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Some other old good stuff

Fabio Ruini’s blog

Because Italians do it better! What the f**k? Ehm… the blogs, I mean… obviously! :-/

Archivio per la 'Informatica ed Internet' Categoria

Ditemi che e’ uno scherzo

C’e’ cartellone con su scritto “Scherzi a parte” nascosto in laboratorio, vero? Dai, non e’ possibile. Proprio ieri mi lamentavo dei continui aggiornamenti di Irrlicht ed oggi cosa mi ritrovo sul loro website? Ta-dah. Uscita un’altra versione. Esattamente ieri. Probabilmente nello stesso momento in cui mi stavo lamentando.

Irrlicht 1.7 released (announce)

Questa volta per l’aggiornamento aspettero’ qualche tempo, pero’. Temo infatti di aver individuato un bug introdotto in una delle ultime release della libreria (sto lavorando per cercare di capire esattamente quale) e che di tanto in tanto intercorre nelle mie simulazioni introducendo valori assolutamente sballati. Ho fatto la mia pronta segnalazione del problema qui. Speriamo che qualcuno riesca ad intervenire in maniera rapida e possibilmente indolore.

PS: nota positiva di giornata: dopo infiniti smanettamenti, il mio Mini-Note 2133 che non bootava piu’ dopo aver rimosso Linux (causa sventurata sequenza di upgrade: tutto bene nel passaggio da Kubuntu 8.10 a 9.04, tutto male nel passaggio da 9.04 a 9.10) e’ ora di nuovo operativo. E non solo boota, ma addirittura multi-boota tra XP ed un Vista Enterprise che sto testando grazie alla licenza MSDN Academic Alliance generosamente offertami da IEEE. Sentiti ringraziamenti per la buona uscita dell’opera vanno ai ragazzi appartenenti ai team di Ultimate Boot CD e Pendrivelinux.com.

UPDATE 18/02/2010 – bug risolto. E’ stata sufficiente una modifica apportata al file di include matrix4.h, che trovate illustrata qui.

Irrlicht 1.7

Come sempre accade, non faccio in tempo ad aggiornare la mia macchina ed i vari computer che formano la nostra grid ed ecco che per una delle librerie per me piu’ importanti arriva una nuova release. E’ questa la volta di Irrlicht, il motore grafico 3D per il quale e’ ora (in realta’ lo era dallo scorso 5 febbraio, ma presumibilmente quel giorno dovevo essere piuttosto preso da altre cose al punto da non essermene accorto in nessun modo) scaricabile la nuova versione 1.7.

IrrlichtExample

Con la nuova versione dell’engine cresce la size dell’archivio da scaricare, che passa da 21.7 a 22.6MB. Sostanziose, infatti, le modifiche apportate rispetto alla release precedente (1.6.1) e che potete trovare elencate in questo documento. Quelle che vanno a toccare direttamente gli utenti Apple sono tre, due delle quali (la prima e la terza dell’elenco che segue) decisamente importanti:

  • Implement minimize and deminimize under OSX.
  • Joystick POV fixed under Windows, ids fixed under OSX.
  • OSX supports external window id in creation parameters now

In sostanza abbiamo finalmente l’onore di poter mandare nel dock le nostre applicazioni basate su Irrlicht e, cosa decisamente piu’ interessante, diventa possibile integrare in maniera molto piu’ semplice rispetto a prima Irrlicht dentro ad applicazioni le cui finestre sono create attraverso altre librerie (esempio classico: infilare una finestra Irrlicht come widget di una finestra Qt).

Per la compilazione su MacOS X tenete presente che occorre preventivamente apportare una piccola modifica al file COpenGLExtensionHandler.h, come spiegato in questo thread, onde evitare di trovarsi di fronte ad errori di vario genere. Inoltre, e’ sempre necessario anche il “vecchio” fix che consiste nel commentare la riga 97 (#define _IRR_COMPILE_WITH_JOYSTICK_EVENTS_) di IrrCompileConfig.h.

Buon divertimento!

