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Fabio Ruini's blog

'cause Italians blog better

Archivio per la 'Calcio' Categoria

Finalmente posso dire: “Io lo conosco!!!”

Sfogliavo distrattamente le pagine sportive de “Il Resto del Carlino”, ieri mattina. C2, Serie D, Eccellenza, Promozione… D’un tratto squilla il telefono. Era il responsabile della sezione sport della redazione di Reggio Emilia. Dopo i convenevoli, mi getta l’amo: “La Pol. Secchia continua ad essere agli onori della cronaca…“. Sfoglio rapidamente le altre pagine del giornale. Arrivo a quella dedicata alla Terza Categoria, leggo il titolo. E scoppio a ridere di gusto. Ditemi se non avreste fatto altrettanto nel caso foste stati al mio posto.

Fratti (1)

Ebbene sì. Alfonso “Bich” (o “Beach”, nessuno ha mai saputo chiarirmelo) Fratti, mio compagno di squadra per un paio di stagioni, è riuscito finalmente ad entrare nella storia. Oddio, magari non nella storia. Ma fosse per me, gli erigerei seduta stante un monumento. Quante volte avrei voluto farlo io quel gesto?

Spettacolare, poi, l’intervista che gli hanno fatto, pubblicata sull’edizione del giornale di oggi. Anche qui, conoscendo il personaggio, non ho potuto fare a meno di ridere piegato in due per un paio di minuti abbondanti.

Fratti (2)

Cos’altro aggiungere? Grandissimo Fratti! O meglio, ancora più umilmente… chapeau…

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ACD Olimpia – AC Gazzini B 3 – 0

Continua la marcia trionfale dell’ACD Olimpia, che rifilando tre reti alla malcapitata AC Gazzini B, da ufficialmente il la alla caccia del secondo posto in classifica, attualmente occupato dal Real Scandiano, che ha due punti di vantaggio sulla squadra rotegliese, ma ha disputato una partita in più. Mister Chssini vara una formazione inedita, pur ancorata al solito 4-4-2, ormai vero e proprio marchio di fabbrica del trainer blu-rosso: assenti Bardo e Pallino, Diego e Piccio si accomodano in panchina, al loro posto rispettivamente Fifo (che se non fosse per la limitata capacità polmonare si potrebbe definire “uno di quantità”) e Moreno (che in quanto ad impatto sulla gara a tratti riuscirà nella difficile impresa di far rimpiangere Piccio).

Olimpia - Gazzini B

Poco da dire sulla partita, tutt’altro che spettacolare malgrado quel che possa far pensare il risultato finale. Pronti, via e l’Olimpia è subito in vantaggio. Non sono passati neppure cinque minuti dal fischio d’inizio quando Alle si avventura in un dribbling tra due avversari in area gazziniana. Il bomber della formazione di mister Chssini finisce a terra e l’arbitro non ha dubbi: calcio di rigore. Dal dischetto, dopo un po’ di tentennamenti del tipo “vado io, no no vai pure tu, beh sì ci ho pensato e reputo giusto che sia tu ad assumere l’onere del tentativo di trasformazione…”, si incarica della battuta Meglio, che con freddezza spiazza completamente il portiere avversario ed insacca la rete dell’uno a zero. Dopo il vantaggio, così come successo nella precedente uscita di Santa Vittoria, l’Olimpia smette di giocare. Ma la pochezza degli avversari fa sì che la porta difesa per la seconda volta in stagione da Ruiz non venga mai seriamente minacciata. Unico brivido intorno al decimo minuto, quando Meglio (sempre lui protagonista della prima frazione di gioco, nel bene come nel male) inspiegabilmente interrompe la corsa di ripiegamento su un lancio del centrocampo della Gazzini, spianando ad uno dei due centravanti ospiti la strada verso la porta. Ruiz si prepara per l’uno contro uno ed inizia ad abbozzare l’uscita, quando da una trentina di metri l’avversario tenta un improbabile colpo di precisione, spedendo la palla ad un cinque/sei metri abbondanti dal palo di sinistra. L’Olimpia continua stancamente a giochicchiare, complice una formazione ospite a tratti imbarazzante. Da tramandare ai posteri il momento in cui, a metà del primo tempo, un giocatore della Gazzini tenta di battere a sorpresa una punizione potenzialmente pericolosissima dal limite dell’area dei locali, servendo con un preciso quanto lento piattone Meglio, tutto solo all’altezza del dischetto. Che stoppa, ringrazia, ride (perchè non si poteva fare altrimenti) e sparacchia la palla in avanti.

