Non ho neppure fatto in tempo a braggare il mio nuovo setup con triplo monitor 27″, che la motherboard del mio desktop di casa ha deciso di tirarmi un simpatico scherzetto. Tutto d’un tratto pare se ne sia partito il controller SATA integrato nella motherboard (una Asus P5G41T-M LX2/GB). Con il risultato che i due dischi installati sulla macchina (un Hitachi magnetico da 1TB ed un SSD OCZ Vertex 2 da 180GB) non sono più visti dal BIOS (nonostante un upgrade in extremis di quest’ultimo).
Ancora non sono sicuro al 100% che si tratti di un problema di controller piuttosto che di alimentazione. Nel dubbio ho portato questa mattina la macchina ai ragazzi del Computerbase plymouthiano per farci dare un’occhiata.
Mentre cercavo di isolare il problema per i fatti mai ne ho approfittato per un po’ di shopping sul solito eBuyer, grazie al quale ho aggiornato il disco magnetico del computer con un Western Digital WD20EARS Caviar Green SATA-III da 2TB con 64MB di cache e mi sono comprato un caddy esterno USB per drive SATA da 3,5″ in maniera tale da poter riciclare il drive Hitachi come disco di backup. Il disco Hitachi funziona alla perfezione all’interno di questo case, rendendomi fortunatamente sereno per quanto riguarda il recupero dei miei dati.
Ora aspettiamo solo che ci rimettano in modo la baracca.
Suvvia, diciamocelo. Ormai avere un computer ed utilizzarlo con un doppio monitor non fa più notizia. Sono lontani i tempi in cui, forte della mia Matrox G400 Dual Head, avevo collegato alla mia macchina dell’epoca un 17″ a tubo catodico ed una tv (un gioiellino con player/registratore VHS integrato) da 15″, provocando l’invidia di tutti i nerd del vicinato (poi, certo, trovarmi all’epoca in un posto come Roteglia sicuramente aiutava). Ora, a quasi 15 anni di distanza, le cose sono cambiate. Ormai chiunque e’ in grado di crearsi una configurazione dual screen. Ed e’ quasi normale imbattersi in configurazioni del genere. Piu’ raro e’ invece trovarsi davanti ad un setup con triplo monitor. Ancora più raro se i tre monitor sono da 27″ e vanno quindi a creare una superficie complessiva di 81″. Guarda caso, si tratta proprio del mio nuovo setup.
I tre monitor sono degli LG W2753VC-PF con risoluzione abbastanza standard di 1,080p Full HD (al secolo 1,920×1,080px). La scheda che supporta il tutto e’ una semplice XFX Radeon HD 5750 single-slot con due uscite DVI ed una mini-displayPort. Siccome i miei monitor non hanno ingressi displayPort il collegamento del terzo monitor e’ stato un po’ tricky. Sono dovuto passare attraverso un adattatore attivo mini-displayPort/DVI e ne ho dovuti provare alcuni prima di individuarne finalmente uno funzionante (per la precisione un modello della Startech, come consigliato dal supporto di AMD).
Ne ho approfittato anche per un upgrade della tastiera. Ora sono seduto di fronte ad una Logitech G19. Un vero e proprio gioiellino che probabilmente meriterebbe un post a parte. E che, tra le altre cose, estende di un altro paio di pollici la “superficie LCD” della mia postazione. Ma di lei, magari, ne parleremo un’altra volta.
In un post di Marius Storm-Olsen pubblicato sul blog di sviluppo delle librerie Qt, viene fatto un riepilogo delle numerose funzionalita’ aggiunte al popolarissimo tool nel corso del 2011. Da questo scopro che, il 9 dicembre scorso, il modulo Qt/3D e’ stato ufficialmente incluso all’interno del “trunk” principale. Il modulo in questione e’ dunque ritenuto sufficientemente stabile da poter essere utilizzato all’interno di progetti di qualsivoglia tipo.
Cosa sta a significare tutto ciò? Che chi fosse intenzionato a sviluppare applicazioni grafiche in 3D che non necessitano di engine fisici (anche se l’integrazione con Bullet e’ possibile, come dimostrato in 3DHappyFrog) ha ora a propria disposizione una serie di funzioni semplici, potenti ed efficaci. In puro stile Qt.
Interessante notare, tra le altre cose, il supporto ai mouse 3D (vedi qualche esempio di tali periferiche su Engadget).
Per chi avesse tempo/voglia di smanettare un pochino con le Qt/3D, un po’ di esempi sono disponibili a partire da questo link, dove e’ mostrato anche come importare modelli 3DS attraverso il metodo loadScene di QGLAbstractScene.
