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Fabio Ruini’s blog

Because Italians do it better! What the f**k? Ehm… the blogs, I mean… obviously! :-/

Archivio per la 'Storia e disinformazione' Categoria

La giornata della memoria: per chi?

Scocca oggi, inesorabile, per l’undicesimo anno consecutivo, la giornata della memoria. Un giorno dedicato, secondo legge, al ricordo delle vittime del nazifascismo e dell’olocausto in particolare. Si tratta di una di quelle occasioni riguardo alle quali ogni commento si possa fare e’ destinato a macchiarsi immediatamente o di retorica o di cattivo gusto. Giusto ricordare, ci mancherebbe altro, una tragedia come quella cui sono stati sottoposti gli ebrei nel secolo scorso. Ma davvero c’e’ il rischio di dimenticarsi di questa cosa?

I sostenitori del giorno della memoria quest’anno portano a loro sostegno un sondaggio secondo il quale una percentuale spaventosamente alta di giovani tedeschi (circa il 20%) tra i 18 e i 29 anni non riuscirebbe ad associare Auschwitz ad alcun evento storico in particolare. Brutta cosa. Ma in Germania, chiunque abbia avuto modo di interagire con qualche ragazzo tedesco dovrebbe aver avuto modo di rendersene conto, l’argomento olocausto e’ una sorta di tabù. Un qualcosa del quale non parlare. E tale e’ rimasto per decenni dopo la fine della seconda guerra. Non sorprendono quindi più di tanto i risultati di un tale sondaggio. Che, per di piu’, non ci dice niente riguardo a quanto sia necessario, per i giovani italiani, doversi rinfrescare la memoria per legge, ogni anno. Sono state molte, anche per rimanere confinati al solo millenovecento, le tragedie che hanno investito direttamente il popolo italiano. Eppure queste sembrano essere meno importanti rispetto all’olocausto. Perché?

Dancing plagues and mass hysteria

The year was 1374. In dozens of medieval towns scattered along the valley of the River Rhine hundreds of people were seized by an agonising compulsion to dance. Scarcely pausing to rest or eat, they danced for hours or even days in succession. They were victims of one of the strangest afflictions in Western history. Within weeks the mania had engulfed large areas of north-eastern France and the Netherlands, and only after several months did the epidemic subside.

Inizia così l’articolo Dancing plagues and mass hysteria, pubblicato da John Waller della Michigan State University (MSU), su The Psychologist. Si tratta di un articolo di alcuni anni fa (per la precisione luglio 2009) nel quale mi sono imbattuto per caso in questi giorni. E che tratta di alcune “epidemie”, “piaghe” tra le più strane che la storia dell’uomo possa ricordare. Interi villaggi dove la gente, senza apparente motivo, “impazzisce”. Passando ore e spesso giorni interi a fare le cose apparentemente più strampalate: dal ballare, al lanciarsi dagli alberi credendosi uccelli, passando attraverso lunghe corse a quattro zampe come fossero cani.

Per quanto poco noti, questi accadimenti sono relativamente ben documentati. Addirittura Wikipedia ha una pagina dedicata alla Dancing Plague of 1518. Ma il punto di partenza, a partire dal quale e’ possibile attingere anche ad una discreta bibliografia, e’ senz’altro il lavoro di Waller citato qui sopra. Scaricabile dal link che propongo in chiusura di post.

La montagna umana

Ho avuto ieri sera l’occasione di vedere in DVD il film Carnera: The Walking Mountain del regista italiano Renzo Martinelli. Film che ripercorre, in chiave ovviamente romanzata, la carriera del grande pugile di origine friulana Primo Carnera.

Dire che sono rimasto deluso dalla visione sarebbe oltremodo riduttivo. Il personaggio, Carnera, e’ di quelli che hanno fatto storia. L’epoca in cui ha vissuto, trasversale all’avvento ed alla caduta del regime fascista, poteva essere lo spunto (dato anche l’utilizzo a fini propagandistici del boxer che Mussolini ne fece) per riflessioni di alto livello e potenzialmente molto interessanti. Così come il tema della rivincita poteva essere sviluppato in maniera non caricaturale, per un uomo che da bambino dovette emigrare in Francia, lavorare nell’edilizia per un tozzo di pane e poi vendersi ad un circo, prima di conquistarsi una fama di livello mondiale. Purtroppo nulla di tutto ciò e’ sviluppato a dovere nel film. A tratti involontariamente comico per la sua banalità e pochezza in termini di profondità. Poteva essere un grandissimo film. Ma purtroppo non lo e’.

