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Fabio Ruini's blog

'cause Italians blog better

Archivio per la 'Libri' Categoria

Drowning in a sea of books

Approfittando della situazione di relativo relax di questi giorni, e soprattutto approfittando del fatto di essere ancora in Italia, oggi pomeriggio ho speso un’oretta presso la Libreria Incontri di Sassuolo per trasformare il buono di ben 150 eurini che la mia sorellina mi aveva regalato per il compleanno in qualcosa di piu’ ingombrante e concreto.

Me ne sono uscito con 10 acquisti tondi tondi, che ora vi vado brevemente ad elencare. Non prima di aver pero’ postato lo screenshot di come appare ora la (cover della) mia pagina Anobii, la quale mostra le cover dei volumi acquistati e che mi allieteranno nei prossimi mesi.

Che cos’abbiamo dunque messo nel carrello?

Come ben capite, dare una descrizione anche solo sommaria di tutti questi libri sarebbe un’impresa un po’ ardua e, soprattutto, incredibilmente time-consuming. Quindi, nel caso voleste saperne di piu’, potete tranquillamente ricercare informazioni a partire dai link di cui sopra. Oppure chiedere a me. Una volta che li avro’ letti, naturalmente…

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Ciuf ciuf

Causa leggera pioggerellina, ma soprattutto vento ben al di sopra dei limiti consentiti (leggi, range di tolleranza dei MAVs che utilizziamo), la batteria di test che era in programma questa mattina e’ saltata. E cosi’ il mio weekend lungo, che prevede un rientro lampo nella terra natia per partecipare, domani, al matrimonio del buon Ale, e’ iniziato con un po’ di anticipo. Saltato in carrozza a Losanna alle 14.10 sono sbarcato in quel di Reggio Emilia 6 ore piu’ tardi, non propriamente fresco come una rosa, ma comunque sano e salvo.

Heritage railway

Durante il viaggio (abbastanza estenuante per me che non ero piu’ abituato a lunghe trasferte sui binari e da sempre sono intollerante non tanto ai treni, che adoro, quanto alle persone che generalmente li popolano) ne ho approfittato per un po’ di lettura. A parte un paio di capitoli di The Memoirs of Sherlock Holmes (ovviamente di Arthur Conan Doyle), tutto d’un fiato mi sono sparato Il coraggio non si compra, volume scritto a quattro mani da Gino Costantini, in arte “Partigiano John” (da non confondersi con il Partigiano John dell’omonima canzone) e Gabriele Ronchetti.

Il coraggio non si compra (front cover / copertina)

Libro scritto in maniera semplice ma efficace. Poco meno di cento pagine che scorrono via veloci e che aprono una breccia non tanto nella guerra partigiana del 43-45, gia’ trattata da tonnellate di volumi, quanto piuttosto nella psicologia di chi decise di darsi alla macchia in corrispondenza della chiamata alle armi repubblichina, non necessariamente per ideali quanto piuttosto per mancanza di alternative migliori. Gino Costantini fu uno di questi. Che tra due alternative scelse quella che riteneva essere la meno dolorosa. Interessanti anche i vari passaggi che raccontano la vita quotidiana di John e compagni, che a tratti non puo’ non far riaffiorare alle mente quello che Che Guevara scriveva nel suo Diario in Bolivia.

Per chi fosse incuriosito dalla descrizione che ho fatto del volume in questione, mi sono preso la liberta’ (sono certo che Gabriele non si offendera’) di trascrivere qui di seguito qualche riga. Si tratta dell’epilogo. Due paginette e mezzo molto semplici, magari banali, ma che dettate da un uomo di 90 anni senza un’istruzione seria alle spalle hanno tutt’altro sapore.

Epilogo
Tutte queste cose ci accaddero settantacinque anni fa. E ci cambiarono la vita. Per sempre. Dopo la guerra non fummo piu’ cio’ che eravamo stati prima. Anche quelli che erano rimasti vivi videro seppellire in qualche modo la loro vita precedente e molti riuscirono a guardare avanti, lasciandosi tutto alle spalle.