Mattoncini alla ribalta

In questi giorni si e’ fatto un gran parlare di Lego. Ed il merito e’ tutto dell’iPad di Apple appena presentato. Passato pochissimo tempo dal keynote di Jobs, su un blog degli sviluppatori di Adobe e’ apparso un post essenziale, conciso, ma creativo, divertente e tremendamente efficace. Il quale, ovviamente, ha impiegato un attimo per fare il giro del web. Il riferimento, invero per nulla velato, e’ alla mancanza del supporto Flash in iPad (cosi’ come gia’ avviene per iPhone). Il che si trasforma, per l’utente finale, nella visione di un sacco di bei blue bricks in luogo dei contenuti Flash che dovrebbero apparire sui siti web che si stanno navigando.

iPad (and the consequences of the lack of a Flash support according to Adobe)

Sempre in tema mattoncini (ed Apple), MacWorld ci insegna come fare per ingannare l’attesa che ci separa dall’uscita sul mercato di iPad. Semplicemente costruirsene uno. Come? Con un po’ di Lego ovviamente.

Apple's iPad made of LEGO bricks

Infine, i mattoncini della Lego tornano di prepotenza alla mia attenzione per via di un qualcosa che mi era sfuggito e che non so bene a quando esattamente risalga (secondo Wikipedia la data di riferimento e’ da qualche parte entro il mese di agosto 2009). Trattasi del rilascio di una nuova versione del Lego Mindstorms NXT, marchiata 2.0. Poche (grazie al cielo) le differenze con la release precedente. Citando da alcune FAQ rintracciate in rete:

The NXT 2.0 set has a bigger and revised element assortment of 619 elements, 16 building and programming challenges for 4 new fun and action-packed robotic models complete with building instructions. The new hardware mix consist of an NXT micro-controller, 3 Interactive Servo Motors – with built-in Rotation Sensors, 1 Ultrasonic Sensor, 2 Touch Sensors and the new Color Sensor with triple functionality; it acts a Color Sensor – detecting different colors, as a Light Sensor – seeing different light intensities and also works as a Color Lamp.

Quindi piu’ pezzi, un servomotore in piu’ (e tutti e tre maggiormente sofisticati dei precedenti, per via dell’encoder interno che sembrerebbe particolarmente preciso), un sensore di tocco aggiuntivo (questo sembra essere immutato rispetto al precedente, cosi’ come il sensore ad ultrasuoni) ed un sensore pseudo-visibo potenziato. Niente di tremendante rivoluzionario, insomma, che mi costringa ad aprire il portafoglio. Grazie, Lego.

Example of crocodile-like robot built with a Lego Mindstorms NXT 2.0 set

Tra parentesi, su NXTLog 2.0 e’ stata anche lanciata una sfida aperta a tutti i possessori di NXT per la realizzazione del piu’ sofisticato braccio robotico possibile. La deadline per la partecipazione e’ il 28 di febbraio. Tutti i dettagli a riguardo potete trovarli a questo link. Deve essere divertente provare a vedere cosa puo’ venir fuori.

Papers -> BibDesk

In teoria avrei un po’ di articoli da postare anche oggi. Ma dopo una giornata spesa interamente di fronte a Papers e BibDesk, non voglio piu’ sentire parlare di pubblicazioni scientifiche. Almeno fino a domani.

Controllando e ricontrollando la correttezza di tutti i papers in archivio, mi sono accorto tra l’altro di un problemino relativo a Papers, del quale ho anche scritto sul loro forum. Trattasi del fatto che, oltre ai book chapters, il software non sia disegnato neppure per gestire libri. Esiste in teoria la possibilita’ di creare un nuovo record nel database specificando nel campo Type la voce Book (durante la conversione in BibTex l’entry corrispondente viene correttamente letta come un libro e non un articolo), ma non si possono comunque inserire ne’ la casa editrice, ne’ tantomeno gli eventuali editori. Questo costringe a dover agire manualmente sui file .bib esportati da Papers, per aggiungere le informazioni mancanti ogni qualvolta si procede con una esportazione. Speriamo che nei prossimi aggiornamenti del programma queste funzionalita’ mancanti vengano implementate. Anche la possibilita’ di poter distinguere tra journal articles e conference proceedings non farebbe poi cosi’ schifo. Ad ogni modo, l’importante per il momento e’ che sia riuscito ad aggiustare la mia bibliografia, che ora e’ pronta per essere inclusa nel lavoro che sto preparando per WCCI 2010 (tra parentesi, LaTeX non mi spaventa piu’ dopo che mi e’ stato segnalato questo sito). Se proprio siete cosi’ curiosi da voler vedere che cos’ho in archivio (naturalmente solo le entry bibliografiche e non i documenti veri e propri, dato che l’intero archivio oltrepassa allegramente i 300MB), potete scaricarla ad qui sotto.

