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Some other old good stuff

Fabio Ruini’s blog

Because Italians do it better! What the f**k? Ehm… the blogs, I mean… obviously! :-/

Archivio per la 'Calcio' Categoria

Italy - South Africa 2010 World Cup - Gazzetta dello Sport "celebrating" the elimination of the 'Azzurri'

E io che mi lamentavo del pareggio con la Nuova Zelanda. Pensavo avessimo toccato il fondo. E invece, come spesso accade in questi casi, si scopre che una volta raggiunto il fondo si puo’ sempre iniziare a scavare. Dopo una sconfitta (strameritata) con la Slovacchia e la conseguente eliminazione al primo turno del Mondiale, credo che dovremmo essere comunque molto prossimi al centro della Terra. Motivo per guardare con ottimismo al futuro della nostra Nazionale.

Una figura brillante…

New Zealand football team celebrating after the draw against Italy at the South Africa 2010 World Cup

Per fortuna da qualche giorno Zattoo non mi fa vedere Rai Uno. E cosi’ i commenti alle varie partite del mondiale li seguo sull’ottima RSI LA 2, unica mia piacevolissima scoperta di questo campionato del mondo. Spero solo che sull’emittente italica non ci sia qualcuno che si sta producendo in considerazioni del tipo “beh, sapete, e’ difficile giocare contro squadre molto fisiche e che si chiudono in difesa”. Per favore, almeno risparmiateci questo.

La Vuvuzela

Se per caso, mentre state guardando una qualche partita dei mondiali in TV, un continuo ed inedito ronzio vi fa sospettare che ci siano uno stormo di zanzare che sta girovogando per il vostro appartamento, sappiate che con ogni probabilita’ non c’e’ niente di cui dovervi preoccupare. Quei suoni non provengono da qualche angolo recondito della vostra dimora, quanto piuttosto dal vostro apparecchio televisivo. Si tratta delle temibili “vuvuzela“, tromboni di plastica che l’onesto popolo sudafricano sembra divertirsi oltre misura nell’utilizzare durante le partita di calcio senza seguire alcuna logica apparente.

Vuvuzela played by a South African man

Questa la concisa definizione che ne da’ Wikipedia:

The vuvuzela (English pronunciation: /vuːvuːˈzeɪlə/) , sometimes called a “lepatata” (its Tswana name) or a stadium horn, is a blowing horn up to approximately 1 m (3 ft 3 in) in length. It is commonly blown by fans at football matches in South Africa. The instrument is played using a simple brass instrument technique of blowing through compressed lips to create a buzz, and emits (from the standard shorter horn of about 60–65 cm) a loud monotone (B♭3)

Per fortuna sembra che i rimedi stiano gia’ arrivando. Alcune soluzioni, piu’ o meno artigianali, potete trovarle descritte qui e qui.

South Africa 2010… si parte

Finalmente ci siamo. Oggi pomeriggio, con l’incontro inaugurale tra i padroni di casa del Sud Africa ed il Messico, sono ufficialmente iniziati i mondiali di calcio 2010. Prima edizione della storia che si tiene in Africa e, piu’ modestamente, prima edizione che il sottoscritto seguira’ interamente dall’estero (nel 2006 stavo infatti in quel di Reggio Emilia e ancora ricordo che nel periodo in cui si gioco’ la finale ero preso tra i preparativi, poi divenuti festeggiamenti, e la preparazione dell’ultimissimo esame della specialistica). Tra l’altro, dopo una trafila burocratica che mi e’ costata praticamente l’intera giornata, da oggi non sono piu’ un immigrato irregolare. Ho infatti preparato e consegnato tutta la documentazione richiesta per il permesso di soggiorno (con la solita comica trafila con il rigidissimo impiegato monolingua di turno, che mi chiedeva, se proprio non potevo parlare francese, di provare a comunicare in italiano) (tanto, figuratevi, perche’ mai ci dovrebbe essere bisogno di una persona che parli inglese all’ufficio immigrazione?) e la VISA dovrebbe arrivarmi per posta nei prossimi giorni.

