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Fabio Ruini's blog

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Archivio per la 'Books' Categoria

Galileo ed il Dialogo Sopra i Due Massimi Sistemi del Mondo

Era il 1632 quando, al termine di un lavoro durato circa sei anni (dal 1624 al 1630, cosa che inevitabilmente mi porta a rivalutare in positivo la mia tanto cronica quanto ormai proverbiale lentezza nello scrivere), Galileo Galilei diede alle stampe una delle sue opere piu’ celebri, vale a dire il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo. Un volume scritto a sostegno dell’allora rivoluzionario sistema copernicano, in contrasto con l’ancora predominante modello aristotelico-tolemaico. Ma soprattutto un volume dal quale traspare tutto il genio dello scienziato pisano, che nel tentativo di evitare per quanto possibile uno scontro frontale con i tribunali dell’inquisizione (i quali proprio ad inizio 1600 erano nel loro massimo “splendore”) si invento’ una forma narrativa estremamente particolare. Il libro, fermo restando il tentativo di stampo meramente nicodemico di Galileo che come premessa al suo lavoro produsse una lettera nella quale sottolineo’ la sua aderenza ai principi della Chiesa, e’ infatti strutturato sotto forma di dialogo tra tre attori (descrizioni riadattate da Wikipedia):

  • Filippo Salviati (1582-1614): scienziato e astronomo proveniente da una nobile famiglia fiorentina. Si fa portavoce delle idee copernicane di Galileo;
  • Giovan Francesco Sagredo (1571-1620): nobile e colto veneziano, di idee progressiste e di grande esperienza, si interessa al dibattito sebbene non sia un astronomo professionista; egli costituisce una sorta di moderatore tra le due parti e rappresenta i destinatari dell’opera: persone curiose ma per nulla esperte della materia trattata;
  • Simplicio: personaggio volutamente non meglio identificato, porta avanti idee di rigorosa matrice peripatetica e si oppone alla “rivoluzione” propagandata da Salviati, risultando pero’ spesso ridicolo nel suo tentativo di confutare le tesi galileiane senza valide motivazioni.

Il modo in cui Galileo scrisse il suo Dialogo riusci’ ad evitargli il rogo, ma non il carcere a vita. Da segnalare, tra l’altro, il fatto che Galileo scrisse la sua opera in volgare, facendo si’ che essa divenisse la prima opera di carattere “scientifico” della storia pubblicata in tale lingua.

Il volume e’ facilmente reperibile in maniera del tutto gratuita sulla rete. Nel mio caso ho scaricato una copia, apparentemente ottimizzata per la lettura su tablet e dispositivi mobile in generale, a partire dal sito Internet di LetteraturaItaliana.net. Trovate il file relativo qui sotto.

Di seguito, infine, la lettera scritta da Galileo ed indirizzata al Gran Duca di Toscana, e per presentare l’opera e per ringraziarlo dell’avergli permesso di scriverla.

Serenissimo Gran Duca,

la differenza che è tra gli uomini e gli altri animali, per grandissima che ella sia, chi dicesse poter darsi poco dissimile tra gli stessi uomini, forse non parlerebbe fuor di ragione. Qual proporzione ha da uno a mille? e pure è proverbio vulgato, che un solo uomo vaglia per mille, dove mille non vagliano per un solo. Tal differenza depende dalle abilità diverse degl’intelletti, il che io riduco all’essere o non esser filosofo: poiché la filosofia, come alimento proprio di quelli, chi può nutrirsene, il separa in effetto dal comune esser del volgo, in piú e men degno grado, come che sia vario tal nutrimento. Chi mira piú alto, si differenzia piú altamente; e ’l volgersi al gran libro della natura, che è ’l proprio oggetto della filosofia, è il modo per alzar gli occhi: nel qual libro, benché tutto quel che si legge, come fattura d’Artefice onnipotente, sia per ciò proporzionatissimo, quello nientedimeno è piú spedito e piú degno, ove maggiore, al nostro vedere, apparisce l’opera e l’artifizio. La costituzione dell’universo, tra i naturali apprensibili, per mio credere, può mettersi nel primo luogo: che se quella, come universal contenente, in grandezza tutt’altri avanza, come regola e mantenimento di tutto debbe anche avanzarli di nobiltà. Però, se a niuno toccò mai in eccesso differenziarsi nell’intelletto sopra gli altri uomini, Tolomeo e ’l Copernico furon quelli che sí altamente lessero s’affisarono e filosofarono nella mondana costituzione. Intorno all’opere de i quali rigirandosi principalmente questi miei Dialoghi, non pareva doversi quei dedicare ad altri che a Vostra Altezza; perché posandosi la lor dottrina su questi due, ch’io stimo i maggiori ingegni che in simili speculazioni ci abbian lasciate loro opere, per non far discapito di maggioranza, conveniva appoggiarli al favore di Quello appo di me il maggiore, onde possan ricevere e gloria e patrocinio. E se quei due hanno dato tanto lume al mio intendere, che questa mia opera può dirsi loro in gran parte, ben potrà anche dirsi di Vostr’Altezza, per la cui liberal magnificenza non solo mi s’è dato ozio e quiete da potere scrivere, ma per mezo di suo efficace aiuto, non mai stancatosi in onorarmi, s’è in ultimo data in luce. Accettila dunque l’Altezza Vostra con la sua solita benignità; e se ci troverrà cosa alcuna onde gli amatori del vero possan trar frutto di maggior cognizione e di giovamento, riconoscala come propria di sé medesima, avvezza tanto a giovare, che però nel suo felice dominio non ha niuno che dell’universali angustie, che son nel mondo, ne senta alcuna che lo disturbi. Con che pregandole prosperità, per crescer sempre in questa sua pia e magnanima usanza, le fo umilissima reverenza.

