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Fabio Ruini's blog

'cause Italians blog better

Archivio per la 'Plymouth' Categoria

Prime immagini dal nuovo covo

Il post di oggi e’ dedicato ad un piccolo reportage fotografico della nuova casetta nella quale sono appena andato ad abitare insieme alla mia dolce meta’. Premetto che ancora mancano un po’ di cose, sia per quanto riguarda i mobili (in particolare una scrivania ed una libreria da installare in soggiorno), sia per quanto concerne gli elettrodomestici (microonde e rice cooker in primis), sia per le cianfrusaglie varie. Fatte comunque queste doverose premesse, ecco a voi le foto.

Si parte con la zona giorno. Vista da una parte (notare sullo sfondo l’ormai storico Vistron 32″ LCD, comprato nel lontano maggio del 2008, intento ora a trasmettere le immagini di una partita di FA cup tramite il suo nuovo amico Sky HD Box).

E poi dall’altra. Le due stanze, quella con il tavolo e l’altra con il divano erano una volta separate, poi i due proprietari hanno deciso di abbattere il muro divisorio creando effettivamente un ambiente piacevole alla vista e che cosi’ appare forse piu’ ampio di quanto in realta’ non sia.

Primo piano sul tavolo, stile diciamo “vecchio” (perche’ appunto non e’ ne’ antico, ne vintage, ma solo vecchio).

Passiamo ora alla cucina, anch’essa presa da due inquadrature. La prima, che mette in evidenza (oltre a un po’ di alimentatori momentaneamente collegati li’), uno degli acquisti piu’ strani che il sottoscritto abbia fatto negli ultimi anni (e che mi conosce dovrebbe saperlo che di acquisti strani ne ho fatti davvero in una quantita’ imbarazzante), ergo uno slow cooker della Russell Hobbs. Pensavo che quest’affare potesse cuocere anche il riso (da cui il riferimento al rice cooker che ho fatto in apertura di post), ma invece mi sa che e’ troppo sofisticato per queste cose. Questo slow cooker si fa mettere cose al suo interno e le restituisce cucinate (cotte/bollite/vaporate o come le si possa definire) dopo 7, 8 o 9 ore. Non ho ancora ben capito quali siano i vantaggi, ma sicuramente rispetta in maniera accurata il suo nome. E’ slow.

Qui l’altra parte della cucina, con uno scorcio sul mondo esterno che filtra dalla finestra (sottoforma di un’altro blocco dell’abitazione che si affaccia sul “cortile” interno) (mi rifiuto di specificare il perche’ delle virgolette: chi volesse capire che venga qui di persona) ed uno sulla lavatrice. Che i padroni di casa ci hanno cortesemente fatto trovare intoppata, costringendosi, al primo lavaggio, a dover eliminare l’acqua manualmente (alias a suon di stracci) attraverso la rimozione dell’apposito filtro.

Scorcio del corridoio che collega la zona giorno a quella notte (piu’ bagno e porta per il succitato “cortile” interno).

Overview della camera da letto, con annesso set di lenzuola che Rocco Siffredi sicuramente apprezzerebbe un sacco.

Infine il luogo piu’ privato dell’intero flat. Quello dove lavare via le proprie giornate, prepararsi alle sfide che incombono e meditare in maniera piu’ o meno approfondita sul senso della vita.

Direi che per il momento considero questo post un’invasione sufficientemente approfondita ed estesa della mia privacy. Ulteriori aggiornamenti (forse) piu’ avanti.

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Habemus pure a car

Ebbene, dopo tanti anni di permanenza in terra inglese mi sono finalmente deciso ad affrontare l’affascinante mondo della guida a sinistra. Ed ho deciso di farlo nel migliore dei modi, comprandomi una macchinina tutta mia.

Dopo lunga meditazione (mezz’ora di visita alle macchine esposte sabato pomeriggio, seguita da dieci minuti di chiacchiere con il rivenditore/meccanico/commerciale/azzeccagarbugli questa mattina) e l’esborso di duemilacinquecento sterlinette, sono diventato il felice (almeno per il momento) proprietario di una Citroen Xsara LX, annus domini 2002 e 48,000 miglia alle spalle.

La cosa veramente fica, ad ogni modo, e’ stato il processo d’acquisto. Durato veramente i dieci minuti accennati qui sopra. Al termine della chiacchierata il venditore mi ha ridato appuntamento per il pomeriggio, in maniera tale da avere tempo per dare un’altra controllata al veicolo. Dopodiche’ mi ha consegnato le chiavi. La macchina ha 28 giorni di assicurazione inclusa, MOT (l’equivalente della revisione) buono per altri 8 mesi e (mi pare) un annetto di tax disc (piu’ o meno la versione inglese dell’italico bollo).