Il secondo tempo è sulla falsariga del primo, ma l’Olimpia spinge leggermente di più alla ricerca del 2 a 0, concedendo qualcosina anche agli avversari, che continuano comunque a non rendersi mai veramente pericolosi. A risultare decisivi sono i cambi effettuati ad inizio ripresa da mister Chssini (oppure, allo stesso modo, questa può essere la prova che sia stato idiota a non schierarli dall’inizio). A 5 minuti dallo scadere, Piccio, dopo un’uscita quantomeno avventata del portiere della Gazzini sull’out di destra, recupera in qualche modo la sfera e, mentre questa rimbalza, le rifila un calcione di collo destro. Ne viene fuori una traiettoria micidiale: palo interno e pallone in fondo al sacco. Da censura, come sempre, l’esultanza del presidente/centravanti. Al punto che non la descrivo. Subita la mazzata del 2 a 0 e complice anche un’età media degli undici in campo decisamente inadeguata al gioco del calcio, la Gazzini crolla. Diego, nei minuti di recupero, risponde alla rete di Piccio e chiude definitivamente i conti superando in slalom un paio di avversari e piazzando quindi un preciso pallonetto alle spalle del portiere avversario. 3 a 0. E l’Olimpia, in un modo o nell’altro, va…

Le pagelle di Giova:

Ruiz 6,5
Bonni 6,5
Meglio 6,5
Checco 6,5
Tone 6+
Coach 6+
Fifo 6,5
Casoni 6
Giova 6
Moreno 6+
Alle 6,5
Piccio 7,5
Diego 7,5

(NdG: Il 7,5 di Piccio in realtà è il voto tipo fantacalcio per quello che ha fatto in campo (4,5+3) compresa la rovesciata/caduta rovinosa del secondo tempo)

Le pagelle di Ruiz:

Ruiz 5 (perchè anche se il blog è mio, obiettivamente tutto quel poco che potevo sbagliare l’ho sbagliato. Vedi quella decina di rinvii calciati ad altezza uomo…)
Bonni 6
Meglio 6,5
Checco 6,5
Tone 6
Coach 5,5
Fifo 6
Casoni 6
Giova 5,5
Moreno 5
Alle 6
Piccio 6,5
Diego 7

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Ma cosa volete dal povero Dida?

Ho ascoltato la parita del Milan alla radio. O meglio, al computer, in streaming con l’ottimo widget RadioTuner. Finito l’incontro ho acceso la tv per guardarmi la sintesi su Rai2. Beh, sono venti minuti che stanno insultando Dida in tutti i modi possibili e immaginabili.

Dida

Responsabilità pesantissime ed EVIDENTISSIME su tutti e due i gol subiti“, ha detto qualcuno. E tutti quanti a dargli ragione, dicendo che Dida è un portiere che non dà sicurezza, che non è reattivo, non è sicuro, ecc…

Ora, qualcuno potrebbe spiegarmi cosa doveva fare sui due gol? Sul primo mi sembra chiaro come il sole che non c’entri assolutamente nulla. Un colpo di testa dal lato corto dell’area piccola, schiacciato a un metro di distanza e calciato immediatamente a rete da un tizio lasciato completamente solo. Considerato che Dida sul colpo di testa doveva giustamente essere in porta, appena ha visto dove finiva il pallone è uscito, secondo me anche bene, coprendo il più possibile lo specchio della porta con il corpo, ma ha buscato gol lo stesso. Ma di sicuro non è colpa sua. Sul secondo gol, siamo d’accordo, ha preso gol sul suo palo. Ma negli unici trenta centimetri lasciati liberi (che il pallone finisca proprio lì capita una volta su un milione di tiri, dimostrabile scientificamente) e con una staffilata al volo calciata da un metro e mezzo di distanza, dopo che una decina abbondante di giocatori ha lisciato il pallone in sequenza.