TimeWatch: battle for River Plate

Ammettetelo. Non ero l’unico a pensare che il River Plate fosse semplicemente una squadra di calcio. Invece, come d’altronde il nome lascia intuire, si tratta di un fiume. Per la precisione, River Plate e’ l’inglesizzazione di Rio de la Plata, un fiume/estuario che si crea dalla confluenza dei fiumi Uruguay e Parana’ al confine tra Argentina ed Uruguay. E’ al largo del suo estuario che, nel dicembre del 1939, si combatte’ la prima battaglia navale della seconda guerra mondiale. Una battaglia che divenne famosa non soltanto per la vittoria alleata (che costo’ ai tedeschi l’incrociatore pesante Graf Spee), ma anche per il modo in cui questa venne ottenuta. Attraverso innovative tattiche di guerra navale ed un sapiente uso dell’intelligence. Che porto’ Hans Langsdorff ad auto-affondare la sua nave, all’ancora per riparazioni nel porto di Montevideo, nonostante probabilmente non ve ne fosse motivo.

La scusa per questo post arriva dalla visione della puntata di TimeWatch dedicata all’argomento e che, con piacere, ho scoperto essere presente su YouTube. Così’ che posso postare qui di seguito i cinque spezzoni nei quali questa e’ stata divisa.

Su Davide Cervia

Grazie ad una lettera dei familiari inviata al Presidente della Repubblica, cui e’ seguita, in rapida successione, un’intervista apparsa nel corso dell’edizione delle 20 del TG1 di ieri, si e’ finalmente tornati a parlare anche sui media generalisti della misteriosa vicenda che circonda la figura di Davide Cervia.

La storia di Davide Cervia, prendendo per buona la versione da anni sostenuta dai familiari, e’ di quelle che mettono i brividi. Semplice sergente della Marina Militare italiana, a quanto pare con una specializzazione in guerra elettronica (che all’epoca )

Il 12 settembre 1990, a guerra del golfo da poco scoppiata, ignoti lo raggiungono sotto casa, lo immobilizzano e lo caricano a forza a bordo di un’autovettura. Un’altra persona sale invece a bordo della macchina di Cervia e la carovana velocemente si allontana. Da quel momento in poi, nessuno dei familiari avrà più modo di rivedere l’uomo.

Sulla sua scomparsa ci sono solo supposizioni, oltre che chiara reticenza da parte delle autorità italiane, depistaggi, minacce alla famiglia ed offerte economiche di vario genere. La tesi che tra gli esperti di complottiamo sembra andare per la maggiore vede l’Italia vendere, nel più assoluto riserbo, ad oltre 100 paesi stranieri (tra i quali diversi “stati canaglia”), un nuovo modello di radar 3D particolarmente efficiente. Cervia sarebbe uno dei più brillanti conoscitori di questo strumento, a quanto pare non di facile utilizzo. Strumento che conoscere nel dettaglio significa anche sapere come “combattere”. Da qui, dicono, il sequestro da parte di personale militare straniero che aveva acquisito sottobanco il dispositivo, e che poi ha deciso di prendersi con la forza il know-how dell’italiano. A rafforzare la tesi il fatto che, stando a quanto riporta il corriere, “quattro mesi dopo la scomparsa, il nome di Davide Cervia compare tra i passeggeri di un volo Air France Parigi-Il Cairo, biglietto acquistato dal ministero degli Esteri francese“.

Per chi volesse approfondire la vicenda, TerraNews.it descrive in discreto dettaglio una possibile pista libica, mentre un’altra pagina che ripercorre l’intera vicenda, questa volta in inglese, la si puo’ trovare all’interno di PeaceLink.it.

Dieci giorni con i guerriglieri nel Mozambico libero

Un articolo apparso oggi su L’Informazione di Reggio Emilia riporta alla luce quello che e’ un insolito legame tra Reggio Emilia ed il lontano Mozambico. A Lisbona, nell’ambito di doclisboa 2011, IX festival internazionale del cinema, nel pomeriggio di oggi verra’ infatti trasmesso Dieci giorni con i guerriglieri nel Mozambico libero, un documentario girato dal reggiano Franco Cigarini nel 1972, tre anni prima che l’ex colonia portoghese conquistasse la sua indipendenza.

Il documentario, caratterizzato da forti tinte politiche, e’ visibile sul sito di Boorea in uno scomodo formato Flash che il sottoscritto ha provveduto a scaricare e ri-uploadare su YouTube, nella speranza che possa risultare meglio fruibile. Come al solito in questi casi allego l’embed nel seguito del post.

Fiorello La Guardia e Rudolph Giuliani: il secolo italo-americano

Contributi interessanti quella offerti dalla nuova edizione di Correva l’anno, fortunata serie documentaristica di Rai Tre. I nuovi episodi sono strutturati in maniera da offrire continui paralleli tra personaggi celebri. Si inizia con Umberto Nobile e Charles Lindberg, per proseguire con Emma Bonino e Linda Merlin, passando per Andrea Olivetti e Steve Jobs, Henry Ford e Giovanni Agnelli, Guglielmo Marconi ed Enrico Fermi.