La vettura non e’ certo l’ultimo ritrovato della tecnica, ma devo ammettere che si presenta davvero bene. Sara’ che provengo da 10 anni di Fiat (una Tipo prima, una Punto seconda generazione poi), ma salire a bordo della Xsara mi ha datto l’impressione di compiere un vero e proprio salto generazionale. Il posto guida e’ comodissimo, gli interni sono rifiniti molto bene ed il tutto e’ in eccellenti condizioni. Gli spazi poi sono giganteschi, con un baule infinito, seggiolini dietro (3, separati), piegabili e/o removibili.

L’impatto con la guida a sinistra (grazie anche all’aiuto fornito dal mio fido TomTom XXL IQ Routes fatto pervenire per l’occasione in terra inglese) e’ stato molto meno traumatico del previsto. I problemi sono semmai dovuti dalle dimensioni della macchina, alle quali non sono decisamente abituato. Ora si tratta solo di trovare una buona polizza assicurativa e poi potro’ considerarmi definitivamente approdato nel mondo della guida in UK. Champagne.

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Una Plymouth assonnata

Dicono che viviamo in un mondo globalizzato, che muoversi da una parte all’altra del pianeta non sia mai stato cosi’ facile, ecc… Qualcuno potrebbe quindi spiegarmi perche’ coprire il tragitto Roteglia-Plymouth richiede al sottoscritto 13 ore di viaggio? 13 ore passate al solito su mezzi di trasporto vari (in successione: macchina, aereo, treno, metro, treno, taxi) alle quali sono miracolosamente sopravvissuto, nonostante abbuffata di stria e gasprarossa venerdi’ sera al Super 2000, pranzo a base di Burger King a Paddington e merenda a bordo del treno a suon di sushi.

Vado a letto, sperando di svegliarmi in tempo per essere in laboratorio lunedi’…

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Stuck in the UK

In questi giorni si sono verificate in contemporanea due condizioni decisamente poco piacevoli per il sottoscritto.

Prima di tutto, dopo aver passato un paio di giorni in condizioni fisiche non eccellenti (temo conseguenza di un virus, non informatico, che circola in laboratorio, nonche’ della pattinata, mista a lunghissime camminate all’aperto, dello scorso mercoledi’) stamattina mi sono svegliato in uno stato disastroso. Febbre alta, mal di testa, mal di ossa, brividi e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Imbottito un po’ di pastiglie la situazione e’ leggermente migliorata, permettendomi se non altro di alzarmi da letto e scribacchiare anche qualcosa al computer. Ad ogni modo decisamente non le condizioni migliori per mettersi in viaggio, dato che domattina mi aspetterebbe un pullman alle 5.30 per portarmi ad Heathrow e da li’ un volo per Malpensa.

Fatto sta che la seconda condizione menzionata in apertura di post e’ il dicembre piu’ freddo nella storia dell’UK (o, perlomeno, da quando si sono presi la briga di registrare le misurazioni). E’ nevicato nuovamente pure qui a Plymouth, ma soprattutto lo ha fatto molto ad est. Londra ed hinterland compresi. Portando alla chiusura di Heathrow, Gatwick ed altri aeroporti. I quali, stando alle ultime news, non riapriranno fino a domani (l’orario di riapertura, pero’, non e’ dato saperlo). In piu’ diverse autostrade sembrano essere bloccate.

Nonostante telefonate ed email alla National Express ancora non mi e’ dato di sapere se il mio pullman partira’ o meno (l’apposita pagina del sito, aggiornata per l’ultima volta alle 19 locali, dice che tutti i servizi per Heathrow sono da considerarsi cancellati fino a nuovo ordine; il problema e’ che la cancellazione e’ giustificata dal fatto che la polizia aveva bloccato le vie d’accesso all’aeroporto per ragioni di sicurezza, ma da qualche ora le ha riaperte) e se nel caso abbia la benche’ minima speranza di arrivare in orario. Il volo, stando al sito Lufthansa, sembrerebbe non essere stato cancellato.

Unica nota positiva da segnalare il servizio di assistenza fornito dall’aeroporto di Heathrow. Al di la’ delle informazioni pubblicate sull’home page del suo sito web, per tutto il pomeriggio ha continuato a fornire frequenti update attraverso l’apposito canale Twitter

All in all, la decisione piu’ saggia per domattina mi pare essere quella di rimanermene a letto. Nel pomeriggio, sperando di avere un po’ di lucidita’ in piu’, cerchero’ il modo di rientrarmene in Italia possibilmente prima di Natale.