Spulciando il forum di Papers, ad ogni modo, sono rimasto divertito da tutta l’attenzione che anche li’ si e’ sviluppata attorno al fenomeno iPad. Tutti gli utenti (e mi ci sono rapidamente accodato pure io) chiedono a gran voce una versione del software per la nuova piattaforma di Apple. E non hanno per niente torto. Papers per iPad potrebbe essere effettivamente una vera e propria killer app per l’utenza scientifica e spingere anche gli ultimi manipoli di irriducibili linuxiani a svoltare verso il Mac. Fondamentale a tal scopo la perfetta sincronizzazione col desktop (che diamo tuttavia per scontata) e la possibilita’ di evidenziare ed effettuare annotazioni sui documenti. Se il tutto poi venisse implementato a mo’ di cloud sarebbe un paradiso. Vedremo cosa combineranno quelli della Mekentosj nei prossimi mesi.

One more paragraph finished (PhDComics.com)

Sempre in tema di iPad, scopro che utilizzando l’SDK appena uscito, Citrix e’ gia’ riuscita a far girare Windows 7 sull’OS del nuovo dispositivo Apple, via XenDesktop e XenApp. Spero di cuore che vedremo a tempo debito anche una versione di Remote Desktop, nonche’ una del Microsoft Remote Connection girare sull’iPad.

iPad che, al contrario di un Mac classico, non avra’ bisogno di manutenzioni particolari. Per almeno un paio di mesi ancora pare pero’ che dovremo restare fedeli alla sana abitudine lanciare i nostri script di manutenzione periodica. Consiglio di dare un’occhiata a Maintidget, simpatico widget per la Dashboard che permette di effettuare tutti gli interventi di routine con un semplice clic del mouse, risparmiandoci di passare dal terminale.

Maintidget

Facciamo che anche per oggi e’ tutto ed io mi rimetto un po’ a lavorare? Ma si’, dai…

Virtual Tubingen

Eccoci di ritorno in quel di Plymouth. In programma un weekend di semi-relax, pronto per il rush della prossima settimana nella quale sono in programma in universita’ diversi talk e dovro’ inoltre preparare il paper per WCCI 2010.

Nel post di ieri avevo fatto cenno ad uno degli invited speaker della conferenza a cui sono stato a Zurigo, tale Heinrich Bulthoff, del Max Planck Institute for Biological Cybernetics a Tubingen. Di ritorno a casa ho iniziato a dare un’occhiata un po’ piu’ da vicino a quello che effettivamente combinano laggiu’ in Germania. Mi sono concentrato in particolare sul progetto Virtual Tubingen, nato allo scopo di studiare la cognizione spaziale negli esseri umani. A tal fine e’ stata creata una spettacolare rappresentazione in realta’ virtuale del centro di Tubingen, la citta’ che ospita l’istituto.

Tubingen old city

Le motivazioni che hanno spinto a scegliere proprio Tubingen, al di la’ di ragioni puramente campanilistiche, le trovate riassunte qui sotto, nelle parole dei ricercatori:

The Virtual Tübingen project was motivated by the emerging need for a naturalistic, controllable environment for investigating human spatial cognition. The goal was to build a highly realistic virtual model of Tübingen through which one can move in real time. This project builds on experience with Virtual Reality and Navigation gathered in this lab over the past couple of years.

Our choice to model Tübingen as a virtual city has several reasons: The first major reason relates to the observation that the center of Tübingen has a rather complex structure: there are considerable height differences, the streets often tend to be curved and have varying width, and the houses are rather different with varying facades. This high degree of complexity provides a much more interesting environment for conducting navigation experiments than highly regular cities like e.g. New York City offer. The second major reason is that we would like to achieve a high degree of visual realism, which in our case is done by combining photographs and high-quality texture mapping with three-dimensional geometry. The process of making photographs of houses and streets as well as gaining access to architectural data is of course easiest for this local town. Another reason for chosing Tübingen is that this makes it particularly easy to find people who are well trained in navigating through the real version of Tübingen thus providing us with good comparison of real-world and virtual experiments.