South Africa World Cup 2010 (logo)

Comunque iniziano i mondiali e con essi il gufaggio libero. Quello pomeridiano, anti-Messico, che ho dovuto portare avanti in part-time dato che giravo per uffici losannesi, ha funzionato solo a meta’. Speriamo che il piu’ becero gufaggio in programma per la serata, quello (obbligatorio) contro la Francia, abbia maggior fortuna.

Ah, nel caso in cui, come il sottoscritto, vi siate persi la cerimonia di apertura, su YouTube si inizia gia’ a trovare qualcosa. Come l’estratto che potete vedere qui sotto.

Cos’altro aggiungere senza entrare troppo nel merito dei temi tecnico/tattici? Un semplice Forza Azzurri! dovrebbe andar piu’ che bene.

Una volta ogni 45 anni

Essendo che accade una volta ogni 45 anni, direi che posso permettermi di sprecare il post odierno incensando l’Inter, neo-campione d’Europa dopo aver liquidato il Bayern con un 2 a 0 secco ed una superiorita’ che, malgrado non concretizzatasi in un numero straordinario di palle gol, e’ stata piuttosto evidente durante l’intero corso della partita. Tedeschi lasciati manovrare in maniera sterile, senza concedere loro il benche’ minimo varco, e giocatori pronti a ripartire in velocita’ alla prima occasione utile.

Menzione d’onore, ovviamente, va al signor Diego Milito. In questo momento, senza timore di smentite, l’attaccante piu’ forte al mondo. Veloce, tecnico, cinico, pratico, concreto, dotato di una straordinaria visione di gioco e votato al sacrificio. Semplicemente perfetto. Per lui una stagione da incorniciare, che sarebbe stata lo stesso anche senza la doppietta in finale. Ma, certamente, questa e’ stata la ciliegina sulla torta. Milito signore anche fuori dal campo. Ho ancora ben impressa in mente l’intervista che gli fecero, a caldo, subito dopo la finale di Coppa Italia giocata contro la Roma. Durante la quale venne sistematicamente legnato nelle maniere piu’ becere per 90 minuti piu’ recupero. Al fischio finale, ai microfoni, nemmeno un accenno a questo fatto. Al contrario, soddisfazione e congratulazioni agli avversari capaci di mettere l’Inter in difficolta’. Chapeau.

Diego Milito

ll secondo gol segnato dall’argentino e’ il miglior spot possibile per le caratteristiche del giocatore. Parte dalla trequarti su servizio di Eto’o. Si accentra in velocita’, palla al piede, ma con la testa alta a cercare i movimenti del camerunense, che pero’ non sembra voler tentare di liberarsi dai centrali del Bayern e va invece a cercare posizione a centro area, pensando probabilmente che il compagno di reparto avrebbe cercato la conclusione da fuori. Milito si trova cosi’ a dover cercare il dribbling sui difensori in chiusura. Nessun doppio passo o cagate varie. Semplice finta di corpo, piu’ che sufficiente per mandare a spasso il povero Van Buyten, liberarsi il destro e, in una frazione di secondo, infilare con precisione chirurgica l’angolino dove Butt non puo’ proprio arrivare (se poi continua tutte le volte a fare uscite in stile calcio a 5, le cose per un attaccante sono ancora piu’ facili…).

Ne approfitto per una piccola rivincita personale. Quando Ibra era andato via dall’Inter ed al suo posto era stato preso Eto’o, io ero uno dei pochissimi a sostenere che Moratti avesse fatto un affarone. Mi sembra che i risultati di quest’anno ne siano la conferma. Via una prima donna, bella da vedere ma assolutamente sterile ed impalpabile in tutte le occasioni importanti, dentro tre (comunque fenomeni, ma forse meno dotati dello svedese da un punto di vista tecnico) gregari pronti a correre come disgraziati, pressare costantemente i difensori avversari impedendo loro di costruire gioco, e capaci di buttarla dentro quando serve. Sono questi i giocatori che, da sempre, nel calcio fanno vincere una squadra. Salvo rare eccezioni quali poteva essere, giusto per rimanere in tempi recenti, il Ronaldo dell’era Simoni, capace veramente di vincere una partita da solo. Ma di giocatori cosi’ se ne contano 3 o 4 nella storia del calcio ed Ibrahimovic non rientra tra questi.

