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Fabio Ruini's blog

'cause Italians blog better

Archivio per la 'Non-autonomous Robotics' Categoria

Robotica in mostra

Su gentile segnalazione di un’amica, vi rigiro il link ad un’interessante paginetta preparata da quelli del Boston Globe, intitolata More Robots. Si tratta di una rassegna fotografica avente come oggetto i piu’ recenti sviluppi nel campo della robotica, con molti contributi provenienti da Graz, dove si e’ recentemente tenuta la Robocup 2009. Una rassegna che parte dal nostro iCub (in posa da manganellatore fascista) ed arriva ai robot anti-IED, passando per Robotinho (a questo link nelle vesti di direttore d’orchestra con la filarmonica di Berlino), Kobian e decine di altri modelli. Meglio comunque lasciar parlare le immagini.

iCub robot (from Boston Globe's gallery)

cook robot (from Boston Globe's gallery)

Kobian robot (from Boston Globe's gallery)

E se ancora non doveste averne abbastanza, a questo link potete trovare altre foto.

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Robots for MSRS

Stavo dando un’occhiata ai robottini supportati da MSRS. Parecchi, decisamente. D’altronde e’ proprio questo lo scopo di chi ha progettato una piattaforma come quella di mamma Microsoft. Creare una sorta di framework utilizzabile per programmare dispositivi robotici dei piu’ svariati, senza dover ogni volta reinventare la ruota. Il manuale del Robotics Studio che sto leggiucchiando in PDF in attesa che mi arrivi la versione cartacea (o meglio, in attesa che mi decida ad ordinarla) ne menziona in particolare alcuni. Tra i piu’ accessibili, sia in termini economici, sia di reperibilita’. Vediamo un po’ quali sono.

Innanzitutto abbiamo l’iRobot Create, appunto della iRobot, casa famosa per i mitici Roomba, i robot autonomi a forma di frisbee che spazzano il pavimento. Il Create e’ fondamentalmente uno di questi robo-vacuum, sprovvisto della parte pulente, rimpiazzata da una porta seriale ed un’altra interfaccia proprietaria alla quale e’ possibile collegare moduli aggiuntivi di ogni sorta.

iRobot create (Roomba like)

Un’approfondita review del Create la si puo’ trovare a questo link. Doverosa inoltre la visione di quest’altro sito, dove gli utenti si combattono a suon di applicazioni originali costruite attorno al prodotto della iRobot.

A seguire ecco il Parallax Boe-Bot Robot, un nome idiota per un robottino che invece sembra simpatico. Simile in quanto a fattezze ai ben piu’ famosi Khepera ed ePuck, ha dalla sua un prezzo molto piu’ basso, unito pero’ ad una relativa maggiore semplicita’ in fatto di sensori e quindi piu’ limitate possibilita’ d’uso.

Parallax Boe-Bot

Aspetto divertente o problematico a seconda delle preferenze personali, il robot in questione deve essere assemblato. Nessun bisogno di saldature, a quanto pare, ma il costruttore dichiara un 40 ore di lavoro necessarie, utilizzando solo semplici strumenti da fai da te. Leggendo in giro per la rete, pare pero’ che in poche ore sia possibile avere il robot pronto. Il Boe-Bot e’ disponibile in due versioni, rispettivamente con interfaccia seriale e USB. La compagnia ne vende (in teoria) anche una versione gia’ pronta per MSRS, con modulo Bluetooth integrato. Peccato che non abbia trovato il modo di acquistarla dal loro sito. Su eBay si trova la versione USB, ma i prezzi che ho trovato non sono per niente vantaggiosi rispetto a quelli proposti dallo store ufficiale, che rimane cosi’ la prima scelta.

Immancabile poi la presenza nell’elenco del mitico Lego Mindstorm NXT. Per lui non c’e’ bisogno di spendere parole aggiuntive. Tutti dovreste gia’ conoscere vita, morte e miracoli di questa piattaforma.

Lego Mindstorms NXT

La rassegna prosegue con il Kondho KHR-1HV, che possiamo vedere in azione qui sotto, in un video tratto da YouTube.