La puntata che ho appena avuto modo di vedere grazia al portale RAI e’ intitolata invece “Fiorello La Guardia e Rudolph Giuliani: il secolo italo-americano“. Il titolo dice già’ tutto. La puntata e’ infatti interamente dedicata ai due sindaci newyorkesi di origine italiana, che hanno governato la Grande Mela a quasi un secolo di distanza tra loro

Documentario ben fatto, semplice, chiaro ed efficace. Che insiste molto sul lato umano di La Guardia, memorabile quando ritratto al microfono della radio, intento a leggere i fumetti ai bambini in ascolto che non avevano potuto ricevere la loro copia di Dick Tracy causa sciopero dei lavoratori postali. Peccato solo per il commento conclusivo di Paolo Mieli, che azzoppa in maniera terribile un’opera di discreto livello.

Sul disastro di Stava

Presso il complesso rotegliese di Casa Maffei, di recente ristrutturazione, e’ in programma per stasera la visione pubblica di un documentario di sicuro interesse. Curato da Corrado Debbi (che, incidentalmente, sarebbe pure mio zio nonche’ ginecologo in remoto della mia lei) in collaborazione con il Centro Studi Storici Castellaranesi, il documentario e’ intitolato “La Pieve del Pilastrino di Roteglia. Ricordo dei dieci cittadini di Roteglia che persero la vita a Stava, in occasione del XXV anniversario”.

Il titolo racchiude gia’ tutte le informazioni che possono essere necessarie ad introdurlo. Per coloro ai quali non dovesse suonare familiare la tragedia di Stava, ottime fonti di informazioni provengono dal web. In particolare, segnalo la pagina Wikipedia dedicata ed il sito della Fondazione Stava 1985. Per chi fosse invece piu’ intenzionato al cartaceo, punto l’attenzione sul libro Stava perche’ di Graziano Lucchi. Infine, cercando in giro per la rete mi sono imbattuto anche in un buon documentario. Per la precisione si tratta dell’undicesimo episodio della prima serie di “Seconds from disaster“, una fortunata serie di documentari curata dal National Geographic Channel, all’interno del quale figura tra le persone intervistate Ermenegildo “Gildo” Lanzi, persona di incredibile carattere, conosciutissima nell’ambiente dell’associazionismo rotegliese.

Appena avro’ un attimo di tempo a disposizione, provvedero’ a farmi inviare e rippare una copia del DVD mostrato durante la serata, in maniera tale da poterlo condividere qui sul blog. Nel frattempo potete allenare un po’ il vostro inglese con quello qui sopra.

EDIT: la Gazzetta di Reggio ha pubblicato oggi un articolo sulla serata.

Killing me softly (using coffee, cigarettes, etc.)

Il Daily Telegraph pubblica oggi un articolo che prende spunto dall’analisi di alcuni documenti dell’MI5 recentemente declassificati. Quello di cui tratta questo materiale sono (tentate) operazioni condotte da agenti dei servizi segreti tedeschi nei confronti degli occupanti alleati tra il 1944 ed il 1945. Operazioni in perfetto stile James Bond, a tratti cosi’ apparentemente assurde da sembrare essere uscite dalla fantasia di un bambino. Eppure pensate realmente. Amesso e non concesso che gli agenti tedeschi catturati e le cui dichiarazioni sono contenute nei documenti dell’MI5 corrispondano al vero.