Magari mi sbaglio io, ma di giornalisti sportivi che ne capiscano qualcosa di portieri non ne ho ancora visto uno in vita mia…

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GS Penta Lions B – ACD Olimpia 0 – 1

L’Olimpia torna a casa dalla lontana trasferta di Santa Vittoria con in cassa tre punti pesantissimi in chiave promozione. Esordio col botto, dunque, per il neo-allenatore Andrea “Chssini”, che malgrado i problemi “logistici” (quattro giocatori, a lungo dispersi nella bassa reggiana, si presentano al campo soltanto cinque minuti prima del fischio d’inizio) riesce immediatamente ad ottenere il massimo dalla sua squadra.

Questo l’undici di partenza (o almeno, la cosa ad esso più somigliante):

Formazione Olimpia: Lions - Olimpia

La cronaca. Partono a razzo gli ospiti, che sfondano con facilità disarmante sulla fascia sinistra grazie alle geometrie disegnata da Giova e da un ispiratissimo Casoni. I locali appaiono in difficoltà e i ragazzi di Chssini iniziano a collezionare calci d’angolo a raffica. Proprio sugli sviluppi di un corner dalla sinistra battuto da Diego, l’Olimpia sfiora dopo pochi minuti la rete del vantaggio, ma Alle, da pochi passi, non riesce a colpire con sufficiente forza il pallone che viene così ribattuto sulla riga di porta da un difensore. Gli ospiti sono padroni del campo, ma faticano a rendersi pericolosi in attacco. E rischiano di farsi male da soli. Intorno al quarto d’ora, Checco, da ultimo uomo, tenta un improbabile dribbling su un attaccante impegnato nel pressing su di lui. Il difensore dell’Olimpia scivola malamente sul terreno bagnato, spianando la strada verso la porta all’avanti avversario, il quale trovà però sulla sua strada un Ruiz che, in uno contro uno, gli chiude lo specchio con un volo plastico alla sua destra. Il Penta Lions prende coraggio. Attorno al 20′, ancora un’uscita kamikaze di Ruiz, questa volta al limite dell’area (“Non ho ben capito perchè cazzo sono uscito fino a lì“, lascerà detto ai microfoni dei giornalisti a fine primo tempo), che devia in corner, con la punta delle dita, il tentativo di pallonetto del numero 11 avversario. Esauriti i cinque minuti di sfuriata, arginati comunque senza eccessivi patemi d’animo da parte dei difensori dell’Olimpia, i locali vengono ricacciati nella loro metà campo. Ma Alle e Piccio, in giornata storta, continuano a faticare a rendersi pericolosi. Si va dunque al riposo sullo zero a zero.

Nell’intervallo, Chssini tenta di rimescolare un po’ le carte. Checco, alle prese con i soliti acciacchi fisici, lascia il posto a Meglio, mentre Pallino subentra al Coach. Tatticamente, per ora, non cambia nulla. L’Olimpia continua a macinare gioco, ma manca sempre di lucidità nei pressi dell’area avversaria. Chssini cambia ancora: fuori uno spento Piccio (probabilmente distratto dalle voci che lo vogliono oramai estromesso dalla società), dentro Fifo. Casoni passa sulla fascia destra ed il centrocampo viene ridisegnato di conseguenza. La mossa dà i suoi frutti. D’un tratto, infatti, la svolta della partita. Rinvio lungo di Ruiz all’altezza della trequarti avversaria, Pallino spizzica di testa, irrompe Casoni che con un preciso diagonale trafigge il portiere locale. Per lui primo centro con la casacca della gloriosa formazione rotegliese. Passati in svantaggio, i padroni di casa perdono la testa. Gli ultimi venti minuti di gioco sono all’insegna del nervosismo. Proiettati in avanti alla ricerca del pari, i ragazzi del Penta Lions si scoprono, inevitabilmente, nelle retrovie. Ma l’Olimpia non riesce a chiudere il match. Diego, direttamente da calcio d’angolo, colpisce il palo. Pochi minuti più tardi, è Alle, con un diagonale dalla destra, a centrare a sua volta il legno; Giova, tutto solo ed in ottima posizione, non è pronto alla ribattuta e, nonostante un intervento punibile penalmente, viene chiuso con successo dall’estremo difensore locale in uscita. L’Olimpia rischia la beffa nei minuti di recupero. Tone, in scivolata, stende un attaccante locale ad un paio di metri dal limite dell’area. Punizione calciata morbida a scavalcare la barriera, pallone che colpisce la base del palo alla sinistra di un impassibile Ruiz (“l’avevo battezzata fuori“, dirà ai giornalisti a fine gara, con evidente imbarazzo) e rimpalla a centro area dove un attaccante del Penta Lions manca clamorosamente la deviazione a rete. La difesa dell’Olimpia libera e l’arbitro decreta la fine delle ostilità. I festeggiamenti possono iniziare (in realtà, nello spogliatoio si sfiora la rissa… ma questo fa parte del calcio amatoriale, si sa).