Credo di essere stato fra questi. Non ho mai odiato nessuno. Puo’ sembrare scontato, ma mi e’ sempre piaciuto andare d’accordo con tutti. Anche nei momenti in cui la lotta partigiana si fece piu’ cruenta e feroce, non lasciai mai spazio – ne’ a me stesso ne’ ai miei uomini – alle facili vendette contro qualcuno, fosse tata anche soltanto una donna compromessa da rapare a zero.

Partimmo da Vergato in quttro, diventammo piu’ di cento e ritornammo in cinquanta. E’ ancora oggi un motivo d’orgoglio, per me che li ho comandati, pensare che nessuno di questi partigiani e’ mai stato denunciato o imprigionato per fatti accaduti durante la Resistenza. E si’ che dopo la guerra il clima non fu dei piu’ favorevoli per noi partigiani, molto spesso considerati alla stregua di banditi e profittatori.

Certo, non ho mai sopportato troppo la disciplina militare del regime fascista, in particolare quando a farla rispettare furono messi i peggiori. Non ho mai tollerato la protervia degli ignoranti. Questi furono i motivi che mi spinsero a darmi alla macchia e a imbracciare un fucile; ma non furono – dopo – quelli che animarono in me uno spirito di rivalsa o di vendetta che andasse oltre uno schiaffo o un alterco verbale con qualche irriducibile fascista.

Altrettanto non posso dire dei miei nemici. Gia’ subito dopo la guerra dovetti difendermi dalle calunnie di un maresciallo fascista che cerco’ di screditare me e i miei partigiani.

E poi alla fine degli anni Ottanta, quando, dopo l’uscita di un volume di testimonianze curate dalle scuole di Vergato, mi vidi recapitare una lettera dell’Unione dei reduci combattenti della Repubblica sociale, dove mi si dava del disertore, del ladro e dell’assassino. Un po’ di fastidio, certamente, ma non c’era da preoccuparsi troppo di una lettera firmata dal comandante di una brigata nera. Da che pulpito, pensai. Amarezze grandi e piccole che forse andavano messe in conto, considerato il clima da guerra civile che ci eravamo trovati a vivere in quei dieci mesi di lotta partigiana.

Come le contestazioni di quel giovane partigiano che avevo accolto nella mia formazione, sul fatto che avessimo aderito o meno nella prima fase alla divisione Modena, cosa peraltro testimoniata per iscritto dopo la guerra da ben cinque comandanti partigiani. Questioni di lana caprina e nient’altro, di qualcuno che forse si era montato un po’ la testa rispetto ai gradi da tenente che io stesso gli avevo riconosciuto dopo la guerra dietro sua precisa richiesta: un mio subalterno da partigiano divenuto mio pari grado da civile. Da quel giorno s’impegno’ piu’ a gettar scredito sul sottoscritto che a difendere la comune causa della Resistenza.

Ma non solo ad amici e compagni riconosco meriti. I meriti e l’oensta’ non hanno bandiera. Non ho mai avuto difficolta’ ad ammetterlo, proprio perche’ l’esperienza della guerra partigiana me lo ha insegnato piu’ di una volta.

Per tutti quei mesi da comandante partigiano pregai di non dovermi mai trovare di fronte a quel gerarca fascista che mi salvo’ la vita nella vicenda delle armi nascoste. Sarebbe stato penoso trovarmelo davanti da prigioniero e magari dover decidere io della sua sorte. Cosi’ come non ho mai dimenticato quello che hanno fatto per me e per la mia famiglia altri notabili fascisti, come ad esempio i medici dell’ospedale.

Le brave persone hanno una caratura cosi’ alta che passa sopra ogni steccato ideologico.

Troppe volte ho sentito dire cose insensate su quegli anni e, in particolare, sulla Resistenza. Cose prive di senso perche’ non reali e non veritiere. Resoconti di battaglie gonfiati a dismisura da una parte, cosi’ come fango e accuse di misfatti mai commessi dall’altra. Sempre con la memoria comune nel grave pericolo di veder sedimentare versioni di convenienza a scapito della storia autentica.