Dell’Altezza Vostra Serenissima
Umilissimo e devotissimo servo e vassallo
GALILEO GALILEI

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Una Vita da Spia

Finalmente, dopo tanto (troppo?) tempo, mi imbatto in un libro che riesce a catturarmi come si deve. Uno di quelli che ti tiene incollato alle sue pagine, una dopo l’altra. Uno di quelli che non ti lascia chiudere gli occhi prima che finisca il capitolo che stai leggendo. E che poi fa la stessa cosa per il capitolo successivo. E per quello dopo ancora. Fino a che, persa la cognizione del tempo e dello spazio, non ti ritrovi d’un tratto alla fine. E’ un volume che pesco ieri mattina, un po’ distrattamente, dalla libreria del mio nuovo appartamento mentre attendevo che un tecnico di Telecom finisse il suo lavoro (tra parentesi, il mio nuovo appartamento ora ha, miracolosamente, sia una sua linea telefonica, sia una connessione alla rete Internet… tutto cio’ a soli due mesi di distanza dalla richiesta di attivazione!). E’ uno di quei libri acquistati perche’ ritenuti, sul momento, potenzialmente interessanti. Ma che poi, causa impegni concorrenti ed una coda di lettura infinita, stazionano per un po’ di tempo nel pacco postale dentro al quale arrivano alla mia porta di casa, per un po’ sul comodino del letto ed infine ordinatamente impilati in libreria. Sempre nell’attesa (e nella speranza) che arrivera’ il momento giusto per leggerli. Una categoria ahime’ numerosa, se e’ vero quel che dice Anobii (al quale sicuramente sfuggono tanti acquisti fatti nel corso del tempo, causa mio mancato aggiornamento), secondo il quale vi rientrano per quanto mi riguarda ben 143 elementi. La notizia del giorno consiste pero’ nel fatto che uno di questi libri ha potuto vivere il suo momento di gloria. Quello del riscatto, quello che lo ha fatto emergere con prepotenza dalla zona d’ombra entro al quale era finito. L’opera in questione e’ Una Vita da Spia, saggio biografico scritto dal giornalista di Repubblica Emilio Randacio.

Il libro racconta la vita (lavorativa) di Marco Bernardini nell’ambito del fu SISDE (oggi, a seguito della riforma del 2007, AISI), il servizio segreto civile/interno italiano. Una carriera iniziata negli anni dell’universita’, a pochi esami dalla laurea in medicina, e durata una dozzina d’anni. Gia’ catalogato dalla Digos come un “picchiatore di destra”, Bernardini non ha conoscenze altolocate. Ma e’ spinto dalla passione di diventare un servitore dello Stato. Ne parla con amici e conoscenti fino a quando, per una serie di fortunate (ma indotte) coincidenze, riesce ad entrare in contatto con le persone giuste. Bernardini viene reinventato e diventa il compagno Marco. Si infiltra nei movimenti dell’autonomia e della sinistra antagonista romana. Un passo alla volta, conquista la fiducia dei vari leader fino a scalare le gerarchie nazionali del movimento. Viaggia in Nicaragua, riceve addestramento militare a Cuba, incontra Arafat ed altri esponenti dell’OLP, intrattiene rapporti con l’IRA e con l’ETA, raggiunge gli scagnozzi di Milosevic alla vigilia dell’intervento NATO in Serbia. Dai suoi interlocutori, ignari del fatto che Bernardini fosse in realtà, un informatore del SISDE. raccoglie informazioni di ogni genere. Fa un ottimo lavoro, Bernardini. Ma e’ solo una pedina. E cosi’, dopo poche settimane dall’insediamento del governo Prodi e con il terrorismo interno ormai considerato una minaccia non rilevante, gli viene dato il benservito. L’ex 007 deve nuovamente inventarsi una vita. Dopo un lungo peregrinare approda nel giro di Tavaroli, responsabile del gruppo security di Pirelli prima e di Telecom poi. Secondo la Corte d’Assise di Milano gioca un ruolo chiave nello scandalo delle intercettazioni e per questo motivo, con una sentenza di appena un mese fa, viene condannato a 7 anni di reclusione. Ma questa e’ un’altra storia…