Le pagelle di Giova:

Ruiz 6,5
Tone 6
Checco 6 + (dal 1′ st Meglio 6,5)
Bonni 6
Bardo 6,5
Coach 6 + (dal 1′ st Pallino 6,5)
Diego 6,5
Casoni 7
Giova 6 – -
Piccio 5,5 (dal 10′st Fifo 6 +)
Alle 5,5

Le pagelle di Ruiz:

Ruiz 8 (perchè il blog è mio)
Tone 6,5
Checco 6 (dal 1′st Meglio 6,5)
Bonni 6,5
Bardo 6,5
Coach 6,5 (dal 1′st Pallino 6,5)
Diego 6,5
Casoni 7
Giova 6
Piccio 5 (dal 10′st Fifo 6)
Alle 5,5

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Perchè al peggio non c’è mai limite

Con il Fellegara ormai lanciato verso la promozione in Seconda Categoria a pochissime giornate dal termine del campionato, riaggregarmi alla squadra e sputare inutilmente sangue per un mesetto circa non mi sembrava una grande idea. Il mio organismo, però, reclamava con insistenza lo svolgimento di una seppur blanda attività fisica. E così, sabato sera, di fronte a qualche birra, nel giro di pochi minuti è scattato l’accordo.

Il sottoscritto rientra nel mondo del calcio. E lo fa dalla porta principale. Ovvero da quella dell’Olimpia, che difenderà orgogliosamente in questo finale di stagione.

Olimpia

Sono reduce dal primo allenamento. Non sono giù di forma come pensavo. Molto peggio. Mi manca completamente il concetto di “presa”, per non parlare della reattività e del senso della posizione. Insomma, tutto. Però prometto il massimo dell’impegno. D’altronde, non ci fosse neppure quello…

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Ma io sono un calciatore?

Va beh, la domanda è una di quelle a cui non avrei mai risposto con un sì. Nemmeno quattro mesi fa, quand’ero all’apice della preparazione atletica. E quando vestivo, perlomeno in amichevole, dato che il campionato ancora doveva iniziare, la casacca dell’FC Fellegara. Poi l’improvvisa partenza per Roma, i passaggi albergo/ostello/casa1/casa2/ con rientri in terra reggiana nel weekend, ogni tanto. E la mia pluriennale quanto infruttuosa carriera calcistica ha così conosciuto una pesante battuta d’arresto. Fino ad oggi.

Calcio

A dir la verità, a ricordarmi che gioco a calcio ci hanno pensato i miei coinquilini ieri, recuperando un pallone, appartenuto a chissà chi, mentre si puliva casa. Me l’hanno fatto rotolare davanti ai piedi e non ho potuto fare a meno di alzarlo con un tocco felpato e palleggiare. Una bella decina di palleggi, in un metro quadrato di spazio. Roba d’alta scuola. Che ovviamente non mi è più riuscita ai successivi tentativi.

