesso di limitare al massimo i propri errori nel conteggio, nel calcolo delle puntate e nell’applicazione della basic strategy. Qui sotto l’esempio di un run di 10,000 mani, giocate variando le puntate in accordo al conteggio Hi/Lo, particolarmente fortunato.

Tutte queste cose, ad ogni modo, fino a ieri sera non le sapevo. Se non vagamente per via di quello che stavo leggiucchiando in giro. E cosi’, in un’escursione al casino in compagnia del buon Joachim, ho giocato un altro po’ a blackjack. E mi sono messo in tasca altri £40, chiudendo cosi’ in attivo la terza sessione sulle tre giocate fino ad ora. Alla faccia della statistica e del lungo termine.