Quando si dice alle volte il caso. Durante la pausa pranzo di oggi, della quale ho approfittato per fare un po’ di acquisti natalizi, ho fatto l’errore strategico di entrare in un negozio specializzato in gadget. Gira di qua, gira di la’, l’occhio e’ inevitabilmente caduto sull’iCade, il case per iPad dal look & feel retro’ tipico dei coin-op anni 80/90. Non sono riuscito a resistere. E l’iCade e’ venuto a casa con me. Li’, in serata, e’ poi partita la caccia ad un po’ di giochi con i quali poterlo utilizzare. Quando stavo per rassegnarmi all’idea di dover jailbreakare il mio tablet per poter attingere all’enorme libreria di giochi emulati via MAME attraverso l’app non ufficiale (nel senso di non presente sull’App Store di Apple) iMAME, mi sono accorto che la rete era un po’ in subbuglio. Proprio in quei minuti, infatti, iniziava a sparsi tra gli appassionati la voce secondo la quale, a sorpresa, il software in questione era appena comparso all’interno dell’App Store.
Il vostro eroe chiaramente non si e’ fatto pregare per andare a recuperare l’app prima di eventuali (possibili?) ripensamenti da parte di quelli di Cupertino. Dopo un attimo di smarrimento, il funzionamento del software e’ diventato molto chiaro. Purtroppo non e’ possibile passare via iTunes per quello che riguarda l’upload delle ROM sul dispositivo. Problema comunque non insormontabile, in quanto ci si puo’ facilmente appoggiare al software gratuito iExplorer (disponibile sia per Mac OS X che per Windows). Con questo e’ possibile navigare all’interno del file system del proprio iDispositivo, accedere alla cartella Apps/iMAME/Documents ed andarvi a piazzare gli archivi .zip delle varie ROM.
Le ROM che e’ possibile utilizzare sono quelle del pacchetto MAME 37b5 (qui un elenco di tutte quelle ufficialmente supportate). Un ottimo sito dal quale recuperarle (previa registrazione) e’ TheOldComputer.com. Importante ricordarsi, nel caso in cui si vogliano utilizzare ROM Neo Geo, che e’ necessario copiarsi all’interno della cartella Documents anche il file neogeo.zip.
Ora, appurato che purtroppo uno dei miei giochi preferiti (al secolo, il meraviglioso Run and Gun) non funziona con iMame, sarebbe carino se qualche esperto potesse consigliarmi qualche titolo “imperdibile”.
Io, nel mio piccolo, vi riporto alla memoria questo:
Come riporta il Daily Telegraph in un articolo di alcuni giorni fa, la BBC ha prodotto e trasmesso in questo periodo un bellissimo documentario dedicato a Steve Jobs, intitolato Billion Dollar Hippy.
Per chi non si trovasse in territorio britannico e non potesse dunque accedere al BBC iPlayer, qualche buon anima ha provveduto ad uploadare l’intero documentario (circa un’ora complessiva di durata) su YouTube. Ovviamente embeddo il tutto qui di seguito. Buona visione!
Come riporta tra gli altri il Daily Telegraph, il MI5 inglese (al secolo i servizi segreti di sua maesta’) ha lanciato una specie di concorso on line dedicato al reclutamento di nuovi esperti in cyber-sicurezza. All’indirizzo canyoucrackit.co.uk e’ possibile trovare il primo di una serie di enigmi da risolvere. Si tratta nel caso specifico di una sequenza di valori esadecimali da decrittare estraendo da questi una keyword di alfabeto e lunghezza non meglio specificati.
A chi volesse scrivere un po’ di codice per tentare di risolvere il dilemma puo’ probabilmente tornare utile una copia digitale, in formato testo, della sequenza esadecimale incriminata. Ecco a voi.
Di Mendeley ne abbiamo gia’ parlato qui dentro in diverse occasioni, l’ultima delle quali circa un paio di mesetti fa. Perche’ riprendere in mano l’argomento oggi? Il motivo consiste nel fatto che oggi, dopo tanti mesi (ed infinite lamentele da parte degli utenti), in assoluto silenzio, e’ finalmente apparso sull’App Store di Apple l’aggiornamento dell’applicazione Mendeley Lite per iPhone e, ora, anche per iPad.
L’aggiornamento era quanto meno necessario, dato che la versione precedente di Mendeley, oltre a non esistere in formato HD per iPad, semplicemente non funzionava, crashando in apertura alla stragrande maggioranza degli utenti. Ivi compreso, naturalmente, il sottoscritto. Ora pare che, seppur in colpevolissimo ritardo, tutte le principali magagne del software siano state risolte. E guardate come sono belle le mie pubblicazioni viste dal tablet di Cupertino.
Post veloce veloce per segnalare che, finalmente, ho trovato un modo decisamente semplice (e che non necessita di software di terze parte) per impostare uno sfondo del desktop esteso su una macchina dual monitor sulla quale gira Windows 7. Tutto ciò che e’ necessario fare e’ procurarsi un’immagine che sia della risoluzione orizzontale complessiva dei due monitor e “standard” per quanto riguarda quella verticale (nel mio caso, utilizzando due monitor da 1,920 x 1,080, di 3,840 x 1,080) ed impostarla come sfondo in modalità tile. In questo modo l’immagine andra a coprire alla perfezione l’intero spazio di lavoro.
Il risultato? Questo…
Lo sfondo che ho utilizzato io, così come diversi altri tutti di buonissima qualità, puo’ essere scaricato a partire da questo link.