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Thanks, Virgin Media…

Non e’ passato molto tempo da quando avevo pubblicato su questo blog la foto di un assegno che mi era stato consegnato. Si trattava in quel caso, piu’ che di un semplice assegno, di una piccola opera d’arte. Un qualcosa di talmente bello che era quasi un peccato doverlo portare in banca per essere cambiato. L’importo era pero’ significativo e non me la sono cosi’ sentita di metterlo in cornice, ma ho preferito farmi attrarre dal vile denaro che questo assegno rappresentava. A quanto pare, pero’, se proprio volessi avere un assegno appeso da qualche parte nella mia cameretta, sarei ancora in tempo per farlo. Decisamente piu’ brutto, ma sicuramente di un importo ben piu’ maneggevole rispetto al precedente, mi e’ oggi arrivato per posta un altro cheque. A spedirmelo e’ stata la Virgin Media, che dopo avermi salassato per circa un anno con servizi dai prezzi improponibili ed aver pure avuto la faccia tosta di farmi pagare qualcosa sull’ordine delle 150/200 sterline per la chiusura del contratto con loro, ha deciso che era moralmente giusto restituirmi parte di quei soldi. E lo ha fatto spedendomi l’assegno che potete vedere qui sotto.

Champagne e caviale per tutti?

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The Imperial March (aka Darth Vader’s theme)

Chi mai potrebbe scegliere una colonna sonora come questa per il proprio funerale? Da far suonare proprio nel momento in cui la gente fa il suo ingresso nella cappella al seguito del tuo feretro? Simon, senz’altro. D’altronde lui era anche questo. Uno che i momenti troppo seri proprio non li sopportava.

Goodbye, dude… we’ll be missing you!

http://www.cancerresearchuk.org/

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Toilet d’oltremanica

C’era una volta, direttamente da Trainspotting, il cesso piu’ sporco di tutta l’Inghilterra.

Ma ora i tempi sono cambiati. E anche le toilet del Regno Unito non solo sono piu’ pulite, ma anche molto piu’ tecnologiche rispetto a quella immortalata (invero nei minimi dettagli) da Danny Boyle. Cosi’, ad esempio, se doveste finire nei locali della student union di Plymouth ed aveste urgenza di andare in bagno, vi trovereste di fronte a codesto spettacolo.

Sugli schermi, per chi se lo stesse chiedendo, scorrevano in diretta le immagini della partita che il Manchester City stava giocando oggi pomeriggio. Roba che ci ho messo cinque minuti buoni prima di uscirmene dal bagno.

Vero e’ che guardare la tv mentre si fanno certe cose puo’ essere una fonte di distrazione e quindi indirettamente peggiorare la situazione igienica della toilet. Poco male: il pronto soccorso pulizie e’ pronto a intervenire. Con tanto di timer che ci dice quanto tempo manca al prossimo intervento.

Certo e’ che se iniziano ad essere puliti pure gli inglesi dove andremo mai a finire?

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Habemus alloggio arredato!

Il contachilometri che ho nella tibia (cit. Elio) ha perso il conto di quanto il sottoscritto abbia camminato durante la giornata di oggi. Fatto sta che sono riuscito a comprare tutto l’indispensabile per la mia nuova cameretta, nonche’ a recuperare una stufetta elettrica che avevo lasciato nel mio precedente appartamento, previa simpatica escursione da Mutley al Barbican e viceversa. Quest’ultima (la stufetta) indispensabile perche’, nonostante estenuanti perlustrazioni della casa in stile Indiana Jones, ancora non sono riuscito a capire come c***o si accendano i termosifoni.

All’appello mancano ora soltanto alcune cosucce di poco conto: ferro da stiro + relative asse (potenzialmente importante, ma ho ancora una buona scorta di camice stirate, grazie soprattutto all’host di quest’ultima settimana), deodorante per la stanza (da Wilkinson mi hanno tirato il pacco, dato che ne ho comprato uno che pero’ una volta aperto, risultava privo del liquido profumato) (queste due tre/cose da comperare) ed una poltrona da ufficio che ospiti le mie delicate membra mentre sono alla scrivania (anche questa da recuperare dal mio vecchio appartamento).