Oggi, dicevo, i miei rapporti col calcio sono iniziati la mattina presto, da poco arrivato in istituto. Mi chiama Barabba, alias il presidente della Pol. Secchia, squadra dove ho militato per alcune stagioni. Mi chiede dove cazzo sono e soprattutto se sono ancora tesserato per il Fellegara. Rispondo affermativamente. E lui mi spiega che mi stava “sondando” su delega della Pol. Roteglia. In drammatica crisi di portieri, dopo che uno se ne è andato in Erasmus e l’altro si è fatto male ad una spalla. Ovviamente, col fatto che sarò a Roma ancora per un mese e che poi a maggio me ne andrò ufficialmente in Inghilterra, non se ne è fatto nulla.

Nel pomeriggio ci ha pensato un collega di qua dentro a rimettermi in testa il pallone. Proponendomi, per stasera, di partecipare al tradizionale (ovviamente, io ignoravo fosse tradizionale… ignoravo anche che esistesse atradizionalmente) “calcetto dell’ISTC del martedì”. Proposta accettata. Tra l’altro il campo è pure poco lontano da dove abito e loro hanno comunque tutti la macchina (con quest’ultima frase mi sento un po’ diciassettenne, ma è bello così…). Ora sto aspettando, ancora in ufficio, la partenza. Fissata per le 20:20. Bello tornare a correre dietro ad un pallone. C’è solo un particolare. Ho omesso un dettaglio nel presentarmi calcisticamente qui all’ISTC. Un dettaglio di poco conto. Cioè che io sono un portiere. E così, stasera loro si aspettano da me una raffica di gol. Fatti, non subiti. E io non so proprio come si faccia a fare un gol. Ci sto pensando, da un po’ di minuti a questa parte, ma non mi viene proprio in mente nulla. Simulerò l’infortunio al primo minuto e con questa scusa mi farò mettere in porta? Potrebbe essere un’ipotesi percorribile, nel caso in cui le cose dovessero mettersi male.

Comunque sia è ufficiale. Mi è ripresa la scimmia del calcio. E adesso voglio rinascere come calciatore inglese. E soprattutto voglio finalmente provare anche io l’ebbrezza di insultare pesantemente un arbitro in una lingua che non conosce.

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FC Fellegara – Pol. Secchia 2-2

Dopo le gufate tirateci dai giornali per tutta la settimana (una su tutte “I ragazzi di Albi acciuffano la vetta con l’intenzione di non lasciarla più fino alla fine del campionato“, comparsa, mi pare, sul Carlino) non poteva andare diversamente. Pareggio casalingo assolutamente incolore contro la Pol. Secchia.

Sì, l’ex-squadra del sottoscritto. Che ha ricevuto tanti baci, abbracci e coccole. Ma che se ne è rimasto comunque a seguire l’incontro dalla scomodissima panchina destra della Bombonera di Fellegara. Oltretutto seduto accanto al mister, con tutto quello che ciò comporta per i miei poveri timpani.

La partita. La differenza tecnica tra le due compagini è evidente. Fatta eccezione per Fratti e Tonelli, si fossero presi uno per uno i giocatori delle due squadre e si fosse operato un confronto, non ci sarebbe stata partita. Ma il calcio, come al solito, è pratica. Non teoria. E così, il Fellegara sfiora a più riprese il gol nel corso della prima parte di gara, centra un palo incredibile con Cavallini, ma poi si piglia la punturina. E’ la mezzora quando Messori, dimenticato nell’area dei locali, lascia partire un missile che non dà scampo a Oliva. Il Fellegara reagisce e, prima del riposo, pareggia i conti con Cavallini sugli sviluppi di un calcio d’angolo.

Nella ripresa il Fellegara prova a fare la partita, ma manca la lucidità necessaria per imbastire manovre degne di tal nome (e le dimensioni della Bombonera, di certo non aiutano). Gli ospiti si fanno pericolosi ancora con Messori, che centra il palo, ma sono però i ragazzi di Albi a passare in vantaggio con un tocco sottomisura di Lugari, accompagnato da veementi protesti degli avversari per via di una presunta posizione di fuorigioco del centravanti fellegarese. Il Fellegara insiste, ma non riesce a chiudere l’incontro. Così, a pochi minuti dallo scadere, arriva la beffa, ancora con Messori che con un bel destro infila l’incrocio dei pali per il definitivo 2 a 2.