Gli utenti Mac, e soprattutto quelli con le mani un po’ più in pasta per quanto riguarda la programmazione in ambiente OS X, dovrebbero essere piuttosto familiari con il concetto di bundle, la maniera nella quale il sistema operativo di Cupertino gestisce le applicazioni. I bundle appaiono nel Finder come singoli file, cui e’ solitamente associata un’icona e che risultano avviabili con un doppio click da parte dell’utente. Al loro interno i bundle sono invece strutture un po’ più complesse, al secolo directory organizzate secondo principi rigidi e contenenti i binari dell’applicazione, le eventuali risorse utilizzate e le librerie richieste per il corretto funzionamento del programma.
Con piacere ho scoperto questo pomeriggio che CMake e’ in grado di generare automaticamente bundle in pure stile Mac OS X. Nonche’ di associarvi un’icona e di gestire in maniera semplice ed elegante i resource files Qt.
Andiamo con ordine. Per creare un bundle tutto quello che c’e’ da fare e’ semplicemente aggiungere nel proprio CMakeLists.txt la macro MACOSX_BUNDLE all’elenco dei sorgenti da compilare (ADD_EXECUTABLE), subito dopo il nome dell’eseguibile. Un esempio di sintassi (che include invero diversi comandi Qt-specifici) e’ il seguente.
Se per caso vi state chiedendo cosa mai sia quel ${RESOURCE_FILE}, sappiate che si tratta del path completo di un eventuale resource file Qt utilizzato. Definito prima all’interno del proprio file di progetto CMake in maniera simile a questa:
Per riassumere il tutto, qui di seguito potete vedere un esempio completo di CMakeLists.txt (quello che sto utilizzando per il progetto al quale lavoro al momento):
Vi lascio con il riferimento ad un paio di paginette web che mi hanno aiutato in maniera particolare nel districarmi nei meandri di queste funzionalita’ (invero un po’ nascoste) di CMake: una sorta di FAQ di QtCentre.org ed alcuni appunti pubblicati su Accounting++.com.
Era attaso da diverse settimane. Alla fine, l’evento Let’s talk iPhone organizzato da Apple e svoltosi nella tarda mattinata americana di oggi ha deluso un po’ le attese. La colpa non e’ nell’assenza, risaputa, di Steve Jobs, quanto nei prodotti che sono stati introdotti, un po’ sottotono riguardo a quelle che erano le aspettative (giusto per farsi un’idea, si guardi il Rumour Roundup di MacRumors.com). Niente iPhone 5, ma al suo posto un’inaspettata versione 4S che mantiene esattamente lo stesso design dello smartphone precedente, aggiornandone (in maniera invero non troppo significativa) le specifiche tecniche. Arriva il supporto per le reti CDMA EV-DO, la fotocamera passa ad 8MPx, l’antenna interna e’ stata completamente ridisegnata (con gli ingegneri di Apple memori del caso “antennagate”), la batteria cambiata (e sembra performare peggio rispetto a quella dell’iPhone 4 per quanto riguarda la durata complessiva in standby) ed il processore che muove il tutto e’ ora l’A5 dual core (lo stesso di iPad 2).
La data di rilascio varia come sempre da mercato a mercato. Qui in UK le prevendite apriranno venerdì 7 e gli iPhone dovrebbero essere spediti il 14, mentre arriveranno nei negozi a partire da martedì 18. Ancora un po’ di mistero sui prezzi in assenza di contratto. Il sito Apple inglese si limita a specificare “a partire da £499″, senza aggiungere ulteriori dettagli. Ormai comunque ci siamo. E se proprio non foste in grado di ingannare l’attesa, cercate di passare qualche minuto con il video qui sotto.
Come si puo’ notare qui sopra, le novita’ più significative legate all’iPhone 4S paiono arrivare dal software, con la nuova versione di iOS (la 5, disponibile per tutti a partire dal prossimo 12 ottobre) che porta con se oltre 200 nuove features. Una delle più interessanti, fino a ieri nascosta, riguarda Siri, un software che si propone l’ambizioso scopo di fare da assistente personale al possessore del telefono. Interagendo con lui in maniera esclusivamente vocale. Sono scettico sia sulla effettiva utilità di questo strumento, sia soprattutto sulla qualità dell’interazione uomo-telefono mediata da questo software. Io, da tecnico, so cosa aspettarmi, ma le masse? Vedremo un po’, sicuramente con molta curiosità. Ancora una volta, potete farmi un’idea (non so quanto biasata) del funzionamento di questo pezzo di software con quest’altro video preso dal canale YouTube di Apple.
Infine, a margine del keynote di ieri sono poi stati introdotti anche i nuovi iPod Nano, con design leggermente rimpicciolito ed interfaccia ridisegnata per un’interazione più efficiente con l’utilizzatore ed una maggior predisposizione per il loro utilizzo quali compagni di jogging.
In quanto possessore di iPhone e non-corridore, direi che quest’ultima news mi lascia alquanto indifferente…
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