Metti una sera all’Home Park

Bere Coca Cola non fa necessariamente male. O, meglio, lo fa ma a volte puo’ anche trasformarsi in qualcosa di utile. Ad esempio, se si beve una bottiglietta, ci si annota un codice particolare che si trova all’esterno e poi lo si immette su Coke Zone, puo’ capitare che si vincano due biglietti per andarsi a vedere una partita del Plymouth Argyle all’Home Park.

Nota a margine. Con questo concorso ho un’ottimo rapporto. Avendo bevuto meno di 20 bottigliette di Coca in tre anni di permanenza a Plymouth, questa e’ gia’ la seconda volta che vinco un premio. La prima volta i biglietti per un concerto di una band a me sconosciuta all’O2 Arena di Londra. Biglietti lasciati la’. Questa volta i ticket per assistere a Plymouth Argyle v. Barnsley, partita in programma per lo scorso 28 novembre e che era stata sospesa per tempesta in stile tropicale plymouthiano a 40 minuti dallo scadere (con gli ospiti in vantaggio per 4 a 1), per essere poi rimandata alla data odierna. Biglietti che ho prontamente riscosso.

Plymouth Argyle v. Barnsley - ticket

Segue una veloce fotocronaca della serata. Si parte con l’ingresso del settore per il quale ho vinto i biglietti. Arcaico. E nella foto non si vedono i cancelletti o le grate completamente arrugginite dietro alle quali stazionavano i tizi incaricati di controllare la veridicita’ dei tagliandi, due autentiche perle di stile.

Plymouth - Home Park - Stadium of the Plymouth Argyle Football Club (entrance)

Non pensavo di aver vinto un posto nella zona VIP, ma qualche aspettativa l’avevo. Prontamente disillusa. Ci hanno infatti rifilato nella Grandstand (Upper west), ovvero nel posto piu’ lontano possibile dal campo (ma che e’ comunque dotato di un’ottima visuale, avendo gli stadi inglesi uno standard decisamente diverso rispetto a quello italiano) e presumibilmente mai ristrutturato dal lontano 1901 a oggi. Cosi’ come suggerisce l’immagine che segue. I seggiolini di legno allo stadio era davvero da un pezzo che non li vedevo.

Plymouth Argyle Home Park Stadium - details of the wooden seats

Perche’ dico “ci” invece di “mi”? Perche’, avendo vinto due biglietti, ovviamente non sono andato solo. Ma in compagnia. In compagnia di un olandese, un metro e ottantacinque centimetri e capelli biondi. Peccato pesasse anche una novantina di chili e si trattasse di un uomo, al secolo il mio collega Joachim.

Joachim eating a pie

Ad ogni modo, questa e’ la visuale che avevamo della partita. Non male. Peccato per quel palo in stile Romeo Menti di Vicenza che ogni tanto faceva perdere il filo della situazione. Memorabili i due cartelloni pubblicitari della EA Sports che si intravedono in basso a sinistra nella foto. Avevo sempre pensato che questi esistessero soltanto in Fifa, ed invece…

Home Park - Plymouth Argyle Football Club's stadium - view from the Grandstand (upper west)

E poi, in pura tradizione inglese, immancabile la scritta PAFC (Plymouth Argyle Football Club) realizzata colorando appositamente i seggiolini nella tribuna opposta alla nostra.