Le prime impressioni sul nuovo alloggio sono positivissime. Al momento ho un solo coinquilino, che pero’ e’ cinese. Ergo buono, tranquillo, silenzioso e rispettoso. Quanto di meglio si possa desiderare. E pazienza se, da buon cinese, tende a friggere cose random sui fornelli per una decina di ore al giorno. La zona e’ centralissima e quel che e’ certo e’ che non dovrei morire di fame. Sono infatti circondato da KFC, Pizza Hut, Domino, un fish&chips shop, due Co-Op, un CostCutter, un supermercato polacco, un negozio di pasties, un macellaio, un numero non meglio precisato di pub e caffe’ e chissa’ cos’altro. La casa, per essere abitata da studenti, e’ pure relativamente ordinata. Ci sono giusto un paio di cose da sistemare, tra cui la lampada della mia camera ed una delle docce che non sembrano funzionare. In piu’ c’e’ Internet. Che con la chiavetta di Vodafone funziona bene (ho pure giochicchiato un pochino a poker senza mai avere problemi di connessione), se non fosse che ha attivo di default un filtraggio sui contenuti che mi rende impossibile accedere a pagine web contenenti determinate parole chiave. Il poker e’ una di queste.

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Habemus alloggio!

Ci e’ voluta una settimana abbondante, ma finalmente non sono piu’ un homeless. Ho trovato infatti una stanza che fungera’ da mia personalissima base operativa almeno da qui sino a fine anno. L’agenzia attraverso la quale sono passato mi ha letteralmente tirato scemo, sballottandomi avanti e indietro come fossi una marionetta, nonche’ chiudendosi in un paio di giorni di silenzio assoluto che mi avevano un po’ destabilizzato.

La stanzetta (che in realta’, nonostante le foto non rendano giustizia, e’ piuttosto grandicella) ha il solito arredamento essenziale con letto + comodino, scrivania + sedia, cassettiera e armadio. Standard che piu’ standard non si puo’. La casa la dovrei condividere in realta’ con altri 4 studenti, ma al momento solo due sono le stanze occupate (ivi inclusa la mia). Nonostante le assicurazione dell’agente, pare che broadband non ce ne sia. In via precauzionale avevo comunque comprato una chiavetta della Vodafone che sembra funzionare in maniera semplicemente egregia, quindi per qualche tempo dovrei riuscire a tamponare, prima di capire esattamente come sia la situazione.

Domani si prospetta una giornatina decisamente intensa, dato che dovro’ acquistare praticamente tutto. A partire dal piumone, per passare a cuscino, lenzuola, crockery, stendi-abiti, ferro da stiro e chissa’ che altro ancora. Poco male, l’importante e’ aver finalmente trovato un tetto. Sono qui a Plymouth solo da una settimana, ma l’idea di non avere un posto “mio” mi stava un pochino iniziando a dare alla testa…

PS: proporre di pagare spese di agenzia + deposito + tre mesi di affitto sull’unghia (upfront), in risposta alla richiesta di fornire garanzie, e’ stata un’esperienza notevole. Se non altro per la faccia basita dell’agente (al… al… alright!). Sono decisamente uno degli studenti piu’ ballas del pianeta!

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Plymouth, again & again

Finalmente ci siamo. Chiuse ufficialmente le parentesi elvetiche ed italiane, il sottoscritto rientra alla base. Rientra in quella che dal 2007 e’ stata a tutti gli effetti la sua casa. E che, ora possiamo dirlo, gli stava iniziando a mancare parecchio. Rimarra’ qui per un periodo di tempo non meglio precisato. Sicuramente per la parte restante del 2010.

Il viaggio e’ andato bene come sempre. Volo tranquillo (questa volta con partenza dall’inedito aeroporto di Rimini), atterraggio in orario a Bristol, lunga camminata nel rinnovato aeroporto (che ora sembra davvero qualcosa di gigantesco), navetta per la stazione dei treni dove ho preso il primo convoglio utile con direzione Penzance, poi taxi che mi ha portato nella dimora temporanea che mi accogliera’ fino a quando non trovero’ una stanza da affittare. Ad allietare il pomeriggio ci hanno pensato la visione di El Alamein – La linea del fuoco, pellicola girata da Enzo Monteleone nel 2002 dedicata all’omonima battaglia della seconda guerra mondiale, oltre che L’importante e’ perdere, libro leggero e tutto sommato piacevole di Nicola Roggero.

Da domani si cerchera’ di riprendere i contatti con gli indigeni e pianificare un po’ il lavoro per i prossimi mesi. Che si preannunciano intensi. Ma questo gia’ lo sapevamo.

PS: la foto pubblicata qui sopra e’ di John Miles, un blogger/fotografo plymouthiano. Consiglio fortemente una visita al suo blog.

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