Piattaforma umanoide costosa (per il pezzo singolo siamo intorno ai $1,400), ma che in quanto a funzionalita’ puo’ essere tranquillamente paragonata al ben piu’ famoso (ed economico) Bioloid.

Infine abbiamo il MobileRobots P3-DX, un bel robottone dalle dimensioni generose, ma abbondante di interfacce, sensori e sistemi di controllo, nonche’ con la capacita’ di integrare (fisicamente parlando) un notebook.

MobileRobots Pioneer

Ok, direi che per oggi di robot dovremmo averne abbastanza…

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Microsoft Robotics Developer Studio 2008 R2 – Tutorials on YouTube

Apprendo dal sempre scarno Microsoft Robotics Blog che su YouTube sono stati pubblicati alcuni tutorial introduttivi all’utilizzo del Microsoft Robotics Developer Studio 2008 – R2. Si tratta di quattro filmati molto brevi, che mostrano alcune caratteristiche essenziali dello strumento. Qui di sotto potete vedere il primo di questi tutorial.

Per chi volesse approfondire ulteriormente l’argomento MRDS, al di la’ dell’abbondante documentazione presente sul sito di Microsoft, segnalo un libro disponibile per poche sterline su Amazon UK. Trattasi di Programming Microsoft Robotics Studio, scritto da Sara Morgan per Microsoft Press. Non ho ancora avuto modo di studiarlo nel dettaglio, ma ad una rapida sfogliata sembra semplice e ben fatto.

Sara Morgan, Programming Microsoft Robotics Studio (front cover)

PS: se per caso doveste trovare una copia digitale in CHM di questo libro in giro per la rete (chi ha detto Gigapedia?), sappiate che esiste un ottimo viewer free per Mac OS chiamato Chmox.

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iCub su Focus.it

Ok, non sara’ la rivista piu’ prestigiosa del pianeta. Al contrario, la sua versione italiana e’ spesso, francamente, ridicola. Pero’ fa sempre un certo effetto tornare in patria, dare una sfogliata distratta a Focus e trovarci un trafiletto che parla del “nostro” iCub. Articolo breve, pieno di errori e imprecisioni (impossibile quante possano trovar spazio in cosi’ poche righe), ma comunque simpatico. Se non altro per il rimando ad un video, girato da loro e pubblicato su YouTube. Eccolo a voi.

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Super Cub: first flight test and potential improvements

Ok. Il battesimo dell’aria e’ stato fatto. E non solo dell’aria, oserei dire, ma della maggior parte degli elementi naturali. Dopo un paio d’ore spese sul campo, con una decina scarsa di minuti di volo effettivo, la lista dei danni procurati non e’ troppo ingente. Per dirla alla Ziliani: 2 gli alberi colpiti (in entrambi i casi con il Super Cub rimasto impigliato in qualche brocca, il che ha richiesto un po’ di sano climbing per recuperarlo), 1 il treno della First Great Western evitato in extremis con una manovra degna del miglior Barone Rosso, 4 i bambini che giocavano a pallone nel parco usciti miracolosamente illesi dal test di volo, 1 l’atterraggio riuscito (quasi) come da manuale, n (con n >> 5) gli atterraggi dove qualcosa non ha funzionato propriamente per il verso giusto, 1 il ristorante cinese colpito (ma questo da Fred e non dal sottoscritto… lo menziono soltanto perche’ e’ stato il momento piu’ spettacolare dell’intero pomeriggio). Eppure, nonostante questa sorta di bollettino di guerra, l’aeroplanino (alla fine 1.20m di apertura alare, non proprio “ino”) ha riportato il minimo sindacale dei danni. Giusto due pezzetti di plastica, dove si fissano le “bacchette” che tengono equilibrata la mono-ala, si sono rotti, ma dovrebbero essere riparabili molto alla svelta con un pochino di colla apposita. Qui sotto potete vedere il Super Cub rientrato alla base. Grazie anche alla sfocatissima camera dell’iPhone, sembra davvero essere appena uscito dalla scatola.