Home Park - Plymouth Argyle's stadium - details of the PAFC write on the seats

Ora immagino siate anche curiosi di sapere com’e’ andata la partita, vero? Beh, ovvio zero a zero. Ovvio perche’ quando mi vado a guardare una partita di calcio di un certo livello, nove volte su dieci questa finisce senza gol (o, ancora peggio, la tua squadra ne busca tre con tanto di Bettarini che ti segna da metacampo…). Ad ogni modo un po’ di occasioni questa volta ci sono state. Nel primo tempo il Barnsley parte forte e colpisce una traversa in rovesciata su un’azione di calcio d’angolo dopo un’uscitaccia a farfalle del portiere locale Stockdale. Poi il Plymouth inizia a prendere confidenza, spreca un’occasione d’oro con Bolasie che calcia a botta sicura dal limite dell’area senza indovinare lo specchio, poi pareggia il conto dei legni colpiti con un colpo di testa di Johnson dall’interno dell’area piccola, su classico cross-fucilata all’inglese, che va ad infrangersi contro l’incrocio dei pali. Stockdale si riprende e tira fuori un paio di ottime parate in uno contro uno. Il che sara’ poi anche il tema del secondo tempo. Argyle che cerca di fare la partita ma fatica a costruire azioni pericolose, Barnsdale che in contropiede arriva con una facilita’ disarmante davanti al portiere di casa, il quale deve inventarsi due o tre uscite da manuale per salvare la situazione. Questo e’ quanto. Ma posso pure fare di piu’. Ad esempio posso darvi il tabellino:

Argyle (4-4-2): 21 David Stockdale; 2 Karl Duguid (capt), 29 Bondz N’Gala, 22 Réda Johnson, 35 Onismor Bhasera; 25 Alan Judge (17 Craig Noone 74), 6 Chris Clark, 7 Damien Johnson, 36 Yala Bolasie (32 Joe Mason 61); 8 Jamie Mackie, 10 Bradley Wright-Phillips (33 Kenny Cooper 89). Substitutes (not used): 1 Romain Larrieu (gk), 14 Rory Fallon, 31 Yoann Folly, 40 Ryan Leonard.

Booked: Bolasie 57

Barnsley (4-4-2): 1 Luke Steele; 30 Ryan Shotton, 4 Darren Moore, 6 Stephen Foster (capt), 22 Luke Potter; 25 Adam Hamill, 5 Hugo Colace, 39 Nathan Doyle, 14 Emil Halfredsson; 21 Jon Macken (27 Andy Gray 78), 10 Daniel Bogdanovic (7 Iain Hume 40). Substitutes (not used):12 David Preece (gk), 15 Anderson De Silva, 19 Jacob Butterfield, 23 Mounir El Haimour, 45 O’Neil Thompson.

Booked: Halfredsson 55, Hammill 61, Shotton 90

Referee: Mick Russell (Hertfordshire)

Attendance: 7,243 (162 away)

ed il link ad una cronaca un pelo piu’ seria della mia… :)

Calcio inglese ed alcool

Che gli inglesi abbiano un rapporto molto particolare con l’alcool è un dato di fatto. Basta guardare qualsiasi statistica per averne conferma. E se ancora non ci si volesse fidare dei numeri, basta farsi una passeggiata in una qualsiasi cittadina inglese, dopo le quattro del pomeriggio, per fugare ogni dubbio. Le autorità, di tanto in tanto, intervengono. In maniera anche pesante, a suon di giri di vite. Però, tutte le misure che vengono prese, puntualmente si rivelano essere insufficienti. Evidentemente dev’esserci qualche abitudine culturale molto difficile da sradicare. Certo è che non tutti sembrano remare nella stessa direzione. L’ennesimo esempio l’ho trovato poco fa, sfogliando distrattamente Plymouth Extra, un settimanale che viene distribuito gratuitamente in tutte le case della città. L’occhio mi cade sulla parte bassa della prima pagina. C’è una pubblicità. Esattamente quella che vi riporto qui sotto (chiedo venia per la pessima qualità della scansione, comunque è possibile ingrandire l’immagine facendovi clic sopra).