La verita’, innanzitutto. La verita’ dei fatti. Quella mi preme, oggi piu’ di allora. Oggi che, a novantadue anni suonati, sono avviato verso il gran finale, il tramonto della mia vita.

Domani finalmente mi dimettono da questo ospedale. Ce l’ho fatta anche stavolta. Una brutta caduta e il cuore debole, ma le medicine e un nuove pacemaker hanno fatto il miracolo.

Anche la mia tempra ci ha messo del suo, credo. Domani saro’ fuori da questo posto e tornero’ a casa con tutto il mio fardello di ricordi sulle spalle.

E’ la mia ultima battaglia. Contro gli anni che si ammucchiano e la vita che tramonta. Il comandante John non gliela dara’ vinta nemmeno stavolta. Mi resta ancora un po’ di coraggio da spendere.

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Orwell vs. Huxley

Il nome di George Orwell non dovrebbe suonare nuovo a nessuno di voi. O almeno questo e’ cio’ che mi auguro. Di sicuro, mi rifiuto di associare il suo nome alla rispettiva pagina di Wikipedia. Piu’ giustificati, invece, lo sareste nel caso in cui non conosceste Aldous Huxley, scrittore inglese vissuto a cavallo tra 1,800 e 1,900 famoso, tra le altre cose, per essere l’autore del volume Brave New World.

Aldus Huxley - Brave New World (book front cover)

Il libro in questione (scritto nella sua prima edizione nel 1931, poi successivamente ampliato) e’ ambientato a Londra in un futuro datato AD 2,540 e racconta di una societa’ per molti aspetti simile a quella descritta in Fahreneit 451. La popolazione (creata artificiosamente, con il sesso ridotto a mera ma estremamente importante pratica ricreativa) e’ suddivisa in caste, con gli individui che dovranno appartenere a quelle piu’ basse che sin dalle fasi dello sviluppo vengono limitati nei possibili sviluppi fisico/cognitivi. Il governo dell’unico stato che controlla l’intero pianeta, the World State, utilizza droghe e sesso, oltre al meccanismo delle caste ed uno stretto controllo sulla crescita della popolazione, per mantenere il controllo sui cittadini. Controllo completo, basato sull’inculcare nelle persone l’idea che essi siano felici e cercando di fare in modo che questi non possano mai fermarsi a riflettere sulla propria condizione.

Fatta questa breve premessa, arrivo al succo del post. Un’amica mi ha infatti segnalato un link molto interessante contenente una trasposizione in stile cartoon delle parole che Neil Postman ha scritto nell’introduzione a Amusing Ourselves to Death. Questa introduzione sono una manciata di righe che mettono a confronto 1984 di Orwell e Brave New World di Huxley.

Orwell vs. Huxley - information

Se avete qualche minuto da spendere, non posso che consigliarvi di fare un salto sulla pagina in questione…

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Pseudo holidays – day #2

Nel pomeriggio e’ passato il corriere a lasciarmi il carico di libri che accompagnera’ questa decina di giorni di relax in terra rotegliese. Volumi abbastanza tranquilli e tutti in italiano. Si parte con un classico della divulgazione scientifica relativa al mondo della complessita’, vale a dire Il Quark e il Giaguaro. Avventura nel semplice e nel complesso, del premio Nobel per la fisica Gell Mann Murray.

Il Quark e il Giaguaro - copertina

La carrellata prosegue poi con due volumi che trattano del “caso”: Il cigno nero. Come l’improbabile governa la nostra vita e Giocati dal caso. Il ruolo della fortuna nella finanza e nella vita, entrambi ad opera di Nassim M. Taleb.

Il cigno nero - copertina

Giocati dal caso - copertina

Degna di menzione la back-cover del secondo dei volumi di Taleb citati qui sopra e che riporto di seguito:

E’ vero che sono i piu’ capaci ad avere successo nella vita?