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Margherita Hack e Pierluigi Di Piazza – Io credo. Dialogo tra un’atea e un prete

Un po’ lontano dagli argomenti trattati di recente sulle colonne di questo blog, voglio comunque segnalare che in questa domenica trascorsa in totale relax senza avventurarsi al di fuori delle sicure mura domestiche (e con annesso corollario di attivita’ tipicamente maschili esercitate, tra le quali l’highlight della giornata e’ sicuramente costituito dalla fumata di un meraviglioso La Escepcion Selectos Finos ER Italia 2011 accompagnato da un bicchiere di Zacapa 15 anni e dalla visione di Fiorentina – Napoli) ho approfittato del tempo a disposizione per finire la lettura di un libro che stazionava da qualche tempo sul mio comodino. Si tratta di Io credo – Dialogo tra un’atea e un prete.

Curato da Mariella Chirico, cronista del Tgr RAI friuliano, il libro raccoglie una sorta di intervista di doppia a Margherita Hack, astrofisica italiana che non ha bisogno di presentazioni, e don Pierluigi Di Piazza, parroco di Zugliano (VI) nonche’ fondatore del Centro di Accoglienza Ernesto Balducci. Il titolo “Io credo” e’ leggermente fuorviante. La presunta profonda differenza ideologica tra un prelato, Di Piazza, ed un’atea convinta, la Hack, rimane tale soltanto sulla carta. Nel corso del libro, 170 pagine che scorrono via in maniera piuttosto agevole, i due parlano di fede, ma soprattutto di etica e di valori umani, scoprendosi oltremodo simili tra loro. Sicuramente piu’ simili di quanto i piu’, tra i quali il sottoscritto (che nel momento dell’acquisto pensava di imbattersi in un dibattito se non violento quantomeno acceso), potessero pensare. Si tratta di un libro che difficilmente potra’ aprire nel lettore nuovi orizzonti. Ma che aiuta comunque a conoscere un po’ piu’ da vicino una persona come la Hack, nonche’ a scoprire Di Piazza e le sue attivita’. E rimane il fatto che, di questi tempi, seguire un dialogo (pur mediato e indiretto) tra due persone intelligenti e’ comunque un qualcosa di insolito e che non puo’ che far del bene allo spettatore.

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Consigli per la (cyber)lettura

Ancora una volta mi prendo la briga di segnalare alcune letture interessanti sul tema della cyber war. Una di queste e’ una sorta di mostro sacro della materia, vale a dire Unrestricted Warfare (questa la pagina Wikipedia dedicata). Sorvolando sul sottotitolo (China’s Master Plan to Destroy America), un po’ pomposo e fuorviante (non a caso non presente nella versione originale), il libro e’ comunque molto interessante. Scritto da due colonnelli dell’esercito cinese (PLA), al secolo Qiao Liang e Wang Xiangsui, analizza al suo interno quelle che possono essere considerate vulnerabilita’ strategiche degli Stati Uniti. In caso di confronto “diretto” (tra virgolette perche’ oggigiorno e’ del tutto improbabile un confronto diretto tra due superpotenze, accrescendo cosi’ l’importanza delle azioni indirette) secondo gli autori sono In particolare quattro le strategie che potrebbero essere perseguite con successo contro gli Stati Uniti nel contesto di una dottrina militare di ampio respiro: lawfare, economic warfare, network warfare e terrorismo. L’importanza del volume consiste non tanto nella (pur interessante) teorizzazione di queste possibili attivita’, quanto piuttosto nel fatto che per la prima volta e’ messo nero su bianco il fatto che l’esercito cinese (questo, e’ bene ricordarlo, gia’ una decina abbondante di anni fa) considera della massima serieta’ e dignita’ tali strategie.