Plymouth Argyle - drink competition

E’ proprio così come avete capito. Con l’inizio del campionato di Championship, tutti coloro che andranno a vedere le partite dell’Argyle presso il Tenpin Barbican (un pub, giusto per capirci) potranno partecipare ad un concorso. Per ogni birra bevuta durante le partite riceveranno un punto. E, a fine stagione, il tifoso più alcolizzato di tutti vincerà la maglietta autografata della squadra. Più un pallone, nel caso in cui riesca a vederlo.

Un arbitro per l’Olimpia

Chiedo ufficialmente che questo grandissimo arbitro bielorusso venga assoldato dalla UISP di Reggio Emilia per dirigere le partite della Magica.

Se necessario sono pronto ad organizzare una raccolta di firme…

Dopo 80 anni una gioia anche per loro…

Niente da dire. Alla fine e’ approdata in semifinale la squadra che lo ha meritato di piu’. Solita Italia, quella vista ieri. Nel bene come nel male. Quella che fa storcere il naso agli zemaniani incalliti, che vorrebbero giocare con quattro attaccanti ed una squadra costantemente all’attacco, ma pronti ad incazzarsi come iene se poi per disgrazia si busca un gol. Quella che giocando allo stesso identico modo, difendendo arcigna ed ordinata nella propria metacampo, ha portato a casa un Mondiale non piu’ di due anni fa.

Facile la lettura della gara. La spagna fa gioco, ma non riesce a sfondare. Deve provarci per tutta la partita con conclusioni da fuori, ma Buffon al solito c’e’. E l’Italia, la solita Italia, e’ sempre pronta a graffiare con la zampata da grande squadra. Vedi la doppia inzuccata di Toni da due metri, il salvataggio sulla linea sulla conclusione a botta sicura di Camoranesi e mettiamoci anche il colpo di testa di Di Natale, che in realta’ e’ solo una mezza occasione. Al contrario del 2006, pero’, quando partite come questa le avremmo vinte per due a zero con tanti saluti a Juan Carlos, quest’anno non e’ girata per niente bene. Cose che capitano nel calcio. Onore alla Spagna che ha forse messo in campo piu’ rabbia agonistica di noi, che forse era qualitativamente superiore a noi, ma che comunque e’ riuscita a superarci solo e soltanto ai calci di rigore.

Euro 2008 - Italia Spagna 2-4 (d.c.r.)

L’unica cosa che veramente mi rode e’ vedere Casillas in trionfo. Uno dei portieri piu’ schifosamente sopravvalutati degli ultimi anni, ora elevato al rango di eroe nazionale.

Chiudo con un pensiero per Donadoni, che mi auguro venga lasciato al suo posto. E’ una frase forse impopolare, ma non riesco a vedere errori cosi’ gravi nel suo operato. E, soprattutto, il CT si e’ dimostrato una grande persona. Capace di mettere il suo ego in tasca quando c’era bisogno di fare rivoluzioni per il bene della squadra. Non e’ una cosa da poco, questa. Basti pensare a quello che ha combinato Domenech (e che Dio ce lo lasci in buona salute e sulla panchina della Francia il piu’ a lungo possibile…).

Mamma mia!

La prima volta in vita mia che nel passaggio del turno della Nazionale proprio non ci credevo neanche un po’. Non per sfiducia nei nostri 11, ma perchè dopo il biscottone degli scorsi europei non ci potevo proprio credere che l’Olanda andasse in campo per vincere. Vedendo le azioni salienti a fine primo tempo, oltretutto, mi ero rassegnato ancor di più. Due o tre azioni di attacco della Romania con la difesa olandese assolutamente immobile a guardare. Roba al livello di Sorensen che smanaccia a centro area (piccola).

Italia - Francia… again!

E invece siamo ai quarti. Avendo annientato la Francia. Il che non vuol dire molto, dato che nei primi 20 minuti hanno fatto vedere di essere notevolmente più scoppiati di noi. Ma è sempre bello.

Domenech, Domenech…

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