Questo libro parla della fortuna. O meglio, del ruolo che gioca il caso nella nostra vita in generale, nei nostri affari in particolare. Ma parla anche di quella fortuna che, non essendo percepita come tale, viene scambiata per abilita’: una confusione presente in molteplici campi, dalla scienza alla politica, dall’arte alla finanza. Quante volte abbiamo visto un idiota baciato dalla fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, dimostrazione vivente della “sopravvivenza del meno adatto”? Individui del genere attraggono seguaci devoti che credono ciecamente in quello che loro spacciano per metodo. “Giocati dal caso” affronta in modo affascinante e divertito alcune conseguenze che possono derivare da questo equivoco, mentre fa cadere come birilli i nostri pregiudizi sull’idea di successo e sconfitta.

La rassegna si chiude infine con il quarto volume compreso nel mio ordinativo (i libri dovevano invero essere originariamente cinque, ma uno di questi, La versione di K. Sessant’anni di controstoria di Francesco Cossiga e’ momentaneamente esaurito sul sito che ho utilizzato per gli acquisti): Altruisti nati. Perche’ cooperiamo fin da piccoli di Michael Tommasello.

Altruisti nati - copertina

Diciamo che non dovrei annoiarmi…

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Pseudo holidays – day #1

Et voila. Dopo le solite sei ore abbondanti di viaggio, il sottoscritto e’ sbarcato ieri pomeriggio in quel di Roteglia, dove si accinge a trascorrere una settimana di “ferie del migrante” o pseudo-ferie che dir si voglia. L’idea e’ quella di staccare la spina e al tempo stesso ricaricare un po’ la batteria prima del rush finale che mi aspettera’ a Losanna a settembre, seguito dal rientro a Plymouth e dal tuffo nella scrittura della tesi previsto per ottobre (e, notizia dell’ultim’ora, con una borsa potenzialmente estesa per ben 7 mesi). L’unica attivita’ seria cui dovro’ dedicarmi in settimana (oltre che portare finalmente la macchina a far lavare e poi dal meccanico, per risolvere finalmente quel problema di cui parlavo il 7 luglio scorso…) consiste nel preparare il poster per TAROS 2010. Attivita’ che spero di riuscire a sbrigare in un pomeriggio o poco piu’.

Per il resto che si fara’? Di sicuro un po’ di lettura. Oltre alle tonnellate di libri che al solito mi aspettano ordinati per essere prima o poi divorati, in questi giorni dovrebbe arrivarmi all’indirizzo italiano un carico di nuovi volumi ordinati lo scorso venerdi’ su IBS. E, come se non bastasse, la mia cara sorellina mi ha regalato un altro libricino (Come una buona idea si puo’ trasformare in una grande impresa. La storia di 21 persone che hanno dato ascolto alle proprie aspirazioni, e hanno vinto di D. Lester), unitamente ad un buono da €150 da spendersi presso la Libreria Incontri di Sassuolo e che prevedo di andare a trasformare in qualcosa di piu’ pesante ed ingombrante durante il periodo natalizio.

Come una buona idea si puo' trasformare in una grande impresa - copertina

Ad accompagnare le letture, naturalmente, ci saranno un po’ di buoni sigari. Essendo rientrato in Italia ho deciso di provare ad approfondire il mio rapporto con i Toscani. Appena valicato il confine mi sono fiondato sul primo autogrill e fatto un minimo di scorta, accaparrandomi un pacchetto di Antico Toscano. Nei prossimi giorni vedremo un po’ cosa ne dira’ il mio palato.