Escludendo il solito Amazon, Unrestricted Warfare puo’ essere recuperato in versione PDF sulla rete in maniera molto agevole (vedi questo link). Per i non anglofoni puo’ essere inoltre interessante sapere che e’ disponibile una traduzione in italiano del libro (tecnicamente una doppia traduzione, essendo stata fatta sulla base del documento in inglese), curata da Fabio Mini, per alcuni anni addetto militare a Pechino, intitolata Guerra senza limiti – L’arte della guerra asimmetrica fra terrorismo e globalizzazione.

Chiusa la parentesi cinese, come seconda pietanza del post vi servo invece un documento proveniente dal Belpaese. Prodotto dal COPASIR (Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica) nel 2010, ed intitolato Relazione sulle possibili implicazioni e minacce per la sicurezza nazionale derivanti dall’utilizzo dello spazio cibernetico, il report introduce il tema della cyber war e ne evidenzia il carattere di ambito estremamente sensibile attingendo per la maggior parte dalla letteratura statunitense in materia. Pressoche’ nulli (se non ridotti al lumicino) gli elementi di novita’ introdotti in questa pubblicazione, che nonostante un linguaggio a tratti eccessivamente burocratese si lascia leggere relativamente volentieri. Certo fa un effetto strano accorgersi di come possa essere talvolta piu’ facile leggere un documento scritto nella lingua di Albione piuttosto che uno redatto nella propria lingua madre. Per chi volesse cimentarsi a sua volta nella lettura, il link per il download e’ proposto qui di seguito:

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Happier. Learn the Secrets to Daily Joy and Lasting Fulfillment

Oggi pomeriggio, durante un tragitto in macchina con direzione Modena, ho avuto una volta tanto una buona idea. Ormai nauseato dall’ultimo album dei Mad Doc McRea (The Whirling Dervish, ottimo ma che a furia di avere in loop nel lettore della macchina iniziava un pelino a stufarmi) ho deciso di fare un tentativo con il primo audiobook della mia carriera. Ho cosi’ inserito il primo dei quattro dischi di Happier: Learn the Secrets to Daily Joy and Lasting Fulfillment e premuto il tasto play.

Il libro in questione e’ stato originariamente scritto da e’ di Tal Ben-Shahar, esperto di positive psychology, nonche’ (oserei dire naturalmente) motivational speaker. Generalmente non sono propriamente il tipo che si perde dietro a questo genere di predicatori della felicita’. Ma vuoi il fatto che Ben-Shahar ha un buon background scientifico alle spalle (laureato ad Harvard, presso la stessa universita’ ha poi ricoperto il ruolo di lecturer prima di trasferirsi ad Herzliya, in Israele) piuttosto che essere il solito self-(un)made man, vuoi il fatto che l’audiolibro mi e’ capitato tra le mani in un momento un po’ particolare della mia vita, vuoi pure il fatto che il libro me lo sono ritrovato tra le succitate mani, regalato, senza volerlo… insomma vuoi tutto questo ed ecco spiegato i motivi che mi hanno portato ad operare questo tentativo.

La sorpresa vera, pero’, e’ che i 5 capitoli che ho avuto modo di ascoltare durante il viaggio (tra andata e ritorno) li ho trovati oltremodo gradevoli. Sicuramente per via dei contenuti, ben spiegati ed accattivanti. Ma sicuramente anche grazie anche al narratore, Jeff Woodman, capace di parlare con un inglese dalla pronuncia comprensibilissima (uno di quei casi, piacevoli quanto rari, nei quali in minuti e minuti di parlato non perdo una singola parola), ma al tempo stesso accattivante e mai noiosa.

Ora, oltre al desiderio difinire al piu’ presto l’ascolto di questa opera, gia’ sto iniziando a spulciare il catalogo dell’iTunes store alla ricerca di altro materiale interessante. Nel frattempo, se foste curiosi di sapere qualcosa in piu’ sul campo della psicologia della felicita’ (che Ben-Shahar rivendica come un’area tendenzialmente popolata da santoni, cosi’ come nel mio stereotipo, ma alla quale sta cercando di dare rigore scientifico con la sua positive psychology), allora vi consiglio di dare un’occhiata all’interessante intervista che potete trovare qui di seguito.

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