Davvero questo modello e’ cosi’ realistico? Beh, guardate il video qui sotto e giudicate voi stessi.

E se questo non vi basta, sappiate che per navigare all’interno di questo ambiente gli sperimentatori utilizzano un macchinario piuttosto sofisticato. Niente joystick o pulsanti da premere per muoversi avanti e indietro. Semplicemente una versione decisamente evoluta di un tapis-roulant, sul quale il soggetto sperimentale, armato di visore tridimensionale, puo’ camminare avanti e indietro. Sul web non sono riuscito purtroppo a rintracciare alcun video di questa piattaforma (soltanto due link al TrackingLab ed al PanoLab rispettivamente), ma vi assicuro che l’effetto e’ notevole.

Il progetto ha condotto a diverse pubblicazioni, che potete trovare raccolte a questo link. C’e’ da leggere parecchio, ma credo ne valga decisamente la pena.

iPad, sFly e LaTeX

Diverse cose di cui parlare, oggi. Innanzitutto questa e’ stata la giornata della nuova creatura di Apple. Il famoso tablet del quale ormai tutti parlavano e di cui ormai quasi tutto si sapeva e’ stato finalmente annunciato. Confermati i principali rumors che si sono diffusi a macchia d’olio negli ultimi giorni: schermo da 9.7 pollici interamente multi-touch, possibilita’ di scaricare e-books, giornali e riviste da una nuova apposita sezione dell’iTunes store, batteria a lunghissima durata (dichiarate 10 ore di uso intensivo ininterrotto ed un mese di standby). L’iPad sara’ disponibile in una doppia versione WiFi/WiFi+3G, con quest’ultima dotata di GPS, con tagli da 16, 32 o 64GB di memoria.

Apple iPad: front and back view

Il dispositivo e’ essenzialmente un gadget, su questo non ci piove. Soprattutto per il fatto che la limitata memoria e la necessita’ di essere sincronizzato via iTunes gli impediscono di essere un media-centre collegabili, wireless o via cavo, ad altri apparati della casa come stereo o televisioni/proiettori. Ma devo ammettere che l’iPad riscontra comunque appieno il mio gradimento. Appurato infatti quello che e’ il mio tipico uso del laptop in ambito domestico, ovvero controllare le email, pianificare cose e navigare allegramente per la rete, un tablet come questo, grande il giusto, veloce ed elegante, me lo gusterei appieno. Anche in viaggio l’iPad puo’ avere il suo perche’, soprattutto per via degli imminenti Keynote e Pages e la possibilita’ di collegarlo ad un’uscita VGA/DVI. Per quanto condivida i problemi classici dei netbook: se devo viaggiare necessariamente con una borsa, perche’ non mettere al suo interno un laptop completo piuttosto che un suo surrogato? Detto cio’, una possibilita’ che ritengo potenzialmente molto interessante e sulla quale il keynote di Jobs e soci non si e’ soffermata e’ l’utilizzo dell’iPad all’interno di un autovettura. Nella versione 3G il dispositivo e’ provvisto di GPS. Sarebbe quindi possibile agganciarlo al cruscotto e farlo diventare il cuore tecnologico dell’automobile, passando la musica/podcast all’autoradio via Bluetooth/cavo e sfruttando i quasi 10 pollici di schermo per funzioni di navigazione assistita. Arricchendo al tempo stesso l’estetica dell’automobile con qualcosa di molto piu’ elegante che non i classici navigatori appiccicati con una ventosa al vetro e con cavi sparpagliati ovunque. Vedremo un po’ cosa i produttori di terze parti saranno in grado di offrirci.