Antico Toscano

Infine ci sara’ naturalmente spazio per un po’ di poker. Questo mese le cose stanno girando in maniera splendida (appuntamento a fine mese per il consueto riepilogo). Nonostante cio’ continuo comunque a vedere grossi margini di miglioramento, che mi fanno ben sperare e che mi incentivano a continuare a studiare il gioco in heads up, che ormai posso dire essere diventata la mia vera e propria specialita’. Per assolvere alla mia sete di apprendimento ho deciso di investire (per l’irrisoria cifra di $25) in un abbonamento mensile a HUSNG.com, un sito di coaching che permette di scaricare tonnellate di video didattici preparati da giocatori con alle spalle risultati decisamente importanti. Alcuni di questi video sono disponibili gratuitamente, quindi nel caso foste curiosi potete fare un salto al link succitato, accedere all’apposita sezione e gustarvi a sbafo qualche filmato.

Screenshot - cog dissonance playing on PokerStars.com

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Tons of scientific books (for free) from IN-TECH

C’e’ il periodo dei matrimoni. Ed in questo ormai ci siamo in mezzo. E poi, a quanto pare, c’e’ il tempo dei book chapters. Pare ci siamo in mezzo pure a questo. Nella mia mailbox, questa mattina, e’ infatti arrivato un invito da parte della IN-TECH per scrivere un contributo per un libro di prossima uscita dal titolo, molto semplice ed esplicito, “Multi-Agent Systems”. Peccato che i lor signori, oltre ad un contributo scritto, ne volessero pure uno economico. Non una cifra importante, ma comunque sufficiente, unita agli altri impegni del periodo, per farmi desistere dall’impresa.

Ad ogni modo questa della IN-TECH, una realta’ che non conoscevo, e’ stata una scoperta interessante. La casa editrice in questione pubblica quattro journals scientifici, al secolo International Journal of Advanced Robotic Systems, International Journal of Cyber-Physical Systems, International Journal of Humanoids (in merito a questo, una singola uscita e datata 2009) e International Journal of Engineering Business Management. In aggiunta a questi si e’ prodigata nella pubblicazione anche di diversi (ben 93) libri. Tra i piu’ rilevanti in relazione ai campi di cui mi occupo segnalo Aerial Vehicles (2009), Frontiers in Evolutionary Robotics (2008), Advances in Robotics, Automation and Control (2008), Frontiers in Adaptive Control (2009), Brain, Vision and AI (2008), Advances in Evolutionary Algorithms (2008), Automation and Robotics (2008), Advances in Human Computer Interaction (2008), Cutting Edge Robotics (2005) ed Advances in Service Robotics (2008).

IN-TECH publishing (books list)

Cosa estremamente interessante e’ che la casa editrice abbraccia in pieno la filosofia Open Access (e questo spiega il perche’ chiedano agli autori un auto-finanziamento per la pubblicazione delle versioni cartacee dei libri pubblicati). Il che sta a significare che tutte le issue dei giornali sopra riportati, nonche’ tutti i libri che ho menzionato, sono liberamente scaricabili dal web in comodo formato PDF. Direi che ce n’e’ abbastanza da riempire un iPad…

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Su Mario Bianconi, Pietro Rigosi e Pietro Gori

Leggendo le pagine del libro di Guccini che avevo menzionato alcuni post fa, sono venuto a conoscenza di un paio di cose interessanti. Prima di tutto, negli immancabili paragrafi dedicati a La Locomotiva, si fa cenno ad un libro di tale Mario Bianconi, scritto nel 1958 ed intitolato Trent’anni di officina – Confessioni e ricordi di un operaio. E da li’, a quanto pare, che Guccini scopri’ la storia del macchinista anarchico Pietro Rigosi e della sua folle corsa contro il treno parcheggiato alla stazione di Bologna. Il libro, a quanto emerge dopo qualche rapida ricerca su Internet, appare introvabile. Chissa’ che una qualche biblioteca della zona non possa pero’ averne, per disgrazia, una copia.