Hobbyone's Super Cub (ugly photo)

Considerazioni a caldo. Far volare questi aggeggi non e’ affatto immediato. I concetti sono molto semplici, ma serve una buona sensibilita’ nelle dita. Sensibilita’ che, gioco forza, si puo’ acquisire soltanto con la pratica. E dopo un buon numero di incidenti. Fondamentale, ad ogni modo, trovare uno spazio un po’ piu’ grande dove far volare il Super Cub. Il parco dove sono stato ieri, a grandi linee un rettangolo di 70 x 40 metri, costeggiato dalla ferrovia su un lato e da strada+case sull’altro lato, nonche’ frequentato da un po’ di persone, non e’ esattamente il luogo ideale per far pratica.

Considerazioni di piu’ ampio respiro. Cosa si puo’ fare di bello (leggi “geek”) con un aeroplanino come questo? Prima di tutto vi si puo’ agevolmente installare una videocamera per effettuare riprese. In questo thread rintracciato su RCGroups.com sono descritte varie possibilita’. Il premio dell’originalita’ va senz’altro a 1320fastback, che per pochi spicci si e’ comprato su eBay una Sony Cybershot col display LCD rotto e l’ha installata, grazie giusto ad un paio di elastici ed un case self-made di cartone, sotto il muso del suo Super Cub. La qualita’ delle riprese e’ davvero spettacolare.

First flight with front mounted camera from Jason Edwards on Vimeo.

Alternative molto piu’ semplici per il recording possono essere dispositivi quali ad esempio la PI-SpyCamStick, avente pressapoco le dimensioni di un accendino e capace di registrare a 15fps su Micro SD. Date le dimensioni estremamente ridotte ed il peso piuma (circa 50 grammi), installarla su un aereo con un po’ di nastro adesivo o di velcro e’ un gioco da ragazzi. Allo stesso tempo, l’impatto sull’aerodinamica e’ minimo.

Ma, al di la’ del recording, puo’ essere molto piu’ interessante ricevere informazioni visive dall’aereo in real time. Per far questo si puo’ fare affidamento ad un micro camera wireless. Come la RC MiniCam che potete trovare su HeliHobby.com. Anche in questo caso le dimensioni sono ridotte all’osso. La foto qui sotto dovrebbe rendere bene l’idea.

Wireless micro camera suited for R/C vehicles (http://www.helihobby.com/html/micro_video_camera.html)

Le immagini trasmesse da una videocamera come questa (circa 300 metri il range dichiarato) vengono raccolte da un apposito ricevitore con uscite antenna ed RCA. Il che permette una connessione immediata a dispositivi quali camcorder o televisioni. Nel caso in cui si volesse invece visualizzare l’immagine a computer, nella maggior parte dei casi e’ necessaria una scheda di acquisizione video. Manco a dirlo, la Pinnacle ha a catalogo dozzine di dispositivi di questo tipo, tra i quali diversi di questi su USB e compatibili con Mac (vedi ad esempio Pinnacle Video Capture).

E per quanto riguarda il controllare l’aereo da un computer? La soluzione piu’ semplice consiste nel passare attraverso un’interfaccia PCTx. Vari telecomandi per modelli R/C dispongono infatti di una “trainer ports”, ideata per collegarvi un secondo telecomando. L’idea di fondo e’ la stessa delle macchine utilizzate a scuola guida. Chi deve imparare tiene in mano uno dei telecomandi, l’istruttore interviene quando necessario con il proprio telecomando. Il dispositivo di cui sopra, commercializzato dalla Endurance R/C permette di collegare un computer invece che un secondo telecomando. Delle semplici librerie C++ permettono quindi di inviare comandi al telecomando principale emulando il telecomando secondario (un esempio lo trovate a questo link). Uno scenario di questo tipo apre prospettive simpatiche. Guardate ad esempio, con un po’ di fantasia (ed un po’ di soldi da buttare via) cosa e’ possibile fare.

Si accettano scommesse su quanto tempo il mio spirito geek fara’ passare prima di cercare di riprodurre lo stesso set up con il mio Super Cub come modello.