In classifica, ora, il Fellegara deve spartire il primato con la Tricolore Reggiana (fermata sul 2 a 2 dal Carpineti), il Felina (che la formazione scandianese incontrerà domenica prossima, nel vero e proprio big match della giornata) e San Pellegrino (atteso dalla difficile sfida con un Leguigno privo di Oddo, ma assetato di vittoria dopo il pessimo avvio di campionato). Fatto sta che è giunto il momento di tirare fuori gli attributi. Troppa sufficienza, troppa supponenza. Con la grinta di ieri non si vince neanche il torneo della parrocchia.

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Pol. Villalunga – FC Fellegara 1-1

Messo fuori rosa per via dell’ormai imminente partenza alla volta di Roma (capisco la scelta della società, ma credo sia normale che comunque mi girino un po’ i cosìddetti), il sottoscritto ha dovuto soffrire dalla tribuna, la scorsa domenica, osservando i compagni superare per 3 a 0 la Bugnina, con tutti i gol arrivati nel corso della ripresa.

La defezione di Cigni dagli allenamenti di questa settimana, però, ha fatto sì che il prode Ruini fosse chiamato oggi a far parte dei 18 messi a referto per la sfida contro il Villalunga, reduce da una vittoria a sorpresa sul Leguigno la scorsa domenica.

Beh, se rimanere in tribuna è frustrante, in panchina le cose non vanno meglio. Da fuori, perlomeno, é possibile agitarsi, urlare, insultare arbitro, guardalinee ed avversari, ecc… A bordo campo, invece, impera il politically correct. Tensione e nervosismo alle stelle, ma zero possibilità di sfogarli come si dovrebbe. Credo sia questo il motivo per cui stasera mi sento stanco, proprio fisicamente, come se in campo ci fossi stato io.

Per la cronaca, due bei punti gettati al vento. Il Fellegara, complici forse il caldo e le dimensioni “normali” del campo da gioco di Villalunga (probabilmente lo scotto che dovremo pagare tutto l’anno, assuefatti alle ristrettissime dimensioni della Bombonera), inizia la partita giocando male e finendo peggio. Nonostante tutto, nei primi minuti i ragazzi di Albi potrebbero andare in vantaggio, ma Borghi, solo davanti al portiere, non trova il tempo per la battuta sull’ottimo assist di Cavallini. Pur giocando male, con un centrocampo più che mai annebbiato, il Fellegara passa attorno alla mezz’ora: lungo lancio dalle retrovie, i due centrali del Villalunga “bucano” in maniera piuttosto ridicola, e Cavallini, con un tocco debole ma precisissimo, firma la rete dell’uno a zero. La partita prosegue sulla stessa falsariga ed il primo tempo si chiude senza ulteriori sussulti.

Nella ripresa, il Villalunga mette in mostra una miglior freschezza fisica e, soprattutto, tanta voglia di pareggiare. La retroguardia Fellegarese inizia a correre qualche pericolo. Il più grosso ad un quarto d’ora dallo scadere, quando Oliva è bravissimo a mettere in corner una punizione indirizzata all’angolino lontano. Reagiscono gli ospiti che potrebbero chiudere l’incontro qualche minuto più tardi, ma il portiere del Villalunga compie un autentico miracolo sulla girata da distanza ravvicinata di Borghi. Gol sbagliato, gol subito. Qualche giro di lancetta e i padroni di casa riescono ad agguantare il meritato pareggio con un tocco sottomisura.

Resta un bel po’ di amaro in bocca per la pessima prestazione offerta dalla squadra di Albi, che tecnicamente dava l’impressione di essere almeno una spanna sopra rispetto agli avversari. Giovedì sera, nel recupero infrasettimanale, è obbligatorio il riscatto, a casa di un Leguigno partito male ma con un organico costruito decisamente per il salto di categoria.