Pietro Rigosi - Trent'anni di officina (book front cover)

Poche pagine piu’ tardi e vengo a conoscenza di un altro personaggio. Trattasi questa volta di Pietro Gori, anch’esso anarchico, ma decisamente di piu’ alto livello rispetto al Rigosi. Se non altro in quanto ad influenza. Nato a Messina nel 1865 si contraddistinse fin da ragazzo per l’impegno politico ed un carattere probabilmente non troppo accondiscendente, se e’ vero che poco piu’ che adolescente venne espulso “per indegnita’” da un’associazione monarchica. Trasferitosi a Pisa con la famiglia, aderi’ ben presto al movimento anarchico pisano fino a diventarne una delle figure piu’ influenti. Venne piu’ volte arrestato e dovette anche provare per ben due volte l’esperienza dell’esilio. La prima volta, a cavallo tra 1894 e 1895 non ando’ particolarmente bene. Fuggito a Lugano per evitare una condanna a cinque anni di carcere quale presunto ispiratore dell’omicidio del presidente francese Sadi Carnot (avvenuto per mano di Sante Geronimo Caserio, un altro personaggio sul quale si potrebbero spendere fiumi d’inchiostro), venne li’ catturato ed estradato (anche se all’epoca si diceva semplicemente “espulso”) insieme a 17 altri esuli politici italiani. La seconda volta, migrato in Argentina allo scopo di sfuggire ad un’altra condanna, questa volta di 12 anni, le cose andarono meglio. In Sudamerica continuo’ ad occuparsi di politica e fondo’ anche una rivista. Grazie ad un’amnistia riusci’ comunque a rientrare in Italia dopo appena 4 anni. Nel Belpaese si spense nel 1911, a soli 46 anni, dopo aver comunque lasciato alle sue spalle una produzione, sia letteraria che artistica, di tutto rispetto. Oltre agli scritti politici, compose infatti moltissime canzoni, alcune delle quali resistono tutt’oggi alle intemperie del tempo.

Pietro Gori

Qui sotto, direttamente da YouTube, potete trovare una splendida interpretazione della sua canzone piu’ famosa, Addio a Lugano (legata all’esperienza dell’esilio accennata qualche riga fa), ad opera di Giorgio Gaber, Enzo Jannacci (all’epoca giovanissimi), Otello Profazio, Silverio Pisu e Lino Toffolo. Correva l’anno 1964 ed il tutto avveniva sulla RAI.

Altri tempi.

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Letture leggere

Alla ricerca di qualcosa che mi si risollevasse un po’ il morale e potesse riavvicinarmi alla lettura di piacere dopo essere passato per uno dei piu’ brutti libri nei quali mi sia imbattuto negli ultimi anni (al secolo 7 grammi in 70 anni di Paolo Villaggio), mi sono rifugiato sul (da me) tanto bistrattato IBS con un ordine quasi a colpo sicuro. Ho infatti optato per quattro volumi che difficilmente potranno deludermi, vuoi (alcuni) per estremo interesse personale, vuoi (altri) perche’ la critica e’ pressoche’ unanime nel considerarli, se non capolavori, comunque opere letterarie di valore.

Di che libri si tratta? E’ presto detto. Si parte con Pianoforte vendesi, di Andrea Vitali. Un piccolo libricino scritto da un autore in merito al quale ho letto diversi commenti positivi (vedi ad esempio qui) ed ho quindi deciso di fare un tentativo.

Andrea Vitali, "Pianoforte vendesi" (front cover)

Si va poi su un grande classico, Il postino di Neruda, del cileno Antonio Skarmeta. Ne approfitto per richiedere, con cortesia, che qualcuno piu’ pratico di Wiki del sottoscritto corregga lo stub della pagina di Wikipedia dedicata allo scrittore, in particolare per quanto riguarda il pezzo in cui si parla del romanzo Ardiente quale ispiratore per Il Postino di Troisi).

Antonio Skarmeta, "Il postino di Neruda" (front cover)

La rassegna prosegue con un cofanetto dedicato a Roberto Saviano, La parola contro la camorra, all’interno del quale trovano spazio un agile volumetto contenente contributi di Saviano ed altri, in aggiunta ad un DVD che contiene sia un’orazione di quasi un’ora dello scrittore campano, sia la registrazione di una puntata del 2009 di Che tempo che fa a lui dedicata.