Saltando di palo in frasca, il mio supervisor (piu’ impegnato del sottoscritto nel ricercarmi un post-doc) (cosa che forse dovrebbe farmi riflettere) (o piu’ presumibilmente farmi preoccupare) mi ha segnalato via e-mail un progetto recentemente lanciato e chiamato sFly (Swarm of Micro Flying Robots). Una descrizione abbastanza dettagliata del progetto (copia/incollata dall’apposita pagina del wiki ufficiale) potete trovarla qui di seguito:

Autonomous micro helicopters are about to play major roles in tasks like reconnaissance for search and rescue, environment monitoring, security surveillance, inspection, law enforcement, etc. The ability to fly allows easily avoiding obstacles on the ground and to have an excellent bird’s eye view. Therefore flying robots are the logical heir of ground based mobile robots. Their navigational and hovering advantages make them the ideal platform for exploration, mapping and monitoring tasks. If they are further realized in small scale, they can also be used in narrow out- and indoor environment and they represent only a limited risk for the environment and people living in it. However, for such operations today’s systems navigating on GPS information only are not sufficient any more. Fully autonomous operation in cities or other dense environments requires the micro helicopter to fly at low altitude or indoors where GPS signals are often shadowed and to actively explore unknown environments while avoiding collisions and creating maps. This involves a number of challenges on all levels of helicopter design, perception, actuation, control, navigation and power supply that have yet to be solved. Our S&T endeavor proposed in this project will therefore focus on micro helicopter design, visual 3D mapping and navigation, low power communication including range estimation and multi-robot control under environmental constraints. It shall lead to novel micro flying robots that are:

  • Inherently safe due to very low weight (< 500g) and appropriate propeller design;
  • capable of vision-based fully autonomous navigation and mapping;
  • capable of coordinated flight in small swarms in constrained and dense environments.

Il sito non e’ particolarmente ricco di informazioni e non si trovano al suo interno pubblicazioni di alcun tipo. Ci sono comunque alcuni filmati che mostrano in azione uno dei prototipi sviluppati dal consorzio che sta portando avanti il progetto. Uno di questi lo includo in questo post. Gli altri potete trovarli agevolmente sul canale YouTube di sFly. Vi aggiornero’ appena riusciro’ a recuperare qualche informazione piu’ approfondita sul lavoro che stanno portando avanti.

In conclusione, sarete forse (o forse no) contenti di sapere che ho finalmente risolto i miei problemi riguardanti l’inclusione di bibliografia (importata da file .bib) in documenti LaTeX. I tutorial ai quali stavo facendo riferimento mi davano in sostanza informazioni sbagliate. Pare che se si voglia includere un file .bib non ci sia da fare altro che utilizzare il tag \bibliography{nomefilebib} ed associarci poi uno stile con \bibliographystyle{nomestile}. Niente bisogno dei vari \begin{thebibliography}{99} eccetera, in sostanza. Il ringraziamento per avermi fatto luce sulla questione va principalmente a questo ottimo documento.

LaTeX su Mac OS X (e qualche papers)

Visto che tra un po’ dovro’ iniziare l’avventura tesi e’ giunta l’ora che le mie competenze in campo informatico/scientifico facciano un ulteriore passettino in avanti. Per il prossimo paper (deadline, che spero di cuore sara’ estesa, il 31 di gennaio – destinazione la special session in “Neural Modeling Fields: foundations and applications” del World Congress on Computational Intelligence di Barcellona) ho dunque deciso di fare il grande passo e darmi definitivamente a LaTeX.

MacTex logo

Lavorando su Mac, la scelta del parco software da utilizzare e’ stata pressoche’ automatica: MacTex-2009. MacTex e’ un pacchetto al’interno del quale troviamo un po’ di tutto: si va dal famoso BibDesk (reference manager), a LaTeXiT (un front-end per scrivere equazioni in LaTeX e che permette di esportare in numerosi formati), passando per Texshop (editor con funzioni di compilazione e visualizzazione) ed Excalibur (versatile spell-checker). Grazie anche all’intervento del buon Ale sono riuscito nel giro di pochi minuti a caricare la document class redatta dagli organizzatori della conferenza, apportare alcune modifiche e (previa aggiunta, nel preambolo, del package epstopdf) compilare il tutto allegramente.