Female agents were also to be sent to kill senior Allied commanders using microbes hidden in handbag mirrors, according to interrogation reports.
One assassination device, captured by advancing Allied troops, involved a gun hidden inside a belt bulk with a Swastika emblem on it.
Documents from the interrogations of captured German agents disclose the Nazi security service, the RSHA, had a unit that was planning subversion operations in Allied countries using targeted assassinations and poisons.
The information came from a four-strong unit of German agents, including one woman, who were parachuted into Ayon, near St Quentin in France in March 1945, two months before the end of the war.
They had been flown from Stuttgart in a captured B17 Flying Fortress, which dropped them behind enemy lines before getting shot down.
The agents insisted that some of their colleagues had been equipped with various poisons, “not the usual ampoules of hydrocyanic acid, with which agents have been equipped in recent months to commit suicide after arrest,” a de-briefing report added.
Instead they were carrying a glass tube of Bayer’s aspirin tablets that included one or two that contained poison.
“Death was stated to take place ten minutes or so after one of these had been swallowed,” the report, released for the first time to the National Archives, said.
Targets were to be persuaded to take the asprin after smoking specially prepared cigarettes that would give them a headache.
“The agent was also to smoke one of the cigarettes and would take one of the real asprins from the tube,” the document said.
The method was designed for targets travelling on trains, although one of the captured agents, Anna Marguerite Prelogar, admitted that the idea was “fanciful.”
There was also a powder which was to be placed on door handles, books and desks, made of powdered glass coated with poison.
Another powder could be used “for example by waiters” to dust a room, causing death if swallowed but not inhaled.
A brown spherical pellet about 1mm in diameter was to be placed in ashtrays and the heat of the cigarette or cigar ash would cause the pellet to vapourise and “kill anybody nearby.”
A special cigarette lighter had a flat surface near the wick where a similar pellet could be placed.
Nescafe, sugar, cigarettes and the German chocolate called “Sarotti” had also been prepared with poison in them, the report said. One of the agents was “particularly emphatic” about the chocolate, according to the report.
“The above story seems somewhat fantastic,” it added. “and it may be that the agents prepared it together to make themselves interesting. On the other hand, both described these poisons quite spontaneously.”
The agents said they had been shown the powdered glass by an SS “technical expert” Hauptsturmfuhrer Winter in Neustrelitz in Northern Germany, but they were “not sure whether the samples were models or the real thing.”
Two of the experts apparently discussed supplying bacteria to agents and one of the captured men had asked for details but was told the subject was “not for little girls.”
The “microbes” said to be for use by female rather than male agents, were hidden in the middle of back to back mirrors carried in handbags.
The agent, Henri Morael, said he had seen test tubes containing poisons or microbes in different coloured liquids or powders which were also in a “sabotage text book.”
The microbes were to be used “by female agents against highly-placed persons in Allied occupied territory.”
MI5 was so concerned that a subsequent report said that “captured agents and hidden equipment dumps should be searched for cigarette lighters, medicine, foods and cigarettes which are obviously not part of a food dump prepared for the use of the agents themselves.”
The report marked “secret” for the counter-intelligence war room in London of the Supreme Headquarter Allied Expeditionary Force outlined “German terrorist methods.”
It said the German secret service, the Abwehr, had come up with an abortive scheme in June 1943 for undermining the morale of American troops in North Africa through the “widespread distribution of narcotics.”
An intercepted German document from October 1944, marked “secret state paper” discussed the adding of poisons to “one whisky, the schnapps, one liqueur and one bottle of wine” and the request from a member of the SS that “a simple method be prescribed whereby he can poison these drinks.”
The document also mentioned the “accumulation of strong poisons that can be injected into foodstuffs by means of a hypodermic syringes” such as sausages.
The poisons should take several hours or days to take effect, it said, adding: “It is important that the bandits should not drop dead in the house to which they have been invited, but only afterwards.”
Among other assassination devices, the US 20th Corps reported that they had found a pistol made to resemble a belt buckle, described as black with a silver-coloured swastika, “spread eagled on the front.”
“The cover drops down and by pushing a button, a two barrelled .32 pistol flips out, pointing directly to the front,” they said.
“By means of pressing two more buttons, the weapon can fire two shots.”
Lord Rothschild, then head of MI5′s counter-espionage section, had a bar of chocolate and a tin of Nescafe seized from German forces sent away for tests for poisons and asked his experts whether arsenic could be used to poison bread and cakes.
As a result MI5 recommended: “The eating of German food or the smoking of German cigarettes should be completely prohibited under pain of severe penalties.”
But an intercepted German document dated February 1944 suggested that the German had also been on the wrong end of poison attempts, this time from the Polish resistance using tins of Nivea cream containing a paste impregnated with mustard gas.

Farabundo Marti’

Non so come, ma durante una delle mie sessioni random di navigazione sono finito a cercare informazioni su Farabundo Marti’, rivoluzionario salvadoregno vissuto a cavallo tra ’800 e ’900 dello scorso millennio e sul cui esempio e’ stato recentemente fondato il FMNL, al secolo Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional. Marti’ e’ passato alla storia per il suo tentativo di ribellione nei confronti del dittatore Maximiliano Hernández Martínez, che coinvolse migliaia di salvadoregni ma si concluse in un bagno di sangue nel 1932 in quella che venne definita “La Matanza“. Quasi incredibile leggere le modalita’ in accordo le quali questo massacro venne compiuto, non tanto per la brutalita’ quanto per il semplicissimo stratagemma che l’esercito di Martinez adotto’ per metterla in atto, di fronte al quale i ribelli di Marti’ abboccarono con incredibile facilita’.

Come spesso accade per questi eroi romantici dell’era moderna, anche Farabundo Marti’ e’ citato spesso nella musica. Compresa quella italiana. E’ infatti della Banda Bassotti, il pezzo Figli della stessa rabbia, embeddato qui di seguito.

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