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A catcher in the rye

Ancora visite in quel di Plymouth. Non c’e’ che dire, stiamo diventando grandi ed iniziamo a comportarci come tali. A trovarci e’ arrivato questa volta il professor Chyi-Yeu Jerry Lin, della National Taiwan University of Science and Technology, con la quale avra’ inizio a breve una collaborazione nell’ambito del progetto RoboDoc.

One of the DOC-x robots developed at the Taiwan Tech

Nel corso dell’immancabile seminario, il buon Jerry ha illustrato con abbondanza di filmati le svariate cose delle quali si occupa. Il professore taiwanese ha lavorato e sta tuttora portando avanti numerosi progetti. Tra i principali, vi e’ la famiglia dei DOC: tre modelli di robot multi-purpose chiamati rispettivamente DOC-1, DOC-2 e DOC-3. Dotati di un vero e proprio notebook a fungere da cervello, questi robot sono stati testati su tasks di ogni tipo. Giocano a scacchi e ad altri giochi, fanno ritratti di persone, risolvono equazioni presentate loro su una lavagnetta o un PDA, eccetera eccetera. E, cosa interessante, si danno anche all’intrattenimento. Alcuni di questi sono in fatti in grado di leggere e riprodurre musica, altri di recitare (cose tranquille, come ad esempio Il Fantasma dell’Opera), altri ancora di muovere marionette.

Ingegnere robotico vecchio stampo, l’approccio di Lin e’ quanto di piu’ pragmatico possa esserci. Dato un problema, implementare la soluzione nella maniera piu’ semplice, lineare ed efficiente possibile. Che poi il robot in questione non assomigli se non da un punto di vista meramente estetico ad un essere umano non pare essere un problema particolare. O, almeno, non lo era fino ad oggi. Con estrema franchezza Lin ha spiegato come si sia ormai reso conto di persona che con l’approccio “tradizional ingegneristico” alla robotica non e’ possibile spingersi oltre ad un certo punto. Motivo per cui e’ ora alle prese con questo viaggio, che fa tappa a Plymouth, alla scoperta di nuove metodologie di sviluppo bio-inspirate.

Purtroppo su Internet non sono riuscito a recuperare molto materiale riguardo alle attivita’ di robotica portate avanti alla Taiwan Tech. Qualcosina da YouTube pero’ e’ venuto fuori, grazie al buon utente tsengstan, che immagino essere un qualche componente del gruppo di ricerca di Lin. Prima di tutto il video che segue, che mostra DOC-2 impegnato in una partita a scacchi, su scacchiera reale, contro un essere umano. Il video e’ davvero impressionante per quanto riguarda la precisione e la velocita’ di movimento del braccio robotico. C’e’ pero’ il trucco, del quale non mi ero personalmente accorto fino a quando Lin non l’ha rivelato. Il robot non afferra, di fatto, il pezzo che deve muovere, ma utilizza semplicemente un magnete installato sul pollice. E questo spiega il continuo tremolio dei pezzi non appena questi vengono sollevati. In piu’ il robot non utilizza neppure alcun algoritmo per la visione (che sarebbe necessario per riconoscere i diversi pezzi presenti sulla sacchiera). La decisione di cosa muovere e come e’ presa direttamente dal computer embedded, sulla base delle informazioni memorizzate al suo interno e quindi inviata al robot in maniera tale da fargli generare l’output motorio appropriato.

Il secondo video, che da’ anche il titolo a questo post, riguarda invece un altro tipo di robot in grado di afferrare una palla lanciata verso di lui ad una discreta velocita’. Da un punto di vista tecnico, la performance di questo catcher e’ davvero molto buona. Nulla da eccepire questa volta.

Peccato non essere riuscito a trovare la maggior parte dei filmati mostrati durante il talk di oggi. Quello sui due robot, deo gratias dalle sembianze rispettivamente maschili e femminili, che dopo lunghe simulazioni a computer finalmente riuscivano a coronare il loro sogno d’amore baciandosi teneramente era davvero da lacrimuccia…

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Tentazioni…

Per favore, qualcuno che mi sequestri la carta di credito. Ora, subito. Immediatamente. Altrimenti va a finire che entro fine settimana l’HobbyZone Super Cub RTF – HBZ7100 mi arriva dritto in ufficio.