Va da se’ che uno degli aspetti piu’ arrapanti dell’utilizzare LaTeX consiste non soltanto nel non doversi preoccupare (o quantomeno farlo solo in maniera marginale) del layout grafico dei documenti che si produce, ma anche nel poter inserire e gestire in maniera piu’ che agevole references, citazioni e quant’altro. In teoria. Nella realta’ sto avendo qualche difficolta’. Dopo averla opportunamente aggiustata, ho esportato da Papers la mia bibliografia in comodo formato .bib. BibDesk legge ed interpreta bene il file cosi’ creato, nonostante qualche lamentela riguardo ai files linkati in locale. Dare la bibliografia in pasto a TexShop, tuttavia, non e’ cosi’ semplice. Seguendo alcuni tutorial trovati sul web (ad esempio questo) non sono ancora riuscito a venire a capo della questione. Vi terro’ comunque aggiornati sugli sviluppi. Nel frattempo, gia’ il riuscire vedere sullo schermo del proprio computer qualcosa come cio’ che c’e’ qui sotto e’ per me motivo di vanto.

Screen shot of my Macbook Air running MacTex 2009 on Snow Leopard

In chiusura di post ne approfitto per segnalare alcuni articoli (due relativi agli UAVs ed uno di robotica piu’ generale) nei quali mi sono imbattuto oggi. Tutti e tre sono relativamente datati, ma non per questo meno interessanti. Passo e chiudo.

PokerControls – Wireless Poker Controller (breve recensione)

Dopo mesi di attesa e dopo aver ormai perso le speranze di fronte a quella che mi ero convinto essere a grandi linee una bufala internettiana, questa mattina mi arriva a sorpresa una mail dalla segreteria. Contenuto breve, ma preciso: Fabio, vieni di sopra che e’ arrivato un pacco per te. Salgo le scale pensando a chi possa avermi spedito un pacco bomba, me ne esco con una trentina di nominativi, ma le mie illusioni svaniscono presto. All’interno del pacco non c’e’ alcun tipo di esplosivo. Al contrario c’e’ un giocattolino interessante. Il Wireless Poker Controller di PokerControls, vinto diverso tempo fa (per l’esattezza lo scorso 15 settembre) giochicchiando un po’ su UltimateBet ed aver completato con un po’ di multi-tavolo ai micro-limiti di PLO le 200 raked hands richieste per aggiudicarsi l’oggettino.

PokerControls - Wireless Poker Controller (unboxing)

Come accennavo in un thread sul forum di PokerItaliaWeb, le prime impressioni d’uso non sono particolarmente positive. Ammetto di averlo provato velocemente, quindi e’ ancora presto per un giudizio definitivo, ma non sono rimasto particolarmente impressionato.

Innanzitutto, per ora il software sembra funzionare solo e soltanto con pochissime room (PokerStars, CakePoker, UltimateBet e PartyPoker). Altre room (nelle FAQ e’ comunque menzionato esplicitamente il fatto che le .it non rientrano e rientreranno mai nella categoria delle room compatibili, sebbene alcuni rumors provenienti via web dicano che si giochi tranquillamente su PS.it) sono in teoria supportate, ma non selezionabili dal menu del Poker Controller. La situazione e’ naturalmente destinata a migliorare con i futuri aggiornamenti software, ma le cose al momento stanno cosi’.

Il dispositivo e’ ovviamente dedicato a chi multi-tabla, ma la documentazione suggerisce di non aprire piu’ di 4 tavoli contemporaneamente. Un discreto controsenso, se e’ vero che il dispositivo e’ dedicato a chi gioca in multi-table pesante. La mia impressione e’ che l’apparecchiatura risponda abbastanza velocemente ai comandi impartiti, ma non sia comunque un fulmine. Avendo tuttavia utilizzato un netbook per le mie prove non potevo non aspettarmi qualche latenza, dunque anche questo giudizio e’ da prendersi con beneficio di inventario. Sempre a livello software, da segnalare il fatto che il Wireless Poker Controller ridimensiona tutti i tavoli su cui si sta giocando alle loro dimensioni standard. Chiaramente un accorgimento per far si’ che il software di controllo sappia dove sono sullo schermo i pulsanti che implementano le azioni scelte via controller. Ma che costringe, per forza di cose, l’utente a stare vicino al computer. Diminuendo drasticamente l’utilita’ di un controller wireless. Se non altro, e’ possibile utilizzarlo anche via cavo (avendo cura di rimuovere prima le pile) e non e’ cosi’ necessario gettare soldi in batterie.