Roberto Saviano, "La parola contro la camorra" (front cover)

Chiude infine la carrellata un’autobiografia di Francesco Guccini uscita di recente ed intitolata Non so che viso avesse, facendo il verso al celebre incipit de La locomotiva.

Francesco Guccini, "Non so che viso avesse" (front cover)

Sono sicuro che questa volta andra’ meglio.

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Spam “letterario”

Lo spam e’ in continua evoluzione. Se una volta erano le innocue catene di Sant’Antonio, poi evolutesi in complessi sistemi di pseudo-investimento piramidali e, in tempi piu’ recenti, in trojan ed offerte commerciali per software o generici del Viagra, oggi lo spam ha toccato una nuova vetta. Mi sono infatti appena ritrovato nella mailbox il PDF di un libro apparentemente appena uscito in stampa, con un messaggio dell’autore che mi chiede (o, meglio, chiede alla Spettabile Redazione di Fabio Ruini Blog) (ed io che non sapevo di avere una redazione) (ed io che mi chiedo come possa una Redazione avere la R maiuscola) (va da se’ come questa Redazione possa poi pure essere Spettabile) (quella R maiuscola deve essere il motivo) di pubblicare sul mio blog una notizia od una recensione riguardo al libro in questione.

5.7 years of spam (comics)

Ora sono assalito da un dubbio amletico. Pubblicizzare o non pubblicizzare questo libro? Fermo restando che il mio blog non attrae masse di visitatori tali da poter influire in maniera significativa sulle vendite del volume in questione, forse, dopo queste premesse che ho fatto, non sarebbe pubblicita’ positiva. Quindi sarebbe una cosa poco carina da parte mia. Ma non e’ neanche carino mandarmi, cosi’ a gratis, 3MB e passa di PDF nella casella di posta, chiedendomi di parlare sul blog di un libro che non saprei neppure in quale genere letterario classificare. Qualunque esso sia e’ lontano dai miei gusti personali e dai contenuti trattati in questo blog. Ergo, per una sorta di legge del contrappasso, sveliamo il colpevole. Parzialmente. Trattasi di tale Mxxxo Axxxxo. Il suo libro si intitola Rxxxt.

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Un paio di nuovi libri

Due nuovi volumi sono approdati oggi, via Amazon, nella mia libreria. Pronti ad essere letti con indosso un paio di fiammanti Sennheiser HD202, anch’esse giunte (seppur provenienti da altri lidi) nella pigeon-hole del laboratorio questo pomeriggio.

Il primo di questi e’ Unmasking the face. A guide to recognizing emotions from facial expressions, di Paul Ekman ex professore di psicologia alla University of California, San Francisco ed inventore del FACS (Facial Action Coding System), un framework utilizzato per categorizzare in maniera sistematica l’espressione fisica delle emozioni negli esseri umani. Sin dal 1976, anno in cui venne introdotto per la prima volta, il sistema FACS e’ sempre stato un argomento abbastanza controverso. Questo non gli ha comunque impedito di diventare molto popolare, al punto che e’ nata di recente addirittura una serie TV, intitolata Lie to Me, che trae ispirazione dagli studi di Elkman e colleghi. Il libro che ho comprato e’ uno dei tanti dove la teoria viene esposta con abbondanza di dettagli e, ovviamente, moltissime foto da utilizzare a mo’ di addestramento.

Paul Ekman, Wallace V. Friesen (2003), Unmasking the face (book cover)

Il secondo libro e’ invece fotografico. Redatto da Richard Holmes, si intitola Shots from the front. The british soldier 1914-1918. Come il titolo lascia presagire abbastanza agevolmente, si tratta di una raccolta di fotografie relative ai soldati inglesi impegnati nella prima guerra mondiale. Ad una prima sfogliata mi sembra un buon lavoro, con ottime immagini e commenti piuttosto approfonditi. Nei prossimi giorni vedremo se la prima impressione verra’ confermata o meno.

Richard Holmes (2008), Shots from the front (book cover)

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