HobbyZone Super Cub

HobbyZone Super Cub (during flight)

Se fosse stato solo per me avrei potuto resistere (piu’ o meno) tranquillamente. Ma quel maledetto di xFred (mio collega, ndr) si e’ appena preso un Aerobird Swift RTF – HBZ7200 e non ha perso occasione di mostrarmelo in tutto il suo splendore ieri sera, prima di un barbeque. Facendo si’ che dalla mia bocca scendesse piu’ bava di quanta non se ne sarebbe creata da li’ a poco nel vedere pezzi di sua maesta’ il maiale (inteso come cibo e non come libro) ardere sui carboni. Il colpo di grazia quando mi ha illustrato le meraviglie della X-Port, una porta presente sulla maggior parte dei modelli RC della HobbyZone e che permette il collegamento di devices aggiuntivi. Tra questi, un modulo per pilotare al buio ed un altro che permette di ingaggiare veri e propri dogfight contro aerei dotati dello stesso modulo.

Ok, troppo tardi.

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The Hunt for Aliens

Con il nuovo anno accademico, riparte anche la serie di seminari “ROBOTIC FUTURE: The Robotics and Intelligent Systems Seminar Series” organizzata dal buon Tony Belpaeme. Ad inaugurare il ciclo, con il seminario odietrno, ci ha pensato tal Ehsan Honary, ex dipendente dell’ESA ed ora messosi in proprio nelle vesti di consulente.

Il titolo del seminario, The Hunt for Aliens: Where no Robot Has Gone Before, funge un po’ da specchietto per le allodole, ma d’altronde non poteva essere diversamente. Simpatico comunque il modo in cui Honary introduce il suo talk, dicendo che si articola in due componenti, ricerca degli alieni e robot, ma che si focalizzera’ piu’ sulla seconda, in quanto di alieni non ne sono stati ancora trovati.

Aliens

Dimenticavo, questo l’abstract del talk:

Are we alone out there? How can we find out if there are non-terrestrial life forms in the universe, intelligent or not? What are the challenges facing us when we want to use remote devices to collect more information in hostile environments? How far do we need to go and at what cost? This talk focuses on many aspect of robotics, intelligence and life. It explores the challenges we face in a variety of environments such as space, air or even underwater and reports on some of the latest state of the art projects and studies carried out to extend our understanding of the physical world.

Di che si e’ parlato alla fine? Molto di robotica applicata all’esplorazione spaziale. Con una crono-storia fatta di racconti, immagini ed aneddoti spassosi. Una storia che e’ partita dal Beagle 2, robot poco fortunato prodotto dagli europei che si e’ sfracellato sul suolo marziano durante l’atterraggio, nel 2003.

Beagle 2 (European Mars Rover)

Un progetto cosi’ impegnativo, finanziato con soli 40 milioni di dollari, ha spiegato abbastanza convinto Honary, non poteva che fallire miseramente. Test di tutti i tipi sono dovuti essere tagliati, ivi compresi molti di quelli che avrebbero evidenziato potenziali problemi in fase di landing per il robot.

Partendo da li’, si arriva fino ai piu’ recenti Spirit ed Opportunity della NASA, dei quali chiunque ha sicuramente gia’ sentito parlare. Se non altro perche’ erano stati progettati per rimanere a zonzo per Marte per un massimo di tre mesi, ed e’ invece continuano a camminare, raccogliere e trasmettere immagini, belli beati, da piu’ di 1,000 giorni marziani.

Mars Rover (Spirt and Opportunity)

Infine uno sguardo ad ExoMars, nuovo tentativo di un robot tutto europeo (nel quale anche l’Italia ha giocato un ruolo importante) molto simile al Mars Rover della NASA, come si puo’ vedere anche nella foto qui sotto, ma con alcune aggiunte sostanziali. Caratteristica aggiuntiva principale, una trivella con la quale e’ possibile scavare fino a due metri nel sottosuolo per estrarre materiale da analizzare on-site.