Da un punto di vista hardware, il tutto e’ realizzato con criterio. Materiali solidi, piacevoli al tatto e alla vista. Il raise-o-meter funziona bene ed in sostanza il controller fa quello che ci si aspetta da lui. Voto negativo per il touchpad integrato, molto lento ed impreciso. In quanto a progettazione fisica del dispositivo, inoltre, non mi piace per niente la posizione del tasto bet. A mio avviso bet e fold sarebbero stati assolutamente da invertire, perche’ disposti come sono e’ molto facile che ci scappi un misclick nel passaggio da un tavolo all’altro.

PokerControls.com - Wireless Poker Controller

Queste le mie prime impressioni. Un aggeggio simpatico, che mi sento pero’ in grado di poter dire non rivoluzionera’ il mondo del poker on line…

Varie su Irrlicht

Alle prese con qualche modifica da apportare al visualizzatore del mio simulatore, negli ultimi giorni ho googlato parecchio avendo come riferimento Irrlicht ed ho trovato diverse cose interessanti.

Innanzitutto, ho individuato un altro paio di buoni tutorials per beginners. Il primo di questi e’ stato pubblicato sul finire dello scorso ottobre a questo link. Il blog che ospita questo tutorial, Game Dev Fan merita di essere tenuto sott’occhio, in quanto propone diversi spunti interessanti per gli sviluppatori di giochi e/o, come nel mio caso, simulazioni grafiche. Il secondo tutorial e’ impressionante per quanto riesca a condensare un mare di informazioni in uno spazio cosi’ ristretto. Pochissime righe di codice, tuttavia sufficienti a creare un semplice simulatore di automobili. Con tanto di supporto alla fisica, garantito dall’utilizzo di Newton Game Dynamics tramite IPhysics. Il link al quale e’ possibile trovare il tutto e’ il seguente

Example of a car simulator developed in Irrlicht

Andiamo avanti. Un altro geek sperduto in qualche angolo oscuro del globo, tale Burlock, si e’ da poco avventurato in un progetto riguardante la creazione di un gioco (Zombie simulator) con visuale isometrica. All’interno del suo blog, il ragazzo sta tenendo un accurato report delle varie fasi di sviluppo.

Zombie simulator in Irrlicht (3D view of a collassable building)

Interessante il fatto che gli edifici presenti all’interno del suo ambiente virtuale sono strutture composte da vari building blocks, e possono quindi collassare o danneggiarsi anche solo parzialmente. Per ottenere cio’, Burlock si e’ appoggiato a irrBullet 0.1.1, un wrapper per l’engine fisico Bullet Physics Library.

Concludo segnalando infine lo snippet pubblicato sul forum ufficiale di Irrlicht, il quale permette con poco sforzo di aggiungere un effetto pioggia ai propri ambienti. Il codice lo potete trovare qui. L’effetto, provato rapidamente, e’ decisamente piacevole.

Chumby

Mi sono imbattuto in uno store online che nel suo piccolo puo’ seriamente far concorrenza al mitico ThinkGeek.com (a proposito, se solo avessi ancora una macchina, non potrei fare a meno di questo adesivo). Si tratta di Firebox.com, uno store di regali, giocattoli, ma soprattutto gadget tecnologici avente il proprio quartier generale in quel di Londra.

Tra le varie cose che ho trovato al suo interno, a colpirmi e’ stata soprattutto Chumby. Trattasi di una sorta di radiosveglia evoluta, dotata di connessione Wi-Fi e schermo LCD da 3 pollici e mezzo. Oltre a rispondere ad alcune necessita’ di base, quali funzionare come digital frame, permettere l’ascolto di stazioni radio on line, ecc…, l’aspetto interessante e’ che e’ possibile personalizzare l’apparecchio scegliendo tra la miriade di widgets sviluppati dalla comunita’ di appassionati e che permettono a Chumby di fare pressoche’ qualunque cosa.

Chumby classic

Chumby e’ disponibile in due versioni. La Chumby Classic (ritratta qui sopra) e la piu’ economica (ma piu’ performante e recente) Chumby One (potete leggere a riguardo la recensione curata da Engadget), che potete vedere qui sotto.

Chumby One

Quanto resistera’ il nostro eroe?

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