Si preannunciano scintille…

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Dal posto di titolare fisso alla tribuna nel giro di una settimana

Tribuna di uno stadio da calcio

Ingredienti:

  • un giovane portiere che ha appena cambiato squadra;
  • una società di calcio ambiziosa che ha costruito la squadra tenendo come punto fermo questo nuovo portiere;
  • un allenatore, ex calciatore professionista e tremendamente assomigliante al sergente Hartman di Full Metal Jacket, che non può tollerare chi non spenda ogni goccia del suo sudore per il bene della squadra.

Modalità di preparazione:

Uccidersi di allenamenti a partire dalla sera del 23 agosto, primo giorno di preparazione. Andarsene per una settimana a Siena (ma va bene un posto qualsiasi) per un convegno e tornarsene a casa dopo aver ricevuto una proposta straordinaria per il proprio futuro. Fondamentale è comunicare con tempismo alla società la proposta ricevuta, sottolineando a più riprese che, se tutto dovesse andare per il verso giusto, ve ne andreste per tre mesi a Roma.
A questo punto occorre attendere un’altra settimana, continuando nel frattempo a sputare ingenuamente sangue sul campo.

Risultati:

Se alla prima domenica di campionato avreste dovuto partire titolari, la domenica successiva vi ritroverete in tribuna. Senza neppure essere passati dalla panchina. E anche senza parole…

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Sogni di Robot

Oggi doveva essere la prima giornata di campionato. E in effetti lo è stata, con l’esordio dell’FC Fellegara in quel di Leguigno. Partenza verso le 13.40, arrivo per le 14.15 abbondanti, dopo una mezzoretta di tornanti, curve e curvoni. Peccato solo che il campo fosse ridotto ad un acquitrino.

Campo da calcio allagato

Bello da vedere, ma assolutamente impraticabile. I coraggiosi che hanno avuto il coraggio di penetrare al suo interno hanno lamentato scarpe impantanate e calze/fondo dei jeans completamente bagnati. Voci di corridoio, tutt’ora non confermate, narrano anche del presunto annegamento di un giocatore locale.

Poco male. Tornato in patria ne ho approfittato per andare a vedermi il Roteglia (vincitore con un secco 2 a 0 sul Cervarezza) e poi per leggere un pochino in attesa di guardare i gol della Serie A. E così mi sono tolto il dente di finire “Una questione di memoria” l’ultimo racconto che ancora mi mancava nella raccolta “Sogni di Robot” dell’intramontabile Isaac Asimov.

Sogni di Robot

Rispetto a “Io Robot”, questo volume propone racconti molto più variegati in quanto a temi affrontati. Le tre leggi fondamentali della robotica compaiono soltanto nel primo racconto (che già avevo trovato in “Io Robot”), “Il piccolo robot perduto”, carinissimo “giallo” futuristico. Alcuni scritti sono veramente meravigliosi. Se dovessi sceglierne uno direi “Coltura microbica”, ma meritano più di una citazione anche “Diritto di voto”, “S come Zebatinsky”, “La palla da biliardo”, “Vero amore” e “Una questione di memoria”. I restanti racconti direi che si attestino su di un livello “medio”: piacevoli e ben scritti, ma niente di più. Nel complesso, per quanto sia permeata da una fondamentale nota di scetticismo e timore nei confronti dello sviluppo tecnologico, una bella antologia.

Chiudo con un elenco, buono per qualche motore di ricerca e per chiunque cerchi informazioni sul contenuto di questo libro, dei brani contenuti in “Sogni di Robot”:

  • Il piccolo robot perduto
  • Sogni di robot
  • Cultura microbica
  • L’ospite
  • Sally
  • Crumiro
  • La macchina che vinse la guerra
  • Occhi non soltanto per vedere
  • Le acque di Saturno
  • Diritto di voto
  • Barzellettiere
  • L’ultima domanda
  • Che cosa importa a un’ape
  • Luciscultura
  • Nove volte sette
  • S come Zebatinsky
  • L’ultimo nato
  • La palla da biliardo
  • Vero amore
  • L’ultima risposta
  • Una questione di memoria
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