ESA ExoMars (Mars Exploration Rover)

Il suo lancio, originariamente previsto per il 2010/11 e’ stato rimandato al 2013. L’esperienza di Beagle evidentemente brucia ancora e questa volta si vogliono far le cose per bene. Vedremo nei prossimi anni che accadra’…

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Evoluzione, robot antropomorfi e PIWSOP

Interrogativo interessante quello che ci pone il Corriere della Sera questa mattina. L’evoluzione si sta forse fermando? Secondo tale Steve Jones parrebbe proprio di si’. L’argomento, naturalmente, meriterebbe di essere approfondito con la dovuta calma. Ovviamente, nei paesi Occidentali la pressione selettiva agisce in maniera sempre meno marcata. Lo stato sociale fa si’ che chiunque abbia diritto all’assistenza sanitaria, all’istruzione, ecc… pareggiando, almeno in parte, quelle che possono essere le differenze alla nascita. Il punto interessante che solleva il ricercatore pero’ e’ un altro:

Terzo fattore, il più rilevante secondo gli scienziati dell’University College di London, è che ci sono pochi padri in età avanzata. «Nei maschi il numero di divisioni cellulari necessarie per arrivare da uno spermatogonio (precursore dello spermatozoo) fino alla formazione di uno spermatozoo maturo cresce con il passare degli anni. Ogni volta che c’è una divisione c’è la possibilità di un errore, di una mutazione. Per un uomo di 29 anni si verificano circa 300 divisioni tra lo sperma che lo ha generato e quello e quello che passa al figlio: ogni divisione crea un’opportunità di errore, mutazione ed evoluzione». Il genetista inglese ha fatto l’esempio del genitore di 29 anni non a caso: è l’età media in cui si diventa padre in Occidente. «Per un genitore di 50 anni invece, il numero di divisioni è superiore a mille: perciò aumentano le possibilità di mutazioni».

Punto decisamente interessante. Ma una condanna definitiva per la povera razza italiana. Mentre gli inglesi sono destinati a perpetuare la loro stirpe alcolica nei secoli dei secoli.

Evolution (and debates)

Meglio cambiare argomento. Da un altro pezzo pubblicato sembra dal Corriere, vengo a conoscenza di Repliee R1, un robottino antropomorfo appartenente alla cosiddetta categoria degli “Actroids“. Sviluppato, manco a dirlo, in Giappone, per la precisione da un qualche gruppo della Osaka University. Purtroppo non sono riuscito a trovare molte informazioni riguardanti questa versione femminile (ed inutile) di iCub. Solita (ma sempre sorprendente) pelle in silicone, sintetizzatore vocale in grado di far sputare alla ragazzina qualche frase assolutamente campata per aria, e solita reazione terrorizzata dei media non-specializzari, che quando parlano di robotica dovrebbero cercare, almeno per un momento, di dimenticarsi Blade Runner.

Chiudo il post odierno con una importante nota pokeristica. A partire da questa sera, su Full Tilt Poker vanno in scena ogni mercoledi’ le PIW Series of Poker, organizzate dai ragazzi di PokerItaliaWeb.

PokerItaliaWeb - I PIW Series (2008) (logo)

La manifestazione prende il via con un torneo di Hold’Em six-handed e double-stack. Tutto lascia intendere che assisteremo ad un gioco emozionante, all’insegna dell’aggressivita’. A partire dalla prossima settimana spazio anche per le altre specialita’, dall’Omaha (Hi/Lo e PLO) al Razz, passando per lo Stud e l’HA. Insomma, ci sara’ da divertirsi. Questo, per chi intendesse partecipare, il calendario completo.

#1. Tournament #62516822 (08/10/08) – NLH DS 6-max
Event#1 Hold’em NL Shorthanded
Buy-in: 10$ + 1$
Stack: 3,000
added Prize: 100$

#2. Tournament #62516907 (15/10/08) – LO8
Event#2 Omaha hi/lo PL
Buy-in: 5$ + 0,50$
Stack: 1,500
added Prize: 100$

#3. Tournament #62516973 (22/10/08) – PLH DS
Event#3 Hold’em PL
Buy-in: 10$ + 1$
Stack: 3,000
added Prize: 100$

#4. Tournament #62517082 (29/10/08) – Stud hi
Event#4 7Stud
Buy-in: 5$ + 0,50$
Stack: 1,500
added Prize: 100$

#5. Tournament #62517147 (05/11/08) – PL HA DS
Event#5 HA PL (Hold’em-Omaha hi)
Buy-in: 10$ + 1$
Stack: 3,000
added Prize: 100$

#6. Tournament #62517207 (12/11/08) – HORSE DS
Event#6 HORSE
Buy-in: 10$ + 1$
Stack: 3,000
added Prize: 100$

#7. Tournament #62517290 (19/11/08) – LHE
Event#7 Hold’em FL
Buy-in: 5$ + 0,50$
Stack: 1,500
added Prize: 100$

#8. Tournament #62517397 (26/11/08) – Razz
Event#8 Razz
Buy-in: 5$ + 0,50$
Stack: 1,500
added Prize: 100$

#9. Tournament #62517468 (03/12/08) – PLO DS
Event#9 Omaha PL
Buy-in: 10$ + 1$
Stack: 3,000
added Prize: 100$

#10.Tournament #62517565 (10/12/08) – HU NLH Shootout DS
Event#10 Hold’em NL Heads Up
Buy-in: 10$ + 1$
Stack: 3,000
added Prize: 100$

#11. Main event #62517675 (17/12/08)
Main-Event#11 Hold’em NL
buy-in: 23$ + 3$ (possibilità di utilizzare token tournaments 26$ di FTp)
stack: 5,000 chips
added Prize: 500$

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Titan the robot

Presenza d’eccezione in universita’, questa mattina. A far visita ai nuovi studenti e’ infatti arrivato nientepopodimeno che Titan the Robot, diabolico robot antropomorfo realizzato dalla Cyberstein Robots Ltd.

Titan the Robot

Non avevo mai sentito parlare in vita mia di questo Titan. Ed invece pare che, almeno in UK, questo stia diventando famosissimo. Vederlo in azione e’ veramente qualcosa di impressionante. Canta, balla, ma soprattutto si muove con una velocita’ ed una agilita’ mai viste. Ovviamente, deformazione professionale vuole che io lo guardassi con occhio clinico. Si muove davvero troppo bene per essere un robot bipede. Eppure, a vederlo da vicino (purtroppo non sono riuscito a vederlo cosi’ da vicino e per un tempo sufficientemente lungo, causa ressa disumana ed esibizione alquanto veloce), viene difficile da pensare come possa esserci qualcuno al suo interno. Le articolazioni delle anche e le strette giunzioni nei pressi delle caviglie (oltre all’altezza del robot stesso, che comunque costituirebbe un problema secondario) rafforzano questa idea. Ma rimane il fatto che si muove bene. Troppo bene rispetto a quello a cui ci hanno abituato a vedere coreani e giapponesi negli ultimi anni. E poi e’ quantomeno sospetto quell’inserto in vetro/plastica trasparente presente sul petto del robot. E se poi pensiamo che questo robot e’ in circolazione, a quanto leggo, dal 2004, il dubbio si amplifica.

Ho scoperto che anche Wikipedia si pone lo stesso problema di cui sto velocemente dibattendo: “It is not clear if Titan is completely robotic or if there is a person inside it, controlling its fluid bipedal locomotion. While Titan’s arms and head are fully robotic with advanced articulation, Cyberstein’s website provides no information confirming or denying whether or not Titan is fully robotic“.

Rimane il fatto che questi della Cyberstein hanno creato un qualcosa di veramente bello da vedere. Che sia scientificamente interessante o meno.

UPDATE: ho appena rivisto il robot. Non vi e’ il minimo dubbio che vi sia qualcuno al suo interno. La prova piu’ schiacciante, oltre al visore sul petto, e’ lo spazio (camuffato da tubo) dove infilare le braccia per il figurante che sta dentro a Titan (coincide alla perfezione se effettivamente la testa sta all’altezza del visore). Bisogna comunque ammettere che si tratta di un gran bel giocattolino.

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